Amarcord Masters


di Roberto Bontempi (articolo pubblicato su Tennis.it)
Londra (UK). Una competizione che, fin dalla sua nascita nel 1970, prevede la partecipazione dei migliori tennisti dell’anno, non può che regalare tante partite meravigliose. Abbiamo provato a fare una selezione di alcuni tra i match più belli, più spettacolari, più importanti che si sono giocati in trentanove anni di sfide al Masters. Dite la vostra nei commenti.
Sgambetto al pluricampioneVilas b. Nastase 7-6 6-2 3-6 3-6 6-4 (finale, Melbourne, 1974). Nell’unica edizione erbivora che il Masters ricordi, c’è scappato un sorpresone mica da ridere. L’ipermuscolare Guillermo Vilas era un ottimo tennista, si ricorda la sua serie di 53 vittorie consecutive sulla terra battuta, ma decisamente poco adatto al tennis erboso, con quelle rotazioni eccessive e una propensione a rete non proprio felina. L’istrionico Nastase, invece, aveva vinto le ultime tre edizioni della manifestazione ed era grande favorito. Invece, giunti in finale, il mancino di Buenos Aires riuscì a sorprendere il rivale giocando con grande sagacia tattica dal primo all’ultimo punto e tenendo meglio alla distanza. La classe operaia salì al potere, e “il poeta” prese spunto da quell’inaspettato successo per dare ulteriore slancio alla sua straordinaria carriera. (Qualche scambio del match su http://www.youtube.com/watch?v=5ZHObyWksME).
L’ultima di Nasty. Nastase b. Borg 6-2 6-2 6-1 (finale, Stoccolma, 1975). Dodici mesi dopo, però, Nastase ebbe ancora modo di gioire. Sul velocissimo campo di Stoccolma, il talento romeno, dopo aver superato anche il nostro Adriano Nazionale nel round robin, si qualificò per l’atto conclusivo dove si ritrovò di fronte l’idolo di casa Bjorn Borg. Il 19enne di Sodertalje, già vincitore di due Roland Garros, per una volta non fu glaciale: soggiogato dalla pressione di un’intera Nazione e irretito dai mille giochetti della Fattucchiera di Bucarest, Borg, assolutamente incapace di reagire, incassò una delle sconfitte più nette della sua bruciante avventura da professionista. Mai, una finale del Masters tre-su-cinque fu così a senso unico. Nastase, così, agguantò il quarto titolo al Masters. L’ultimo importante successo della sua carriera.
Il moccioso dal braccio d’oro. Mc Enroe b. Ashe 6-7 6-3 7-5 (finale, New York, 1978). Il Madison Square Garden, nell’edizione del 1978 andata in scena nel gennaio 1979, fu teatro di una finale piena di contenuti: un derby stelle-strisce e insieme uno scontro generazionale tra il 35 enne Atrhur Ashe e il 19enne John Mc Enroe. L’irriverente mancino nato in Germania era alla sua prima partecipazione all’evento di fine anno, per Ashe, invece, quella sarebbe stata l’ultima. I due si erano già affrontati nel round robin, e John aveva vinto con estrema facilità. Ma in finale Mc Enroe fu costretto a sudare le proverbiali sette camicie prima di concludere a suo favore un incontro equilibrato e spettacolare che sigillò la prima delle tre affermazioni del talento di Wiesbaden nel Masters di fine anno, la sua prima, importante vittoria. Il più classico passaggio di consegne tra due personaggi diversissimi che hanno scritto pagine indimenticabili della storia del nostro sport.
