La dura vita del giocatore di tennis

di - 6 Ottobre 2015

vilardo

di Sara Montanelli

«Un calciatore che gioca al mio livello guadagna quattro volte quello che guadagno io. Anche molto di più. Se il calciatore si fa male le cure le paga la società mentre se io mi faccio male è tutto a spese mie. E soprattutto se io mi faccio male non posso giocare tornei e non percepisco nulla. Il calciatore invece viene pagato ugualmente.» Questo è ciò che è emerso durante l’intervista fatta a Francesco Vilardo (nella foto principale), classe 1989 e 650 ATP.

La vita del giocatore di tennis, fuori dai primi 100-150, è indubbiamente difficile. I problemi con cui i tennisti sono costretti a lottare ad ogni torneo sono principalmente due: quanto si percepisce e quanto si spende. E le due cose non vanno esattamente di pari passo. A questi livelli l’aiuto della famiglia è essenziale e chiudere la stagione in pareggio è praticamente impossibile.

Come si affrontano queste difficoltà? Perché non si riesce a fare “il salto”? Quali sono i sacrifici che un tennista deve fare? Noi lo abbiamo chiesto ai nostri azzurri, ragazze e ragazzi che vivono tra una stanza d’albergo e un campo da tennis e che nonostante le difficoltà continuano a lottare.

Martina Caregaro, classe 1992 e 301 WTA, racconta a Spazio Tennis:  «La vita di un tennista non è facile. Se non hai una famiglia che ti aiuta è impossibile. I tornei in Italia sono diminuiti quindi sei sempre obbligata ad andare all’estero. I costi sono alti però se dietro c’è un progetto vale la pena provarci. Ora è diventato difficile anche prendere punti: il livello si è alzato parecchio e ad ogni partita devi essere sempre al top della forma.» Claudia Giovine, classe 1990 e 380 WTA, dichiara di essere alla ricerca di uno sponsor: «Io quest’anno ho fatto una programmazione in Italia e in Europa proprio per non spendere tanto. È difficile gestire tutte le spese: albergo, viaggio, incordature, massaggiatore. Devi anche tenere conto degli imprevisti che possono capitare. Ora sono alla ricerca di uno sponsor che mi possa aiutare anche se è difficile, è il quarto anno che ci provo. I miei genitori mi danno sempre una grande mano con le spese altrimenti non potrei fare i tornei che faccio.» begaAlessandro Bega (nella foto a destra), classe 1991 e 322 ATP racconta: «In quest’ultimo periodo fortunatamente non ho avuto questi problemi perché negli ultimi Futures che ho fatto sono arrivato in fondo; quando arrivi in fondo bene o male riesci a pagarti le spese. Ora ho iniziato a giocare Challenger e anche in questo caso se riesci a gestirti bene rientri nella maggior parte delle spese. Ovviamente viaggiando da solo. Se viaggi accompagnato da un maestro devi pagare il doppio quindi è impossibile. L’unico ingresso che mi garantisce la sicurezza è quello della serie A che gioco sia in Italia che in Germania.»

Francesca Palmigiano, classe 1994 e 796 WTA: «C’è sempre bisogno di un aiuto finché non si ha una classifica più alta che ti faccia fare tornei di alto livello. Quando vado all’estero cerco di trovare una soluzione per le spese, ad esempio io gioco in un’accademia e insieme alle altre ragazze ci organizziamo per andare a un torneo così se viene anche l’allenatore dividiamo le spese, dividiamo la stanza e riusciamo a gestire meglio la situazione. Recentemente l’ITF ha mandato un’email a tutte le giocatrici, era un questionario sulle spese da affrontare e sulle soluzioni che si potrebbero utilizzare quando guadagni troppo poco rispetto a quello che spendi. È stato interessante perché forse l’ITF sta iniziando a capire che nei $10.000 non si guadagna praticamente niente. Il livello è molto alto ma il guadagno è rimasto basso».

Francesco Vilardo, già presentato nelle prime righe, racconta: «Le spese sono nettamente superiori rispetto a quello che si percepisce a meno che uno non vada in fondo e allora bene o male o ci rientra o va sopra di poco. Io due settimane fa ho fatto finale e semifinale e mi sono rimasti in tasca 200 euro. Se fai dei tornei e perdi subito è la fine. Quest’anno sto giocando bene e un po’ riesco a rientrare con le spese però i miei genitori mi aiutano molto. Bisogna avere la fortuna di avere una famiglia che possa aiutarti. Io vado avanti finché non mi rendo conto di aver raggiunto i miei limiti. Fino a quando non raggiungo il mio livello massimo non riesco a smettere, non posso smettere.»

