Jennifer Capriati, una storia vera soltanto a metà

di - 29 marzo 2015

Jennifer Capriati - titolo al Roland Garros

di Salvatore Petrillo

 Lungi da me l’esser tacciato come “blasfemo” o, quantomeno, inopportuno, ma parlando di Jennifer Capriati, viene in mente soltanto il fatto che “su Jennifer, tutto è stato detto, e tutto resta ancora da dire”, parafrasando la celebre frase di Wiesel riferita alla Shoah.

Perché si è tanto parlato negli anni di un talento straordinario, di una ragazza tanto precoce quanto ambiziosa, determinata, praticamente in grado di infrangere tutti, o quasi, i record di WTA e ITF, tanto da costringere le suddette organizzazioni a porre dei limiti di età, eppure c’è tanto ancora da svelare su una ragazza che ha vissuto praticamente sempre sulle montagne russe.

Nata il 29 marzo di 39 anni fa a New York, Jennifer si mette in mostra alla tenera età di 13 anni, vincendo Roland Garros e US Open a livello Juniores, battendo il record di precocità a questo livello. Le origine italiane (brindisine, da parte di padre) sono ben evidenti nel suo cognome, la ragazza a soli 14 anni comincia a fare la sua comparsa nei tornei professionistici, e la sua prima apparizione nella classifica WTA avviene direttamente in 24esima posizione, a seguito di due sorprendentissime finali.

I fondamentali della ragazza sono già di altissimo livello, il gran ritmo da fondo le permette di confrontarsi egregiamente con ragazze molto più avanti di lei, ma c’è una cosa che la differenzia dalle altre: Monica Seles, sua grande amica, dirà: “Il suo spirito combattivo è la sua arma migliore”. La “fidanzatina d’America”, come la definisce la stessa Seles, aveva davvero dei colpi spettacolari, ma a questi univa una tenacia, una aggressività, già a 14 anni, tali da spaventare le più quotate avversarie, tanto che probabilmente è una delle poche tenniste che ha davvero messo paura alle sorelle Williams.

A 16 anni arriva una incredibile medaglia d’ora alle Olimpiadi di Barcellona, ma da qui, più precisamente dagli inizi del 1993, qualcosa si rompe: la Capriati cede mentalmente, “scoppia”, come dirà Roberto Lombardi, schiacciata dal peso di una pressione troppo grande per una teeneger, trovatasi con oltre un milione di dollari di montepremi e le aspettative di una intera nazione a soli 17 anni.

Comincia un triennio che con il tennis ha davvero poco a che fare, la Capriati si fa notare molto di più per cronache extra-campo, per i problemi relazionali con il padre, dipendenza da droghe, scippo, cose che sembrerebbero appartenere più ad una ragazza senza futuro che alla campionessa tanto aspettata dal tennis a stelle e strisce.

Nel 1996 la Capriati ritorna, e nonostante qualche tentennamento, è da qui che prende il via il suo vero periodo d’oro: dopo qualche anno di “ambientamento”, alcune vittorie e qualche finale qua e là, nel 2001 arriva il primo Slam, l’Australian Open, torneo durante il quale estromette, nell’ordine, Monica Seles, Lindsay Davenport e Martina Hingis in finale. Arriva anche la vittoria di Parigi, dove batte al termine di un’epica finale Kim Cljsters, e le semifinali di Londra e New York, risultati che le permettono di issarsi in vetta alle classifiche mondiali a 25 anni, nel pieno della sua maturità.

Il 2002 porta in dote a Jennifer un altro Australian Open, che è, però, di fatto l’ultimo risultato di rilievo. Problemi fisici che la costringono a finire sotto i ferri e problemi personali che la portano ancora agli “onori” della cronaca, come la denuncia per stalking non più vecchia di due anni fa, fanno risalire l’ultimo match giocato da JC al 2004. Addirittura si parla di depressione, idee di suicidio, come dichiarerà lei stessa nel 2007, ma non ha mai abbandonato l’idea di tornare ancora sui campi da tennis.

Si parla addirittura di una Wild Card per gli US Open di quest’anno, torneo a cui avrebbe volentieri preso parte 6 mesi fa, ma che ha dovuto mancare a causa dei problemi del padre, al quale è voluta stare vicino nei momenti più difficile. Un ritorno in campo da cui, ovviamente non ci si aspetta nulla, ma che quantomeno chiuderebbe il cerchio in maniera “normale”, per una ragazza che, in effetti, di normale, nella sua vita, non ha quasi mai avuto nulla.

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