Scofield’s Corner – Il Braccino dei Grandi

di - 28 Gennaio 2011

di Fabio Colangelo

Dire che nel tennis moderno, in cui tutti giocano benissimo, e tutti (o quasi) sono degli ottimi atleti, l’aspetto mentale stia assumendo un ruolo sempre più preponderante è un po’ come pensare di aver scoperto l’acqua calda. A qualsiasi livello ed età i più coraggiosi e forti “di testa” sono quelli che ottengono più risultati. Quante volte abbiamo sentito dire di un nostro potenziale avversario : “gioca molto bene ma nei momenti importanti concede sempre qualcosa”. O a fine partita a chi non è capitato di pensare : “Se non avessi avuto il braccino…” E cosi vediamo i ragazzini iniziare a giocare pallonetti sempre più alti e sempre più corti per evitare l’errore. Ragazze commettere una serie di doppi falli inspiegabili. Uomini di qualsiasi categoria cercare una soluzione che può apparire coraggiosa, ma che invece nasconde la voglia di “togliersi” dalla responsabilità di quel momento il più in fretta possibile. Nell’immaginario comune però tutto questo accade ai comuni mortali, mentre i campioni sono immuni da questa sindrome. Diventa quindi automatico crocifiggersi e pensare di non avere la stoffa del campione. Chi conosce bene il tennis invece, sa che anche i migliori (chi più chi meno) hanno paura. Quello che li distingue da noi comuni mortali è l’attitudine con la quale affrontano quei momenti, cercando di non lasciar trasparire nessuna emozione all’avversario, e il fatto che a livello molto alto basta accorciare il gioco di pochi centimetri, o diminuire la velocità di palla di qualche km/h (per paura di sbagliare), che l’avversario è pronto a ribaltare l’inerzia dell’incontro. Tante volte queste variazioni sono talmente impercettibili (ma fondamentali nell’economia dell’incontro) che, viste dalla televisione soprattutto, fanno pensare che il giocatore in svantaggio sia semplicemente salito di livello. Troppo facile! Qualcuno penserà: “Io quando ho paura non accorcio di pochi centimetri. Quasi non arrivo a rete!!” Altri diranno: “Ma io se mi imbraccino non centro più il campo!!” Ed invece questo capita anche ai grandi. E non cosi raramente come uno potrebbe pensare. A melbourne ho avuto l’occasione di vedere da vicino due tracolli a dir poco clamorosi. Thiemo De Bakker è uno dei migliori giovani del circuito. Da tempo auspico un suo ingresso nei top 20 e rimango convinto che il suo posto sia quello. Al primo turno conduceva per due set a 0 con Monfils, e quando si è trovato a servire per il match nell’aria c’era già il sapore della prima grossa sorpresa del tabellone maschile. Sul 15 pari però è successo l’inspiegabile. L’olandese, impeccabile fino a quel momento, ha commesso tre errori consecutivi a dir poco grossolani. Rimaneva comunque in vantaggio di due set e 5-4 nel terzo penserete voi. E’ vero, ma da quel momento il suo gioco si è letteralmente sciolto, e nonostante il vantaggio ha racimolato solo tre giochi nei rimanenti due set e mezzo. Janko Tipsarevic è stato l’eroe della semifinale di Davis vinta dalla Serbia ai danni della repubblica ceca. Ha sconfitto il numero 6 del mondo Berdych la prima giornata, e sul due pari ha regolato in tre set Stepanek. Un vincente in poche parole. Down under si trovava di fronte ad un’ottima chance. Superato agevolmente il primo turno si trovava in vantaggio per due set a uno contro il top 10 parso più fuori forma in questo inizio di stagione, Fernando Verdasco. Sul 6 a 5 del quarto il serbo serviva per il match. Il “braccino” era già evidente da qualche minuto, ma al terzo match point la contesa sembrava veramente chiusa. Il serbo invece non chiudeva due facili palle nei pressi della rete (una quasi clamorosa), e perso quel game ha ceduto di schianto. Sette punti a 0 nel tie break e 6/0 il set finale. Un primo e un secondo turno dello stesso torneo dello Slam. Come ho già detto non voglio scoprire l’acqua calda, ritengo solo giusto ricordarsi qualche volta che quelli che vediamo in Tv (a parte i primissimi) non sono marziani e che con il duro (durissimo) lavoro si possono ottenere risultati molto importanti. Facile no?

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118 commenti

  1. cataflic

    Mi sembra chiaro che le dinamiche psico-fisiche del tennis siano le stesse a livello di 4a o di Grand Slam, come è chiaro che le “variabili” possano andare da un…”adesso butto solo carciofi di là” di un 4a ad un dritto tirato in sicurezza a 80 cm dalla riga a 110kmh invece di 130kmh di velocità di un Federer…..
    Quasi sempre le stesse dinamiche vengono solo “accelerate” insieme al gioco, così come le inadeguatezze mentali!
    Quando si vede un giocatore medio particolarmente in forma quasi sempre è perchè in quel momento ha una “lucidità” mentale superiore all norma che gli permette di essere più efficace del solito nei keypoints

  2. Cataflic,
    le dinamiche psico fisiche tra un giocatore di 4 ed un professionista possono essere le stesse. Quello che fa (e nella maggior parte dei casi è così), o per meglio dire dovrebbe fare, la differenza è la quantità di allenamento e l’esperienza nel far fronte a certe situazioni.

  3. Alessandro Nizegorodcew

    Si potrebbe aggiungere un concetto più volte espresso da coach Caperchi e cioè che nei momenti importanti, quando la tensione sale, chi è più sicuro TECNICAMENTE avrà meno paura di vincere. Che ne pensi Congy?

  4. bogar67

    Certo che a giustificare una sconfitta di Tipsarevic dopo essere stato ad un passo dalla vittoria in questo blog si passa dalle scommesse al braccino. Prossima volta sarà per occhiolino della ragazza a bordo campo? 🙂

  5. Alessandro Nizegorodcew

    @Bogar
    Non mi far parlare ulteriormente di quel match con Zeballos per favore… 😉
    Hai visto il match con Verdasco? … Se l’avesse perso Fognini o Seppi li avremmo crocifissi a testa in giù!

  6. Nicola De Paola

    L’anno scorso tal Roger Federer ha perso ben 4 partite in cui non ha sfruttato diversi match points. Sarà stato braccino anche quello? Caspita,mi sa di si.. Ma non nella semi degli Us Open! Per favore,andate a riguardarvi come li ha annullati Djokovic.. Erano 2 consecutivi? Credo di si..
    Anche a Roma Federer non sfruttò un paio di match points in finale con Nadal e pure al Masters contro La Nalba (sempre in finale) accadde più o meno lo stesso. E poi in Australia con il mio Marat nel 2005,in quello che certamente è stato l’incontro del decennio.. A proposito della Nalba.. Ha annullato un match point a Hewitt (in questi Australian Open),con una demi-voleè di rovescio in back che è rimbalzata e poi morta subito dopo la rete.

  7. Nicola De Paola

    Caperchi dice che chi è più sicuro tecnicamente nei momenti importanti avrà meno paura di vincere. Nadal tacnicamente è meno forte,cioè completo,di Federer (e chi non lo è?),ma è più sicuro. Mi spiego: i suoi colpi risultano più arrotati,passano più alti sulla rete,e vengono tirati con meno anticipo. Quindi può esser vero..

  8. Agatone

    A parer mio Caperchi ha ragione alla grande. Si sbagliano più facilmente i colpi su cui si è più insicuri.

  9. cataflic

    @Maria Prosperi
    sono ovviamente d’accordo…

    Sono anche completamente d’accordo con Caperchi perchè la sicurezza e l’automaticità del gesto tecnico libera il pensiero da una componente che può essere utilizzata per leggere ed interpretare meglio le fasi del palleggio

  10. pulsatilla

    Provo a stimolare l’attività neuronale di Maria Prosperi, sperando che non cada più nella tentazione di dire banalità come quella secondo cui la quantità di allenamento e l’esperienza fanno la differenza di fronte a situazioni critiche.
    Se fosse così basterebbe allenarsi tutto il giorno e giocare più tornei possibili per evitare “il braccino” nelle fasi critiche.
    Tutti sanno che non è così. Anzi.

