Nel dubbio, meglio evitare la bandiera italiana. È probabilmente questo il pensiero che avrà attraversato la mente di David Goffin dopo la sconfitta per 3-6 7-5 6-2 contro Andrea Guerrieri, costata al belga l’eliminazione al primo turno delle qualificazioni di Wimbledon 2026. Da Sinner a Musetti, passando per Nardi, Cobolli, Cecchinato e Zeppieri, Goffin conosce bene il valore e la varietà del tennis azzurro e di certo non è l’unico. Tornando ad Andrea Guerrieri, il 27enne ha vissuto un debutto da sogno nelle qualificazioni di uno Slam: battuto un ex numero 7 del mondo, capace di raggiungere per due volte i quarti di finale proprio a Wimbledon. Difficile desiderare qualcosa di meglio. A fine partita è stato raggiunto anche per un’intervista in campo e anche i colleghi londinesi si sono chiesti come abbia fatto un giocatore che a inizio stagione era fuori dai primi 500 del mondo a salire fino al numero 229 e battere uno come Goffin. Di questo Andrea ne ha parlato proprio su Spazio Tennis. Intanto lui si è regalato un’altra partita, quella di mercoledì 24 giugno contro Kyrian Jacquet. E a noi ha garantito un altro episodio del diario. Sul resto, per il momento, preferiamo non sbilanciarci.
Il diario di Andrea Guerrieri: “La mia vittoria contro Goffin” (a cura di Lorenzo Ercoli)
“Sono entrato in campo e il momento del sorteggio è stato bello. Il palcoscenico, il pubblico in piedi, un grande campione di fronte a me e il tutto a Wimbledon. Mi ha dato entusiasmo per partire. La partita poi è stata come me la immaginavo. Sono partito abbastanza bene all’inizio, poi c’è stato un break e un controbreak a metà del primo set. Ho visto che quando riuscivo a mettere pressione e a farlo muovere, lui faceva un po’ più fatica. A lui piaceva comandare, faceva grandi giocate quando aveva la palla comoda per muovere il gioco. Io sono stato concentrato proprio su quello: giocare negli spazi e farlo muovere. Dopo aver perso il primo set mi sentivo comunque vicino e ho iniziato molto bene il secondo: ho trovato ancora più aggressività e intensità, e sono andato subito avanti nel punteggio. Sul 5-3 ho giocato un game un po’ così per chiudere il set, anche complice qualche buon punto suo. Poi penso di essere stato bravo sul 5 pari a risalire, ad accelerare di nuovo e a fare un ottimo game sia al servizio sia in risposta. Nel terzo mi sentivo molto bene, in crescendo. Nonostante il break subito in avvio, sentivo di poter fare subito il controbreak ed è stato così nell’immediato. Quando gli ho fatto il break per andare 4-2 ho poi chiuso bene, rimanendo molto attento. Cosa ho pensato quando ho servito per il secondo set senza chiudere? Lì ho pensato un minimo e mi è passato per la testa che lui potesse ancora salire e mettermi pressione. Sono molto contento di questo risultato.
A rete gli ho fatto i complimenti per la carriera e l’ho ringraziato, lui a sua volta mi ha fatto i complimenti. Qui ovviamente la mia ragazza, mia sorella e il mio team erano tutti molto contenti. Dopo la doccia mi sono un po’ dilungato per fare il controllo antidoping, poi abbiamo pranzato lì e sono tornato in campo mezz’ora per lavorare su un po’ di cose. Poi scarico con il fisioterapista e abbiamo parlato del match. Essendo tardi, abbiamo cenato vicino all’hotel. Ho mangiato un piatto di salmone affumicato con pane tostato, hummus con pane tostato e una Caesar salad. Io non sono uno di quei tennisti che mangia sempre uguale, cerco di variare abbastanza, specialmente in un posto come Londra dove c’è tanta scelta.
Oggi ci siamo allenati su dei campi vicino all’All England Tennis Club, dove prima o poi andrò ma dove ancora non sono stato. Ho giocato con Rodionov e poi nel pomeriggio ho fissato 30 minuti con uno sparring, per concentrarmi su qualche dettaglio in più. Adesso giocherò contro Jacquet, del quale conosco gli ottimi risultati, ma che come giocatore devo studiare. Il mio coach sicuramente lo conosce meglio e ne parleremo bene, anche se mi aspetto un giocatore intenso”.