Tiziano De Tommaso: “Per insegnare basta sapere, per educare bisogna essere”

di - 29 settembre 2017
Tiziano De Tommaso

Nonsostante la sua giovane età, Tiziano De Tommaso, ideatore e fondatore di Tennis Winner Game, piattaforma online per giocatori e appassionati, è un vulcano di idee e di proposte. Dai videoconsigli che stanno spopolando su Facebook e Youtube, al suo lavoro come maestro e coach, fino ai corsi dal vivo e online basati sul suo innovativo metodo, in cui il ritmo riveste un ruolo centrale. Conosciamolo insieme in questa intervista.

Tiziano, innanzitutto vorrei farti i complimenti per i tuoi video, che trovo molto chiari e utili. Sei un bravo comunicatore e sai proporre idee a volte anche complesse in modo semplice e accessibile, senza salire in cattedra. Trasmetti a chi ti vede un senso di vicinanza che predispone in modo positivo all’apprendimento. E te lo dico per esperienza diretta, perché io mi sono imbattuto nei tuoi video cercando delle soluzioni e dei consigli, che mi sono serviti molto.
“Grazie mille, Paolo”.

Su Facebook il successo è notevole a giudicare dai like e dai commenti. Un lavoro che richiede sicuramente tempo e dedizione, ma immagino riporti senz’altro anche delle soddisfazioni.
“Beh sì, diciamo che questa è una figura abbastanza innovativa. A latere dell’insegnamento classico stiamo aggiungendo il digital market, e stiamo facendo promozione sui social e attraverso il nostro sito, cercando di adeguarci al mondo odierno. Questi video sono diventati in effetti virali e per me è stato fantastico unire appunto le “semplici” competenze tennistiche con una nuova attività legata all’era digitale”.

Mi è piaciuta molto la presentazione del tuo percorso di formazione che si può leggere sul sito perché, oltre a parlare dei tuoi meriti (che sono tanti, perché hai una formazione completa), insisti sui momenti negativi e di stallo, e di come hai saputo superarli. Per esempio la tua tappa come giocatore è stata per te piuttosto frustrante all’inizio, fino a quando hai incontrato un team che ha saputo accompagnarti verso un deciso salto di qualità. Vuoi dirci qualcosa al riguardo?
“Sì, all’inizio ho condiviso parte del percorso con giocatori che ora hanno raggiunto ottimi traguardi, come Fabbiano o Travaglia, col quale mi sono allenato per un periodo. Io come giocatore non ero un superdotato, non avevo un grande talento, quindi tutto è passato sempre attraverso il lavoro, lo spirito di abnegazione e sacrificio, la perseveranza, aspetti che poi ho portato all’interno di questo mio nuovo progetto. Il tennis mi ha aiutato a crescere, a non focalizzarmi sulle cose che non avevo, sulle mie carenze. Fra i 14 e i 17 anni ero circondato da molti giocatori migliori di me, ma ho lavorato molto sui miei punti di forza, che erano fisici e mentali, prima ancora che tecnici, affiancato da un maestro e da un preparatore che hanno creduto in me. Come dice Brad Gilbert nel suo libro (Vincere sporco, NdR), le partite si vincono in preparazione prima dei match, o addirittura negli spogliatoi”.

E poi l’aspetto mentale è quello che davvero fa la differenza nel tennis attuale.
“Certo, il tennis non è solo tecnico, tattico o fisico. La parte mentale, o se vogliamo olistica a 360 gradi, è fondamentale nel tennis moderno. Tu vedi palleggiare il numero 10 del mondo e il numero 300… metti per esempio Federer e Travaglia (che tra l’altro gli ha fatto alcune volte da sparring) e non c’è differenza. Poi, certo, in partita è un’altra cosa, ma la differenza è soprattutto mentale, e io insisto molto negli allenamenti su questo aspetto”.

E così sei riuscito a sbloccarti, ottenendo anche buoni risultati.
“Ma sì, qualche “spettro” me lo sono levato di mezzo lavorando In questo modo, e soprattutto grazie all’empatia con il mio team, che è una cosa che si percepisce, che non è necessario verbalizzare. E qualche soddisfazione me la sono tolta, ho ottenuto punti nella classifica internazionale junior, partecipando a tornei Itf under 18 nel circuito Tennis Europe, e ho anche girato un po’ l’Europa”.

Poi che è successo?
“Mi sono dedicato agli studi universitari (Laurea in Scienze Motorie, Sportive e della Salute, NdR) e alla formazione come Maestro Nazionale di tennis e sono entrato in una realtà diversa”.

Anche nella tua tappa come tecnico c’è stata però una fase in cui dici che svolgevi il lavoro in modo quasi routinario, fino a quando si è verificata una svolta fondamentale, che ti ha portato verso la definizione del tuo metodo, vero?
“Sì, bastone e carota anche in questo ambito! Sai, secondo me l’”involucro” è importante; sono certamente importanti le competenze del maestro, ma lo è anche la gestione del circolo o academy nella quale opera, e all’interno delle strutture nelle quali ho lavorato all’inizio non mi sentivo a mio agio… ma era una cosa mia, nel senso che volevo fare qualcosa di più o di diverso. E così guardavo sempre l’orologio, non vedevo l’ora che finisse la giornata. Sono andato avanti così per sette anni, con più frustrazioni che soddisfazioni, anche se ho sempre avuto lo stimolo e la passione per aggiornarmi e continuare a formarmi…. Pensa che una volta con un collega ho preso la macchina alle tre di notte di venerdì, perché avevo finito di lavorare alle undici, per andare a Milano (dove sono arrivato alle 6) a un corso di formazione di tre giorni, per poi tornare a lavorare lunedì mattina. Ma, come ti dicevo, non mi sentivo nell’involucro giusto, per quando fossi cosciente che un tennis club non può lasciarti la piena gestione di una scuola”.