    La verità è ben diversa e qui bisogna scomodare concetti come l’inconscio (io preferisco chiamarlo irrazionale), altrimenti la discussione resta sempre in superficie. La tecnica aiuta, ma abbiamo visto anche Federer (il re della tecnica) soccombere davanti a spinte irrazionali.
    Da un’altra parte, rivolgendomi a Monet, gli elencavo quelle che vengono considerate le migliori qualità fisiche nel tennis, aggiungendo che ad alti livelli ci vuole ben altro per vincere.
    In realtà dovremmo affrontare il tema della “volontà di vittoria” .
    La volontà di vittoria o spirito vincente è una pulsione completamente irrazionale ed essendo tale, non usa il linguaggio analitico della ragione.
    L’irrazionale usa un linguaggio simbolico, che si ritrova ad esempio nel linguaggio del corpo, non verbale.
    Avete presente Nadal che in certe fasi della partita fa una specie di doppio passo? O che si tocca il sedere? O che si aggiusta i capelli?
    La ritualità.
    Qual’è il senso della ritualità nel tennis?
    C’è qualcuno dentro questo blog che si è chiesto il significato della ritualità nel tennis?
    Quello di attivare l’inconscio e, nello specifico, quella parte di inconscio che è la volontà di vittoria.
    Non è semplice per me spiegare questo concetto nel blog, vorrei solo aggiungere che io dei test fisici nel tennis (quelli a cui tiene tanto Bogar o Archipedro) me ne frego altamente, perchè esistono altri fattori nel tennis molto più determinanti e sono felice che qualcuno ogni tanto ne parli.

  11. Scofield

    D’accordissimo con leo ovviamente….per questo è cosi importante insegnare bene la tecnica sin da piccoli!! Federer purtroppo a modo suo spesso si imbraccina… quattro match persi con match point l’anno scorso. Quattro nel famoso 2005 di Safin a Melbourne e Gasquet a MonteCarlo…più altri nel corso degli anni…non può essere un caso

  12. cataflic

    @Scofield

    certo che dire che Federer s’imbraccina, con anni e anni di dominio assoluto e il record di tutti i tempi di Grand Slam vinti (3 su 5) mi pare un po’ fuori luogo…..
    semplicemente esiste il fatto che giocando migliaia di match ti capita anche quello dove fai la scelta sbagliata al momento sbagliato…..
    ma mi sembra stato fino ad oggi(isieme a Nadal) la migliore approssimazione alla perfezione in questo senso!
    Nella discussione porterei piuttosto l’esempio di Lendl, che fino a 24 anni era deriso come “chicken” perchè nonostante viaggiasse dai 19 nel gotha del tennis non riusciva a vincere le finali slam …..poi però si è irrobustito fisicamente, ha elevato il rovescio quasi a livello del dritto, ha perfezionato il servizio e guarda caso è diventato un killer proprio nei momenti clou dei match….chiamiamola coscienza dei propri mezzi!

    @pulsatilla
    sono d’accordo anche con te , ma io sono sicuro che per arrivare ad alti livelli, servano tutte le componenti, dalla volontà di vittoria, alla intelligenza tattica, alla componente fisica e a quella tacnica….se ne manca anche solo una non ce la si fa!
    teniamo presente che a livello primi 100 atp tutti hanno queste componenti, solo che si misura chi ne ha ancora un po’ di più!

    dal 250 in giù cominci a trovare tennisti tecnicamente “arrangiati” o totalmente decerebrati o particolarmente lenti di piedi o di testa….ma parliamo del tennis di seconda fascia a cui mancherà sempre un pezzo per salire la vetta!

  13. cesare venez.

    Mi piace il discorso di pulsatilla…io credo alla stragrande nell’inconscio e i certe spinte. Ma che la ritualità conti così tanto,mmm…me puzza de cattolico eh eh.
    A parte gli scherzi, non tutti i giocatori ripetono certi gesti (anche se molti si) e non tutte le fasi della carriera sono uguali, mentalmente. Anche se certo, nonostante io sia un fautore e fan estremo del cambiamento, è pur vero che un’indole di fondo esiste, e valla a stravolgere.

    Comunque per me federer è il più grosso c.sotto della storia (penso a svariati match di slam o master persi col match point – Nadal quanti???)
    …ma è pur sempre il numero 1 di sempre, anche, sicchè il binomio tecnica-fisico prevale sulla testa “pura”, quella da gara (non penso solo al tennis, ma a qualsiasi battaglia quei due si ritovino ad affrontare nella vita) di nadal o djokovic, che invece a livelli più bassi conta molto ma molto di più.

    saluti

  14. cesare venez.

    ps se vince murray mi metto a scrivere (magari più chiaramente che nel post di prima)

    notte

  15. Nicola De Paola

    @ cesare v.
    Non esagerare però.. 😉 Se Federer non è in fiducia può tornare sulla Terra e riprendere le sembianze di essere umano. A quel punto può mancare dei match points.
    Nadal è più coraggioso di lui.è vero. Però,riprendendo il discorso di Caperchi,è più sicuro tecnicamente (non più completo,ci mancherebbe). Piazza il servizio (a proposito 2/3 delle palle break si giocano da sinistra..),arrota il dritto che passa alto sopra la rete.. Ecc,ecc.

  16. Alessandro Nizegorodcew

    Io la butto là.. per molti, anche addetti ai lavori, Roger non è uno mentalmente molto solido.. Solo che è troppo più forte di quasi tutti e quindi vince lo stesso..

    (non è la mia opinione, ma è diffusa e dunque la riporto)

  17. pasanen84

    @ale
    Sono contento che non sia la tua opinione perchè per me è una grandissima c…..a. 4 match persi con match point in una stagione non può essere una casualità!?? Per me sì. Poi basta parlare di federer nadal ecc..che dopo sembra di essere su ubitennis 🙂

  18. Sergio Pastena

    Molto interessante, Fabio, e ben scritto. I due casi che hai citato sono esemplificativi dei due tipi principali di braccino. Quello di de Bakker è il braccino del giovane che ha paura del grande colpo (non a caso altre volte non l’ho visto tremare), mentre su Tipsarevic, beh, lì ci troviamo di fronte a un inguaribile choker, uno che è abituato a squagliarsi a un metro dal traguardo: non è un caso che in entrambe le finali Atp giocate fino ad ora abbia rimediato almeno un bagel.

    Volevo chiederti cosa ne pensi invece di Seppi. Per me Andreas una volta (importante) si è squagliato nella finale di Gstaad contro Mathieu mentre serviva per il match, ma in generale più che uno col braccino mi sembra un autentico psicopatico che entra ed esce dai match peggio di Dolgopolov (ovviamente le somiglianze tra lui e Dolgo si fermano lì). 😀

  19. pulsatilla

    @Cesare Veneziani

    Chiariamo: non ho detto che per vincere bisogna compiere rituali, altrimenti basterebbe a voi maestri insegnare a toccarsi il culo prima del servizio e il gioco è fatto. Non credo che funzioni così. Ho citato l’esempio di Nadal solo per sottolinare un caso (n.1 al mondo) di come le spinte irrazionali entrino così prepotentemente nel determinismo del gioco del tennis.

    Qualcuno ha detto che non basta la solidità mentale per arrivare nei top ten, e anche su questo mi sembra superfluo intervenire, anche perchè non ho mai visto un paraplegico arrivare nei top ten.

    Premesso questo, “il braccino” nel tennis nasconde in realtà una problematica molto interessante, profonda e di difficile soluzione. In cui la psicologia dello sport, che fa riferimento alla psicologia scientifica (una bufala), dispone di armi virtuali.
    Però a questo proposito mi farebbe piacere sentire l’opinione di Silvano Papi.

  20. Sergio Pastena

    pulsatilla, a tuo avviso può avere un’influenza il tipo di gioco, che magari sottende una determinata personalità? Ad esempio io ho notato che tra i tennisti col braccino abbiamo Gasquet, che gioca un tennis sopraffino, Tipsarevic che è un mezzo genialoide e inventa cose assurde e, a volte, anche lo stesso Dolgopolov (contro Murray ha sbagliato due smash facilissimi nei momenti chiave). Poi penso a un Ferrer o a un Isner e mi rendo conto che non si fanno prendere mai dal panico. Ovviamente non è una regola generale, però inizio a chiedermi se non c’entri anche quello, come se la concretezza del tennis che si gioca fosse collegata alla concretezza nei momenti decisivi.

  21. Mauro g&f

    Sbrigatevi con i vostri figli, se la Na Li vince lo slam in Australia 150 milioni di bambini cinesi inizieranno a giocare a tennis e saranno cavoli amari per tutti.
    Scherzo….ma non troppo!

  22. pulsatilla

    Serio Pastena
    la tua domanda è molto interessante, ho una risposta ma mi riprometto di dartela più tardi con po’ di calma.
    Parliamo di Ferrer invece, che mentalmente a detta di tutti è molto solido.
    Il braccino è l’effetto di un sentimento completamente irrazionale che è la paura. E la paura può avere le cause le più disparate.
    A quanto mi risulta Ferrer, se avesse fallito come tennista, lo aspettava un duro futuro di muratore, di lavoratore manuale, insomma Ferrer è uno che viene dal basso.
    Una domanda: forse la semplice paura di sbagliare un colpo nella psiche di Ferrer è stata sostituita da una paura più grande e più profonda che per un effetto paradosso lo conduce a sbagliare meno degli altri?

