Prequalificazioni IBI 2017, Edoardo Eremin: “Quest’anno punterò ai challenger. Roma? Torneo meraviglioso”

di - 10 aprile 2017
Edoardo Eremin

È un Edoardo Eremin alla ricerca delle consapevolezze di un tempo nonché di nuove positive conferme, quello che si è raccontato a Spaziotennis.com alla vigilia delle Prequalificazioni IBI 2017.

“Dodo” per gli amici, classe ’93, è un ragazzo dai colpi potenti che ama prendere il comando dello scambio con servizio e secondo colpo e non disdegna le discese a rete. Non a caso apprezza il gioco di Stan Wawrinka (“mi piace molto il suo tennis esplosivo”).

Attualmente numero 332 del mondo, vanta come best ranking la posizione 292 della classifica ATP, raggiunta nell’agosto del 2016: “La stagione passata è stata una conferma personale, ho capito che posso giocarmela con tutti. Riguardo questi primi 4 mesi del 2017 che dire…Sono stato sfortunato, tanti piccoli acciacchi e partite perse per pochi punti.”

Problemi fisici fastidiosi, come quello patito nel penultimo atto dell’Open BNL 2017 al Monviso Sporting Club; l’infortunio (uno stiramento di secondo grado) l’ha costretto a ritirarsi in finale quando il punteggio era 3-0 in favore del suo avversario.

Ovviamente tanta delusione, ma nonostante tutto la soddisfazione di essersi garantito, anche quest’anno, la possibilità di giocarsi le prequalificazioni per il Foro Italico: “Roma è un torneo meraviglioso, mi piace l’ambiente. Chiunque vorrebbe giocarlo.” La memoria va subito all’incredibile partita giocata l’anno scorso contro Andrea Arnaboldi (che alla fine ebbe la meglio in rimonta e vinse 6-4 6-7(5) 7-6(8)). Un match dal grande significato: “Beh, che dire riguardo a quell’incontro…avevo annullato match-point nel secondo set, e io credo di averne avuti almeno 3 o 4 nel terzo. Ma ci sta, avevo davanti un giocatore di livello. Certo, il dispiacere fu tanto, ero dispiaciuto per l’occasione persa. Ma allo stesso tempo consapevole del livello che avevo acquisito”. (Qui il video del match point)


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Quello con Arnaboldi è stato solo uno dei tanti “derby” giocati contro un altro azzurro.

Ed è qui che viene spontaneo chiedersi: è possibile l’amicizia tra colleghi, dopo sfide come quella? Si pensa sempre che i rapporti umani, specie in sport come il tennis, fatichino ad attecchire e a trovare una propria dimensione definita e staccata, sincera. I tennisti vengono visti come individualità che si incrociano spesso, condividono tanto, ma sempre in funzione dello sfidarsi. Fortunatamente non è solo così: “Fuori dal campo c’è sempre spazio per l’amicizia, nonostante la competizione. Tra noi ci capiamo tutti, visto che facciamo le stesse cose, ecco perché ho buoni se non ottimi legami con altri giocatori.” Che restano immutati, nonostante le molteplici sfide, e anzi si consolidano.

Nel caso di Edoardo, il tennis è un qualcosa che influisce anche nel legame con suo padre Igor, allenatore che lo segue e affianca da sempre: “Mio padre è indubbiamente l’artefice di tutto. Essendo un maestro mi ha insegnato lui a giocare a tennis. Ma questo ha anche influito parecchio, non è facile gestire un rapporto del genere.” Così come non è affatto semplice la transizione, la crescita personale – prima che sportiva – che avviene nel corso degli anni: “Ho iniziato a giocare da piccolissimo, e ho tanti bei ricordi, in particolare la spensieratezza che avevo prima. Ora le cose non sono proprio così. Quando sei piccolo hai solo voglia di divertirti, quando cresci e vuoi diventare professionista diventa un vero e proprio lavoro”.

“Lavoro” in cui è sempre più difficile emergere e andare avanti, nel quale i giovani faticano e non vengono aiutati e sostenuti come meriterebbero: “Questo è un discorso ampio e complesso. Dico solo che non sono aiutati come si deve. Tendenzialmente si è molto attaccati al risultato immediato, non si crede abbastanza nei progetti a lungo termine, né si dà tempo al giovane per esprimersi adeguatamente. Oggigiorno è molto complicato emergere, tutti sono forti fisicamente, tecnicamente e mentalmente. Alla fine vince chi ha più fame”.

Anche se, in quest’ottica, qualcosa potrebbe cambiare. Specie se entrasse in vigore la riforma al vaglio dell’Itf, meno professionisti e più giovani nel circuito: “Sicuramente è una forma particolare, non è così male come cosa. Certo, probabilmente così si guadagnerà ancor di più ai livelli alti, e alla fine i soldi verranno spartiti tra meno giocatori.”

Le difficoltà legate all’emergere e al raggiungere un’autonomia e uno spazio adeguati nel mondo del tennis, si uniscono e diventano un tutt’uno con quelle della vita extra-campo, che per un atleta è indubbiamente più dura. Regole da rispettare, fasi scandite da modi e tempi diversi rispetto a quelli di chi non pratica sport per mestiere: “Sì, sicuramente la nostra vita è più dura e ferrea, ma se quel che fai ti piace ed è la tua passione non pensi a queste cose. Alla fine per noi (atleti) questa è la normalità. Per il resto, sono un ragazzo come tanti altri. Mi piace uscire con gli amici ma anche passare del tempo in famiglia, ascoltare musica e seguire il basket, di cui sono grande appassionato.Con un’attenzione particolare a Kevin Durant dei Golden State Warriors: “lui è il mio idolo.”

Ed è proprio su questa vita e questa carriera – giovani sì, ma già parecchio vissute, sempre con la racchetta in mano – che si può provare a tracciare un bilancio, a capire se vi sono rimpianti, oltre che soddisfazioni: “Le soddisfazioni sono state tante, così come le delusioni. Il ricordo più bello che ho è probabilmente la vittoria contro Sijsling al Challenger di Barletta (un anno fa).

Ora come ora non posso dirlo con certezza, ma sì, credo di aver sbagliato nella mia vita. Sono umano, può capitare! E non mi pento di nulla: ho sempre agito ascoltando il mio cuore.” Restando in tema di “agire”: prossimi obiettivi e appuntamenti, oltre alle prequalificazioni? “L’obiettivo per questa stagione è quello di star bene fisicamente, riconfermarmi a livello challenger e giocare Atp. Per il resto, ora mi muoverò in base alle mie sensazioni, deciderò se giocare o meno. Sicuramente farò challenger, ma ancora non so dove, è difficile da dire.

Le idee sono chiare e potenti, così come il suo talento e i suoi colpi. La stagione è ancora lunga, le opportunità e le occasioni da cogliere ancora tante. A partire dal Foro Italico.

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