Impressioni da Santa Croce..


(Martina Di Giuseppe, classe 1991)

di Nicola Boni

La partita di secondo turno tra Martina Di Giuseppe e Anastasia Grymalska è stata molto ben giocata da entrambe le contendenti ed è stata piacevolissima, come sempre accade quando si affrontano giocatrici con stili diversi e tattiche diverse.
Martina Di Giuseppe ha un gioco estremamente brillante e d’attacco ed è tra le poche che, addirittura, quando entra una buona prima si avventura nel serve and volley; una vera rarità, ormai, nel tennis femminile, soprattutto giovanile.
Anastasia Grymalska ha un gioco moderno, non può dirsi una semplice regolarista da fondocampo, visto che, in ogni caso, anch’essa cerca sempre il punto, anche senza prendere la rete.
Nonostante il nome, direi che è italianissima, visto che anche le esclamazioni, peraltro sempre educatissime, che le sono sfuggite durante la partita, sono sempre state in italiano.
Entrambe hanno dato vita ad una partita altamente spettacolare, con pochissimi errori gratuiti.
Peccato che io sia stato l’unico spettatore, visto che tutti guardavano il match tra la Holland e la Sotnikova, che si giocava nel campo vicino.
La Grymalska è subito entrata in partita e si è portata rapidamente 4-0. La Di Giuseppe, che ha un gioco molto difficile, ha iniziato male e si è fatta sorprendere più volte dai passanti della Grymalska, sempre molto precisi.
Poi la Di Giuseppe ha registrato i colpi, in specie il servizio: la prima palla di servizio la gioca sempre piatta, la seconda sempre in kick. E’ iniziato, allora, un vero spettacolo: la Di Giuseppe dominava lo scambio, portandosi sempre a rete, che copriva con grande efficacia, colpendo con stop-volley, sia di diritto che di rovescio, di estrema qualità.
Per la Grymalska, che non ha per nulla demeritato, non c’è stato nulla da fare. Ha finito per perdere 7-5 6-3, ma senza nulla da rimproverarsi.
Peraltro, per spezzare il ritmo dell’avversaria nei rari scambi da fondocampo, la Di Giuseppe, che essenzialmente gioca il rovescio a due mani, staccava la mano, spesso e volentieri, per giocare un back signorile, di assoluta qualità e finezza. La Di Giuseppe stacca la mano per giocare anche la smorzata.
In ogni caso, devo dire che, nelle occasioni in cui era chiamata a rete dalle palle corte della Di Giuseppe, anche la Grymalska mi ha dato l’impressione di saper giocare al volo. Ha un ottimo senso della posizione, agevolata dalla velocità con cui corre in avanti.
Del resto, ho visto la Grymalska correre per chilometri ed effettuare recuperi incredibili. Nonostante ciò, alla fine della partita non l’ho vista particolarmente provata, indice di ottima preparazione fisica.
Sarà difficile, per me, dimenticare lo scambio più bello della partita: la Di Giuseppe ha seguito immediatamente a rete un primo servizio estremamente potente e profondo, la Grymalska ha risposto di diritto, tra i piedi della Di Giuseppe, una palla che sarebbe stata vincente contro chiunque, la Di Giuseppe ha fatto una demi-volée di rovescio, ad una mano sola, degna della migliore Navratilova, sortendo una palla corta imprendibile.
Concludendo, devo dire che le due si sono comportate, tra di loro, con estrema correttezza ed educazione, da vere professioniste, senza mai polemiche ed equivoci e rispettando sempre le chiamate dell’altra.