  23. pulsatilla

    Il plebeo, il lavoratore manuale ha un gioco semplice e efficace, corre come un matto (a questo proposito mi viene in mente una dichiarazione di Etoo quando diceva che per guadagnare come un bianco doveva correre come un negro), non può permettersi di sbagliare.

    Il figlio di papà (e in Italia ce ne sono tanti, vero Monet?) invece può permettersi un gioco più creativo, può permettersi il colpo ad effetto anche se rischioso, tanto se perde…

  24. Mauro g&f

    Che Federer non sia solido mentalmente credo sia una bestialità infinita. (Ho capito Alessandro che non è la tua opinione ma hai riportato una credenza comune agli adetti ai lavori).
    Perchè dico questo? I gesti tecnici del tennis, non hanno la caratteristica di essere difficili, anzi, sono ripetibili da chiunque, non è come fare i giocolieri o i ginnasti. Quello che è difficlie (a parte arrivare bene sulla palla e qui l’altra cosa importante che è la preparazione atletica), è tirare i colpi giusti nel posto giusto al momento giusto, e qui solo un mentale di altissimo livello può fare la differenza. Guardate per esempio come gioca Bolelli, se avesse il mental di Federer sarebbe da primi 20/10.
    Non basta insomma avere una grande Ferrari, bisogna saperla guidare bene ad alte velocità e per far questo occorre una grande forza mentale.
    Poi statisticamente, chi è che ha giocato l’enorme mole di punti importanti come Federer, è chiaro che ogni tanto sbagli qualcosa nei momenti sia meno che più importanti.

  25. pulsatilla

    Sono d’accordo con te, però spiegami meglio che intendi per forza mentale e, visto che ci sei, spiegami anche perchè alcuni non hanno la forza mentale.

  26. Mauro g&f

    A mio avviso nella forza mentale si può distinguere la quantità di forza di volontà e determinazione e la sua durata applicazione nel tempo (per esempio in un intera partita o in un intero torneo). La lucidità, il vedere chiaro le varie sutuazione che ti permette di fare le scelte giuste al momento giusto. Il coraggio che ti permette di combattere la paura. Non ultimo la capacità di sapersi concentrare per lunghi periodi.
    Perchè alcuni non hanno la forza mentale? Perchè spesso è un fattore genetico come avere “piedi buoni” o una buona coordinazione, altre volte non è allenata o è allenata poco, in alcuni casi è contro-allenata, come diceva il prof. De michelis ex mental coach del Milan, della Vavassori e ora del Chelsea, spesso si allena la paura.

  27. monet

    Il figlio di papà (e in Italia ce ne sono tanti, vero Monet?) invece può permettersi un gioco più creativo, può permettersi il colpo ad effetto anche se rischioso, tanto se perde…

    …tanto che se perde ..gli girano i coglioni come le pale di un elicottero….tranquillo pulsatilla ,forse hai una distorsione totalmente diversa da quelle che sono le realtà e le problematiche dei professionisti….a un agonista qualsiasi,ma agonista, perdere anche a scala 40 è un enorme insuccesso….fidati!!!

  28. pulsatilla

    E’ una grande verità che spesso si allena la paura.
    E questo avviene a tutti i livelli, la mamma che dice al figlio “copriti sennò ti viene una polmonite (paura delle malattie), il padre che dice: non puoi perdere con un 4.5, tu sei un 4.3… (paura della sconfitta), o altre frasi del tipo “non farti umiliare in pubblico!”. Si potrebbe fare un elenco senza fine.

  29. monet

    ”Il figlio di papà (e in Italia ce ne sono tanti, vero Monet?)

    pulsatilla se quello che dici è diretto al figlio del sottoscritto,posso solo risponderti con un ” che colpa vuoi che ne abbia lui”se poi colpa possa essere,ma da come lo scrivi tu……

  30. pulsatilla

    Monet
    se perde gli girano a mille e sono d’accordo, ma da mangiare ce l’ha e un tetto sopra la testa ce l’ha.
    E’ questa la differenza.

  31. monet

    perchè tu pensi che in gara pensino a quello che stai dicendo tu? sei distante un..oceano,in gara pensano solo a vincere,anzi se non pensano vincono ecco la verità!!!

  32. Sergio Pastena

    @pulsatilla: molto suggestiva l’ipotesi su Ferrer, che all’inverso spiegherebbe anche perché in alcuni casi abbiano il braccino anche persone che in realtà potrebbero giocare senza alcuna pressione. Quando si parla di fattori mentali la complessità è elevatissima e non a caso è molto importante lavorare caso per caso.

    @Monet: è vero che al “figlio di papà” girano i coglioni uguale, ma considera che c’è una differenza tra “Se perdo mi girano i coglioni” e “Se perdo vado a fare il magazziniere”. Poi è ovvio che la cosa dipenda anche dal temperamento personale: una persona povera ma debole può rassegnarsi ed abbandonare il tennis così come il figlio di papà, ad esempio, può vedere nel tennis un’occasione di legittimazione sociale come fece Harold Abrahams con l’atletica.

  33. monet

    ”tu sei distante un oceano da quello che voglio dire, ma non importa”
    mi sembri uno che si indispettisce alla prima (anche alla 2°) occasione che gli capita,visto come rispondo…ma non importa,io sono qui per sorridere e non per incazzarmi….

  34. Alessandro Nizegorodcew

    Comunque se volete la mia opinione è che Federer non sia assolutamente un cuor di leone e le partite davvero in lotta le ha perse quasi tutte.. In genere vince abbastanza facilmente perché è nettamente superiore quasi a tutti!

  35. Stefano Grazia

    Che Federer non sia un Lionheart e’ da vedere nel dettaglio…anch’io credo che a volte non lo sia stato MA SOLO CONTRO NADAL perche’ sentiva e sente una pressione particolare (e comunque poi se togliamo gli incontri sulla terra ci ha anche vinto lo stesso diverse volte)… Io prima di andare a fare le pulci ai tanti match point falliti, andrei a vedere i tanti MATCH POINT CONTRO ANNULLATI e soprattutto i TANTI MATCH POINT A FAVORE REALIZZATI … Se e’ vero come vero che ne ha realizzati a migliaia, che volete che siano quei 4 0 5, metti anche dieci, non realizzati, su… Ci andrei piano prima del fargli del cacasotto, anche se capisco che e’ tutto molto relativo (del resto io sostengo da sempre che il mio Agassi sia stato uno dei piu’ grandi LOSERS del tennis, perche’ col suo talento e gioco, se non fosse stato cosi’ sensibile, avrebbe vinto molti piu’ slams e sicuramente qualche match in piu’ contro Sampras da cui perdeva sempre all’USOPEN e a WIMBLEDON(ma non a RG,ovvio, e all’Aussie Open…lo diceva Brad Gilbert, che Agassi era piu’ ‘gifted’ di sampras e piu’ forte ma non in un grande slam, forse per via della spectacular dullness di Pete citata da Andre nella sua biografia, la stessa spiegata da Foster Wallace a proposito di Tracy Austin nel celebre saggio e la stessa forse spiegata da Bob Hope quando diceva che nel golf essere stupidi non e’ necessario pero’ aiuta. Stupido forse e’ una parola troppo forte, ma narrow mind, ottuso, vuoto…capace di non rendersi conto di stare giocando un match point sul Centrale di Flushing Meadows o Wimbledon di fronte a 20.000 spettatori … Che il mental piu’ che la capacita’ di fare focus non sia invece l’incapacita’ ,genetica, costituizionale, di RENDERSI DAVVERO CONTO????

  36. E’ uno studio che si può provare a fare.. Vorrei comunque dire che io sono un grandissimo tifoso di roger.. Ma penso che federer di match assurdi in lotta ne ha persi molti e vinti pochi.. Detto questo, per me rimane il più grande in assoluto!

