Chi è Jenson Brooksby, avversario di Sinner al terzo turno di Wimbledon

Francesco Petrucci
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Jenson Brooksby - Foto Masatoshi Okauchi/Shutterstock

Al terzo turno di Wimbledon, Jannik Sinner affronterà per la seconda volta in carriera Jenson Brooksby, dopo il precedente del 2021 nell’ATP 500 di Washington in cui vinse l’azzurro. Come dimostrato nelle prime due uscite, con sfidanti abbordabili sulla carta per l’altoatesino, ma poi risultati complicati da gestire, nessuno è da sottovalutare, tantomeno il numero 81 del mondo.

Le origini

Nato a Sacramento il 26 ottobre del 2000, Brooksby è un tennista di origine statunitense che comincia a giocare a tennis dall’età di quattro anni. Già a sette inizia la sua lunga collaborazione con Joseph Gilbert, che si protrarrà per molti anni, a partire dai primi passi sul campo da tennis fino al circuito professionistico. Effettua il suo primo incontro professionistico verso la fine del 2016, nelle qualificazioni del Challenger di Stockton, e nell’aprile del 2018 prende parte al suo primo incontro di ‘grande livello’ con un italiano, Lorenzo Musetti, nella semifinale dello US Open Junior, dove vince l’italiano. Il suo primo appuntamento in un grande palcoscenico è sempre nel 2018 quando, grazie ad una wild card, accede al tabellone principale dello Slam su cemento americano e l’anno successivo nella stessa cornice si toglie la soddisfazione di eliminare al primo turno l’ex numero 4 del mondo Tomas Berdych, ottenendo la prima vittoria su un top 100. Al termine della stagione, però, sarà costretto a fermarsi per oltre un anno, bloccando la sua crescita tennistica.

Questione autismo

In tenera età al tennista americano era stato diagnosticata una forma grave di autismo, che non gli ha permesso di parlare fino ai quattro anni. Oltre a questo inconveniente, succedeva spesso che esplodesse in attacchi di rabbia improvvisi quando le cose non andavano come lui desiderava, ma che con il tempo ha poi imparato a controllare. Il 19 dicembre del 2024 Brooksby ha deciso di rivelarlo al mondo con il messaggio: “L’ho tenuto nascosto per tutta la vita“. Ha preso questa decisione per dare coraggio a tutte quelle famiglie che vivevano la sua stessa condizione, non vergognandosene in alcun modo. In un’intervista alla BBC, infatti, ha dichiarato: “Riesco a mantenere bene la concentrazione e a non farmi distrarre dagli agenti esterni, meglio rispetto al passato“.

Controlli antidoping saltati

Nel luglio del 2023 Brooksby viene punito con 18 mesi di sospensione a causa di tre controlli antidoping saltati in meno di dodici mesi, tema, però, direttamente collegato a quello già trattato dell’autismo. In uno degli appuntamenti mancati, il giocatore statunitense non vi aveva preso parte a causa della sua possibilità di concentrarsi su una cosa alla volta e, semplicemente, dimenticandosene. Per questo l’ITIA- Agenzia Internazionale per l’integrità del Tennis- venuta a conoscenza della situazione, ha ridotto la squalifica dagli iniziali 18 mesi fino a 13. Le motivazioni degli altri due sono ricollegabili ad una mancata comunicazione con il suo agente, che lo hanno costretto comunque a rimanere fuori per diverso tempo.

Stagione corrente

In quest’annata Brooksby ha ottenuto il magro bottino di sole otto vittorie, di cui quattro nell’ultimo mese sull’erba, e interrompendo una serie di nove sconfitte consecutive che si è protratta da marzo a giugno. Il risultato più illustre della carriera in un Major lo ha trovato allo US Open del 2021 (ottavi di finale), ma è sulla terra che ha ottenuto il suo unico titolo, lo scorso anno nell’ATP 250 di Houston in finale contro Frances Tiafoe. Il suo best ranking è stato 33, raggiunto nel giugno del 2022.

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