Jacopo Tezza: «Ai giovani dico: viaggiate»

di - 29 Luglio 2014

tezza coach

di Alessandro Nizegorodcew

Alla scoperta dell’America e non solo. Jacopo Tezza vive negli USA dal 2003. Prima la laurea alla Texas Christian University, poi il Masters e dal 2010 l’ingresso come coach alla Chris Evert Academy. In questi anni ha seguito anche Lauren Davis e Madison Keys e ora allena Olivia Rogowska. A Spazio Tennis ha dato i suoi consigli ai giovani tennisti e ai loro genitori. E ha provato a disegnare per noi la giocatrice ideale.

Qual è la prima cosa che guardi in un tennista appena inizia a giocare per capire se ha potenzialità?
Di solito i bambini con piu potenzialità li vedi immediatamente dai particolari. La tecnica di un colpo si può più o meno insegnare, il movimento dei piedi anche, ma è dalle doti naturali, a volte più difficili da insegnare, che riconosci i futuri veri giocatori. Sotto i 10 anni, i bambini che colpiscono la mia attenzione sono di solito quelli che hanno un senso del campo naturale, una predisposizione a capire dove la palla possa andare nel momento in cui l’avversario la colpisce; e allo stesso tempo quelli che tatticamente sanno cosa fare nel momento in cui stanno per svolgere il colpo. Quando diventano un po più grandi, le caratteristiche che guardo in un tennista per il futuro cambiano. Il gioco di oggi è diventato estremamente rapido e fisico, al di là delle qualità fisiche e mentali, sono sempre molto invogliato a lavorare coi giocatori che hanno una velocità di racchetta (head racket speed) naturale. Il controllo viene col tempo, ma la velocità di palla è un dono naturale.

Quali sono gli aspetti più belli e quelli più brutti nell’essere un coach di professionisti?
Penso di essere una persona competitiva fin dalla nascita. Quando la mia giocatrice entra in campo, è come se ci entrassi anch’io. Le sconfitte non mi vanno giù e quando arrivano non vedo l’ora di scendere in campo il giorno dopo (a volte anche il giorno stesso) per lavorare sui punti deboli. Mi piace moltissimo viaggiare: in ogni viaggio, in ogni esperienza c’è sempre la possibilità di imparare qualcosa di nuovo nella vita e nel tennis.
Penso che invece, la cosa più brutta nel Tour sia la mancanza di riconoscenza. Fare il coach come lo intendo io vuol dire andare più in la del semplice compito di allenare sul campo. Essere il coach di una ragazza che è intorno alla top-100 vuol dire essere l’allenatore sul campo, il preparatore fisico durante i tornei, il mental coach, una persona di fiducia e fidata, l’organizzatore della giornata e cosi via. Lavorare extra è all’ordine del giorno. I rapporti posso finire come in tutti i campi, ma tanti giocatori e giocatrici prendono il lavoro del coach molto per scontato.

Quale pensi sia l’errore più comune che un genitore possa fare nella gestione del figlio.
Bruciare le tappe. Purtroppo questo errore lo vedo molto spesso. Molti genitori spesso non capiscono la parola “ processo”, non hanno la pazienza di aspettare e di accogliere gli errori dei figli. Genitori che diventano troppo presenti nella vita dei figli, che vogliono fare da coach, da agenti, da preparatori atletici, mettono troppa pressione sui figli, non capiscono che sbagliare fa parte del processo di diventare giocatore.
La fiducia nell’allenatore è fondamentale. Bisogna dare del tempo al coach di fare il suo lavoro, e far si che il processo di sviluppo si possa completare. Troppo spesso vedo coach licenziati per la mancanza di risultati nel giro di poche settimane.