  37. Freddo

    Ste Agassi ci perdeva quasi sempre con Sampras a parte su la terra dove neppure Andrè era un drago e quella volta agli ausopen dove Sampras arrivò cotto dopo aver giocato quasi tutti match al quinto, Sampras era piu’ forte al di là di quello che diceva Gilbert…Sampras era meno sensibile ma era anche piu’ campione, giocava meglio i punti importanti, sapeva fare piu’ cose, insomma era Sampras…non si sono poi grandissime spiegazione da cercare Andrè era fortissimo ma Sampras lo era di piu’….Ritornando alla discussione sono daccordo con Leo ed in effetti se ci pensate cosa capitava a Sampras quando aveva bisogno di punti importanti? Faceva un ace o un dritto vincente cioè i colpi in cui era tecnicamente fortissimo…Daccordo chiaramente pure sul discorso del braccino di Fabio specialmente riferito all’olandese anche io lo vedo forte ma che spreca troppe occasioni…su i suoi allievi lui lo sa che la penso come lui gli l’ho detto svariate volte non penso abbia bisogno di conferme….:)

  38. Pulsatilla,
    ti sembrerà strano, ma questa volta sono perfettamente d’accordo con te e mi congratulo per aver focalizzato su uno degli aspetti più importanti del mentale nel tennis. Sono completamente convinta di quanto scrivo dal momento che i rituali o routines ricoprono una parte fondamentale del mio programma di insegnamento. E’ forse una delle cose più difficili dell’allenamento mentale ed è in questo, anche, che si misura la capacità di un buon allenatore mentale. A mio modo di vedere, le routines sono la quintessenza dello stato mentale dei giocatori che raggiungono quella che tecnicamente si è soliti chiamare “flow” o “zone”.

  39. Stefano Grazia

    Alla tanto vituperata e deprecata Bollettieri Academy il concetto di ritual veniva spiegato perfino ai tristonazzi dell’adult program nei primissimi anni 90 … Poi, ovvio, io adottavo i rituals ma perdevo lo stesso e m’incazzavo come e quanto prima …

  40. Stefano,
    spiegare un rituale serve a poco. I rituali hanno un significato ed una simbologia. Vanno Allenati, ed il vantaggio viene rinforzato con l’Esperienza.

  41. pulsatilla

    Si inizia forse a centrare il problema.
    Stefano Grazia dice che venivano spiegati i rituali, ci rendiamo conto dell’enormità di questo sbaglio? Il rituale è espressivo dell’irrazionale e usa un linguaggio analogico, la spiegazione che veniva data usava un linguaggio analitico e agiva sul razionale. E’ come illustrare a un cieco con i gesti, cosa può capire poverino?

    Maria Prosperi, intanto ti ringrazio e mi scuso per averti sottovalutato (non parlarmi più però di riflesso miotatico perchè mi cala il panno e poi inizio a sparlare…). Tu hai introdotto quella che è la seconda grande complessità del tennis (e non solo del tennis): il flow.
    Vale a dire lo stato mentale perfetto dove il corpo si muove e sa da solo dove andare e cosa fare. Quando Monet dice che i pro giocano meglio quando non pensano, senza sapere il perchè, lui dice una grande verità. Qual’è lo stato di coscienza migliore per giocare a tennis, anzi, più precisamente, per rispondere al servizio dell’avversario?

  42. Stefano Grazia

    Mi sono allora espresso male: veniva spiegata l’esistenza del Ritual e non il ritual in se’… eppoi eravamo tutti Tristonazzi over 35 e se a me veniva detto che avrei dovuto per vincere entrare nell’irrazionale li avrei mandati a cagare… Io intendevo dire che se a noi Adulti veniva fatto vedere un filmato e ci veniva perche’ Courier dopo ogni colpo si aggiustava piu’ volte il cappellino dicendoci che non era un tic di uno schizzato ma un ritual che gli permetteva di recuperare il fiato e ricentrare il focus, questo significa che in quell’Academy erano avanti circa 17 anni rispetto a noi … perche’ sui ragazzini probabilmente ci lavoravano gia’ come intendete voi…
    Anche se io rimango fisso dell’idea che il MENTAL e’ importantissimo ma allo stesso tempo non e’ allenabile, o non comunque nella misura in cui vorrebbe farci credere Maria La Peronospera

  43. cataflic

    Devo dire che sul mental sualche dubbio ce l’ho.Queste trasformazioni da pulcini spauriti in vichinghi da lotta superfocused non credo siano possibili.
    Però è anche vero che ad altissimi livelli si gioca di fino e a volte basta 1 punto per far svoltare la carriera di un giocatore e allora bisogna avere un metro di giudizio che è quasi impossibile da valutare: quanto tempo e soldi devo spendere per migliorare l’ approccio al match e avere il 50 +X% di portare a casa quel fatidico punto invece che il 50%????
    boh?

  44. Sergio Pastena

    @Stefano: concordo sul fatto che l’aspetto mentale si possa allenare solo fino ad un certo punto. I problemi psicologici in alcuni casi possono essere dovuti a fattori razionalmente individuabili, in altri no. Sui primi puoi a volte lavorare, sui secondi ti trovi ad andare a tentoni perché è più roba da psicologi che da coach.

    In quanto al discorso dei “rituali”, tendo a vederli come qualcosa di artificiale, una specie di placebo che però non permette a un giocatore di raggiungere realmente il cosiddetto flow. E’ un po’ come il discorso sui mantra: formule ripetitive che aiutano, ma da sole non possono bastare. Sia chiaro, opinione da profano: sono un semplice appassionato e non un coach.

  45. pulsatilla

    L’aspetto mentale non si può allenare. Si può allenare la ripetitività dei movimenti, migliorare la tecnica, la forza e la velocità, ma quel tarlo sottile, inconscio, inconsapevole si riaffaccia ogni volta che la posta in palio aumenta.
    Ecco perchè i coach appassionati e illuminati, raggiunto il massimo a livello tattico e tecnico sull’allievo, nulla possono fare sull’aspetto mentale.
    Oggi Murray ha fornito una dimostrazione lampante, è entrato in campo nervoso, torturava le corde della racchetta. Qual’era il significato analogico di quel movimento ossessivo? Forse voleva trasferire la sua impotenza e suo senso di colpa sulla racchetta? Forse (inconsciamente) voleva gridare: “mamma, perdonami se verrò sconfitto, ma è colpa della tensione delle corde!”

  46. Sergio Pastena

    pulsatilla, forse ho sbagliato termine dicendo “allenare”, mi limitavo a dire che certe tare mentali possono essere originate da cause esterne rimuovibili.

    Per il resto è questione di attitudine e disciplina. Recentemente mi ha colpito un articolo su Giappone-Corea del Sud, Coppa d’Asia di calcio. I coreani avevano pareggiato all’ultimo minuto e c’erano i calci di rigore: per noi “latini” una vittoria giapponese era a quel punto inconcepibile per un fatto psicologico, invece i nipponici non hanno sbagliato un rigore. Nell’articolo, sulla Gazzetta, si spiegava come tutto questo in Giappone fosse normale perché c’era l’abitudine di considerare ogni episodio come una sorta di blocco separato. Un po’ quello che fa Ferrer, se vogliamo: ogni volta che Murray gli faceva un punto che avrebbe incenerito un Gasquet, lui riprendeva a remare come prima, quasi come se nulla fosse successo.

  47. pulsatilla

    Sergio
    i rituali non sono qualcosa di artificiale, sono movimenti ripetitivi che (esattamente come un mantra) aiutano a svincolarci dal nostro cervello corticale e l’obiettivo naturalmente è quello di raggiungere il flow, che è l’equivalente di uno stato preipnotico.
    Bisogna deconcentrare il cervello razionale (e non concentrare, come erroneamente tutti i maestri consigliano, compiendo un errore madornale!) e entrare in uno stato di rilassatezza ma estremamente attentivo.
    Il gioco del tennis è uno sport di contrazioni ma soprattutto di decontrazioni, di movimenti di forza ma soprattutto di movimenti inerziali. Lo stato di paura e di emozione provoca solo contrazioni e il cosiddetto braccino. La paura deve sciogliersi nel flow, non va combattuta nè trascurata, la paura va accarezzata perchè è infinitamente più grande di noi e giocare contro l’avversario e la paura diventa molto difficile.

  48. Sergio Pastena

    pulsatilla, con artificiale intendevo dire che sono comunque gesti che aggiungiamo ad arte con lo scopo di ottenere un effetto. Poi magari alla lunga diventano naturali, ma comunque c’è chi non ha bisogno di rituali per raggiungere lo stato che tu chiami di rilassatezza attentiva. 😉

  49. pulsatilla

    Concordo.
    Più che un mezzo, i rituali rappresentano un linguaggio del corpo.
    Ma esistono altri mezzi infinitamente più efficaci per raggiungere il flow, il fatto è che non sono conosciuti in ambito sportivo.