1/5. Lendl b. Gerulaitis 6-7 2-6 7-6 6-2 6-4 (finale, New York, 1981). Dire Lend significa soprattutto dire Masters. Per ben nove volte consecutive, su dodici partecipazioni complessive, il tennista ceco-statunitense si è infatti qualificato per l’atto conclusivo della manifestazione di fine anno, vincendone cinque. La prima vittoria di Ivan il terribile risale all’edizione newyorkese del 1981. Il 17 gennaio 1982, Lendl affrontò il riccioluto serve-and-volleyer Vitas Gerulaitis, idolo di casa. Il match era già andato in scena nel round robin qualche giorno prima, e Ivan si era imposto con difficoltà. La finale fu un crogiuolo di emozioni. L’aggressività e il tocco di Gerulaitis lo portavano in vantaggio di due set a zero. L’americano arrivava addirittura a match point nel meraviglioso tie break del terzo. Un diritto di Lendl annullava l’opportunità e l’incontro cambiava gradualmente padrone. Una partita tirata fino alla fine e risolta solo sul filo di lana a favore dell’allora cecoslovacco, che l’anno prima era stato sconfitto in finale da Borg. Tutti lo consideravano un perdente: da allora comincerà a non esserlo più. (Il decisivo tie-break del terzo set su http://www.youtube.com/watch?v=SzF_kqvpw-8).
Nastro teutonico. Becker b. Lendl 5-7 7-6 3-6 6-2 7-6 (finale, New York, 1988). Ancora Lendl protagonista , questa volta nell’ultima delle nove finali consecutive da lui agguantate nel Masters. Di fronte al numero uno del mondo un ragazzone tedesco da lui già sconfitto tre set a zero nelle finali del 1985 e nel 1986: Boris Becker. Fu una mega battaglia di 4h42′, una delle più belle finali giocate al Masters. Il tedesco si portava in vantaggio due set a uno ma cedeva di netto il quarto. Il quinto era un testa a testa formidabile con scambi mozzafiato e nessuno dei due rivali disposto a perdere. Serve il tie-break. Sul 6-5 a favore di Becker avveniva l’impensabile: un ultimo palleggio tagliagambe di trenta tiri, era concluso con un nastro beffardo che rappresenta certamente uno dei punti più incredibili della storia del tennis. Assolutamente da vedere. (Le ultime fasi del match e l’incredibile matchpoint su http://www.youtube.com/watch?v=ieTWAg7X0nQ&feature=related).
La sfida infinita. Sampras b. Agassi 4-6 7-6 6-3 (semifinale, Francoforte, 1994). Il dodicesimo confronto (dei trentaquattro complessivi) della meravigliosa rivalità tra Agassi e Sampras andò in scena nella semifinale delle Atp Finals 1994. Nella nostra selezione è l’unica eccezione alle finali. E, fidatevi, ne vale la pena. Una delle partite più belle tra i due. Dopo un paio d’anni di dittatura samprassiana, Agassi era stato risuscitato da Brad Gilbert e si apprestava a diventare davvero il rivale numero uno di Pistol Pete. Il match fu di una qualità spaventosa, almeno fino alla fine del secondo set quando, un over-rule dell’arbitro Berger, scatenò una violenta reazione di Agassi che costerà al Kid di Las Vegas il primo turno di servizio del terzo set e, di conseguenza, il match. Un punto è rimasto nella storia, quello che ha portato Sampras sul 6-3 nel tie-break del secondo parziale. Quello è valso da solo il prezzo del biglietto anche se su you tube, ahimé, non c’è…
Clava e fioretto. Sampras b. Becker 3-6 7-6 7-6 6-7 6-4 (finale, Hannover, 1996). Per alcuni autorevoli commentatori questa prima finale del Masters disputata ad Hannover è stato uno dei match più bella della storia del tennis.  Certamente ha rappresentato una summa di quello che due atleti preparatissimi e tennisti completi possono fare su un campo da tennis nel ventesimo secolo. Quattro ore esatte di tennis a tutto campo con randellate da fondo e tocchi a rete, un mix raro di brutalità e dolcezza tutto da ammirare. Becker, alla sua ultima grande stagione, era campione uscente e idolo incontrastato del pubblico; Sampras usciva da un’annata di alti e bassi ma piena di orgoglio. Bum Bum era partito alla grande incamerando il primo set, ma Sampras era stato più freddo nei due tie-break successivi. Il tie-break del quarto è stato intensissimo e si è chiuso 13-11 dopo che Boris aveva annullato un match-point all’avversario. Nel quinto gli aggettivi sono finiti: la sintesi è tutta in quel match point decisivo e nell’abbraccio tra i due. Per Sampras è stato il terzo di cinque titoli complessivi. Che spettacolo! (L’incredibile match point su http://www.youtube.com/watch?v=X1o6plUSCmE&feature=related).
