ESCLUSIVA – L’ATP smantellerà il doppio? Proposti meno soldi e tabelloni ridotti dal 2028

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Simone Bolelli e Andrea Vavassori - Foto FITP

Da 32 a 16 coppie nei Masters 1000 e da 16 a 8 negli altri tornei: l’ATP smantellerà il doppio? A partire dal 2028 potrebbero esserci grandi novità per la disciplina, destinata a un profondo cambiamento. Nella giornata di martedì 30 giugno una rappresentanza di 50 doppisti, un fronte oggi particolarmente compatto, si è incontrato dopo la comunicazione dell’ATP che l’impegno economico nei confronti del doppio sarà rivisto nei prossimi anni. Il concetto di base è quello di allineare i profitti, riequilibrando da un 80-20 attuale a un 90-10 tra singolaristi e doppisti.

Meno soldi a disposizione si tradurrebbero in tabelloni più piccoli, con l’obiettivo di garantire guadagni soddisfacenti almeno alle migliori coppie del Tour. Una scelta che però rischia seriamente di creare una sorta di cuscinetto protettivo per chi ha già accesso a quei tornei e, soprattutto, una barriera all’ingresso per chi proverà a raggiungere i piani alti del circuito, stroncando di fatto molte ambizioni e riducendo posti di lavoro nel concreto. Alla base di tutto questo dovrebbe inevitabilmente esserci anche una revisione della distribuzione dei punti, al fine di riequilibrare l’intero sistema.

Dopo aver provato a puntare sui singolaristi, l’ATP è arrivata a un bivio. I giocatori di singolare utilizzano spesso il doppio come preparazione e, quando avanzano in entrambi i tabelloni, tendono a ritirarsi dalla competizione di coppia. L’appeal resta dunque molto limitato. Inoltre, se i primi preferirebbero disputare il doppio nella prima settimana dei Masters 1000, prima che il torneo entri nel vivo, gli specialisti avrebbero tutto l’interesse a giocarlo nella seconda, potendo così restare a casa una settimana in più. Una soluzione che nella prima settimana lascerebbe ancora più spazio ai singolaristi, anche sui campi di allenamento ed eviterebbe il sovraccarico dei tornei. La riforma andrebbe a creare una barriera d’accesso che favorirebbe la transizione dei singolaristi interessati alla disciplina, ma finirebbe anche per ostacolare l’ascesa degli specialisti, che, come la storia insegna, non necessariamente devono aver costruito una grande carriera in singolare.

E dunque viene da chiedersi: il doppio sparirà? Difficile, ma è altrettanto complicato pensare che questa riforma non lo danneggerebbe. La disciplina svolge un ruolo fondamentale anche nell’organizzazione dei tornei, perché è il doppio a “riempire” i campi quando le partite di singolare iniziano a diminuire, un aspetto che non può passare inosservato ai più scettici. Se al momento si parla soltanto di ATP, è poi facile immaginare che anche gli Slam possano in futuro adeguarsi, intaccando una disciplina che rischierebbe di perdere giocatori e intere carriere. Un problema soprattutto per i più giovani e combattivi, quelli che vedono il proprio futuro appeso a un filo e che non hanno ancora accumulato sufficienti anni di attività per maturare la pensione ATP. Dal punto di vista dei doppisti, inoltre, questo allineamento dei profitti arriva in un momento particolarmente favorevole per il circuito: proprio per questo molti si chiedono perché la coperta debba essere tirata da una parte invece di allargarsi su tutti i fronti. Al momento non c’è ancora nulla di ufficiale, ma i temi affrontati nell’ultima riunione sono concreti. Per questo motivo adesso saranno i giocatori a dover far sentire la propria voce.

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