Sara Marcionni, classe 1989, dopo un’ottima annata in cui ha conquistato vari tornei Open decide di tornare a giocare qualche $10.000 per una crescita personale: «Per iniziare a guadagnare qualcosa bisognerebbe vincere ogni settimana un $10.000. Altrimenti sono più le spese che le entrate. Però se uno vuole salire di ranking è costretto a fare dei sacrifici economici. Gli Open che ho fatto quest’anno sono andati bene, sono quasi sempre arrivata in fondo. Durante l’anno ho anche lavorato, insegno tennis e grazie a questo ho potuto giocare gli Open, perché se ti dedichi solo a quelli non riesci a mantenerti. Quest’anno voglio giocare qualche $10.000. Lo faccio per una mia crescita personale; voglio vedere fino a dove sono in grado di arrivare anche se credo che l’insegnamento sarà il mio futuro.»

beghiGianluca Beghi (nella foto qui accanto), classe 1991, merita un discorso a parte. Gianluca, dopo aver giocato qualche $10.000, capisce che questa non è la vita che vuole fare. Il tennis gli piace ma non gli dà da vivere. O per lo meno il professionismo non gli dà da vivere. Beghi utilizza le sue capacità per trarne vantaggio e diventa maestro di tennis e sparring di Camila Giorgi: «Ho fatto poche esperienze a livello Futures; nello stesso periodo ho preso un’altra strada che sto percorrendo tuttora; quella del maestro di tennis. Per quattro volte sono entrato nel tabellone principale ma non sono mai riuscito a conquistare un punto ATP. Sono state comunque belle esperienze, non tutti possono permettersi di farle. Ho smesso per due motivi. Il primo è stato la mancanza di stimoli: lavorando come maestro, il tempo per allenarmi e per stare lontano dal circolo era poco. Il secondo è economico; riguarda i costi eccessivi che mi facevano continuamente pensare se stessi facendo la scelta giusta. Ho capito presto che questa vita sarebbe stata troppo stressante per me: è impossibile conciliare il lavoro e giocare $10.000 ottenendo buoni risultati. Adesso lavoro con Camila Giorgi. L’esperienza che sto facendo con lei mi fa capire quanto sia difficile mentalmente la vita del giocatore di tennis. Ho avuto la fortuna di seguirla in vari tornei: Anversa, Indian Wells, Katowice, Cincinnati, New Haven e Us Open. Solo stando all’interno del circuito si possono capire i sacrifici che ogni giorno i giocatori devono fare per restare a quei livelli; sono spesso sottoposti a stress mentali non indifferenti. Grazie a quest’esperienza sono sempre più convinto di aver fatto la scelta giusta.»

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29 commenti

  1. bogar67

    Martina Caregaro scrive
    I costi sono alti però se dietro c’è un progetto vale la pena provarci.

    Certo, se il progetto è federale, cioè con i soldi nostri, mi pare logico provarci!
    Mi sembra che Martina stia cominciando a dare qualche risultato con una semifinale in un 50000 euro a Tampico dove si trova con alcune ragazze del progetto over 18 della FIT.
    Speriamo bene.

  2. biglebowski

    il tennista sta al calciatore come il libero professionista sta al manager.
    dal momento che in caso di successo il guadagno sarebbe suo deve investire su se stesso, a differenza di coloro sui quali sono altri ad investire ed eventualmente a trarne profitto o beneficio.

    se sei giovane e promettente puoi ottenere una “borsa di studio”, cosa che avviene.
    se giochi a squadre un ingaggio, cosa che avviene.
    lo sponsor ti può dare qualcosa se ne ha un ritorno economico.
    ma ci sarà un momento in cui ti dovranno dire “veditela da solo/a”.
    al di là di un intervento con il quale si possa contribuire a “sovvenzionare” un numero un po’ maggiore di tennisti ( una diversa distribuzione dei prize money potrebbe permettere un modesto guadagno fino al 500 del mondo che sarebbe + o – il 20 in un paese come l’italia) non vedo che cosa altro sarebbe giusto fare.

