Un pensiero per Federico Luzzi…

di - 25 Ottobre 2011


(Federico Luzzi nel suo ultimo match ufficiale – Foto Nizegorodcew)

di Alessandro Nizegorodcew

Sono passati tre anni e sembra ieri. Il 25 ottobre del 2008 moriva Federico Luzzi, tennista italiano di 28 anni. Su Spazio Tennis vogliamo ricordarlo con le vostre parole, con le parole dei lettori. Quali incontri vi vengono in mente? Quali episodi? Quali incontri di Federico vi hanno emozionato? Luzzi ha sempre dato tutto in campo, dal Foro Italico ai match di coppa a squadre.. Un ragazzo che va ricordato e noi lo faremo sempre, ogni anno. E’ importante tenere viva la memoria di un tennista che ha dato molto a questo sport e che ha ricevuto meno di quanto avrebbe meritato. Non ci dobbiamo dimenticare di Federico Luzzi!

Inizio io con un episodio. L’ho già raccontato ma voglio farlo nuovamente. Una settimana prima della malattia (leucemia fulminante) Federico è a Roma per giocare la Serie A. Gli avversari sono i sardi della Torres: Alessandro Accardo e Fabio Colangelo sono gli unici giocatori di un certo valore, mentre da numero 3 e da numero 4 giocano due ragazzi alle primissime armi. Federico gioca contro Accardo, mancino campano dall’ottimo talento. Io e mio cugino Nicola Corrente appena possiamo andiamo a vedere Luzzi, ovunque giochi e soprattutto a qualsiasi livello (dal Foro Italico al challenger di Todi alla Serie A), perché in ogni match tira fuori qualcosa di unico, le famose “luzzate” (!!!) come le hanno ribattezzate i suoi colleghi. Mentre il mio amico Colangelo gioca un bel secondo set, seppur perdendo, con Dustov, Luzzi inizia una lotta pazzesca contro Accardo. Una lotta apparentemente inutile, perché la sua squadra (TC Parioli) non può perdere in alcun modo viste le rose schierate quella domenica di ottobre. Ma a Luzzi non interessa. Federico vince il primo 6-4 ma finisce per perdere il secondo 7-5. Ogni game è una battaglia, ma alla fine, come accadeva spesso all’aretino quando il match si faceva combattuto, a spuntarla è proprio lui, per 7-5 al terzo. Durante la partita in un paio di circostanze mi chiede il parere su una palla. “Com’era? Non l’ho vista!” – esclama girandosi verso di me dopo un pallonetto millimetrico. La mia faccia è tutto un programma, anche se non dico una parola. La palla è chiaramente buona. Federico mi guarda e capisce, non cerca nemmeno il segno. “E’ buona, bravo..” rivolgendosi al suo avversario. Poteva essere antipatico a volte in campo, scontroso, ma sempre estremamente corretto. E si fidava di me, non ho ancora capito bene perché. Il nostro era un rapporto professionale, tra un giornalista e un tennista, un rapporto di stima reciproca. Un ragazzo che non dimenticherò mai e che aveva sempre (e dico sempre!) il sorriso sulle labbra. Lo voglio ricordare proprio così, sorridendo…

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