Vi racconto la crisi del tennis Usa

di - 1 Novembre 2013

di Giampaolo Mauti

Ciao a tutti, sollecitato da Alessandro ho pensato di dire la mia sulla crisi del tennis Usa, vista da chi vive e lavora negli Stati Uniti. Avete pienamente ragione a notare come il movimento maschile del tennis Usa sia molto in difficoltà. Nel femminile invece diaciamo che va abbastanza bene anche se considero Serena Williams una giocatrice che fa parte della vecchia generazione. Il problema nel maschile è la mancanza di ricambi: i vari Harrison, Kudla, Sock, sono buoni giocatori ma non dello spessore dei vari Sampras, Agassi, Courier, Chang.

La Usta è anche una delle federazioni più ricche e non fanno mancare di certo sostegno economico o aiuti ai ragazzi. La federazione statunitense può anche vantare la presenza di coach di altissimo profilo come Josè Higueras, Jay Berger, Tom Gullikson e molti altri. Per non parlare del centro di cui dispongono a Boca Raton…

Detto ciò il ragionamento più logico che mi permetto di fare riguarda i giocatori. Parlo spesso con Leonardo Caperchi, trasferitosi in pianta stabile qui in Florida, e notavamo come il problema principale sia proprio nella mentalità della maggior parte dei ragazzi/bambini, talvolta molle e non dedita ad un lavoro adeguato per diventare campioni. Va sottolineato alresì che i giovani qui inegli States hanno molta scelta per quanto riguarda lo sport, dal football al golf, dal basket al baseball. Tutti sport molto popolari, anche se credo che sia più una scusa che altro perché le accademie di tenns come Bollettieri, Rick Macci, Evert e altre sono pienissime di ragazzi che giocano a tennis.

I genitori delle nuove generazioni sono molto protettivi nei confronti dei figli, che purtroppo vengono viziati e in campo diventano poi “uncoachable players”. Vediamo e viviamo quotidianamente episodi nei quali i ragazzi non fanno praticamente niente autonomamente e la stessa cosa poi si rispecchia anche in campo. Rick Macci mi racconta sempre di Richard Williams che gli chiedeva di organizzare matches per Serena e Venus con ragazzi o ragazze che odiavano le sue figlie e faceva questo di proposito per abituare Serena e Venus a giocare sempre sotto pressione sin da piccole. Ora queste cose non esistono perché i ragazzi non affrontantano le difficoltà ma cercano di sfuggire da queste situazioni. Sentiamo spesso commenti del tipo: “non voglio giocare match con quella persona perché è più giovane di me, oppure tira solamente moon balls, ecc, ecc…” Purtroppo molti genitori invece di censurare questi ragionamenti assolutamente sbagliati dei propri figli, li affiancano e danno loro sempre ragione.

E’ per questo motivo che purtroppo qui negl Stati Uniti, anche se si hanno tutte le possibilità per creare miriadi di campioni, purtroppo al momento non c’è un top 10. Anche i giocatori Top-100 attuali, anche se giocano bene, sono mentalmente molto soft. Insieme a Leonardo Caperchi, che da questa estate è entrato a far parte dello staff della Rick Macci Tennis Academy a Boca Raton cerchiamo di parlare il più possibile con i genitori e tentiamo di avere colloqui costruttivi, cercando di spiegare e programmare la crescita tecnica, mentale, fisica dei ragazzi ma non abbiamo riscontri positivi (purtroppo) da molti genitori.

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28 commenti

  1. andrew again

    terzo o quarto articolo in pochi giorni sui poveri statunitensi…

    certo che se ascoltano noi italiani, allora per loro è davvero finita…

  2. pulsatilla

    L’articolo si può riassumere in due parole: tutta colpa dei genitori!
    Mi sembra un’analisi molto semplicistica e parziale.