  3. ramirez

    ecco cosa si può fare, hai voglia.
    Spese all’estero ? si fanno accordi di reciprocità con le altre federazioni e i nostri vengono
    ospitati dai loro centri mentre noi ospitiamo i loro nei nostri centri.
    Quando si infortunano le spese a carico loro ? la Fit stipula una copertura assicurativa adeguata
    per tutti quelli/e entro le prime 500 posizioni del ranking
    Guadagna poco ? La Fit si impegna a trovare occasioni di reddito per i giocatori entro i primi 500.
    Li manda ad allenare i giovani più promettenti d’Italia.
    CI vuole fantasia e managerialità. Con tutto il rispetto per Pietrangeli. Che cavolo ci fa nelle trasferte di
    coppa Davis ? costa ? si ..quei soldi possono essere spesi bene altrove.

  4. Giorgio il mitico

    Una cosa piccola, piccola : il servizio “modernizzato” di Portale Unico Competizioni funziona in modo cervellotico (a voler essere buoni !) rispetto al precedente portale, spero vivamente che si cerchi un bravo programmatore che lo riporti alla recente ; ma non più in essere, ottima efficenza e funzionalità.

    Grazie.

  5. Giorgio il mitico

    Anzi in questo istante dal mio computer (nuovo) non sia accede a nulla, spero che agli altri le funzioni offerte siano invece in piena efficenza. Però , com’è come non è di gente che si lamenta ne trovo sempre di più, caro Nizrgorodcev, fai un po’ di tentativi, anzi fate tutti un po’ di tentativi.

  6. Giorgio il mitico

    x Biglebwoski

    scrivi “il tennista sta al calciatore come il libero professionista sta al manager”, allucinante, il manager guadagna un mare di quattrini ma quando era libero professionista o meglio impiegato aveva un reddito comunque dignitoso, il tennista , anche 500 al mondo è indebitato fino al collo se è solo.

    L’ho già scritto anni fa, nel tennis manca la “middle class”, o o si è ricchi o si è poveri.

  7. cataflic

    Cosa sceglierebbe un tennista n.400 atp se nella stessa settimana più o meno alla stessa distanza ci fossero due tornei challenger in location simili….uno con un montepremi di 150.000€ con hospitality che distribuisce punti 65 40 20 9 e uno da 35000 che distribuisce punti 100 65 40 20 ?

  8. Nikolik

    Ma tutto questo perché si è, assurdamente a parer mio, assolutamente convinti che se uno/a arriva ad essere n. 400 del mondo ma poi non riesce a diventare un professionista, cioè ad entrare tra i primi 100 o giù di lì, sia sempre colpa di qualcuno o qualcosa: della federazione che non l’ha aiutato, degli sponsor che non c’erano, dei pochi soldi, dei genitori, dei problemi personali, degli infortuni, dei coach che lo hanno allenato…

    Invece, e vi prego di credermi, perché è risaputo che sono un esperto, nel 99% dei casi, per non dire il 100%, non è colpa assolutamente di nessuno.

    Perché è durissima ammetterlo, ma ci vogliono qualità che non ci sono e che non si potranno mai avere.

  9. bogar67

    Nikolik
    Ti crediamo perché con la Dentoni ne hai avuto la riprova. Ci sei passato seguendo il suo percorso come suo fans.

  10. Giorgio il mitico

    x Nikolic

    è verissimo che se uno ha le qualità per essere 400 al mondo è perchè più di quello non vale, però è altrettanto vero che chi appartiene alla classe media tennistica abbia diritto ad un trattamento economico nettamente migliore di quello attuale, in quanto il vertice dei top 100-150 esiste e guadagna perchè il tennis è una struttura organizzativa piramidale, chi un gradino al di sotto non può stare al verde a vita o con i debiti o dover smettere a 25 anni.

    Inoltre se qualcuno si prende la briga di vedere quanti sono gli atleti che diventano top 100-150 a 25-30 anni scopre che ce ne sono parecchi, allora sostengo che provocare di fatto l’uscita di atleti 400 al mondo a 25-30 anni è una forma di concorrenza sleale nei loro confronti.

  11. Giorgio il mitico

    x Nikolic

    piuttosto, come mai nel nuovo consiglio ITF non c’è nessun italiano ?

