Leonardo Azzaro tra passato e futuro

di - 18 ottobre 2017

Ho sempre ammirato il talento di Leonardo Azzaro, anche se una decina di anni fa era sicuramente più difficile seguire i suoi match in quanto sia il circuito ATP che quello Challenger non avevano la copertura televisiva/streaming che hanno adesso e ricordo benissimo di essere salito in auto proprio per venire al Circolo Tennis Pontedera a vedere il suo match di quarti di finale ITF contro Matteo Fago nell’estate di tre anni fa: visto che la L.A. Tennis Academy sta crescendo ho pensato che fosse il momento giusto per conoscere i suoi progetti e ripercorrere la sua carriera.

Iniziamo dalla tua esperienza come Direttore Tecnico qua al Circolo Tennis Pontedera: quand’è che hai iniziato?

Sono qua dal 2013, però all’inizio non dirigevo io la scuola e c’erano solo tre ragazzi nel settore agonistico: ho creduto molto nelle ambizioni di questo circolo giovane, che ha consiglieri giovani che volevano allargarsi e fare qualcosa di importante e sono venuti a cercarmi.

Sono venuto via dal CT Firenze pur avendo un’offerta per la Direzione Tecnica perché non ero d’accordo col progetto ed i primi due anni sono stati duri perché comunque venivo via dal circolo di casa per farmi 40 minuti di auto verso un circolo di provincia che non aveva esattamente una grande organizzazione.

I primi due anni non ho avuto mano libera, poi dal terzo anno il Direttore Tecnico di allora mi ha lasciato mano libera e poi se ne è andato quindi dall’anno scorso dirigo io la scuola, da allora è cambiato tutto ed infatti non ci entriamo più e c’è un progetto di ampliamento della struttura. Abbiamo cinque campi tutti coperti, quattro in terra ed uno in Play-It e dopo l’ampliamento ne avremo cinque in terra e due in Play-It: le ambizioni di questo circolo sono grandi e sono costretto a dire di no a persone che vorrebbero allenarsi da noi.

Al momento avete Gianluca Acquaroli che sta provando l’attività internazionale, ma si è infortunato di recente in Tunisia, come sta?

Si è fratturato lo scafoide ma sta giocando anzi, nella sfortuna è stato quasi un bene perché abbiamo modo di allenare colpi per cui deve staccare la mano come lo slice, i colpi di volo, spostarsi sul dritto ed ora è obbligato perché non può giocare il rovescio a due mani.

Ho letto che avete anche una collaborazione con Piatti e vi state ampliando anche a livello di preparazione fisica.

La collaborazione con Piatti già c’era però era sporadica e non era a livello di circolo, ora invece abbiamo organizzato 3 weekend. L’arrivo di Gianni Cedolini per la parte fisica è stata una manna dal cielo: siamo riusciti a contattarlo ed aveva idee ben chiare sullo sviluppo degli atleti: ha portato entusiasmo, idee e metodologie nuove e questo ha creato voglia da parte dei ragazzi di lavorare ancora di più. Il suo staff non si occupa solo di preparazione fisica ma viene anche a vedere gli incontri e quindi partecipa attivamente a quello che poi succede in campo.

Con la Federazione e con Tirrenia che è a pochi chilometri da qui avete rapporti?

Abbiamo rapporti ma i ragazzi che ho qui sono piccoli per loro, che considerano molto i risultati sul momento cosa che qui non interessa proprio: noi lavoriamo in prospettiva mentre loro sono più interessati all’immediato anche perché per fare le convocazioni per gli incontri a squadre a loro ovviamente serve che i ragazzi siano pronti a vincere, anche in maniera”sporca”, qui è tutto l’opposto. Abbiamo metodologie ed idee diverse ma c’è collaborazione e non c’è nessun problema.

Con Matteo e Martina Trevisan invece come sono i rapporti? Matteo continua a giocare molti Open ma ha praticamente smesso l’attività professionista salvo gli ITF vicino casa come quello che si gioca in questo Circolo e a quello a Piombino.