  50. Stefano,
    sei liberissimo di credere ciò che vuoi. Io non voglio farti credere niente sull’allenabilità del mentale. Resta il fatto che io lo faccio……
    Per ciò che riguardo l’allenabilità del mentale, scusate, ma i guru, gli asceti etc, cosa fanno se non “allenamento mentale”? E voi mi dite che gli stati mentali non si possono allenare? Se non lo inducono loro stessi, chi è che induce i giocatori nello stato “preipnotico” di cui parla (a ragion veduta)Pulsatilla? L’allenatore, il pubblico, l’avversario? Sono i giocatori che lo fanno loro stessi attraverso delle procedure che possono essere allenate.

  51. pasanen84

    @pulsatilla
    Sembri preperato in materia.Condivido i contenuti di questi ultimi post ma perchè non si può migliorare mentalmente? Per me si migliora eccome se riesci, mettendo a frutto l’esperienza, a massimizzare i tuoi punti forti; e questo lo fai con la testa. O no?

  52. Pulsatilla,
    non direi che i rituali sono un linguaggio del corpo. Direi piuttosto che il corpo è il mezzo in cui si estrinseca il comportamento rituale. Possiamo chiamare i rituali routines ma penso che il termine più adatto e comprensibile sia “abitudini”. L’essere umano è un essere il cui comportamento per un buon 90% è fatto da abitudini. Purtroppo la tensione che si accumula in una gara spinge l’atleta all’uso dell’emisfero destro piuttosto che quello sinistro…….

  53. pulsatilla

    Maria, non sono d’accordo, la tensione fa girare all’impazzata la parte corticale e soprattutto l’emisfero sinistro. Si pensa, si pensa, dopo un errore si resta attaccati col pensiero all’errore precedente.
    E questo è un effetto dell’emisfero sinistro.
    Il pensiero ci fa oscillare nel passato e nel futuro, sai quanto è dannoso questo nel tennis?
    Quando invece bisogna essere presenti nel presente? Per essere presenti nell’attimo non si può girovagare con la mente.
    Ma disattivare per quanto possibile l’emisfero sinistro non è cosa semplice, ci sono delle tecniche. Tu ne conosci?

  54. pulsatilla

    pasanen,
    attenzione, non ho detto che non si può migliorare l’aspetto mentale.
    sono molto scettico sulle comuni metodiche di allenamento del mentale e soprattutto i maestri non hanno i mezzi per farlo.

  55. pulsatilla

    Nadal, a detta di tutti, ha una grande solidità mentale.
    Immaginate se la rabbia e la determinazione di giocare ogni punto come se fosse l’ultimo fosse la conseguenza di un’equazione analogica della sua parte infantile che, inconsciamente, vuole riunire a tutti i costi i genitori separati.

  56. Scusa Pulsatilla,
    hai completamente ragione e sono perfettamente d’accordo. Si tratta di un mio lapsus. Avrei dovuto scrivere esattamente il contrario di quanto ho scritto.

  57. pulsatilla

    pasanen,
    mi costringi ad approfondire.
    Per migliorare veramente l’aspetto mentale, al di là dei rituali e del flow, per fare veramente il salto di qualità a livello mentale bisogna lavorare sull’inconscio.
    Non c’è alternativa.
    Ma non è cosa facile, la storia della psicologia è costellata di insuccessi al riguardo.
    Capirete che sono molto scettico sulla metodologia della psicologia dello sport, che è molto comportamentale, lavora solo in superficie e, se va bene, copre con un tappeto la polvere che c’è sotto.

  58. Pulsatilla,
    non è possibile disconnetere completamente un emisfero a vantaggio dell’altro. Per esempio, anche se l’induzione ipnotica è considerata dalla maggior parte un fenomeno dell’emisfero destro (e non come ho erroneamente scritto nel mio penultimo post), recentemente è stata molto rivalutata la funzione dell’emisfero sinistro che ha un ruolo assai importante almeno nelle prime fasi dell’induzione. Più che annullamento dell’emisfero sinistro a vantaggio di quello destro in termini tecnici si parla di “riequilibrio della dominanza”.

  59. Pulsatilla,
    sono pienamente d’accordo quando sostieni che la psicologia dello sport che lavora a livello comportamentale è pressoche inutile. Il comportamento è l’ultimo anello della catena. Se si vuole avere successo bisogna agire e lavorare all’origine, sulla causa, non sull’effetto.

  60. pulsatilla

    Anche qui sono d’accordo con te.
    Anzi, sono così d’accordo che ti dico che secondo me la distinzione fra emisfero sinistro e destro è solo una schematizzazione che aiuta il nostro cervello razionale a capire.
    Per capire abbiamo bisogno di separare per poi ricomporre, è un nostro limite.
    Ma la realtà è ben diversa, possiamo d’altronde capire una sinfonia scomponendo le note o gli strumenti uno a uno?

  61. Pulsatilla,
    io credo che la determinazione mentale di Nadal dipenda soprattutto da fattori di natura di scuola tennistica. La scuola tennistica spagnola, quella in particolar modo che fa crescere i giocatori sulla terra rossa, insiste molto sul fatto che i giocatori siano abituati alla resistenza, alla sofferenza ed al sacrificio, ad andare oltre i propri limiti.
    Certo poi Nadal ha sviluppato anche per conto suo molti rituali (come per esempio quello di allineare le bottigliette al cambio di campo etc)che certamente lo aiutano ad attivare i processi dell’emisfero destro.

  62. Sergio Pastena

    Ho un dubbio. Magari per voi sarà un dubbio ridicolo e se così fosse mi scuso, però devo proporvelo. Ho capito cosa volete dire col vostro scambio di opinioni, ma dietro questi dibattiti c’è un atleta. Un atleta che magari spara i colpi ad istinto e non capisce altro che le sue mazzate. Come potete fargli capire tutto quello che avete detto? Perché se lui non capisce questi concetti mica potete andare in campo al posto suo…

  63. Stefano Grazia

    C’e poi il piccolo particolare che i genitori di nadal si sono separati solo due anni fa e nadal era nadal anche molto prima che ciò’ avvenisse….

  64. Sergio Pastena,
    tutto sta se le mazzate che tira sono efficaci e producono risultati. Allenare un giocatore vuol dire fare un percorso di crescita. Percorso vuol dire cambiare nel tempo. Per mia esperienza ti posso dire che affinchè cambiamenti radicali possano avvenire in un giocatore, deve essere lei/lui stessa a capire e a desiderare per primo la necessità di effettuare un cambiamento. Ciò di solito avviene dopo una stringa di risultati negativi.

  65. cataflic

    perchè in genere tutti i giocatori più fragili raggiungono il massimo rendimento “mentale” solo dopo i 25 anni??
    cosa cambia?
    quali meccanismi sono in atto?
    è un processo evolutivo o appreso?

  66. pulsatilla

    @ Stefano Grazia
    la separazione dei genitori può essere recente ma i dissidi che l’hanno provocata a quando risalgono? Se l’atmosfera familiare non è stata serena fin da sempre può essere che il piccolo Nadal,investito da una responsabilità superiore a se stesso, abbia cercato nella vittoria tennistica la disperata ricerca di riunire la famiglia? (sempre a livello inconscio s’intende).

    @ Maria Prosperi
    Sono d’accordissimo con te, se allenare significa fare un percorso di crescita, la sconfitta può e deve avere un valore catartico e di rinascita.

    @cataflic
    la tua osservazione è sacrosanta. ed è dimostrativa di un fatto ormai fondamentale nel tennis: la maturità tecnico-tattica non può prescindere dalla maturità di uomo. I maggiorenni bambini o non vincono o non riescono a garantire una continuità di rendimento. tanti anni fa Castellani, intuito questo fatto, mi risulta che facesse i salti mortali per accelerare l’evoluzione maturativa dei suoi, ricorrendo anche a tecniche che per l’epoca erano molto innovative, ma ahimè anch’esse insufficienti.

  67. Cataflic,
    la crescita e lo sviluppo mentale “naturale” completo nella stragrande maggioranza dei casi coincide con la crescita o maturazione personale. Per molti giocatori coincide con il raggiungimento dei 25 anni. Per alcuni avviene prima e per altri avviene dopo. L’allenamento mentale serve proprio a fare in modo che questa maturazione avvenga in modo positivo, armonico ed ottimale alla prestazione sportiva. Con l’allenamento specifico e metodico, per i ragazzi spesso avviene tra i 16 ed i 18 anni.

  68. Sergio Pastena

    @Maria: quello che dici è verissimo, qualcuno lo facesse capire a Bolelli per pietà! 😀

  69. cataflic

    @Maria Prosperi

    certo che cavolo, con tutti questi psicologi, mental trainers&co.
    ho l’impressione che già oggi si sia creata una nuova base di uniformità a livello professionistico anche da questo punto di vista e mi sa che ormai tutti siano allenati su questo così come sullo svincolo spalla-gomito……..
    e si torna d’accapo, cioè solo chi è già di suo superiore avra quel qualcosa in più!