  3. cesare veneziani

    I genitori di oggi sono, molto spesso, iperprottettivi, e quando non lo sono diventano violenti. In entrambi i casi c’è un deficit di EQUILIBRIO.
    Quelli sani? Ci sono, ma sono pochi! Come i maestri bravi, caro Pulsatilla 😉
    Ma il problema rimane, e per emergere in questo sport ci vogliono le palle, come in qualunque altro ramo della vita. Anzi, nel tennis di più…quindi basta essere iperprotettivi con i figli! Educhiamoli al confronto, alla sconfitta e, soprattutto, alla rielaborazione delle cose.

    Saluti

  4. pulsatilla

    Cesare,
    sono d’accordo con tutto quello che hai detto. ma genitori così ci sono stati in tutte le epoche e in tutte le latitudini.
    La domanda è: siamo sicuri che la crisi di tennis giovanile negli USA sia dovuto a questo fattore?
    Io credo di più ad esempio al fattore economico, che oggi condiziona e non poco le scelte.
    In definitiva se hai un figlio maschio pur bravo a tennis, spingerlo a tentare la strada del professionismo mi sembra da matti.
    E’ il mio pensiero.
    Ed è per questo motivo che faccio un tifo sfegatato per tutti quelli che ci provano davvero, so quanto è duro e rischioso.

  5. marco mazzoni

    Invece io reputo questa breve analisi un punto di vista molto interessante, e visto che è vissuto dal di dentro, merita eccome di essere considerata e rispettata. Ovvio che non è solo questo il problema, ma è di sicuro uno dei problemi maggiori. Nella competizione terribile di oggi, il carattere è fondamentale per emergere.

  6. Giampaolo

    @cesare Veneziani
    D’accordissimo su tutto quello Che hai detto . E’ il mio pensiero .

  7. R0bert0?

    È quando si ha il giovane, bravo, con il genitore equilibrato si fa fatica a trovare il maestro bravo. Quando finalmente si trova il maestro bravo non c’è chi finanzia. Dopo tante ricerche si è trovato chi finanzia, ma a questo punto il giovane si stufa o il genitore ha perso l’equilibrio stanchi di così tante ricerche…a mio modesto avviso tutti si deve lavorare affinché diventi più facile far emergere un giovane nel tennis, questa forse e’ la semplice ricetta…

  8. cataflicl

    Sarà anche vero ma penso che questo sia un problema annoso, come annoso è il miglior trattamento economico degli altri sport top come football, baseball e basket.
    Per me è solo una questione di modello di gioco datato ed oggi devono recuperare una intera generazione che purtroppo è coincisa con una mancanza di grandi talenti che comunque avrebbero probabilmente superato anche queste difficoltà.

  9. pulsatilla

    La Francia sforna un numero di ottimi giocatori costantemente.
    I genitori francesi sono più equilibrati?

  10. Gianni

    Ma è tutto il sistema che fa ridere in Italia , in Francia posti come tirrenia ce ne sono quanti ne vuoi invece in sto paese solo uno….. Qua per studiare e giocare, cosa impossibile , te la trascini fino a 18-19 anni!!! E poi dite perché non c’è un giocatore italiano giova che sale veramente?? E i genitori non si prendono il rischio pur avendo il figlio che gioca bene a tennis di mollare la scuola e di intraprendere solo la strada del tennis.. Perché c’è il rischio che finisca a non far niente … Quindi non si deve far arrivare il genitore a prendere questa decisione perché bisogna aiutarli! Come?? Con strutture scuola tennis come tirrenia…. Fino da piccoli …. Poi la qualità dei maestri e un altro discorso!! Amen

  11. Gianni

    Per non metterci dentro i problemi economici e tutto il resto…. In Italia diventare un giocatore e un impresa biblica! Da altre parti e semp difficile ma sono agevolati…..

  12. Alessandro Nizegorodcew

    Ricordatevi sempre che la federazione francese ha il Roland Garros… Soldi a palate! Comunque è ovvio che i genitori non sono e non possono essere il solo problema. Io rimango dell’idea che sia anche una questione di cicli per gli Usa. Non a caso nel femminile sono messi benissimo con Stephens, Keys e altre che domineranno il circuito nei prossimi anni

  13. pulsatilla

    Appunto, allora secondo questa bislacca teoria in USA i genitori dei figli maschi sono iperprotettivi e i genitori di figlie femmine sono equilibrati.

