La grande bellezza? Macché: ecco la gara a chi ce l’ha più brutto

di - 31 Agosto 2015

 

di Anderson Winston SalemClaudio Maglieri

Ok, da oggi e per le prossime due settimane si parla solo di Us Open, ma dopo aver seguito la finale di Winston Salem tra Kevin Anderson e Pierre Hugues Herbert è necessaria una piccola divagazione. Oh si, bella vittoria del sudafricano, grande cavalcata del francese (partito dalle qualificazioni): ma non è di questo che si vuole parlare.

L’argomento è già stato trattato in passato ma nostro malgrado torna prepotentemente di attualità: durante la cerimonia finale avete visto che razza di trofeo hanno assegnato ad Anderson? Poveraccio, uno non può nemmeno vincere un torneo che subito viene smontato con oggetti di qualità assolutamente discutibile. Probabilmente nel North Carolina festeggiano il Natale con quattro mesi di anticipo, solo così è spiegabile una stella (per giunta nera) che abbruttirebbe anche l’albero più grazioso. Quel “coso” dà inoltre l’idea di essere pericoloso, da maneggiare con cura: chissà cosa avrà pensato il povero Kevin quando glielo hanno messo in mano per le foto di rito. Chi vi scrive, con molta probabilità, lo avrebbe preso e conficcato nella testa del direttore del torneo, Winston Salem avrebbe fatto una figura migliore assegnando al vincitore una forma di parmigiano.

E non pensate che il sottoscritto sia il solito italiota lamentoso a cui non va bene niente: l’arte e il buon gusto sono soggettivi, ma davanti a certe forme di espressione è impossibile non storcere il naso. E’ troppo complicato consegnare a colui che vince la finale la “solita” coppa, magari declinata in più versioni? Vanno bene anche targhe e piatti, poi ci può stare un pizzico di fantasia (il veliero che si assegna a Dubai è decisamente sfizioso), ma quando è troppo è troppo.

Lasciando perdere le quattro coppe degli Slam (tutte superlative), sono lontanissimi i tempi della racchetta di diamanti messa in palio ad Anversa: l’arma impropria contundente di Winston Salem è solo l’ultima trovata di una lunga serie, che parte dalla ormai celeberrima pera di Acapulco. L’elenco nel circuito Atp è tristemente lungo, designers e scultori bizzarri proliferano come gli ombrelloni ad agosto: anni fa, ad Indian Wells, il vincitore si portava a casa una comodissima “riproduzione” del main sponsor Pacific Life, ovvero una via di mezzo tra un delfino e un’orca al momento di ribaltarsi in acqua. Ottimo al momento di inserirlo in valigia: ai più maliziosi quell’affare ricordava una banana o, peggio, un simbolo fallico…vabbé.

Sempre in tema di Master 1000, è impossibile rimanere indifferenti al cospetto di quella sottospecie di vaso ming cinese di Cincinnati: e pensare che una volta quel genere di premio veniva sbolognato da Paolo Bonolis in programmi come Tira & Molla…ma siccome al peggio non c’è mai limite, va inserito nell’elenco Parigi Bercy, che addirittura ha proposto negli anni due “coppe” differenti. Dall’alberello inguardabile (per la serie “il mio falegname, con 30.000 lire, lo avrebbe fatto meglio”) a quell’ammasso di ferraglia che avrebbe fatto rizzare i capelli a Jean Tinguely: avanti, c’è posto per tutti.

Vi piace il trofeo che assegnano a Madrid? Per certi versi ricorda un porta asciugamani, ma è sempre meglio di quella ridicola elica strappata al motore di una barca che regalano ad Amburgo. A casa del sottoscritto certi finissimi capolavori finirebbero dritti nello scantinato, così come quell’inquietante uccello che si aggiudica il vincitore di Quito. Da che parte si deve osservare la scultura biancoazzurra che mettono in palio al torneo di Nizza? In Francia si divertono un mondo con gli oggetti bizzarri, basti pensare alla lanterna di Metz (che da verde è passata a un nero decisamente più elegante) o alla torta mosaico di Montpellier, che il buon Gasquet (vincitore dell’edizione 2015) potrebbe servire come dolce ai propri ospiti.

Chiudiamo la rapida carrellata con il falco imbalsamato di Doha, il meraviglioso maiale di Bastad e il novello Golia stilizzato, armato di fionda, messo in mostra a Valencia: fortunatamente ci sono anche delle squisitezze, come ad esempio lo splendido trofeo dorato di Basilea, la chitarra di Memphis o la generosa coppa di Gstaad (un bel passo in avanti, ripensando all’informe pezzo di roccia con una sfera incastonata nel mezzo che veniva consegnato fino a pochi anni fa).

La gara a chi ce l’ha più brutto, tuttavia, è sempre in corso e sicuramente vedremo ancora tante ltre chicche: per voi qual è il trofeo dall’aspetto peggiore?

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