    …quindi l’approccio mentale serve solo a ricostruire per tutti la line di partenza….

    p.s. solo pensieri in libertà, d’altro canto siam qui per confrontare e…pensare!

  70. Cataflic,
    teoricamente avresti ragione. Ma praticamente se provi a chiedere ai professionisti se si avvalgono del mental trainer o se fanno mental training ti risponderanno quasi tutti di no. Perchè? Perchè la preparazione mentale è a tutt’oggi un vantaggio competitivo ed i campioni non svelano i segreti del loro successo. Eventualmente lo fanno nelle biografie post carriera……..
    Considera poi un altro fatto. Tutti i tennisti professionisti fanno preparazione atletica, ma non per questo usano le stesse tecniche e gli stessi programmi di preparazione atletica. La stessa considerazione si applica al mentale.

  71. cataflic

    @Maria Prosperi
    forse i campioni vorranno anche tener segreto i loro “mantra” , ma sono sicuro che i loro “guru” invece fanno di tutto per pubblicizzarsi……
    in effetti penso che ci siano ancora sufficienti asimmetrie formative per differenziare i rendimenti dei giocatori1

  72. pulsatilla

    I mental con la loro PNL possono aiutare poco secondo me. Rimango scettico sul concetto di allenamento mentale.

  73. Pulsatilla,
    capisco che si possa essere scettici sull’allenamento mentale. Questo avviene perchè spesso non sono chiare ne le metodologie ne i programmi. Del resto questi sono i trucchi del mestiere ed è giusto che chi vi ha investito in conoscenza ed esperienza li metta in pratica monetizzando e li condivida soltanto aleatoriamente in pubblico.
    Non tutti i mental trainer usano la PNL, anzi la maggior parte dei colleghi che conosco ne usano soltanto alcune tecniche personalizzandole. Ma prevalentemente vengono usati altri strumenti.

  74. Tom

    Ah, si, la PNL, quel diploma che si prende in 3 giorni … E allora perche’ non Scientology, gia’ che ci siamo?

  75. Stefano Grazia

    Il Mental e’ cio’ che fa la differenza ed e’ importantissimo ma solo se uno e’ gia’ forte atleticamente e non ha grosse pecche tecnicamente. Allora il Mental diventa la differenza fra un Top 100 e il numero 200 e ancora di piu’ fra un Top 20 e un Top 100 (because Tennis, everybody has…,Safin dixit). Il Mental e’ importantissimo sia da piccoli che da grandi: da piccoli per avere la motivazione e la costanza di continuare ad allenarsi in uno sport che diciamocelo francamente e’ agli inizi molto meno divertente ed aggregante di tanti sport di squadra, calcio in primis. Ed e’ anche molto piu’ difficile da imparare di tutti gli altri sports. Gia’ sui 12-14 anni poi il mental diventa importante per portare a casa delle partite il cui risultato non contera’ granche’ ma se uno quelle partite le perde sempre finisce per allontanarsi dallo sport …Questo e’ un problema non di poco conto perche’ alla fine spesso a queste eta’ non vince solo quello piu’ grosso o piu’ atletico ma appunto quello piu’ forte mentalmente e il tutto a discapito del piu’ talentuoso e tecnico che magari appunto smettera’ … a 20 anni ne rimarra’ uno solo, quello che mettera’ insieme TESTA, CUORE, GAMBE e TECNICA ma chissa’, magari avremo perso per strada gente che a 12-14 anni mentalmente non era ancora matura …
    Cio’ detto, secondo me , e lo dico anche per esperienza diretta, il Mental Tutor puo’ fare ben poco : pur convinto di quanto sto affermando, non ho mai lesinato soldi nell’allenamento mentale ma … i risultati sono stati scarsissimi. e guardandomi attorno ho anche potuto constatare che i risultati buoni i Mental li ottengono con chi del Mental non ne avrebbe bisogno perche’ e’ gia’ forte mentalmente di suo. Cioe’, in soldoni: persona forte mentalmente SENZA psicologo batte sempre persona mentalmente non forte di suo che si fa accompagnare da un Team di Psicologi …
    Piuttosto, sottolinerei l’importanza di un Coach con qualche cognizione di psicologia sportiva e di Coaches anche Pedagoghi soprattutto all’inizio, per i bambini piccoli … Ma la Psicologia sportiva non e’ una materia ‘misurabile o quantificabile’ e quindi non potrai mai stabilire la reale efficacia di una collaborazione soprattutto se la si fa a livello preventivo…
    Ovviamente, opinione del tutto personale: il MENTAL E’ IMPORTANTISSIMO ma non lo si puo’ veramente allenare o perlomeno anch’io rimango scettico sul concetto di ‘allenamento mentale’. Nondimeno non escluderei assolutamente in un Academy o in un Personal team la figura dello Psicologo Sportivo perche’…della serie: proviamo anche con dio, non si sa mai …

  76. Atti

    … Mental ?…l’argomento è assai complesso.
    C’è appunto chi si laurea in 3 giorni e chi ci mette una vita….

    Nel tennis io da profano lo intendo come capacità di tirare fuori il meglio di se (soprattutto nei momenti decisivi)….utilizzando le armi che disponiamo al massimo delle possibilità.
    Cioè non è che se non so fare la volee, col mental divento Mcenroe…
    La Schiavone, che se non ricordo male da sempre è seguita da uno psicologo, dimostra che il giusto equilibrio psicofisico trasforma un buon giocatore da primo 20…in un campione top 5… ma molte volte ci sono una serie di circostanze (maturità, salute, avversarie etc.) che determinano uno o piu’ risultati.

    Sicuramente non è un metodo standardizzabile o tascabile,,,che tiri fuori quando ti serve…anch’io penso che puo’ essere la ciliegina sulla torta…ma che non faccia miracoli.
    Molti sono i metodi, migliaia quelli che si spacciano di conoscere a materia…ma in pochi quelli che ti possono dare una mano.
    Certo si puo’ partire anche da piccoli…ma il tennis, con i suoi costi/tempi è il posto meno indicato per coltivarlo…prima ci sono altre priorità…
    Le Accademie la offrono ?…del resto un buon commerciante sa mettere in vendita tutta la mercanzia…sta sempre all’utente finale sapersi scegliere la giusta…dose.

    Logico che se il genitore per primo non ci crede…è dura insegnarlo al figlio.
    Diro’ una banalità…ma un buon educatore…è il miglior mental per il proprio figlio. Idem per un maestro.

  77. pulsatilla

    @ Maria Prosperi

    i programmi sono facilmente intuibili, mi piacerebbe sapere qualcosa di più sulla metodologia, ma se è un segreto di stato…

  78. cataflic

    @Stefano Grazia
    quindi riassumendo il mental sarebbe come l’ipad, che non serve praticamente a niente in più di quello che si faceva fino a ieri, ma fa figo, ti da quel senso di appartenenza alla “new upper society” e insomma…alla fine ti costruisce intorno una sicurezza in più che proprio male non fa…ad una modica cifra….

  79. Mauro g&f

    L’allenamento mentale serve eccome se serve, certo come dice Stefano i miglioramenti non è detto che siano determinanti. Faccio un esempio con quello che gli psicologi chiamano “ancoraggi”, di cosa si tratta, si evocano nei momenti di tensione eccessiva o delle immagini o delle musiche che si è già sperimentato aiutano a calmarsi, un tramonto, un pezzo di musica classica etc. Vi ricordate i libriccini delle Williams, non c’erano scritti i consigli del papà, ma frasi che rappresentevano gli ancoraggi. Certo, non sono utili per tutti e nella stessa quantità, non possono trasformare un pavido in un leone, ma aiutano sicuramente.

  80. Mauro g&f

    Approfitto per ricambiare i saluti di Nicola Corrente avuti tramite mia figlia a lanciano.