  14. pulsatilla

    In Francia hanno il roland garros e noi abbiamo supertennis.
    di che vogliamo lamentarci?

  15. Wilson

    @ Giampaolo Mauti

    In Italia, a parte Tirrenia, l’Accademia di Daniel Panajotti e poche altre dove c’è una programmazione seria mirata a costruire agonisti di livello che possano anche continuare a studiare sino al termine della scuola secondaria superiore, non esiste assolutamente cultura sportiva.

    Lo dimostra la quasi totale assenza di leggi e sinergie Scuola/Coni. E bisogna stare molto attenti a dichiarare alle istituzioni scolastiche che i propri figli sono degli agonisti che necessitano di allenamenti adeguati. Li prendono di mira come se fossero dei fannulloni qualsiasi.

    L’unica concessione (riforma Gelmini) è stata la creazione dei licei sportivi, dove hanno eliminato latino e disegno per aggiungere diritto ed economia dello sport e aumentato le ore di Scienze Motorie.

    Il tutto in forma generica e demagogica senza che si tenga conto delle necessità individuali degli studenti riguardo la disciplina agonistica praticata.

    Quanto al dialogo genitori e allenatori sulla programmazione riguardo la “crescita tecnica, mentale e fisica dei ragazzi” ci fosse qui da noi !

    Io sarei certamente il primo a dare quegli auspicati riscontri positivi… Un caro saluto a Leo anche da parte di mia figlia.

  16. Sergio Pastena

    Tanta roba al fuoco, visto che a mio avviso la crisi del movimento americano è originata da tanti, ma tanti fattori.

    Quelli messi in evidenza da Mauti non vanno sottovalutati, visto che si parla di una persona che la realtà la vive sul campo. A questi si aggiungono altri possibili motivi.

    1) In un commento all’articolo di Marco Mazzoni della scorsa settimana Gianni80 faceva notare in un commento che il fatto che si emerga sempre più tardi non invoglia di certo. Vero.
    2) Aggiungerei un cambiamento della struttura fisica del tennis: all’epoca i vari Connors, McEnroe, Chang e Agassi nel migliore dei casi toccavano 1.80. Oggi in epoca di power tennis nei primi 50 troviamo solo sei tennisti alti 1.80 o meno. Si tratta di giocatori da corsa (Ferrer e Robredo) o con ottima tecnica (Tipsarevic, Kohlschreiber e Fognini), l’unico mazzolatore è Nishikori, che pure per esser giapponese è un gigante. Con certe caratteristiche fisiche, però, si invade maggiormente il campo di altri sport ben più popolari e remunerativi negli Usa, cosa che pone ovviamente il tennis in difficoltà nel confronto.
    3) Continuo a chiedermi quale sia l’efficacia dei college come serbatoio oggi: vedo giocatori con record iper-positivi schiantarsi appena planati nei Futures. Ma su questo probabilmente Mauti potrà delucidarci, visto che di sicuro ne sa molto più di me. 🙂