Non so nemmeno se Matteo si alleni ancora, l’anno scorso seguiva una ragazzina qualche giorno a settimana ma la sua programmazione è sugli Open. Martina lavorava qua quando sono arrivato e le avevamo offerto la struttura quando aveva deciso di ricominciare ma ha preferito andare a Tirrenia, la vediamo ogni tanto al bar a fare colazione.

Con Matteo ci siamo allenati insieme al MatchBall Firenze quando era al best ranking e mi è capitato di seguirlo ai tornei insieme a Fanucci ma poi si è perso ed il prossimo anno diventerà padre.

Fanucci segue qualcuno?

Fanucci allena Anna Paradisi al CT Firenze, una bimba del 2005 che gioca molto bene e segue anche Daniele Capecchi. Al CT Firenze non è facile lavorare, struttura bellissima ma senza campi coperti e quindi è difficile. E’ il circolo di casa mia, abito ad un chilometro da lì e ogni volta che passo di lì è una pugnalata al cuore però sono contentissimo della scelta che ho fatto di venire a Pontedera, qui ho la libertà che lì non avrei potuto avere.

Qui a Pontedera come attività da professionista oltre ad Acquaroli c’è qualcuno altro in rampa di lancio?

A febbraio saranno in cinque a provare l’attività internazionale, sia ragazzi che ragazze che proveranno a seguire l’esempio di Acquaroli. Ogni tanto viene Walter Trusendi ad allenarsi con Acquaroli e anche Bonuccelli e Carli verranno qua ad allenarsi da metà novembre e ogni tanto andremo noi da loro: si sta ampliando tutto.

Certo per l’ampliamento del circolo ci vorrà un po’ di tempo.

No, qui a Pontedera quando decidono di fare una cosa la fanno subito, c’è il progetto pronto ed hanno già comprato pallone doppio e luci, il terreno c’è già: il valore aggiunto di questo Circolo è proprio questo, la rapidità nelle decisioni.

Ho visto che di recente è venuta a trovarvi anche Jasmine Paolini. A Wimbledon quest’anno parlando con Can Uner, coach di Cagla Buyukakcay che conosco da diversi anni, mi ha detto che era decisamente impressionato dalle qualità di Jasmine e che per lui ha potenzialità maggiori di quelle che aveva Sara Errani.

Jasmine gioca benissimo, deve limare qualcosa ma ha forza, equilibrio, appoggi forti, sempre in spinta, in allenamento tiene senza problemi il ritmo mio o di Acquaroli. E’ un po’ discontinua ancora, ogni tanto stacca la spina ma ha grandissime potenzialità e gioca benissimo.

Parliamo un po’ di te invece, perché hai smesso cosi presto?

Non lo so, davvero. Ero in tabellone di doppio all’ATP di Buenos Aires nel 2008 in coppia con Potito Starace, perdemmo al primo turno e li avevo con me moglie e figlia che aveva compiuto un anno proprio a Buenos Aires. Appena sono andate via sono tornato in albergo, ho cambiato il volo, ho chiamato Potito e gli ho detto “Trovati un altro compagno per Acapulco perché io smetto”. La priorità non era più il tennis, mi sono sentito mancare qualcosa quando le ho viste andare via, paradossalmente mi sono mancate più in quel momento che quando non mi seguivano ai tornei.

Tra l’altro all’epoca ero vicino al best ranking di doppio (94) e fino ad allora avevo giocato i doppi solo dove entravo in singolare, in doppio non avevo niente da difendere per diversi mesi quindi avrei potuto tranquillamente giocare doppi ATP e salire molto, infatti Starace mi disse che ero matto a smettere.

Tra l’altro anche in singolo ero comunque vicino ai 300, fu una decisione improvvisa anche per mia moglie e ho continuato solo per qualche altro mese nei tornei dove entravo, vivendoli come una vacanza per la famiglia.