Ho letto sul tuo sito una frase che mi è piaciuta molto: “per insegnare basta sapere, per educare bisogna essere”.
“Effettivamente, un buon maestro deve mettere nel suo lavoro, oltre alle conoscenze tecniche, il suo carattere, la sua formazione, la sua esperienza e soprattutto il suo esempio, che a volte è più importante delle parole. La crescita personale deve andare di pari passo con il sapere trasmesso, e allora può venire fuori qualcosa di assolutamente magico”.

Per venire ad aspetti più specifici, mi è sembrata molto interessante la centralità del ritmo nel tuo metodo, che addirittura potenzi attraverso l’ascolto di una sorta di “metronomo”, vero? Perché consideri il ritmo così importante?
“Il ritmo per me lega tutte e quattro le aree del gioco, quella fisica, tecnica, tattica e mentale. È una delle sette capacità coordinative, ed è fondamentale per la velocità dello scambio, per mantenere constante la rapidità della palla. Ma c’è anche il ritmo scandito dal tuo gesto tecnico, che ti dà la fluidità per eseguirlo in modo ottimale. Io quando voglio correggere il colpo di un mio allievo, cerco di vedere se ci sono problemi appunto nel ritmo, se ci sono interruzioni o, detto in termini Zen, blocchi energetici. Se per esempio nel dritto fa bene il movimento circolare, ma poi spezza nel racket drop, è probabile che ci sia un difetto ritmico e lì si dovrà intervenire”.

In che modo concretamente?
“Io utilizzo uno strumento, utile a tutti i livelli, accordato a 432 Hz, che è una vibrazione Universale, quindi regola la respirazione e il battito cardiaco. Scandisce il ritmo in tre tempi: un suono alto che coincide con l’impatto della pallina, e due suoni bassi che servono per orientarsi nello spazio e nel tempo. Fra il mio bit alto e quello del mio compagno, corrisponde un determinato ritmo. E più aumentiamo la frequenza dei battiti per minuto, più aumenterà la padronanza e la solidità del giocatore”.

Oltretutto, immagino che sia anche un modo per allenare la concentrazione, nel senso che l’attenzione sulla “musica” aiuta a non lasciarsi distrarre da interferenze esterne, in sostanza a vivere pienamente il momento presente.
“Certo, la competenza dell’area mentale è prioritaria anche nella capacità coordinativa. Concentrasi significa mantenersi focalizzato su un obiettivo per un periodo di tempo prolungato. Io paragono la concentrazione a un faro che illumina un sentiero, e l’attenzione al flash di una macchina fotografica: in poche parole io posso stare attento su un 15, ma poi perdere i successivi quattro, perché non sono stato concentrato. Il focus sul suono ci aiuta quindi ad allenare la concentrazione, che potenzierà il nostro rendimento in un match, perché entriamo, come è stato spigato anche in sede scientifica, in una sorta di ipnosi, di flow, uno stato di grazia che alla fine ci aiuterà a vincere più partite”.

Tu ed i tuoi collaboratori proponete, oltre ai corsi dal vivo, anche corsi online che si possono acquistare sul tuo sito, alcuni dei quali su aspetti molto specifici del gioco. Come si articolano e si integrano questi due versanti?
“Ecco, parlavamo prima di innovazione dal punto di vista digitale e abbiamo appunto una sezione in cui offriamo più prodotti di questo genere. Siamo partiti a gennaio di quest’anno e la sezione verrà ampliata, ma per il momento abbiamo sei prodotti, legati a diversi aspetti del gioco e basati sul metodo TenniSans. Si riceve un materiale multimediale formato da audio Mp3, video Mp4 e Pdf, ma tutto questo per me si integra bene con l’insegnamento classico perché molti acquirenti di questi pacchetti vengono poi ai corsi e agli eventi dal vivo che organizziamo”.

Ci vuoi parlare di quest’ultimo aspetto?
“È un bel modo per incontrare gli appassionati e i giocatori che fanno parte della nostra Community, che tra l’altro è sempre più nutrita (abbiamo quasi raggiunto i 20.000 like!), ed è carino e interessante vedersi di persona. Il format prevede per ora incontri di un giorno e mezzo o tre giorni, ma in futuro cercheremo di ampliare a una settimana, in location esclusive, quindi passare alla vacanza tennis”.

A che tipo di giocatori vi rivolgete? Stai lavorando con qualche giovane promettente che può avere un futuro come professionista?
“Ho lavorato con ragazzini agonisti molto bravi, fino all’under 16. L’anno scorso ho avuto un giocatore under 14 che ha vinto i campionati regionali ed è arrivato in semifinale in quelli italiani, ora è in Federazione. L’agonismo mi interessa molto, ultimamente ho collaborato saltuariamente con un giocatore che veniva ogni tanto da me a Fano, ma in questo momento non sto lavorando con nessuno a livello continuativo, ma per scelta mia, perché sto concentrando tutte le mie energie su questo nuovo progetto, in cui io ed il mio staff crediamo molto”.

Allora Tiziano buona fortuna e grazie. Naturalmente invito i lettori che ancora non ti conoscono a scoprire sia i tuoi video su Facebook e Youtube, sia il tuo sito, dove troveranno tutte le informazioni relative al tuo metodo ed ai tuoi corsi.
“Grazie a voi!”.

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