Arabia Saudita, a Qiddiya nascerà nel 2031 il più grande centro tennistico del Medio Oriente

Tommaso Giuliani
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Tennis Ambience

L’Arabia Saudita accelera la propria strategia di espansione nel tennis mondiale. A Qiddiya City, il gigantesco progetto urbano in costruzione a ovest di Riyadh, sorgerà infatti il nuovo National Tennis Centre. Una struttura destinata a diventare uno dei poli più importanti del circuito internazionale entro il 2031. Il progetto è stato presentato ufficialmente da Qiddiya Investment Company e rappresenta un ulteriore tassello nella crescente presenza saudita nel mondo della racchetta.

IL COMPLESSO

Il complesso sarà il più grande della regione e comprenderà 30 campi da tennis, di cui 28 in cemento e 2 in terra battuta, tutti realizzati secondo gli standard ATP, WTA e ITF. La struttura principale sarà un Centre Court da 15.000 posti con tetto retrattile, affiancato da un’arena polifunzionale da 8.000 spettatori e da altri campi destinati a competizioni, allenamenti e attività di sviluppo giovanile. La capienza complessiva raggiungerà i 33.000 posti.

IL PROGETTO

Il progetto porta la firma dello studio di architettura Populous, già noto per aver realizzato il tetto retrattile del Centre Court di Wimbledon. Non a caso, le immagini diffuse mostrano un impianto che richiama per stile e impostazione il tempio londinese, tanto da essere già stato soprannominato da alcuni osservatori il “Wimbledon del deserto”.

L’OBIETTIVO

L’obiettivo saudita è chiaro: trasformare il Paese in una tappa stabile e centrale del tennis mondiale. Negli ultimi anni il fondo sovrano PIF ha stretto accordi con ATP e WTA, ha lanciato l’esibizione Six Kings Slam e ospiterà dal 2028 un nuovo torneo Masters 1000 maschile, il primo ingresso nel calendario della categoria dopo oltre tre decenni. Il National Tennis Centre potrebbe diventare la sede naturale di quell’evento e di altre manifestazioni di alto livello.

Accanto all’aspetto spettacolare, il centro ospiterà anche un High Performance Training Centre dedicato alla crescita dei giocatori sauditi, con aree per la preparazione atletica, il recupero fisico e la formazione tecnica. L’intenzione dichiarata è quella di creare una filiera completa che vada dall’attività di base fino al professionismo.

Resta però acceso il dibattito tra appassionati e addetti ai lavori. Se da una parte l’investimento viene visto come un’opportunità per espandere la geografia del tennis, dall’altra non mancano le critiche di chi teme una crescente influenza economica saudita sullo sport e un ulteriore spostamento del baricentro del circuito verso il Medio Oriente. Una cosa, però, appare certa: il tennis del futuro parlerà sempre più anche arabo.

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