  81. Stefano Grazia

    Il mio dubbio e’ che spesso la psicologia sportiva non sia altro che la spiegazione tecnica di quello che gia’ atleti, genitori e coach di buon senso mettono in atto da tempo immemorabile … cioe’ definire ancoraggi o rituals o altro alcuni rimedi della nonna … E non fraintendetemi, io sono anche Medico, non voglio sminuire la psicologia, ma solo far capire che e’ materia molto spesso farraginosa e talora utilizzata da cialtroni come specchietto per le allodole … ma anche qui c’e’ una contraddizione perche’ talvolta funziona di piu’ proprio perche’ usata da un cialtrone (e quindi per definizione senza vergogna e senza scrupoli) su un povero di spirito e quindi piu’ soggetto al potere del placebo … Ma in fondo, effetto placebo o no, quel che conta e’ se funziona … se per Nadal il mettere le bottigliette in perfetto allineamento e grattarsi i maroni dopo ogni punto ha questo effetto taumatargico che se lui crede che se non lo fa il mondo, il suo mondo, crollerebbe come un castello di carta, io da un lato posso pensare fra me e me ;’poveretto’, ma poi guardando il suo conto in banca e come gioca dico: poveretto me, che mi faccio troppe pippe… Del resto, se ci pensate e visto che e’ stata tirata in ballo, ma anche Tom Cruise e John Travolta con Scientology, se li senti parlare di sta cosa, scuoti la testa con pena e compassione e mai vorresti che tuo figlio fosse ridotto cosi’…poi ripensi a quello che hai appena detto e dici: wait a minute, cosi’ come? famosi in tutto il mondo e miliardari col jet personale (ch tra l’altro Travolta si guida da solo)?

  82. E’ mia convinzione che la maturità mentale su un campo da tennis derivante da allenamento mentale si cominci a materializzare per le ragazze tra i 15 ed i 17 anni e per gli uomini tra i 16 ed i 18 anni. A volte capita che il mental sia fatto adeguatamente (soprattutto fuori dal campo) da genitori illuminati e succede che vengono fuori tennisti con questo talento senza aver ricevuto alcuna educazione specifica a proposito.
    A mio modo di vedere pertinenza dello psicologo dello sport sono soltanto 2 delle 4 aree dell’educazione mentale di un tennista.

  83. Mauro g&f

    Gli ancoraggi però sono qualcosa di diverso dai rituali. Gli ancoraggi richiamano uno stato mentale positivo avuto precedentemente, per esempio il risentire la canzone che ci ha fatto innamorare la prima volta o cose simili. I rituali fondamentalmente aiutano a fare il vuoto mentale e concentrarsi meglio.
    Sottovalutare l’importanza di queste pratiche e come negare che la mente può essere influenzata. La mente può essere fortemente influenzata nello sport si tratta di autoinfluenzarla.

  84. pulsatilla

    Maria Prosperi ci dà delle piccole pillole, ma non è mai esplicativa fino in fondo. Questo alla lunga genera confusione, perchè ho l’impressione che ognuno parla di qualcosa di diverso.

    Stefano Grazia stava per scivolare sulla classica buccia di banana, ma forse si è ripreso appena in tempo. Vediamo se riesco a farti capire, caro Stefano, usando un paragone a te congeniale. Spero che mi legga anche Sergio Pastena, che mi sembra interessato all’argomento.
    Il paradigma della medicina scientifica è lo studio randomizzato in doppio cieco. Significa che io prendo 100 malati con la stessa malattia, li divido 50 e 50. Poi a 50 somministro il farmaco che voglio studiare e agli altri 50 solo acqua. Nessuno di questi sa chi assume il farmaco e chi acqua. Poi verifico percentualmente chi ha avuto beneficio dal farmaco. Fin qui tutto normale, è l’unica procedura che ha una validità scientifica per testare una farmaco.
    Però in ogni studio, stranamente, c’è una percentuale di malati che assumono solo acqua e che guariscono lo stesso, d’altro canto c’è un’altra percentuale di malati che assumendo solo acqua hanno l’effetto collaterale del farmaco(che non hanno preso). Si chiama effetto placebo, che può essere positivo o negativo.
    Come viene vissuto dalla comunità scientifica questo fenomeno?
    Con fastidio. Nessuno che si premura di studiarlo, perchè non esiste un metodo scientifico di studiarlo.
    Come viene vissuto l’aspetto mentale dei giocatori di una finale di uno slam dai giornalisti sportivi? Con fastidio. C’è chi lo ignora, chi lo sottovaluta, chi si lancia a dare spiegazioni razionali per un fenomeno che di razionale non ha niente. Fra Djokovic e Murray c’è una differenza di tasso tecnico che possa giustificare un risultato così netto? Io (da ignorante del tennis) non credo. Tutti e due erano in gran forma fisicamente, tutti e due motivatissimi, per tutti e due rappresentava una grande occasione di riscatto (non tiratemi in ballo per carità la menata che Djokovic era in vantaggio perchè aveva già vinto uno slam).
    Per chi ha qualche rudimento di linguaggio non verbale, l’esito era scontato già nei primi games. Il corpo parla anche quando si è muti e parla il linguaggio dell’inconscio, che è un universo che sfugge al nostro controllo razionale.
    Si è parlato di rituali e di ancoraggi, se ci sono delle onde gigantesche che minacciano la vostra casa sul mare voi scendereste con un bicchiere per difendervi?

  85. Stefano Grazia

    Guarda,pulsa, che sul doppio cieco scrissi già’ 4-5 anni fa un lungo post tratto da un libro sugli inganni deLla medicina alternativa e per rispondere al mio ammico omeopatico Mauro … Attenzione, pero’ e appunto!, l’effetto placebo esiste,eccome!,anche nella medicina vera e tradizionale … Quindi io non giudico, registro e osservo e per pararmi il culo mi affido (mi sono affidato, per mio figlio )ad ancoraggi, rituale, psicologi etc sperando che prima o poi apparisse all’orizzonte un Carlos Rodrigues … A proposito del doppio cieco, e’ importante l’interpretazione perché’ altrimenti possiamo dire quel che ci pare, anche che se su 100 persone 50 col cappello e 50 senza, magari il tumore della prostata potrebbe anche essere influenzato dal cappello!!! Molti studi pseudoscientifico sono appunto delle bufale su commissione … Ma vi concedo che io in questo momentobsto un po’ giocando a fare il Devil Advocate o il Bastian Contrario a tutti i costi, mala verità e’ che quel che non e’ quantificabile, misurabile in un rapporto di causa ed effetto, anche perché’ influenzato da troppe variabili, lascia sempre spazio a dubbi…in effetti si potrebbe sempre rispondere, immagino. Che Maria lo pensi ma per correttezza professionale non lo dica, che come esistono genitori e genitori e coaches e coaches, esistano anche psicologi sportivi e psicologi sportivi… Io sono assolutamente conscio dell’importanza del menta l soprattutto in uno sport individuale ma sono scettico sulla matematicita’ dei risultati… Troppe variabili …

  86. cataflic

    mental, mental..to be… or not to be…
    lasciando perdere il doppio cieco, sono sicuro che questo tipo di allenamento sia come tutti gli altri, cioè solo se lo fai con continuità e attenzione darà risultati apprezzabili.
    Inoltre proprio per la sua particolarità ci deve essere un totale accordo tra altleta, genitori, coach e mental trainer sennò si finisce per aggiungere incertezza invece che toglierla.
    Sono convinto che infatti la parte più importante sia nel creare un giocatore che segua in linea retta il proprio percorso di crescita, mentre quando puntroppo si cominciano a sentire mille campane tutto va a….(fa rima con campane)

  87. pulsatilla

    Dopo aver scritto sugli inganni della medicina alternativa bisognerebbe anche scrivere sugli inganni della medicina tradizionale.
    Scherzi a parte, quello che volevo dire è che la matematica non può essere applicata alla enorme complessità dell’uomo, che anache negli studi scientifici c’è qualcosa di imponderabile e di non verificabile, etc… Figuriamoci nel tennis! Che è lo sport psicologico per eccellenza!
    Psiche è soggetto. Sei d’accordo con me?
    Per verificare scientificamente qualcosa devi renderlo oggettivo, perchè occorre separarlo per poi ricomporlo e metterlo in connessione logica-matematica con altri dati che abbiano valenza statisticamente significativa.
    Ora, caro Stefano, ti chiedo: si può oggettivare il soggetto, cioè la psiche?
    Se oggettiviamo la psiche la snaturiamo e lo studio perde il significato.
    La psiche è enorme e non è oggettivabile. Non parliamo più di matematica, per favore.

  88. Stefano Grazia

    Cioè, voi avete tutti ragione ma io dopo un po’ a parlar di psiche mi annoio… Colpa mia, chiaro… E Gli inganni della medicina, il libro, non faceva differenza fra gli inganni della medicina tradizionale e alternativa … Io son sempre stato pragmatico: funziona? Beato te …

  89. cataflic
    “Inoltre proprio per la sua particolarità ci deve essere un totale accordo tra altleta, genitori, coach e mental trainer sennò si finisce per aggiungere incertezza invece che toglierla.”

    Direi che la tua affermazione non deve rimanere circoscritta al mentale soltanto. Deve essere estesa a tutto il percorso di crescita dell’atleta in senso generale. Tutto il team deve remare dalla stessa parte.