Tu che lo conosci professionalmente dall’interno, raccontaci il momento del tennis americano.
Il tennis femminile a mio avviso sta vivendo un ottimo momento e le cose possono solo migliorare. Madison Keys, Sloane Stephens, Lauren Davis, Christina McHale e Jamie Hampton (presto al rientro) sono tutte giocatrici giovani che occupano posizioni molto importanti. Madison and Sloane hanno tutto il potenziale per entrare nelle prime 5. E poi, anche se forse in molti non se ne rendono conti, alle loro spalle ci sono molte altre giovani che tra qualche anno saranno lì. Tutte queste giocatrici si stimolano a vicenda, creando un ambiente estremamente sano e competitivo. Il dopo Serena non preoccupa più di tanto negli USA.
Discorso opposto, invece, per il tennis maschile. Devo dire che sarà quasi impossibile rivivere un’altra generazione come Sampras, Agassi, Chang, Courier, Martin, ma dagli USA ci si aspetta di più. In questo momento c’è una mancanza di talento, ma il problema principale che io vedo nei giovani tennisti americani è la difficoltà nell’adattamento alla vita professionale. Gli USA stanno diventando la patria delle comodità, lo stile di vita medio è molto alto. Nelle nuove generazioni vedo proprio una mancanza di caratteri forti, sono tutti bravi ragazzi ma sono cresciuti “nell’oro”. L’assenza di un ricambio per il dopo-Roddick ha accentuato questo processo. Ai giocatori americani veniva dato tanto e troppo presto, per questo i giocatori fanno fatica a lottare per il loro obbiettivi. Jack Sock è molto talentuoso, ma deve maturare dal punto di vista mentale moltissimo. Kozlov si allena con la USTA dentro la Evert Academy. È un bravissimo ragazzo che ovviamente gioca molto bene e fa ben sperare. La strada però è ancora lunga e dovrà crescere fisicamente per competere a livello professionistico.

Che consiglio daresti a un giovane tennista italiano con aspirazioni di diventare professionista?
A me piace vedere giovani tennisti che si comportano come giovani uomini e che sanno stare al mondo. Consiglio vivamente di fare esperienze tennistiche in accademie all’estero: Spagna, Australia, USA, Argentina. Confrontarsi con realtà diverse da quelle familiari in cui sei cresciuto è fondamentale per lo sviluppo umano. Queste esperienze ti portano ad avere una visione della vita, e automaticamente del tennis, molto più ampia. Penso che la formazione del carattere sia più importante della formazione del tennista.

Se potessi costruire la giocatrice perfetta, come la assembleresti?
Partiamo dalla parte mentale: Maria Sharapova. Gioca un tennis al limite, più il punto è importante e più crede in se stessa. Ho avuto il piacere di vederla da vicino e conoscere i suoi atteggiamenti, è un “natural killer”. Una vincente nata e spietata. Si allena sempre al limite, con un’intensità altissima, e nonostante i suoi numerosi successi è tutt’ora assetata di vittorie.
Servizio: se Serena serve bene, diventa imbattibile. Solo la Kvitova mi ha fatto esitare un momento, ma non potevo non scegliere il servizio di Serena.
Dritto: Samantha Stosur. Il suo dritto è come si dice nel gergo “veramente pesante”. Lo gioca come gli uomini, con tanta accelerazione e pesantezza di palla. E può giocarlo in qualsiasi parte del campo: stretto a uscire, alto con più parabola, a sventaglio e d’anticipo. Il suo dritto si differenzia da tutti gli altri nel campo femminile.
Rovescio: this was not easy… Kim Clijsters!!!
Risposta alla prima di servizio: Simona Halep. In questo momento è uno dei suoi punti di forza. È bravissima a neutralizzare la prima dell’avversaria e partire in vantaggio nello scambio.
Risposta alla seconda: Eugenie Bouchard. Nessuno mette pressione come lei sulla seconda. Sempre coi piedi dentro il campo, non perdona appena deceleri un attimo.
Foot Work: Li Na. Non le vengono riconosciuti abbastanza meriti. Vederla giocare dal vivo a pochi metri mi ha impressionato. Il suo timing incredibile con la palla è dovuto a un movimento dei piedi vicino alla perfezione.
Volée: la nostra Roberta Vinci. Tecnicamente perfetta, Roberta è dotata di una grande sensibilità di palla, pochissime al mondo giocano al volo come lei.
Atleticità: Andrea Petkovic. Ha un fisico perfetto per il tennis, è veloce ed esplosiva.

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