Prequalificazioni IBI 2017, Riccardo Bonadio: “Niente Foro Italico, priorità ora è salire di livello e frequentare Challenger”

di - 24 Aprile 2017
Riccardo Bonadio - Foto Panunzio

Riccardo Bonadio ha 23 anni, attualmente è numero 486 delle classifiche mondiali, ha un best ranking piazzato al numero 477 con ottime possibilità di essere migliorato ed è uno dei giovani azzurri in rampa di lancio: la sua decisione di non provare le prequali per gli Internazionali d’Italia 2017 deriva dalla voglia di salire la classifica, per entrare nel circuito Challenger abbandonando il prima possibile i Futures. Per accedere al Master 1000 romano bisogna vincere molte partite, con un dispendio di energie notevole; a questo punto meglio concentrarsi su tornei probabilmente più accessibili per la ricerca di punti importanti. Abbiamo fatto così il punto della situazione per quanto riguarda la carriera del giovane friulano ed il suo futuro.

Riccardo, avevi comunque fatto l’Open al Monviso per provare a giocare Roma.
“Sì, la qualificazione l’avevo raggiunta vincendo l’Open al Monviso Sporting Club dove ho ritrovato una buona condizione. Però abbiamo preso la decisione condivisa con lo staff di non partecipare poi alle prequali del Foro. Ho avuto tre mesi piuttosto difficili ad inizio stagione a causa di un infortunio agli addominali. Ho saltato più di un torneo per questo motivo e quindi ho bisogno di giocare i Futures sia per riprendere continuità, sia per provare a fare punti. Adesso sto meglio, oggi gioco i quarti di finale col francese Lokoli (persa lottando 7-6 6-3 ndr) nel $25.000 di Pula dopo aver battuto Mina e Frigerio, e sto rientrando anche in fiducia. Mi spiace saltare Roma, perché giocare al Foro è sempre meraviglioso però bisogna anche saper gestire la stagione.”

Come hai cominciato a giocare a tennis?
“Mio papà è un Maestro, e fino a 14 anni ho seguito i suoi insegnamenti dalle mie parti, e devo dire che mi ha impostato bene sul piano tecnico. Noi siamo di Azzano Decimo in provincia di Pordenone. Lo vedevo rientrare a casa con la racchetta e mi sono appassionato fin dall’età di 3 anni. Successivamente mi sono spostato a Cordenons dove ho lavorato con Navarra fino ai 18 anni, prima di lavorare un po’ con Jorquera. Ora da 3 anni mi alleno a Milano con Fabio Colangelo ed Alessandro Buson come preparatore atletico e mentale.”

Quali sono le differenze tra i coach che hai avuto?
“Mio papà ha 2 grandi meriti, il primo è di avermi fatto appassionare al tennis. Il secondo è che lui ha gettato le basi tecniche. Gli altri 3 hanno personalità molto differenti tra di loro: Navarra mi ha approcciato al professional tennis, dandomi consapevolezza e responsabilità. Con Jorquera la collaborazione si è interrotta perché lui si è dovuto trasferire in Cina per motivi lavorativi, e quindi è quello che forse ho conosciuto meno anche se mi è stato molto d’aiuto in occasione di un incidente: sono stato investito e sono dovuto star fermo 5 mesi per un problema alla spalla, e ringrazierò sempre Jorquera che mi è stato vicino e mi ha aiutato a recuperare. Con Fabio Colangelo devo dire che lavoro benissimo, siamo agli opposti caratterialmente e comunque ci troviamo molto bene: io sono tendenzialmente poco tranquillo in campo e quindi stiamo lavorando molto sulla gestione delle emozioni durante la performance, anche grazie ad Alessandro Buson. Ci alleniamo al Bonacossa e da qualche mese con me c’è anche Rondoni (best ranking 629 ATP). Poi al Bonacossa c’è sempre un bel giro di professionisti, come Marcori, Maiga, Speziali, quindi ci sono ottime possibilità di allenamento.”

Tuo papà aveva capito già da bimbo che fossi particolarmente bravo?
“Guarda, all’inizio papà mi spingeva anche verso sport di squadra, e non si aveva la percezione che potessi diventare un professionista né ce lo eravamo proposti come obiettivo, per cui non ho mai subito pressioni. In realtà solo verso i 17 anni ho cominciato a crederci davvero.”

Come ti descriveresti sul piano tecnico?
“Mi sento un attaccante da fondo con il rovescio ad una mano come colpo considerato migliore. Nel corso degli anni comunque ho lavorato molto anche sul servizio e sul diritto. Ora, comunque pur continuando a lavorare per implementare i colpi, il lavoro che potrebbe farmi fare il salto di qualità è quello sul piano mentale, nella gestione dei match. L’obiettivo è riuscire a giocare più dentro al campo, rispondere più vicino alla linea, acquisire sicurezze in tal senso, oltre a mantenere un livello atletico alto.”

C’è una tipologia di avversario che ti infastidisce particolarmente?
“Mi trovo meglio con chi mi dà la possibilità di scambiare e tessere la mia tela, mentre il mio gioco si adatta meno a chi gioca su 2 o 3 colpi, come i battitori forti.”

Come sarà la tua programmazione a breve termine?
“Prossima settimana mi fermo e se la condizione fisica continuerà ad essere buona farò ancora un torneo qui a Pula in Sardegna, un altro $25.000, e poi farò una trasferta di 2 settimane all’estero sempre su terra rossa, probabilmente in Ucraina. L’obiettivo è quello di fare parecchie partite, e confrontarmi con il livello Challenger. Mi ci sono avvicinato già lo scorso anno, e in questa stagione mi sento più pronto.”

Quale è stata la partita che ricordi con più piacere in carriera, e quale invece quella più deludente?
Diciamo che c’è stato un momento in cui ho perso 9 partite al primo turno, quindi nove sconfitte consecutive nei primi tornei dell’anno e quello è stato un periodo complicato. Era il 2015. Il bello è che poche settimane dopo ho infilato invece 9 vittorie consecutive vincendo un Futures sul rosso in Romania e facendo finale in un altro Futures, stavolta su Hard, in Egitto.”

C’è qualche giovane che ti ha impressionato favorevolmente?
“Berrettini visto a Brescia indoor impressionante, e infatti poi i risultati sono arrivati subito con la finale di Andria e buoni risultati anche in questo inizio di anno. Poi mi piace molto Bublik, con il quale mi sono allenato a Recanati in occasione del Challenger, e che trovo assai completo con mezzi tecnici molto buoni: anche lui adesso è salito in classifica infatti. Tra i meno conosciuti mi ha impressionato Ivan Gakhov, un russo mancino visto a Murcia (attualmente numero 374 ATP) e poi un ragazzo del 2000 naturalizzato spagnolo che si chiama Nicola Kuhn, salito al numero 700 circa, già molto maturo tatticamente e mentalmente, un vero professionista, visto in Egitto.”

Chi è Riccardo Bonadio nella vita fuori dal campo?
“Nei momenti liberi mi piace leggere, anche libri che mi consiglia Alessandro Buson, legati agli aspetti psicologici e poi mi piacciono alcune serie TV. Viaggiamo molto per cui magari può essere un filo più complicato mantenere relazioni, però oggi le distanze si sono molto riavvicinate, grazie ai mezzi di comunicazione e tra noi ragazzi c’è più abitudine agli spostamenti ed anche alle relazioni a distanza.”

Ringraziamo Riccardo, gli facciamo i migliori in bocca al lupo per i prossimi impegni e ci auguriamo di trovarlo al Foro Italico la prossima stagione magari già nel tabellone almeno di quali.

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