Pistolesi: “Undici anni sono comunque troppi”

di - 16 Settembre 2011


(Claudio Pistolesi – Foto Nizegorodcew)

Intervista di Alessandro Nizegorodcew

Tu Claudio parli spesso con Nadal, Federer e tutti i più forti giocatori Atp. Cosa pensi delle ennesime lamentele dei top-players (in particolare Rafa) in merito alla Coppa Davis?
“Nell’ultimo Player Council ATP, di cui faccio parte come rappresentante dei coaches, ho parlato molto della Davis con Rafa e Roger (due un po’ scarsini) e in effetti hanno i loro dubbi. Il mio pensiero è che spesso motivi politici si intromettono in decisioni tecniche e la Bandiera nazionale e’ usata contro i giocatori per un presunto antipatriottismo se magari chiedono di saltare un turno. Questo e’ il problema principale. Ci si dimentica che un tennista rappresenta la propria Patria ogni volta che scende in campo anche individualmente. Quante celebrazioni sono state fatte alla Schiavo dopo che ha vinto Parigi l’anno scorso come vittoria Italiana? Eppure anche lei quest’anno ha rifiutato la Nazionale. Poi di certo la formula attuale è durissima e in alcune circostanze (come quelle del prossimo week end per Nole e Rafa) mettono i tennisti a grave rischio infortuni. La mia Soluzione? I giocatori dovrebbero scegliere una settimana o dieci giorni dove le prime otto si giocano tutta la Davis e tutte le altre restano con l’attuale formula che servira’ da “qualificazione” per la “settimana Davis “. Tempo fa già circolava questa soluzione su molti giornali. Una versione ingrandita dell ATP Nations Cup di Dusseldorf.. Credo che l’ATP, cioè i giocatori, debbano essere i titolari dell’operazione rinnovo. Le federazioni nazionali per me potrebbero pure scomparire del tutto dal tennis professionistico e non se ne sentirebbe affatto la mancanza.”

L’Italia ha la grande possibilità di tornare nel World Group della Coppa Davis. Qual è il tuo pensiero?
“La mia considerazione in merito è che qualunque sia il risultato finale questo week end sancirà il fallimento della gestione della squadra Italiana di Davis negli ultimi 11 anni. Cioè più o meno da quando questa dirigenza si e’ insediata al potere e pare intenzionata a cercare di rimanerci attaccata come una cozza. Di nuovo oggi e sono molto dispiaciuto e preoccupato per questo, c’è che la fit ora ha anche dei problemi giudiziari con la Procura della Repubblica. ”

Come arriviamo a questo incontro?
“Ricordo che solo nel 1998 con Bertolucci capitano eravamo IN FINALE di Davis; una finale, chissà perché, sempre poco ricordata dalla fit nonostante le tante autocelebrazioni di quest’anno. Se ci voluti undici anni per ritornare in serie A dopo aver subito l’umiliazione della C vuol dire che la squadra è stata gestita malissimo. Sarebbe come congratularsi con il Trota, il figlio di Bossi, perché ha superato l’esame di maturità dopo innumerevoli tentativi. In serie A c’e’ stata la Corea, la Romania, il Kazakhisthan, l’Ecuador e altre nazioni infinitamente più scarse della nostra come tradizione e come forza dei giocatori.Vorrei poi lanciare una proposta. Se è vero che ci sarà un super premio di soldi pubblici a testa per i giocatori (un premio inopportuno vista la crisi economica paurosa che attraversa l’Italia, anche secondo il presidente Coni Petrucci), potrebbero interamente usarlo per fare un challenger ad Arezzo in memoria di Federico Luzzi e uno a Roma per ricordare Andrea Stucchi. Se le cifre che girano sono vere ce la fanno facile coi soldi.. Ultima considerazione, tecnica, riguarda la mancata convocazione di Cipolla, che evidentemente sul cemento ha dimostrato di dare al momento molte più garanzie di Bolelli in singolare. Bolelli da grandissime garanzie in doppio anche perché lo stesso Starace ha ammesso che non si sente di giocare 3 set su 5 per tre giorni di seguito. E allora mi chiedo cosa sia stato convocato a fare Bracciali quando una opzione in più in singolare e’ ovviamente più utile che in doppio, dove abbiamo già Fognini e Bolelli. E poi Seppi ce lo siamo scordato? Ha visto un torneo sull’erba e credo che sul cemento sia secondo si e no solo a Fognini. Le colpe di questa dirigenza fit (ricordiamo gli attacchi pesanti anche personali contro Andreas che, secondo me a ragione, non vuole saperne di vedere certi personaggi in squadra con lui) si trascinano fino a Santiago. Anche stavolta non sono stati capaci di creare una squadra con i migliori giocatori. Credo che dopo dodici anni questa dirigenza debba togliere comunque il disturbo per tanti motivi.”