Non tutte le ciambelle… Corretja b. Moya 3-6 3-6 7-5 6-3 7-5 (finale, Hannover, 1998). Alla vigilia dell’edizione ’98, i bookmakers davano a 100 un possibile remake della finale del Roland Garros tra gli spagnoli Corretja e  Moya nell’atto conclusivo del Masters…  Invece Corretja ha sconfitto in semifinale per 7-6 al terzo Pete Sampras e la finale meno nobile della storia della manifestazione, di certo la più sorprendente, si è materializzata. Eppure la qualità del match non è stata per nulla infima e le emozioni non sono mancate. Anzi. I due si sono avventurati in schemi per loro inusuali, scendendo una grande quantità di volte e variando molto più del solito il loro gioco a volte monocorde. Corretja, inoltre, ha dato un grande saggio delle sue qualità mentali e di stratega, riuscendo a recuperare due set di svantaggio ad un rivale più giovane e più forte. Insomma, grande rispetto per tutti e due, però tutti speriamo in cuor nostro che una simile finale resti un unicum irripetibile.
Brilla una stella. Federer b. Agassi 6-3 6-0 6-4 (finale, Houston, 2003). Nel 2003 l’astro di Roger Federer si è rivelato al grande pubblico in tutto il suo splendore con il successo a Wimbledon. A chiudere la prima grande stagione del campione svizzero c’è stato un Masters incredibile. La sfida con il Kid di Las Vegas, si era già giocata pochi giorni prima nel round robin, ma lì Roger aveva vinto solo dopo aver annullato due match point all’esperto sfidante. Fatto tesoro del brivido provato, però, in finale Federer non lasciò scampo al povero Andre, annichilito fin quasi all’impotenza da una serie imbarazzante di colpi vincenti da tutte le parti del campo. E Agassi era ancora decisamente da corsa, se si pensa che solo qualche mese prima era stato (per l’ultima volta) di nuovo numero uno del mondo. A quella prima finale al Masters di Roger, ne sarebbero seguite altre quattro consecutive, e proprio da quel momento si ebbe la conferma definitiva di essere di fronte all’uomo che poteva sconvolgere la storia del tennis… (Gli highlights della sfida su http://www.youtube.com/watch?v=3alEp4NgHi4).
Supplente di lusso. Nalbandian b. Federer 6-7 6-7 6-2 6-1 7-6 (finale, Shanghai, 2005). L’ultima sfida che ricordiamo in questa carrellata vede ancora protagonista Roger in una circostanza per lui meno fortunata. Federer, ormai numero uno incontrastato e con sole tre sconfitte subite in tutto l’anno, era giunto all’evento conclusivo della stagione in condizioni fisiche non impeccabili. Eppure il suo percorso fino alla finale era stato netto e suggellato dall’incredibile sfida di semifinale contro Gaudio annichilito dall’unica biciclettta della storia del Masters. Proprio al primo incontro, inoltre, Roger aveva superato, seppur con qualche difficoltà, l’argentinone David Nalbandian, talento pigro mai definitivamente esploso, suo avversario anche in finale. Una finale densa, durata 4h33′. Roger si era aggrappato al servizio ed aveva vinto i primi due set al tie-break poi crollava. Nalbandian sembrava una furia: tre giochi persi in due e set gli davano lo slancio per portarsi 4-0 nel quinto. Tutto sembrava finito. E invece Federer, triste e claudicante, risorgeva, trovando energie chissà dove. Punto su punto recuperava. Si arrivava 4-4. Poi, sul 5-5, il re piazzava la zampata vincente e andava a servire per il match sul 6-5. Andava avanti anche 30-0 ma non bastò. Il match approdò al tie break e il pigro argentino si impose 7-3, diventando il secondo Maestro senza Slam della storia. (Gli highlights del meraviglioso quinto set http://www.youtube.com/watch?v=tmvej7_PfkY).

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