Ho visto interamente la partita di terzo turno di Martina Trevisan contro la francese Chala, un’avversaria di due anni più anziana e n. 35 (ma è stata anche n. 11) del ranking mondiale under 18 ITF, peraltro protagonista in aprile del torneo del circuito maggiore ITF di Antalya, da 10.000 dollari, in cui è arrivata in semifinale partendo dalle qualificazioni, e che si allena alla celebre Accademia Mouratoglou in Francia (la stessa in cui si allena anche la nostra Camila Giorgi). Un’avversaria, quindi, estremamente qualificata.
Martina ha evidentemente sentito, fin dall’inizio della partita, sensazioni negative; è scesa in campo molto nervosa.
Già sul 2-2 del primo set, quindi a risultato ancora assolutamente in bilico ed a partita appena iniziata, ho sentito Martina lamentarsi più volte con sé stessa, dicendo al suo allenatore, seduto dietro la rete a bordo campo, vicino a me, “non mi muovo, non sento la palla, peggio di così…”.
Giustamente, ma inutilmente, il suo allenatore la incitava, dicendole “parla meno, dai, stai concentrata, resta concentrata”.
E, infatti, in men che non si dica, l’avversaria saliva 5-2, sfruttando gli errori di Martina, sempre più sfiduciata ed insoddisfatta del suo gioco e della sua prestazione, assolutamente ipercritica nei suoi stessi riguardi.
A questo punto, però, c’è stata una grande reazione di Martina che, con molti punti vincenti, riusciva a recuperare fino al 5-5.
Ho sentito allora il suo allenatore dirle: “vedi che se stai zitta sbagli meno, forza”, ma lei, ancora una volta, ha fatto un gesto con la mano, scotendo la testa, mostrando di non credere, ancora una volta, in un esito positivo del match, avvertendo ancora, nonostante la rimonta, a tutta evidenza, sensazioni negative.
Ed infatti, da quel momento in poi, l’avversaria ha vinto 5 giochi di fila, senza fare nulla di particolare ma sfruttando i numerosi errori di Martina, portandosi così sul 7-5 3-0 in suo favore.
In questi 5 giochi Martina si è più volte lamentata, in modo sempre del tutto educato, però: “brava Martina, brava, oggi giochi proprio bene”, “racchetta, racchetta mia, oggi ti spacco”, (ma poi non l’ha mai spaccata), e, sempre rivolgendosi al proprio allenatore, “oggi non so dove tiro, lo fo a caso”.
Nonostante queste reiterate sensazioni negative, Martina, ancora una volta giocando colpi magnifici, recuperava, fino al 3-3.
Il nervosismo ed il dialogo con sé stessa, però, non terminavano, malgrado i ripetuti incitamenti del suo allenatore, che giustamente le consigliava di stare calma e concentrata.
Sul 5-4, perdeva l’ultimo servizio e, quindi, anche il match, con il punteggio finale di 7-5 6-4.
Nonostante sia entrata in campo già sicura di perdere, e nonostante i numerosi errori, contro un’avversaria classificata molto meglio di lei e comunque molto più esperta, Martina Trevisan è stata comunque in grado di fare partita pari.
Tutto ciò non può che essere fonte di ottimismo per il futuro.
Da un punto di vista puramente tecnico, vi lascio le mie impressioni assolutamente personali, con la precisazione che l’ho vista giocare solo in questa occasione.
Ha una prima palla di servizio estremamente efficace, piatta, ma ho visto che riesce a servire anche in slice, con assoluta padronanza. Il fatto che sia mancina può esserle d’aiuto contro avversarie non abituate.
Il primo movimento del servizio è molto breve, porta immediatamente la racchetta dietro la testa; esegue poi un “mulinello” molto veloce; scarica tutto il peso del corpo sulla palla, che quindi, in effetti, acquista ottima velocità. Non commette mai fallo di piede. Lo so per certo perché mi trovavo proprio in linea ed ho verificato.
La seconda palla di servizio è ugualmente rischiosa, similmente a quanto ho visto fare a Camila Giorgi alle qualificazioni del torneo del Foro Italico. Anche lei, quindi, come Camila, commette molti doppi falli (io, contro la Chala, ho smesso di contarli dopo il decimo, ma sono stati di più). Si tratta di doppi falli, però, non dovuti a paura o ad ansia.
Il rovescio, rigorosamente a due mani, è, a parer mio, il suo colpo migliore, anche se è difficile dare una preferenza per il diritto o per il rovescio, visto che, comunque, il diritto riesce a caricarlo di più, spostando tutto il suo peso sulla palla, che assume ottima velocità. Durante la partita, però, non ha mai sbagliato, in pratica, con il rovescio. Con il rovescio imposta benissimo lo scambio, domina il gioco, organizza le geometrie e, come detto, non sbaglia mai. E’ un colpo che le darà grandissime soddisfazioni e che, quando riuscirà a velocizzare come fa adesso con il diritto, sarà ancora migliore.