  12. cataflic

    Giorgio il Mitico
    “Inoltre se qualcuno si prende la briga di vedere quanti sono gli atleti che diventano top 100-150 a 25-30 anni scopre che ce ne sono parecchi, allora sostengo che provocare di fatto l’uscita di atleti 400 al mondo a 25-30 anni è una forma di concorrenza sleale nei loro confronti.”
    Quì c’è condensata tutta la verità….le cose non succedono per caso o per semplice disattenzione….è una studiata e precisa intenzione!
    Calendario, punti, montepremi, materiali tecnici, rapporti con gli sponsor, ingaggi, diritti tv, etc…tutto dirige verso una estrema polarizzazione di risorse che meglio possono essere sfruttate economicamente…..
    Quando si sentono lamentele su queste situazioni, come si fa a risolverle se sono gli stessi tennisti a volerle?
    Mi sembra come chiedere ad un politico di abbassarsi lo stipendio….ahahah
    Se Nole guadagnasse 12 mln a stagione invece di 13 gli cambierebbe molto?
    Se Roger prendesse 650k per una finale invece di 800k sarebbe una tragedia?
    Ci vuole tanto a ridistribuire qualche soldo nei tornei minori? NO!

    Comunque alla base di tutto c’è un evidente problema tecnico indotto dai materiali che tende a premiare eccessivamente consistenza e continuità a scapito di ‘fiammate di talento’ che una volta permettevano anche ad un “Paire” dei piani bassi di issarsi per almeno un periodo a giocare coi grandi e ritagliarsi un gruzzoletto accettabile.

  13. ramirez

    i materiali ? no ! la geometria , la fisica fanno si che la consistenza sia un must..
    E questo lo dicevano anche con le racchette di legno.
    Quando Nadal si sposta a dx per giocare un inside-out la superficie utile dove piazzare la pallina aumenta di un buon 30%…ergo è geometria.
    Quando usa un top spin esagerato si fa aiutare dalle leggi della fisica.
    Le fiammate di talento si possono fare (cfr Dustin Brown) peccato che per ogni fiammata
    ci sia una s-fiammata ..o due.

  14. Fred Gay

    La discriminante del tennis odierno non sono i materiali (come dice Ramirez) ma il livello atletico dei tennisti ed il maniacale insegnamento del footwork. Quel dritto inside-out devi “piazzarti” per giocarlo e per tornare a coprire il campo.
    Comunque conocrdo con quanto detto sul tennis percentuale e sulle fiammate di Brown.

  15. cataflic

    Gli “inside out” li faceva anche Clerc….quel che conta nel tennis sono le percentuali…piccoli spostamenti di efficienza che determinano successo/insuccesso.
    Ad esempio posso prendervi Newcombe che ha lottato ad armi pari con Connors, che ha fatto uguale con Agassi…Federer…..possiamo paragonare Federer a Newcombe?
    Oggi corde ed ovali determinano una percentuale di successo enormemente superiore agli anni ’80 e ’90 …il tennis è cambiato da lì in poi stravolgendone alcune dinamiche di efficacia.
    Notate ad esempio come sia stato riesumato il recupero in back(vogliamo chiamarlo choppato??) di dritto che era sparito dopo il bel tennis dai gesti bianchi….

  16. Nikolik

    Eh, ma Rikys, ma come per questa volta…ma se siamo sempre d’accordo!

    Del resto, è facile essere d’accordo con me, dal momento che, essendo un esperto, dico cose giuste.

  17. Giorgio il mitico

    X Nikolik e Rikys

    Laca Vanni a 25 anni esatti era 621 al mondo e a 30 anni esatti 100 al mondo, non voglio farmi gli affari altrui ma pensoche il non mollare e probabilmente avere le spalle coperte gli abbia permesso di raggiungere l’obiettivo, tardi ma ci è arrivato !

    5 anni fa cosa gli avreste detto :”Lascia perdere sei bravino ma i pro sono un’altra cosa ?”

  18. Giorgio il Mitico,
    presentato il caso di Vanni così, hai fatto di quella che potrebbe trattarsi di un caso eccezionale una regola. E’ certamente una possibiltà. Ma affinche un dato possa essere considerato corroborante deve essere incluso all’interno di una statistica. In altre parole, tra 50 tennisti che sono stati 600 all’età di 25 anni, in quanti sono riusciti ad entrare nei primi 100 a 30 anni?