  17. Leo Caperchi

    Ciao a tutti,
    Per quanto ho visto finora qui negli us manca la disciplina famiglia-giovane giocatore o la delega alla disciplina della famiglia al maestro del giovane giocatore.il massimo e penso che questo sia stato il passato famiglie di sport che disciplinano e delegano a disciplinare il loro figlio.
    Disciplina nella mentalita’ e nel gioco(tecnica,strategia,vita da atleta).
    Riguardo la crisi attuale penso che questa sia uno dei motivi ma mi chiedo anche se ci sia stato uno sviluppo del gioco inteso come stile americano”servizio” and hit hard and run,super fitness e grandissimi atleti.voglio dire che ho il dubbio che si stiano “imbastardendo” con progetti tipo il “progetto campi in terra” per rendere i giocatori piu’ abili a avere varie strategie…ci credete che fanno il contrario del nostro progetto campi veloci??!!!??ahahahah le fedrazioni….giocatori indiscplinati strategicamente lo sono sia sul veloce che sulla terra…
    Mi viene il dubbio che avendo assunto molti tecnici stranieri abbiano si migliorato il loro bagaglio di conoscenze ma perso fiducia verso il piano principale precedente rirovAndosi ora con dei giocatori che non corrispondono a nessuna caratteristica di quelle dei loro predecessori.e’ un mio dubbio…nei maschi avendo visto qualche alenamento durante una settimana passata al national tennis center di bica raton ho visto parecchie deficenze tecniche a differenza delle donne dove i responsabili mi sembrano seguire linee migliori nella tecnica.sono due settori completamente separati qui e le differenze si vedono.
    Ho letto dario …non sono scappato,ringrazio il cielo tutti i giorni che l’aria viziata che respiravo in italia mi abbia fatto venire voglia di guardarmi intorno e trovare una soluzione ideale sotto tanti punti di vista e finalmente stimolante.in italia facevo fatica a trovarne.per quindici anni ero stato lontano dall’italia sui vari circuiti junior e pro penso incoscientemente…ora ne voglio stare coscientemente fuori e penso per un bel pezzo,grazie alla situazione insostenibile del nostro paese,per fortuna il tennis e’ uno sport globale e ci offre la possibilita’ di scegliere dove vivere e spingere e non per forza tapparsi il naso e sopportare…fino a diventare indifferenti.
    Tenete duro,cambiate il mondo nelle piccole cose intorno a voi che tanto il mondo non cambia.un abbraccio.
    Leo

