Lisa Pigato: “Sogno il tennis professionistico”

di - 6 gennaio 2017
Lisa Pigato
Lisa Pigato

Oggi vi presentiamo Lisa Pigato, una giovanissima tennista milanese che ha fatto molto bene in tutta la scorsa stagione e benissimo nel mese di dicembre, quando è andata a disputare tre tornei negli Stati Uniti, vincendone uno e ottenendo ben 13 vittorie su 15 partite disputate in singolare e anche 6 vittore su 8 partite disputate in doppio, arrivando agli ottavi di finale nel prestigioso Orange Bowl, dopo essere partita dalle qualificazioni.

Lisa ha solo 13 anni, essendo nata il 21 giugno del 2003, figlia d’arte, la allena il papà Ugo, arrivato fino al numero 373 delle classifiche ATP e anche la sorella Giorgia, 17 anni, è una tennista di buon livello, capace di imporsi in alcuni tornei del circuito Tennis Europe.

Con Lisa voglio ripercorrere il suo crescendo di risultati del 2016 e capire le sue ambizioni per il 2017, ma resto colpito soprattutto dalla sua padronanza di linguaggio, dalla spontaneità delle risposte, dalla determinazione non nascosta, ma nemmeno ostentata troppo. Sembra di parlare con una affermata professionista, non certo con una tredicenne. La strada sarà ancora molto lunga per arrivare al tennis professionistico, sarà piena di imprevisti, nessuno può sapere ora se Lisa riuscirà a mantenere la stessa determinazione nel corso degli anni, ma certamente la strada intrapresa da lei, dalla sua famiglia e dal team del Junior Tennis Milano che la segue è quella giusta.

Lisa, per te il 2016, è stato un anno ricco di soddisfazioni. Ripercorriamo brevemente i tuoi successi tennistici.
Il 2016 è stato un anno molto importante per me, al di là dei risultati, perché ho iniziato a giocare tornei internazionali, anche all’estero, mi sono potuta confrontare con ragazze anche più grandi di me e sono stati tutti momenti di crescita sia tennistica che umana, indipendentemente dai risultati. Le partite più importanti sono state la finale all’ETA Under 14 di Pavia a maggio, la finale all’Under 16 di Crema a giugno, tutta la turneè negli Stati Uniti di dicembre dove ho vinto un torneo e ho fatto ottavi negli altri due. Ho avuto poi la grande soddisfazione dalla convocazione con la nazionale under 14 per la Summer Cup, dove ho rappresentato l’Italia assieme a Melania Delai e Federica Sacco che hanno un anno in più di me. Inoltre ho disputato i campionati nazionali assoluti sia under 13 che under 14. Nell’under 13 ho vinto sia in singolare che in doppio con Matilde Paoletti, nell’under 14 ho vinto il doppio sempre assieme a Matilde ed ho perso solo al tie break del terzo la finale del singolare contro Federica Sacco.

Ti sarà rimasto un po’ di rimpianto per quella finale negli assoluti under 14. Potevi fare un poker di vittorie storico
Perdere 7/6 al terzo si ha sempre dei rimpianti, ma all’inizio dell’anno non mi sarai mai immaginata di fare finale agli assoluti con un anno di anticipo e all’inizio del torneo ci avrei messo non una, ma mille firme per fare quel risultato, quindi va bene così, è maggiore la soddisfazione del rimpianto.

Il fiore all’occhiello della stagione sono stati gli ottimi risultati negli Stati Uniti di fine anno. Immagino che sia stata un’esperienza molto importante al di là del tennis. Raccontaci come hai vissuto questa trasferta.
Intanto non ho avuto conferma della partenza fino a pochi giorni prima. Lo scorso anno la federazione voleva organizzare la stessa trasferta con le ragazze del 2002, ma alla fine hanno rinunciato, così non si era fatto nulla, e quindi non si sapeva se quest’anno volessero riproporre la trasferta oppure no. Poi è arrivato l’invito e io ringrazierò sempre i miei genitori, i miei insegnanti e tutti quelli che mi hanno consentito di partire perché è stata un’esperienza fantastica sotto tutti i punti di vista. Siamo stati un mese quasi da soli, senza genitori, senza allenatori personali, eravamo io, Matilde Paoletti, Asia Serafini, Luca Nardi e Giorgio Tabacco con due soli accompagnatori Giovanni Paolisso e Sebastian Vazquez. Per ogni problema quindi eravamo “costrette” a cavarcela da sole, a parlare inglese, perché altrimenti non ci capivano. Anche dal punto di vista tennistico ho affrontato ragazze americane e cinesi che non avevo mai visto prima, che non conoscevo, è sempre importante confrontarsi con giocatrici diverse per poter osservare e apprendere modi di praticare il tennis diversi dal mio.

Quali sono i tuoi programmi per il 2017?
A fine gennaio andrò a giocare il torneo di Tarbes, in Francia, che è un categoria 1, uno dei tornei più importanti al mondo per gli under 14, lo scorso anno ho perso all’ultimo turno di quali, quest’anno ci tengo molto a fare bene. Poi ci sarà credo la convocazione in nazionale per la Winter Cup, una manifestazione a squadre in cui l’Italia ha sempre fatto ottima figure soprattutto a livello maschile, ma anche tra le ragazze sono sempre arrivate nelle prime cinque. Speriamo di poterci ripetere. Sarà una formazione nuova perché escono le 2002 e quindi vedremo quali saranno le mie compagne di squadra.

