Giocatori, giudici, supervisor: chi mina di più l’integrità nel tennis

di - 22 Settembre 2016
Tennis

Gli spunti di attualità non mancano mai sull’argomento match-fixing nel tennis e quindi cerccherò di fare il punto della situazione sui vari fronti.

Ad oggi, nel 2016 soltanto tre giocatori hanno ricevuto una sospensione da parte della Tennis Integrity Unit: Jatuporn Nalamphun, Daniil Tarpov ed il più recente e famoso Constant Lestienne, tutti per aver scommesso su partite di tennis (nessuno per aver alterato o tentato di alterare una partita), attività proibita ma che sicuramente agli occhi dell’appassionato non viene ritenuta una colpa grave: non sembra esserci quindi un problema match-fixing nonostante i numerosissimi casi di match altamente sospetti segnalati quotidianamente tramite alert dei bookmakers.

Molti appassionati italiani e non si sono chiesti in questi ultimi mesi: come mai Marco Cecchinato, squalificato dalla Federazione Italiana Tennis continua a poter fare attività internazionale?

Lo abbiamo chiesto direttamente alla TIU che ci ha risposto cosi:

La ragione per cui Marco Cecchinato può continuare a giocare è che la squalifica si applica soltanto ai tornei nazionali disputati in Italia. Inoltre, la squalifica ci risulta sospesa in attesa dell’appello. La Tennis Integrity Unit aspetterà l’esito dell’appello ma ha anche avviato una propria indagine parallela in accordo al Programma Anti-Corruzione

Di come e quanto un tennista possa alterare un match ho scritto numerose volte ma non sono solo i tennisti a minare l’integrità dello sport.

Lo scorso 14 Settembre l’ITF ha comunicato la sospensione a vita dei giudici di sedia uzbeki Sherzod Hasanov e Arkhip Molotyagin colpevoli delle seguenti violazioni:

Aver utilizzato un cellulare per comunicare punteggi in tempo reale di match che stavano arbitrando

Aver ritardato l’aggiornamento del punteggio ed averlo manipolato inserendo punteggi di parità falsi su match che stavano arbitrando per permettere a “terzi” di beneficiare del risultato esatto comunicato via cellulare

Aver cercato di coinvolgere altri giudici in tale attività

Aver omesso di denunciare altri giudici di cui conoscevano l’attività fraudolenta di manipolazione del punteggio

Giocatori, giudici…chi manca all’appello? Se escludiamo i raccattapalle non rimane che il supervisor.

Qualche settimana fa durante il Challenger di Genova mi sono imbattuto in questo strano Champions Tiebreak nel match di doppio che vedeva opposti Riccardo Ghedin e Dino Marcan ai bielorussi Aliaksandar Bury e Andrei Vasilevski.

Chiunque veda questi 7 minuti scarsi non può che pensare ad un match farsa (la risposta di Marcan ad un servizio a meno di 100 kmh sul 2-6 vi strapperà una risata). Mi sono subito chiesto: sarà stato un match truccato? Ho controllato ma il match non era offerto dai maggiori bookmakers (essendo alcuni dei giocatori in questione blacklisted dai bookmakers per match “sospetti” in passato) e su quelli su cui era offerto non parevano esserci anomalie.

Rivedendo il match allora sono giunto a questo punto

Ad metà del secondo set Marcan, dopo una volèe sbagliata da Ghedin tira questo colpo “a gioco fermo” (a velocità assolutamente moderata) sulla schiena di Bury, si accorge di aver commesso un fatto sanzionabile con la squalifica e va subito a scusarsi.

Bury, sfruttando la situazione, si comporta come se avesse ricevuto qualche coltellata alla schiena: match sospeso per 10 minuti e supervisor in campo. L’unica sanzione possibile visto che Bury richiede il trattamento medico e agisce come se avesse molto dolore è la sconfitta di Marcan/Ghedin per squalifica: il che comporterebbe perdita di punti, montepremi e probabile multa per il croato. Con Ghedin in disparte in attesa dell’evolversi degli eventi inizia un lungo conciliabolo tra i bielorussi, Marcan ed il supervisor e la decisione concordata (che poi Marcan comunica a Ghedin) è quella di cui si ha evidenza nel resto del match: nessuna squalifica ma il match ci conclude con Marcan/Ghedin che lasciano vincere i bielorussi. Come hanno confermato anche alcuni giocatori che hanno assistito al match, è stata probabilmente la soluzione più ragionevole, ma mi domando se in un match professionistico in streaming, in un match su cui tra l’altro si potevano comunque scommettere soldi, sia possibile che venga concordata una farsa. Se qualcuno sugli spalti o da casa si fosse accorto di quanto concordato e avesse scommesso pesantemente sui bielorussi? Ma aldilà delle scommesse, può essere considerato “integro” un match del genere? L’ATP è a conoscenza di una decisione del genere? La ritiene opportuna ed in accordo al Rulebook?