Il pubblico cileno può metterci in difficoltà? Capdevilla con gli USa ha fatto molto bene, può essere pericoloso? E Gonzalez è veramente così a pezzi?
“Gonzalez l’ho visto male a New York. Certo se penso al Bolelli del 2008 che ci vinceva a Wimbledon in 4 set quando “GONZO” era al massimo, credo che avremmo pure vinto tranquillamente col miglior Gonzalez ma, come tutti sanno, da quando Simone è rientrato nella orbita fit nel maggio 2009 ha avuto purtroppo una emorragia di risultati spaventosa che dura ormai da quasi tre anni, veramente tanti purtroppo, in singolo. Anche se confido che presto riprenda la scalata verso il top della classifica di singolo. Sarei stupito se Gonzalez a Santiago giocasse e finisse anche una sola partita. Secondo me il numero 10 d’Italia, mi pare sia Vagnozzi, se giocasse contro di lui e lo tenesse più di un ora in campo, e nel tre su cinque non è difficile, non ci perderebbe mai. Capdeville avrà vinto con Isner ma tutto il resto dell’anno vince solo nei challenger scarsi. Un Di Mauro motivato secondo me potrebbe portare benissimo il punto a casa. Potremmo fare 4 squadre diverse per vincere con questo Cile. Nel doppio ancora più facile. Se perdiamo è perche Barazzutti e i nostri si sono fatti prendere dal panico e si sono suicidati ma è una eventualità cui non voglio neanche pensare. La parte ambientale credo sia una pressione anche per i cileni che hanno grosse aspettative ma possibilità di vittoria prossime allo zero.”

Quando l’Italia vinse la Coppa Davis nel 1976 in Cile tu eri solamente un bambino di 7 anni. Cosa ti è arrivato di quell’impresa? Come ti è stata raccontata?
“Di Italia Cile ’76 ho la testimonianza diretta di Paolo Bertolucci quando Adriano Panatta gli disse che aveva deciso di giocare il doppio con la maglietta rossa. Un atto di un coraggio straordinario per quel periodo dove un feroce e sanguinario dittatore di estrema destra come Augusto Pinochet (che ricordo giustiziò attraverso i suoi carnefici su un campo di calcio circa 2000, duemila!, oppositori con uno sparo sulla nuca, nonostante Pietrangeli disse “e che sara mai sto Pinochet, mica mangia i bambini…” ). Sono orgoglioso di aver avuto Adriano come mio capitano di Davis per 6 anni come di Paolo che ho avuto come coach (vinsi un titolo atp a Bari allenato da lui a 19 anni, pensa se un italiano lo facesse adesso) e capitano di coppa de Galea (una sorta di Coppa Davis under 21 alla quale partecipavano i migliori junior del mondo. L’Italia la vinse nel 1985 grazie a Pistolesi e Canè; ndr). Non dimentico Tonino Zugarelli, mio allenatore quando raggiunsi i quarti a Montecarlo battendo Wilander. Non so perché sul sito fit in foto ci sia solo Pietrangeli con Barazzutti a fianco che alzano la Davis e Panatta Bertolucci e Zugarelli siano nascosti da un velo verde… boh?”

Capitolo Doppio. Chi faresti giocare? Bracciali e Starace sono una sicurezza ma Bolelli e Fognini hanno disputato uno spettacolare Us Open..
“Del doppio ho gia’ detto, Bolelli e Fognini anche prima della semi a New york sono un doppio eccezionale ed affiatato. Bracciali è stato bravissimo a vincere tre titoli quest’anno ma è una presenza inutile visto che c’è anche Starace come eventuale riserva di doppio con Bolelli se serve. Certo fa impressione parlare di Bolelli come doppista più forte dei nostri e aver preso nota che non ha fatto neanche le quali in singolo a new york. Anche se chi gioca gioca, sia in singolo che in doppio (la formazione la possono pure far fare al capitano cileno) in Cile sarà una passeggiata di salute. Credo comunque che si debba sempre portare la squadra piu’ forte. So già che Barazzutti, come gli è capitato spesso, dice che io sono critico perché vorrei il suo posto di capitano. Rispondo che io rispondo semplicemente alle domande che mi fanno con il mio pensiero libero e poi ciò è proprio impossibile tecnicamente perché ho da tanto tempo restituito la tessera fit e con questa dirigenza fit da tempo mi assicuro di rimarcare bene che il mio nome non abbia nessun accostamento.”

Chiosa finale parlando della “tua” Roma. La partenza in campionato e in Europa non è stata delle migliori. Hai fiducia nella nuova dirigenza americana e in Luis Enrique?
“Guarda da poco ho visto dal vivo una partita di footbal americano .. Uno spettacolo strepitoso. Quando ci sono gli americani di mezzo, non per fare il Nando Mericoni moderno, credo che lo sport sia inteso solo come massimo livello. Quindi ho fiducia nella società americana che non si fermerà finché non si vince tanto. Del resto non mi ricordo, a 44 anni, una campagna acquisti dove la Maggica ha preso 10 nuovi calciatori quasi tutti giovanissimi. Ci divertiremo e invito i romanisti a sopportare quache figuraccia quest’anno per poi essere ripagati in futuro.”

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