  18. stefano grazia

    Durante una veloce rimpatriata su ST durante la sosta di un Corso per via elettronica che mi costringe in ufficio la Domenica perche’ durante la settimana mi sarebbe impossibile trovare il minutaggio necessario per terminarlo, scorro di sfuggita i titoli e quindi, in virtu’ delle mie passate esperienze in US, non posso esimermi dallo scrivere due righe e iniziare col dire che come al solito AVETE TUTTI PERFETTAMENTE RAGIONE …A META’!
    Intanto, di che Genitori Americani si parla? I genitori Americani sarebbero gli stessi, iperprotettivi o meno, anche negli altri sports…c’e’ crisi di american champions anche negli altri sports?
    Poi…dovete tenere presente un’altra cosa: nelle grandi e piccole academies americane che popolano la Florida e in misura minore anche la California e qualche altro stato del Sud, moltissimi degli studenti NON sono manco americani. E anche loro fanno fatica ad esplodere.
    Semplicemente perche’ di posti ce ne sono solo 100 e lo Sport del Tennis si e’ globalizzato: mentre prima giocavano quasi solo gli Americani e gli europei Ricchi adesso giocano tutti, anche i Cinesi, i Giapponesi e i Koreani (che se fossero piu’ alti, a giudicare dal numero di juniores che dominano Eddie herr e Orange Bowls, dovrebbero fare sfracelli anche fra i Pro). Per un certo periodo il regime di disciplina militare inventato O MEGLIO COMMERCIALIZZATO DA BOLLETTIERI ha fatto la differenza e gli unici a poterlo contrastare era il sistema da regime di stato dei paesi della cortina di ferro, doping di stato incluso …ma poi caduta del muro e imitazioni in campo privatistico hanno annacquato la cura (nel senso che se poi lo fanno tutti, non c’e’ piu’ una differenza evidente)e anche spostato il livello: non piu’ predominanza della tecnica ma della STAZZA FISICA e DELLA PA.
    Detto questo, ne rimarra’ comunque uno solo come in Highlander e quindi, in uno sport che si gioca in tutto il mondo, 40 americani nei primi cento non vi potranno mai piu’ essere perche’ quelli sopra gli 1.90 giocano a basket o a football e dopo il boom di tiger woods quelli ricchi e ormai anche gli afroamericani giocano a Golf (figuriamoci, lo stesso Michael jordan disse che se fosse nato 10 anni fa probabilmente avrebbe giocato a golf)
    Giustissima l’osservazione che con tutto quello che costa oggi il tennis, il 90% dei ragazzini americani scegliera’ o sara’ costretto a scegliere altri sport: basket, baseball, football e ora anche il soccer. Il Sistema delle Scuole Americane che rimane polivalente nell’offerta sfornera’ sempre degli atleti che poi verranno indirizzati o sceglieranno altri sport e un Isner e’ una eccezione (e Pastena dira’: per fortuna).
    Le SOLUZIONI sono le solite proposte ma sono generali: ridurre i costi, permettere un circuito under 23 come quello proposto da della Vida per permettere ai Junior di fare rpunti; ridurre gli spropositati prize money di chi vince (tanto vincono solo quei 4-5) gli Slam e distribuire piu’ denaro si nei primi turni degli Slams ma anche negli altri tornei e nei Challengers MA SOPRATTUTTO RIDURRE I COSTI altrimenti nessuno giochera’ piu’ a tennis prima di avere un lavoro o di andare in pensione.
    E a livello PRO, si, si potrebbe tornare alla Racchetta di Legno. 🙂
    Nel Baseball ci sono attrezzi differenti per i Pro e per gli Amateurs.
    Ma alla fine si, il fatto di ridurre tutto di nuovo e sempre alle colpe dei genitori, o iperprotettivi o violenti, e questa volta ai genitori americani per poi portare ad esempio Richard Williams, riconosciuto colpevole di picchiare la moglie, mah, mi sembra piuttosto riduttivo e piuttosto provinciale.
    La storia dei campi in terra battuta in US in contrapposizione ai Campi Veloci in Italia e’ verissima e l’avevo portata alla vostra attenzione 3-4 anni fa quando parlando con Chip Brooks, che allora era il Direttore della Bollettieri e coach a tempo perso della Jankovic, e che io conoscevo dal 93-94 quando era il Direttore della bollettieri Adult Academy, era saltato fuori che loro avevano sto progetto perche’ pensavano che l’attuale superiorita’ degli europei derivasse dal fatto che nascendo sui campi in rosso sviluppassero una maggiore propensione alla tattica e quindi anche alla difesa, perche’ il tennis appunto non poteva essere solo attacco. E io appunto gli raccontavo che in Italia Commentucci & Co avevano avviato un Progetto completamente opposto. Ma in realta’, se seguiamo la logica, non erano sbagliati nessuno dei due: ognuno ha i suoi problemi e si ingegna per risolverli. Se poi si vede Ferrer andare in finale sul veloce a Paris Bercy si deve comunque pensare che il problema sia obsoleto e che il veloce non sia piu’ il veloce di una volta.
    Pero’ da Bolletta su 75 campi, uno solo era in terra rossa (e neanche molto buona) mentre la terra verde e’ una cosa strana, permette si la scivolata rispetto al cemento ma non credo tu ci possa preparare il RG …per cui forse, se hai 70 campi, averne magari una 15ina in terra rossa, 20 in terra verde e il resto in cemento, non mi pareva una cattiva idea. A Saddlebrook ne avevano uno invece in erba…

  19. Leo Caperchi

    Il Doc penso abbia centrato un altra situazione importante perche effettivamente oltre alla crescita internazionale del tennis e quindi la concorrebza esterna e’ aumentata probabilmente molto la concorrenza al tennis interna con golf e soccer.qui basta andare in un parco pybblico per vedere il tennis alla pari con gli altri sport con campi a disposizione ma altrettanto sul campo da calcio libero vedi il papa che usa putt e ferri da golf,lacrosse,baseball cone sempre e soccer in grandissima crescita.il tennis doveva essere usato come tool per le borse di studio e paradossalmente magari il soccer ne offre ora anche possibilita maggiori.
    Tornando al tennis sono sempre le aspettative a fregarci cioe’ un campo e’ lento o meno o veloce o meno a seconda della superficie della settimana precedente…erano abituati alla grande al dominio totale ora sono normali ma hanno grandissime potenzialita’ economiche e fra qualche tempo pnso torneranno ma con dei giocatori diversiun mix di stile .Mi piacerebbe rivedere americani vecchio stile,servizio e dritto iper aggressivi e super confidenti.nelle donne ragazzi hanno delle atlete che nei maschi faccio fatica a vedere,qualche futura stella la abbiamo sui nostri campi tutti i giorni…piedi che volano e muscoli che reagiscono come poche volte il mio occhio ha visto…

