La controprova che non ti aspetti

di - 25 marzo 2017

Una delle poche cose brutte dello sport, a parte la faccia di Stepanek al risveglio, è che spesso è volentieri i paragoni sono letteralmente senza senso.

Prendiamo il calcio: da buon napoletano posso stare lì a menarmela per ore che “Maradona è meglio ‘e Pelè”, che “O Rey” in tutta la carriera ha segnato solo a difese ballerine e che “El Pibe” ha vinto un solo mondiale ma lo ha fatto praticamente da solo. La verità è che quello di Pelè era un altro calcio, con un’altra preparazione e altre strategie e il paragone sarebbe ingiusto, così come sarebbe ingiusto paragonare Messi a Maradona.

Traslando il ragionamento al tennis, ha senso dire che Federer sia stato meglio di questo o quello? Prendiamo un McEnroe: ha vinto molto meno, è stato numero uno al mondo molto meno, ma nel corso della sua carriera ha avuto prima Borg, poi Connors e infine Lendl attaccati addosso come la scabbia, mentre Federer gran parte dei suoi trionfi li ha accumulati quando i rivali più pericolosi erano Roddick, Ferrero e Peppa Pig.

Non fraintendetemi, io sono in testa al corteo degli ammiratori di Federer ma la verità è che parliamo di un altro tennis e con le racchette di legno io posso solo supporre che FedExpress si sarebbe trovato bene, vista la mano che ha. La controprova, però, non ce l’avrò mai. Un’altra affermazione che non pensavo sarebbe stata verificabile l’ho fatta ripetutamente tra il 2008 e il 2012 ed era la seguente: “Tra dieci anni Federer a Nadal glie metterebbe du dita ar naso e se lo porterebbe a spasso come na giacchetta”. Oddio, non credo di aver usato proprio questi termini, ma il concetto è quello.

A un certo punto, però, ho smesso di ripeterlo nonostante l’Epifania tennistica dello svizzero nel 2012. Ho smesso perché tanto ero convinto che la controprova non l’avrei mai avuta e a confermarlo sono arrivate una serie di tranvate mica da ridere tra il 2013 e il 2014, quando Nadal ha vinto cinque volte di fila lasciando per strada un solo set su dodici. E io, pur di fronte a un biennio 2014-2015 decente dopo l’annus horribilis del 2013, presagivo che la fine di Roger, come prevedibile, sarebbe arrivata prima del calo di un Nadal comunque già meno brillante. E poi, cazzarola, non si incontravano più manco per sbaglio! Tra periodi di stop di entrambi e uscite premature è arrivata solo una vittoria (sudata) di Federer a Basilea sul duro indoor, nelle migliori circostanze possibili. Per quello ho smesso, insomma: fermati Sergio, che altrimenti fai solo la figura di quello che rosica e chi te lo dice ha pure ragione.

Poi è arrivato il 2017.

Partiamo da una premessa: nonostante il giocoso nomignolo di “Er Mutanda” con cui solitamente mi riferisco allo spagnolo e le ripetute critiche a certi suoi atteggiamenti in campo e fuori, ho grande stima tennistica di Nadal. A livello di dedizione, serietà, grinta e passione credo sia uno degli esempi da seguire e chi tende a dipingerlo solo come una specie di Ferrer al quadrato è probabilmente accecato dall’antipatia. Rafael Nadal, signori, per anni e anni è stato il più forte, punto. Era giovanissimo, aveva di fronte un Federer nel meglio della sua parabola e lo ha bastonato ripetutamente, dando una lampante dimostrazione di superiorità prima sulla terra e poi altrove, con l’apoteosi dello scalpo preso nel 2008 direttamente nel giardino del Re. E si è mantenuto a galla per anni in un contesto competitivo molto più complicato di quello affrontato da Federer nella prima parte della carriera, passando attraverso il Djokovic versione indjokabile per approdare agli Australian Open 2017, con il fisico minato da infortuni e usura eppure ancora in grado di arrivare in finale e tirarsela fino al quinto.

Ma non è stato il più bravo.

I nadalisti obietteranno e, lo ammetto, quando parlo dell’argomento ho la stessa puzza sotto il naso di quando mi trovo a parlare di Laura Pausini essendo un fan di Fossati. Avoja che i fan della Pausini possono stare lì a dire che la loro beniamina è nella Top 10 italiana di sempre per vendite, che è famosa in mezzo mondo mentre Fossati oltre Chiasso non se lo incula nessuno, che la Pausini ha vinto Sanremo Giovani quando era una bambina mentre a Fossati non han dato manco una saittella di premio Tenco ma solo qualche targa scrauza (nota a margine: a lui no e a Ligabue sì, vergognatevi). Possono starci ore, davvero, tanto quello che farò sarà sempre sentire una canzone della Pausini a caso e poi mettere su L’orologio americano. E con quell’irritante sorrisetto di chi sembra avere il mondo in tasca sussurrerò “Ma di che stamo a parlà?”.

Questo 2017 ci sta restituendo un’istantanea di quello che è il confronto tra i due normalizzato. Nadal ha il fisico usurato? Vero, specie per il tipo di gioco che fa, ma Federer ha 5 anni e 250 partite in più sul groppone. Nadal ha affrontato rivali più complicati? Vero, ora però hanno gli stessi rivali. Nadal non è ancora al meglio? Beh, per arrivare in finale a Melbourne e tirarsela cinque set tanto male non deve stare e poi pure Federer era stato fermo. La verità è nell’istantanea: un Nadal ancora forte, ma privato di potenza e atletismo dominanti che erano il suo marchio di fabbrica, non riesce a mettere al tappeto un Federer che si sarà pure mantenuto bene ma va per i 36 e non può manco giocare da fermo come Karlovic.

Arriverà la vendetta, eccome se arriverà. Nadal incrocerà Federer in un pomeriggio assolato a Parigi e ne disporrà come meglio crede e i fan urleranno che è il più forte, sancendo ancora una volta l’assoluta incomunicabilità tra due mondi, il mio e il loro. Tra chi guarda al più bravo e chi guarda al più forte. E allora forse, a conti fatti, se pure è vero che Federer non avrebbe mantenuto tutti i suoi record se tra il 2004 e il 2008 non avesse dovuto misurarsi in finali Slam contro Baghdatis e Gonzalez, inizio a pensare che in fondo sia giusto così. Mi allieta pensare a un Federer che ha qualche chance di mantenersi in vetta alle classifiche degli Slam e a quelle delle settimane da numero uno. Se dovesse avvenire, Djokovic permettendo, ci vorrà un bel po’ perché qualcuno dei “giovani” gli strappi il primato e il bambino di domani, aprendo gli almanacchi, penserà che Roger sia stato il più forte, anche se non lo è stato. Poi aprirà un vecchio filmato di YouTube e guarderà il più bravo.

Come se gli adolescenti d’oggi ascoltassero Fossati.

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