  90. Mauro,
    i rituali che funzionano sono quelli che presuppongono un ancoraggio. Il rituale deve avere alle radici un significato per l’atleta che lo compie. E’ per questo motivo che i ragazzi che modellano i rituali dei grandi campioni traggono poco beneficio al loro gioco.

  91. pulsatilla

    Il rituale è l’espressione diretta di un linguaggio non verbale, inconscio.
    Se è inconscio come si può mutuare da qualcun’altro?
    I rituali non “funzionano”. E’ sbagliato il verbo. Non confondiamo la causa con l’effetto, sennò non ci si capisce più niente. Il rituale non è un espediente e, se si costruiscono, i rituali non servono a niente.
    Il rituale è un gesto involontario che naturalmente ha un significato, nel tennis Nadal che sistema le bottiglie sempre allo stesso modo può significare in via analogica che deve essere ordinato in campo, che deve mantenere la stessa concentrazione, che non deve avere deflessioni di rendimento etc…ma non credo che Nadal faccia un ragionamento prima della partita sua come sistemare le bottiglie.

  92. Agatone

    Racconto, per quanto può servire, la mia piccola esperienza. Quando facevo partite e in certi momenti mi sentivo agitato per il punteggio o il punto precedente giocato male mi ripetevo: Niente odio, niente paura.

    Questa frase mi calmava. Andava a toccare la tensione per il punto precedente giocato male e la paura per il punto successivo da giocare. Soprattutto prima di servire la usavo. Funzionava.

    Per quello che può servire nella discussione.
    Odio e paura sono, a parer mio, le emozioni che più vanno a influenzare negativamente il modo di giocare. Odio nel senso di rabbia che fa buttare via dei punti con colpi appunto buttati e paura che fa giocare con il classico braccino.

    Scusate la divagazione personale, la discussione è comunque interessante.

  93. Stefano Grazia

    D’altra parte la non quantificabilita’ non si applica solo al Mentale…Anche il Coach ha a che fare con tante variabili e per quanto Mad Max piu’ o meno giustamente possa sottolineare che il lavoro di un coach si valuta dai risultati che il suo allievo ottiene, e’ sempre difficile capire il valore del coach o maestro o anche preparatore DISGIUNTO da quello effettivo del suo allievo…Perche’ per esempio tutti riconoscono che Piatti e’ il miglior Coach in Italia e uno dei migliori al mondo e allora perche’ con Bolelli e’ finita a schifio? E come mai certi coach hanno ottenuto grandi risultati solo con XY, non sara’ che con Federer magari diventavo un grande Coach anch’io? Ma anche Brad Gilbert o Larry Stefanki in fondo hanno allenato solo grandissimi giocatori e magari uno potrebbe sotto sotto pensare che magari i risultati di Colangelo coi suoi assistiti siano addirittura piu’ importanti… Adesso Pistolesi sta allenando Soderling ma forse il suo vero valore sara’ testimoniato non dai risultati che magari, glielo auguro, otterra’ con Soderling (uno Slam o un Master 1000) ma da quelli ottenuti con Barrer … Ma e’ anche vero che e’ piu’ facile forse passare dal numero 120 al numero 30 che dal numero 30 al numero 19, entrare nei Top 20 (e restarci…) … E quindi figuriamoci come puo’ essere difficile valutare se il tal Psicologo sportivo e’ bravo o meno e se e’ colpa sua o dell’allievo se continua a cagarsi addosso in finale a Casalecchio o a Melbourne… Io dico solo che i libri sul Mental li ho comprati tutti, da Zennis ai libri di Weinberg, Loher,Mahler, Longoni, Gallway e decine d’altri…ma dopo poche pagine non riesco ad andare avanti, proprio non ce la faccio … Colpa mia, immagino … (Vabbe’, poi mi sforzo e li leggo lo stesso, su…)

  94. Agatone,
    ti propongo un esercizio.

    ripeti a te stesso queste due frasi intervallandole una dall’altra circa un minuto:
    la prima: “non devo essere nervoso”

    la seconda: “devo rimanere calmo”

    Quali delle due ti ha aiutato di più ad ottenere uno stato di calma?

  95. pulsatilla

    Stefano,
    lascia perdere quelle letture, c’ho perso tempo anch’io a suo tempo.
    Leggi “la danza della realtà” di Jodorowsky, si legge in un fiato, è molto semplice. Non è un libro tecnico, non dice verità, ma non pretende di possedere la verità come i libri classici.
    Però ha un pregio, quello di far capire, al di là degli sterili psicologismi che si avvalgono di un linguaggio monocorde, cos’è l’irrazionale.
    l’irrazionale che fa parte di noi esattamente come l’immagine che riflette uno specchio.
    Ma Sergio Pastena che fine ha fatto? Prima lancia il sasso e poi nasconde la mano.

  96. cataflic

    Pulsatilla……secondo me semplicemente non è possibile scrivere efficacemente dell’irrazionale, che è fatto di gesti, espressioni, toni della voce, gestione della relazione, etc….c’è per forza bisogno di una presenza fisica del mental trainer per “installare” qualche concetto nella persona.
    Quando queste tecniche vengono solo scritte l’effetto principale è simile a prendere un’aspirina, cioè dura 6 ore!

  97. pulsatilla

    cataflic
    non dura nemmeno 6 ore.
    Io scrivo non certo per formare qualche tennista, è un blog, abbiamo un po’ di tempo da perdere e voilà il gioco è fatto.
    Certo non mi dispiacerebbe collaborare (gratuitamente) con qualcuno, ho delle idee – senza falsa modestia – innovative e credo che potrei essere utile a qualche pro.
    il condizionale è d’obbligo, perchè non esistono cure universali, esistono solo incontri casuali, sincronie, occasioni che possono cambiare il corso degli eventi o anche no.

  98. Agatone,
    benissimo, ora nel tuo mantra prova a cambiare i termini “odio e paura” con i loro contrari per esempio “indifferenza e coraggio”. Ponili all’interno di una fase positiva del tipo “rimango indifferente” o “Ho coraggio”. Vedrai che ti sentirai ancora meglio.

  99. Pulsatilla,
    l’indifferenza di cui ho scritto è il contrario dell’eccezione della parola odio usata da Agatone, cioè, quotando Agatone, “Odio nel senso di rabbia che fa buttare via dei punti con colpi appunto buttati”.

  100. Pulsatilla,
    il termine tecnico specifico sarebbe “accettazione” o “non giudizio”. Ma, come ben sai, entro molto di cattivo grado sullo specifico, soprattutto in un blog.

  101. Agatone

    Anch’io non sono convinto del ‘rimani indifferente’: Non è proprio la stessa cosa. Perché rimani indifferente può diventare nella mente anche, ‘fregatene della partita’, quindi non lottare. Invece ‘Non odiare’ o ‘non aver rabbia’ vuol dire buttare quel tipo di sentimenti e mantenere gli altri, più positivi, di voglia di rimanere sul campo, attenzione, giusta tensione emotiva che fa essere più attivi e reattivi

  102. Agatone,
    devi comunque cercare un termine positivo. Se analizzi l’esercizio che ti ho fatto fare preventivamente puoi renderti conto che il significato delle frasi è uguale ma quella che raggiunge maggiormente lo scopo è quella formulata in modo positivo.

  103. Anto

    C’è un addetto ai lavori che mi puoi aiutare con dei consigli per aiutare una tennista giovane di 17 anni una buona B che improvvisamente causa improvvisa tensione non riesce più a servire?Partita tipica: primo set con 2 o 3 doppifalli a game…perso. Secondo set scatta la reazionhe di rabbia e vince un set senza farne neanche uno. Terzo set si rinceppa!!!! Cosa potrebbe essere utile fare a a livello mentale?

  104. simplypete

    Max sta storia di Tony Nadal, fidati è puro marketing….lassamo perdere…sai che ti sono amico, non ti direi una cosa per un altra

  105. Madmax

    Simply.. Tutti questi stages sono business.. Il fatto non è questo è che all’interno di questi stages una o due parole sono come la luce.. Se ovviamente le sai cogliere e spesso te ne accorgi anche molto dopo..

    Poi si potrebbe discutere che potrebbero costare meno o che si può riuscire grazie a situazioni fortunate ad averle ugualmente (ricordo un paio di anni fa i giorni passati in Slovenia con Sartori che era al seguito della figlia), ma certo è che quello che può uscire dalla bocca di Tony Nadal non può uscire dal maestro sotto casa..

    Ma perchè l’hai scritto qui e non sull’articolo dello stage?

  106. simplypete

    Premesso che secondo Giancarlo sarei uno di quei genitori che rovina i figli,dille…. ” hai già perso il primo set”…..

    A parte gli scherzi, costruirle un kick decente, che nei momenti di tensione stia dentro mi sembrerebbe una soluzione…

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