  20. Leo Caperchi

    Doc sulla distribuzione dei campi se pensi alla vecchia programmazione dei giocatori us non la vedo sbagliata soprattutto per avere un SOLO confetto forte in cui credere.per cui 50 campi cemento uno in terra e uno in erna rendono bene l’idea…tra l’altro agassi per mantenere la meccanica dei colpi anche a wimbledon si allenava sul cemento per pulirsi dalle imprecisioni che gli portava l’erba.quindi piu’ importante credere…che come lo fai…come sempre…forse ora hanno il dubbio e quello uccide la fiducia.

  21. Sergio Pastena

    @Stefano: d’accordo con tutto quello che hai detto (Isner incluso 😛 ) ma mi permetto di farti un piccolo appunto. A mio avviso non sta in piedi il paragone tra l’impatto che possono avere i genitori nel tennis e quello che possono avere negli altri sport per un motivo semplice: è vero che anche nelle altre discipline esistono in egual misura genitori iperprotettivi o meno (le soccer mom han fatto scuola) ma prova ad andare in un college e forzare la mano al coach della squadra di basket e vedi come ti accompagnano all’uscita gentilmente. Nel tennis è diverso, lo sport è individuale e, per giunta, per andare ai grandi eventi non devi neanche essere selezionato da qualche team ufficiale, ti basta pagare e andarci. Ergo, il potere negoziale dei genitori è molto maggiore nel tennis. 🙂

  22. stefano grazia

    Sergio, hai ragione…e’ vero che io mi riferivo ai genitori fino ai 12-14-16 anni, la critica l’avevo intesa ai genitori di ragazzini ancora teen che non vanno ancora al College … come si vede in tutti i film, telefilm e letteratura sportiva, che sono poi lo specchio della realta’ ( perfino kids, mean girls, 13 e alpha dog che non hanno nulla di sportivo ma che avevamo tutti liquidato come esagerazioni sulla vita adolescenziale e invece, ahime’, manco pa capa…) , come si vede al cinema in tv e nei libri, dicevo, anche i coaches degli sport di squadra vengono ‘harassed’ da mamme, padri, dirigenti che vorrebbero i loro figli in squadra o richiedono maggiore attenzione … Ma sono d’accordo con te su quanto precisi: d’altronde, come dar loro torto? Con la manica di buffoni, truffatori, incompetenti e incapaci che si trovano ad ogni livello anche nello sport, tennis soprattutto ( incluso anche spacciatori e papponicome il buon Ubaldo ci racconto’ sul coach del figlio) E CON TUTTI I SOLDI CHE GLI TOCCA CACCIARE, come dar loro in fondo torto se tentano di mantenere un minimo controllo ( e lasciamo stare i casi di stupri e plagio fra sedicente coach o preparatore e ragazzina 16enne magari in cerca di autonomia e che purtroppo saltano fuori solo anni piu’ tardi o non saltano fuori affatto) … certo, succede in tutti gli sport e magari la questione qui potrebbe essere se davvero lo sport e’ quell’isola felice che tutti pensavamo e se il praticare sport e tennis sia davvero un modo di fuggire all’emarginazione e al vizio… si, se sei nato in un ghetto o sulla strada, ma se provieni da ambienti diciamo normali, qualche dubbio, a frequentare il sottobosco culturale delle competizioni juniores, confesso che mi e’ venuto… e ahime’, con mia grande delusione, ho scoperto che forse il praticare sport, oltre a infilarti talvolta proprio in certi ambienti, non sia nemmeno tanto maestro di vita … e quindi, si, da un lato e’ vero che i nostri figli devono imparare ad essere responsabili e autonomi, ma criticare genitori che vogliono mantenere un controllo non me la sento … Poi, ovviamente e come sempre ci sono Genitori e zgenitori, Coaches e Coaches e Figli e Figli. E questo vale non solo nel tennis.