Per chi fosse interessato l’intero match è visibile a questo indirizzo http://livestream.com/ATP/genova2016court1/videos/135189160

Dopo aver fatto una rapida carrellata su alcuni degli stakeholders dell’integrità del mondo tennis come non citare la piacevole chiacchierata che ho avuto con Francesco Baranca, segretario generale di Federbet benemerita organizzazione no profit che mira a debellare il fenomeno del match-fixing (non soltanto relativo al tennis).

Federbet è stata in passato ed è tutt’ora al centro dell’attenzione per l’aiuto fornito nell’individuare match sospetti (non ultimo quello di Vitalia Diatchenko ai recenti US Open), grazie alla collaborazione con alcuni bookmakers (principalmente dell’Est Europa): questi segnalano puntate anomale, Federbet analizza i flussi ed invia la propria analisi agli enti competenti (nel caso del tennis la TIU e la Direzione del torneo coinvolto). Spetta poi a tali enti eseguire le dovute indagini e emettere le dovute sanzioni: ad oggi nonostante l’apprezzabile sforzo di Federbet il mondo del tennis è stato restìo a svolgere indagini (ma anche solo ad ammetterne l’esistenza) tant’è che a volte Federbet ha dovuto scavalcare gli enti sportivi presentando denuncia direttamente alle polizie locali.

Gli appassionati di questo sport non possono che affidarsi ad organizzazioni di questo tipo (ma anche e soprattutto ai media in grado di mettere pressione alla Tennis Integrity Unit) per sperare che il fenomeno ad oggi dilagante riesca ad essere arginato: non potrebbe che essere limitato tramite le squalifiche ma può il mondo del tennis sopportare il danno d’immagine di centinaia di tennisti squalificati (sì, il fenomeno è cosi vasto)? La risposta è ovviamente negativa ed è per questo che con ogni probabilità dovremo arrenderci a convivere con questo fenomeno.

Vi lascio con un’ultima considerazione, visto che l’argomento mi è stato proposto più volte sia come commento agli articoli che in privato: non si risolverebbe il fenomeno se le scommesse sul tennis (in particolare quelle a livello ITF, di gran lunga il settore più corrotto tra tutti gli sport) fossero vietate?

Devo dire che un argomento a favore di questa ipotesi è senza dubbio il livello del circuito ITF, che spesso si può definire tutto tranne che “pro”, sia per il fatto che i giocatori siano in costante perdita economica (più vicini al concetto di “clienti” che di “professionisti”) ma anche per la qualità del gioco.

Qualche giorno fa nel 10.000 dollari israeliano di Kiryat Gat mi è capitato di vedere all’opera una giocatrice ghanese di 20 anni, Yvonne Bruce-Tagoe senza alcun match “pro” alle spalle e con una serie di match persi a livello junior a suon di 6-0 o 6-1. Per qualche motivo si è ritrovata catapultata in Israele con una Wild Card nel Main Draw del doppio: ho registrato alcuni punti che trovate qua sotto.

Da notare che non ha scambiato una parola con la compagna di doppio e che le ho viste anche non fermarsi al cambio campo con una che cambiava lato giudice di sedia e l’altra dal lato opposto: su un match con un livello del genere (e si possono trovare esempi ogni settimana) si potevano piazzare scommesse per migliaia di euro (il prize money per il primo turno di un 10.000 dollari è di 72 dollari lordi a coppia).

Alla domanda di cui sopra ho sempre risposto in un unico modo e qualche giorno fa la UK Gambling Commission ha dato esattamente la mia risposta ovvero che togliere le scommesse “regolamentate” non diminuirebbe il fenomeno ma lo sposterebbe soltanto al mercato nero, in cui i flussi di scommesse non sarebbero tracciabili come lo sono oggi.

Il problema, il grosso problema delle autorità tennistiche è che oggi pur in presenza di questi flussi anomali che spesso non possono dar adito a dubbi e possono essere interpretati solo ed esclusivamente in un modo la reazione è di assoluta inerzia.

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