Tu dovrai fare un po’ da “chioccia” per le compagne di squadra, sarai sicuramente quella con più esperienza internazionale, ti spaventa o ti stimola ancora di più questo ruolo?
No, assolutamente, non ci sono particolari pressioni. Io conosco molto bene tutte le ragazze italiane del 2003 che giocano a tennis, ho un ottimo rapporto con tutte e anche con il nostro capitano, quindi non ci saranno problemi in nessun caso.

Anche se sei giovanissima, hai già una discreta esperienza sulle competizioni a squadre perché hai giocato lo scorso anno la serie B, comportandoti ottimamente con il Tennis Milano. Ti piacciono le competizioni a squadre?
Mi piacciono moltissimo. Si crea sempre un ambiente particolare, si fa il tifo per le compagne, si ha il capitano a bordo campo, è tutto molto diverso dai normali tornei, a me piace molto, è bellissimo poter vincere non solo per se stessi, ma anche per gli altri.

Sei anche un’ottima doppista, con un rapporto vittorie/sconfitte altissimo in tutti i doppi giocati, Lo consideri uno sport “diverso” dal singolare o solo un completamento?
Io cerco di giocare il doppio tutte le volte che posso, mi piace tantissimo e credo che serva anche a migliorare alcuni movimenti ad esempio sotto rete, oppure in anticipo. Adesso sono appena tornata da Tirrenia dove abbiamo disputato la Coppa d’Inverno, siamo arrivati in finale, battuti solo dalla Toscana e io ho voluto giocare tutti i doppi disponibili, compreso anche il doppio misto di spareggio, perché mi piace veramente giocarlo.

Nel proseguimento della stagione immagino che farai anche tornei di categoria superiore, ad esempio gli under 16 e magari anche gli under 18, esatto?
Oltre a Tarbes faremo qualche altro under 14 di categoria 1, poi penso il torneo di Pavia, che è vicino a casa e comunque a cui sono molto legata, per il resto della stagione sicuramente farò tornei di categoria under 16 e credo anche qualche under 18 partendo dalle qualificazioni.

Tu sei cresciuta fin da piccolissima in mezzo ai campi da tennis, papà Ugo è stato un professionista importante e ora è un affermato coach, tua sorella Giorgia anche lei gioca a tennis, come è il rapporto con la tua famiglia?
Il rapporto con la famiglia è ottimo, quando mio papà mi allena è il mio coach, quando siamo in casa è solo mio papà, riusciamo bene entrambi a dividere i ruoli, poi magari capita che mi sgridi un po’ più degli altri se sbaglio qualcosa in campo, ma è meglio perché so che mi serve a migliorarmi e a crescere tennisticamente. Con mia sorella capita di litigare spesso, ma per cavolate, come credo capiti a tutte le sorelle, però ci confidiamo e ci sosteniamo sempre, io so di poter sempre contare su di lei e lei su di me. Siamo una bellissima famiglia. Non finirò mai di ringraziare oltre mio papà e mia sorella anche mia mamma Silvia che mi è sempre vicina, mio nonno Luigi che mi accompagna sempre ai tornei e tutto il resto della famiglia.

Giorgia ha quattro anni più di te, che sono tanti alla vostra età dal punto di vista tennistico, ma si sta avvicinando il momento in cui la batterai, quanto ti manca ancora?
In gare ufficiali nel 2016 ci siamo incontrate due volte, in due finali di tornei Open, una volta a Sanremo e una a Limone sul Garda, ho fatto in entrambe le occasioni sei games. In allenamento riesco a tenere il suo ritmo, ma per batterla servirà ancora del tempo.

Quale è il colpo che ti riesce meglio e dove invece devi lavorare ancora per migliorarti?
Il colpo migliore è sicuramente il rovescio. Io cerco sempre di giocare in anticipo e di comandare il gioco e di chiudere il punto. Sono consapevole che ci sia tantissimo da migliorare in tutti i fondamentali del gioco, ma ci sarà tempo per farlo.

Stai frequentando la terza media in una scuola pubblica. Come riesci a gestire lo studio con gli allenamenti e i tornei?
E’ molto difficile, però i miei insegnanti e i miei compagni di classe mi stanno aiutando molto. Di solito vado normalmente a scuola al mattino fino alle 13.00, poi dalle 14.30 mi alleno e poi torno a casa e devo fare i compiti. A volte mi capita spesso di alzarmi alle 5 del mattino per finire i compiti o per studiare, perché la sera dopo gli allenamenti sono molto stanca. Quando sono assente per i tornei, i compagni e gli insegnanti mi aiutano a recuperare, mi danno tutti gli appunti che mi sono persa, devo studiare ancora più del solito ma finora ce l’ho fatta sempre. Il prossimo anno mi iscriverò ad un liceo scientifico a indirizzo sportivo che dovrebbe lasciarmi l’opportunità di allenarmi e di giocare mentre studio.

Tornando al tennis, hai qualche tennista a cui ti ispiri, che ti piace più degli altri e qualche torneo che ti affascina più degli altri.
Questa è la risposta più facile di tutte: Djokovic come tennista e Wimbledon come torneo. Tra le donne invece non ho un vero e proprio idolo, ma se dovessi citare le mie tenniste preferite sono la Azarenka, la Radwanska e poi, finchè ha giocato, Flavia Pennetta.

Per chiudere, tiriamo fuori dal cassetti i tuoi sogni di tredicenne. Dove vorresti essere tra dieci anni?
Vorrei essere tra le prime dieci al mondo. Sono perfettamente consapevole che sarà difficilissimo, quasi impossibile, ma credo che sia giusto sperarci.

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