  23. stefano grazia

    Leo, si …credere e’ un po’ voleree quindi anche volare ma non adattarsi ai cambiamenti del mondo intorno ( in questo caso l’omogenizzazione delle superfici) porta all’estinzione della specie…perfino Federer da giocatore serve and volley viene ormai a rete meno di Ferrer… avrebbe entusiasmato di piu’ a continuare a giocare come Edberg e sarebbe rimasto nel cuore di tutti quelli che credono che quello sia l’unico modo di giocare, ma avrebbe vinto molto di meno … Si e’ adattato e ha avuto ragione cosi’ come Nadal non e’ rimasto a remare 5 metri fuori dal campo. Pero’ ho capito il concetto e potresti aver ragione: io ricordavo solamente la mia sorpresa nell’apprendere 4-5 aa fa che mentre da noi fomentavamo la guerra di religione sui campi in cemento ( e ancora oggi accusiamo Volandri e Co di non averci mai voluto provare), da loro succedeva l’opposto…Il che, ripeto, ci puo’ stare,
    Pero’ Agassi non e’ che si allenava sul cemento quella volta che vinse Wimbledon…confrontando le varie bio , la sua, quella di Nick, quella del padre e quelle due tre non autorizzate ( e che io ho letto tutte 🙂 ), tutte concordano che lui proprio quelle due settimane prima di volare a Londra non si alleno’ e quasi prendendo per il culo Bollettieri e i zgiornalisti prima racconto’ di essersi allenato sull’erba e poi rivelo’, se ricordo bene, di essersi allenato un paio di volte sul cemento…torna a Bradenton e a Bolletta che gli chiede se si e’ allenato, lui gli dice di no ma che e’ ‘ready, pronto’ e per dimostrarglielo lo porta sul campo in cemento e gli dice di far finta che fosse erba, tira pallate sulle righe per 15′ e Bollettieri ghigna: shit! you’re ready ( ma dentro di se’ pensa: we are all gonna die, o qualcosa di simile). Di vincere wuell’anno li’ era l’ultima cosa che si aspettavano…
    Poi, e’ vero che ho letto anch’io che lui si allenava sspesso anche ul cemento anche quando doveva preparare il RG … per migliorare o mantenere il suo timing, credo.
    Comunque di Agassi non ce ne saranno mai piu’, l’unico poteva essere Marcelino Rios…

  24. roberto

    Complimenti a tutti i partecipanti per le attente e puntuali analisi e osservazioni; ma allora cosa diciamo ai nostri giovani figli (bravi e meno bravi) che rincorrono un sogno!!! non puoi per soldi, per mancanza di strutture, per sistema sbagliato, etc.. ?????

  25. Mardo

    Ho letto con molta attenzione ed interesse tutti i commenti degli (suppongo essendo nuovo) illustrissimi competenti della materia.

    Per puro esercizio filosofico ho provato a domandarmi:
    ma allora un papà che oggi avvicina il suo piccolo (tesoro) al tennis quale faro deve accendere affinché non si perda tra le nebbie (da voi molto ben descritte)?

    Credo proprio che al mio piccolo dirò:
    “Divertiti, ma lavora anche duramente e con serietà, su tutto il resto cercheranno di vigilare mamma e papà, nella speranza di non commettere troppi errori irreparabili, ma sappi che più tu ti divertirai e lavorerai in maniera seria più sarai forte.”

    (Perdonate l’umile tentativo di dare un poco di affettuosa visione paterna alla discussione).

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