Ha qualche problema in più con il diritto, che tende a scapparle un po’ e che alle volte gioca con troppa fretta, con il quale però è capace di giocare vincenti da ogni parte del campo. Anticipa sempre, gioca sempre con i piedi almeno sulla linea di fondocampo, odia indietreggiare, anche quando le arrotatissime palle dell’avversaria consigliavano più prudenza e qualche passo indietro. L’ho vista, invece, anticipare lo stesso, colpendo la palla di diritto, nella maggior parte delle occasioni, addirittura, ed abbondantemente, sopra alla sua testa, cercando ugualmente di schiacciarla e di velocizzare ed appiattire il gioco. Per questo motivo, quindi, ha commesso molti errori di diritto non forzati, che hanno contribuito a determinare il punteggio. Sempre per questo motivo, almeno per il momento ritengo migliore il rovescio, che non gli scappa mai, a differenza del diritto, ma è difficile capire, ora, come sarà in futuro il rapporto tra i due colpi di fondocampo, che, comunque, rappresentano il fondamento del suo gioco.
L’avversaria serviva molto bene, anche in kick. Ed anche in questo caso, lei comunque rispondeva alla prima con i piedi sulla riga di fondocampo e, sulla seconda, addirittura avanzava. Anticipava anche la risposta, dunque, sfruttando i suoi riflessi, che sono fuori dal comune.
E’ rapidissima di gambe, anche se lei si lamentava, nell’occasione, di non essere in grado di muoversi. Sarà stata una sua sensazione, a me non è sembrato proprio così, anzi.
Ho notato che ha grande personalità: nonostante l’avversaria fosse più quotata ed esperta, non ne era intimidita. La Chala, piuttosto, in un paio di occasioni, ha tentato di rubarle qualche punto: lei non ha avuto difficoltà a chiedere l’intervento del Giudice Arbitro che, in una occasione, le ha dato, giustamente, ragione.
Occorrerà, però, indicare anche dove deve migliorare.
Naturalmente, si tratta di una ragazza di 14 anni e mezzo: l’esperienza le consentirà di tramutare il nervosismo in energie positive. Contro la Chala è scesa in campo molto nervosa, con un’attitudine negativa che l’ha portata a perdere una partita che, tra un anno, a mio modesto parere, vincerà agevolmente.
Ho avuto anche l’impressione che non sia abituata a gestire, per il momento, partite da condurre con pazienza, contro avversarie forti. Del resto, fino ad ora Martina è sempre stata abituata a vincere le partite lasciando pochi giochi alle avversarie.
Una sola partita non fa testo, quindi non si può dire se abbia realmente dei cali di concentrazione, comunque dovuti all’inesperienza ed alla giovanissima età, oppure no: certo è che nel periodo peggiore, nel corso della partita, di autocritica e di lamenti, ha giudicato buona, in modo del tutto controproducente, una seconda palla di servizio della Chala che invece era nettamente fuori.
Il suo gioco, in questa partita, è stato bellissimo, ma solo a sprazzi: dal 5-2 al 5-5 nel primo set, dal 3-0 al 3-3. Ma la continuità, mancata in questa partita, non può preoccupare in un soggetto così giovane.
Lei ha un gioco di grande pressione da fondo campo: non sfrutta appieno questo gioco, in specie quando l’avversaria si trova in difficoltà ed è costretta ad accorciare. Potrebbe, in quel caso, portarsi a rete e, comunque, giocare lo schiaffo al volo, che sa fare, peraltro, benissimo, nelle rare occasioni in cui si è spinta a cogliere il frutto del suo gioco, e che tira senza alcuna paura.
Non ha fatto una volée in tutta la partita e, in ogni caso, si rifiuta di giocare lo smash. Preferisce far rimbalzare la palla e colpire con il diritto, rischiando però così di dover “fare” il punto due o tre volte ed esponendosi, nonostante il dominio dello scambio, ad errori, come purtroppo, contro la Chala, qualche volta è avvenuto.
Ugualmente, non le ho visto fare una sola palla corta, nemmeno quando l’avversaria era a remare diversi metri dietro la linea di fondocampo, spinta laggiù dalle sue accelerazioni.
Concludendo, nonostante il nervosismo e la sconfitta, io sono estremamente ottimista sull’avvenire di Martina Trevisan, ma, ovviamente, lascio la parola a chi è più esperto di me.

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