  19. nicoxia

    Io continuo a credere che il talento tennistico non esiste,ci sono predisposizioni fisiche e psichiche,il lavoro e i percorsi fanno il resto,e non si possono fare paragoni tra muli e cavalli,i tennisti sono tutti cavalli con più o meno predisposizioni fisiche e psichiche.
    Per ottenere il massimo del risultato si devono fare percorsi di un certo tipo,per cambiare il risultato bisogna fare cose diverse,solo gli stolti pretendono che le cose cambino facendo sempre le stesse cose.

  20. rikys

    nicoxia……parlando qualche tempo fa con un grandissimo coach di fama mondiale mi disse: Se Federer avesse fatto altre scelte, anche sbagliate ( riferendosi al suo percorso giovanile e non ) sarebbe comunque stato fra i primi 10 giocatori del modo. E io gli credo ma soprattutto ne sono convinto.

  21. rikys

    Giorgio il mitico……..quello che dici è vero ma in risposta ti faccio il copia incolla del post 20 di Federico Di Carlo.

  22. bogar67

    Ho i filmati di federer da bimbo. Non stava in una sat italiana, prima o poi si sarebbe stufato pure lui.

  23. cataflic

    Bogar67
    …..caspita! La prima sabr e il primo tweener!….quanto valgono al mercato nero tennistico??

  24. bogar67

    Cataflic
    Spesso a guardare i filmati di alcune giocatrici di adesso di quando avevano 11/12 anni ci si meraviglia come possano essere adesso tra le migliori al mondo. La stessa Bencic presentata a nove anni come un fenomeno dalla tv svizzera non mi sembrava una dal talento cristallino e lontana dalle bimbe nostre di oggi e secondo me neanche di ieri. Io continuo a credere nel lavoro, poi la testa fa la differenza.

  25. ramirez

    bogar
    si il lavoro…ma il lavoro è pesante e se non hai la testa per sopportarlo..dove vai.
    Cambiamo sport. Prendiamo il nuoto. Ma che cavolo di divertimento ci può essere
    nel fare vasche e vasche e vasche ? se non hai una testa speciale mandi a quel paese
    coach e quant’altro. Ognuno di noi ha qualche abilità. Occorre aver la fortuna di essere
    in un ambiente dove quelle abilità possano svilupparsi e poi occorre un Coach capace di portarle
    all’estremo. Chissà quanti ottimi potenziali tennisti ci sono in Italia..ma se non gli si dà una racchetta,
    non vedono un campo da tennis, non hanno abbastanza soldi…vanno a giocare a calcio, pallavolo ecc ecc
    AH già dimenticavo. Panatta. Sbaglio o suo padre era custode di un Circolo ? immaginate se fosse stato custode di una piscina….

  26. Kari

    Sono veramente soddisfatto di questo servizio. Sono una di quelle persone che mi hanno detto: “non mi chiamerò mai psichico o mago o altro” per aiutarci con i miei problemi – almeno tutti i miei problemi d’amore, ma ho raggiunto il punto in cui sapevo che avevo bisogno di una guida e Sono contento di aver trovato questo uomo chiamato dr. Okosu.
     Non avrei mai mai pensato in un milione di anni che avrei scritto una lettera come questa, ma quando ho quasi perso Andrew in uno dei nostri stupidi combattimenti (mi ha rotto con me), ho pensato di aver perso tutto. Giorno e penso che non verrà mai più a me. Ho letto una testimonianza su internet condivisa da un uomo che dice come dr. Okosu lo ha aiutato a ritornare la sua moglie EX entro 48 ore. Mi sono rapidamente contattato sulla sua linea di soccorso e anche ritornare mio marito con i suoi poteri Grate.

    Quando ero al mio momento più disperato, non mi ha approfittato. Hai eseguito un ottimo servizio per me. Non so come lo abbia fatto, o come funziona questa magia, ma tutto quello che so è, funziona! Peter mio marito e io siamo felicemente tornati insieme e sarò sempre grato al dottor. Okosu. Email o chiamarlo per qualsiasi tipo di aiuto Egli è molto capace e affidabile. Sono una testimonianza vivente. Email: drokosu01@gmail.com whatsapp Linea: +2348119663571

  27. cataflic

    Kari del commento sotto è un fake! biglebowsky se ne hai voglia facci un sunto dal Bonfiglio 😉

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