Scommesse: “il tennis non ha un problema perché non vuole averlo”

di - 18 Gennaio 2016

tennis scommesse

di Stefano Berlincioni

“A mio avviso, uno dei grandi assenti in questa lotta contro le scommesse truccate è stato il giornalismo. È  fin troppo banale capire come una testata giornalistica non possa per motivi legali lanciare accuse prive di prove schiaccianti, ma troppo spesso negli ultimi mesi è calato il silenzio su match “altamente” sospetti su cui si poteva e si doveva scrivere di più, esattamente come ha fatto Spazio Tennis in occasione della finale del doppio del Challenger Izmir.”

Questo scrivevo qualche mese fa: la mancanza di efficacia (e di organizzazione) della Tennis Integrity Unit era sotto gli occhi di tutti, ma a mio avviso di fronte a tenti episodi eclatanti mancava un vero lavoro di giornalismo che quantomeno portasse alla luce un fenomeno tutt’altro che trascurabile.

Certo, un giornalista che segue il tennis e non ha mai seguito l’andamento delle scommesse fa molta fatica a scrivere di qualcosa che a lui stesso sfugge, ma sono stati tanti gli esperti di scommesse che hanno lanciato allarmi negli ultimi anni, come l’amico Ian Dorward ed io stesso a fine 2015, quando ho descritto l’andamento assolutamente anomalo e ripetuto nel tempo delle quote dei match di Verdasco dallo US Open fino a fine stagione.

Ma andiamo con ordine, cosa è venuto fuori di nuovo dall’inchiesta Buzzfeed/BBC e cosa sapevamo già?

Che il match Vassallo Arguello vs Davydenko fosse stato altamente sospetto era cosa nota da tempo, ma l’inchiesta è riuscita a rivelare alcuni particolari notevoli: i nomi e gli importi scommessi sia dal gruppo di scommettitori russi (con a capo Rustem Ersaimov), che dagli scommettitori vicini ad Arguello (relativi ad altri match); dell’argentino sono stati recuperati ben 82 SMS scambiati con Fabrizio Guttadauro, palermitano sospettato di essere a capo del gruppo dei siciliani. SMS decisamente compromettenti del tipo “Chiamami in stanza, non sul cellulare”, “Non è d’accordo, vuole vincere”, “Sfortunatamente non è affidabile”. Guttadauro, intervistato, all’inizio ha negato di conoscere Vassallo, poi ha dichiarato che il suo cellulare era stato hackerato, poi dopo aver chiesto se fosse stato Vassallo a dare a Buzzfeed il suo nome ha chiesto se fosse in pericolo con l’FBI, rifiutando di dare qualsiasi risposta ma dichiarandosi disposto ad offrire a Buzzfeed uno “scoop” in cambio di denaro.

Sono state riportate dichiarazioni molto forti da Richard Ings, che è stato dentro l’ATP fino al 2005 col ruolo di vice presidente esecutivo per quanto riguarda la parte relativa a “Rules and Competition” e che compilò una lista di 20 giocatori che erano sempre coinvolti quando c’era un andamento anomalo dei flussi di scommesse: ha detto che “se si dovesse inventare uno sport fatto apposta per le partite truccate, si inventerebbe proprio il tennis” e che “non ci vuole molto per un giocatore a perdere un match senza che l’avversario, i media ed i fan se ne accorgano: diventa evidente quando si analizzano i flussi di scommesse”. Fu proprio Ings ad introdurre poteri speciali (come la possibilità di verificare i telefoni e i flussi finanziari dei giocatori) dopo quando successo tra Vassallo e Davydenko: l’ATP incaricò un gruppo di investigatori esperti nel campo delle scommesse e loro trovarono tutto quanto scritto sopra (titolari dei conti ed importi scommessi) e ne trassero la conclusione che un gruppo di scommettitori russi sapeva il risultato finale del match (ovvero la sconfitta di Davydenko) prima che questo finisse ed era questa consapevolezza che li aveva portati a scommettere cifre che li avrebbero portati a vincere quasi 350.000 sterline. La mancanza di una prova “documentale” non consentì tuttavia di procedere contro Davydenko.

Molto importante è la parte relativa alla nascita della Tennis Integrity Unit: si scontrarono due linee diverse di due investigatori a cui l’ATP aveva chiesto aiuto su come risolvere la piaga dei match truccati. La linea più dura prevedeva la presenza di 6 investigatori, dei quali alcuni con specifiche competenze nell’analisi dei flussi di scommesse, quella più leggera prevedeva solo 3 investigatori senza preparazione specifica circa le scommesse. L’ATP scelse la linea “mordiba”, che è la linea praticata tuttora in quanto ancora oggi non si ritengono sufficienti nemmeno i più eclatanti casi di puntate e movimenti totalmente fuori mercati e spiegabili solo con la corruzione del giocatore.

Sia il gruppo di investigatori che fornì all’ATP tutti i dettagli su Davydenko-Vassallo che anche gli stessi bookmaker hanno ammesso di aver inoltrato negli alla Tennis Integrity Unit tutta una serie di giocatori/partite altamente compromettenti ma che a queste segnalazioni non è mai seguito alcun riscontro, così come in seguito alle informazioni fornite dalle forze di polizia nazionali: è proprio qui la grande accusa nei confronti dell’ATP e della TIU, l’aver minimizzato il problema nel corso degli anni. Nella conferenza stampa improvvisata a Melbourne, ATP e TIU hanno prontamente smentito che stiano cercando di insabbiare i responsabili del match truccati ma l’articolo pur senza fare nomi cita un gruppo di 16 giocatori (tra i quali anche vincitori di Slam e che sono stati nei primi 50 del mondo) che in base alle analisi del gruppo di investigatori esterni alla TIU ha ripetutamente alterato l’esito di incontri nel corso degli ultimi anni.

Viene anche citato un top 50 che sta giocando all’Australian Open, sospettato di vendere ripetutamente il primo set.

Che il tennis avesse un problema match truccati non era un segreto ma se a dirlo è un’inchiesta di colossi come Buzzfeed e BBC, l’ATP e la TIU non potranno più continuare a mettere la testa sotto la sabbia, come lo stesso Paul Beeby, dall’ATP assunto per far luce sui match truccati, dice – “il tennis non ha un problema perché non vuole averlo“-. Personalmente mi aspetto che nelle prossime settimane almeno qualche capro espiatorio venga dato in pasto all’opinione pubblica per dimostrare l’attenzione al problema, attenzione che è stata ridicolizzata dall’inchiesta.

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