Dopo la fine della mia attività ho seguito Trusendi per un periodo in giro per i tornei, lui si allenava a Massa ma ogni tanto veniva al MatchBall Firenze, ci allenavamo insieme e poi partivamo per i tornei: in quel periodo Trusendi arrivò al best ranking (161 nel 2009). La cosa buffa è che mi iscrivevo agli stessi tornei che giocava lui: in uno feci semifinale ed in un altro (ITF di Bari) persi in finale, proprio contro di lui: con Walter sono ancora in ottimi rapporti, è una persona squisita.

Aldilà dell’aver smesso presto, per quello che era il tuo talento personalmente ti ho sempre messo tra gli “underachiever”: avresti potuto ottenere di più dalla tua carriera, pur essendoti tolto le tue soddisfazioni, battendo anche giocatori come Gasquet, Kohlschreiber e Dolgopolov.

Visti i numerosi tornei che ci sono adesso e che ai miei tempi non c’erano, sicuramente per me oggi sarebbe più facile, spesso sono stato costretto a giocare sulla terra perché non c’erano tornei sul veloce dove mi esprimevo meglio: ad esempio prima in Asia sul veloce c’era un torneo ogni due mesi, ora ci puoi giocare tutte le settimane. Mi capita di vedere dei miei ex colleghi doppisti come Marach o Marc Lopez e continuano a chiedermi perché ho smesso e vedendo i loro risultati ogni tanto ci penso ancora ma va bene così, non mi pento delle scelte fatte.

Ho letto che state collaborando anche con un college americano.

SI, abbiamo una collaborazione con la Texas Tech University (una delle migliori a livello NCAA): loro mi avevano chiesto di fare da recruiter (ovvero segnalare ragazzi interessanti) in cambio di un compenso, ma io in cambio ho chiesto che tenessero d’occhio i miei ragazzi e offrissero loro borse di studio. Loro monitoreranno quindi i nostri ragazzi fino al 17esimo anno, quando dovranno prendere una decisione.

Tralasciando l’aspetto tennistico, per i ragazzi è un’esperienza incredibile, se anche poi non dovessero proseguire nel tennis si troverebbero con una laurea in una prestigiosa Università americana.

Infatti i ragazzi fanno fatica magari a capire il valore di questo accordo, ma i genitori apprezzano tantissimo. Quando io giocavo questi erano sogni, ora sono realtà: anche Claudio Pistolesi vedo che smuove tanti ragazzi in questo percorso. In Italia purtroppo sei costretto a scegliere: o studi o giochi a tennis, negli USA puoi fare entrambe le cose al massimo livello.

Cosa è cambiato oggi rispetto a quando facevi il professionista?

Prima sicuramente c’erano meno tornei quindi la qualità era più alta, adesso vedi un 2.6 con punti ATP mentre prima i B1 avevano punti ATP, forse i B2 ne avevano uno, però lo scalino c’è sempre anche perché magari il 2.6 ne prende uno magari e poi basta.

Inoltre dipende dove lo prendi, ci sono giocatori che scientificamente si iscrivono a tornei ITF con entry list modeste e magari li vincono anche tutti, poi arrivano ad essere 300 ATP ma non hanno il livello per fare Challenger e vengono respinti.

Ci sono talmente tanti tornei che a forza di sbatterci la testa se ci provi sempre il tabellone fortunato lo puoi trovare. Succede anche a livello Under 18, ho visto ragazzi andare a prendersi punti nei Grade 5 e non riuscire a passare turni nei tornei di terza categoria, vai a giocare un Open piuttosto e vedi di andare avanti lì, è molto più formativo per la crescita del giocatore.

Arriva Acquaroli per l’allenamento mattutino ed è il momento di salutarsi, visti i progetti in corso ed i risultati già ottenuti sicuramente Leonardo Azzaro ed il Circolo Tennis Pontedera continueranno a crescere e l’Accademia potrà diventare un punto di riferimento per i giovani toscani.

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