Wimbledon 2026 è alle porte. L’arrivo dei Championship corrisponde, come ogni anno, anche all’avvento dell’estate. E, in questo 2026, le temperature che imperverseranno sui verdi campi di Londra si prospettano essere le più alte di sempre. L’interruzione dovuta al guasto per il caldo estremo del sistema di chiamate elettroniche a Roehampton, nel secondo turno di qualificazioni, è stata la piena dimostrazione di come l’afa possa incidere con spietata potenza anche sulle macchine, oltre che sui giocatori. Per tutelare l’organizzazione del torneo e la salute degli atleti, è stata quindi introdotta la Heat Rule, già presente (con altre modalità) all’Australian Open e al Roland Garros.
Che cos’è la Heat Rule
La Heat Rule è una misura di sicurezza per contrastare il grande caldo. È bene specificare come la regola si applichi a tutte le categorie del torneo, fatta eccezione per il doppio. La Heat Rule tiene conto dell’indice di stress da calore, una misurazione che considera la temperatura dell’aria, della superficie e l”umidità. È rilevata attraverso un monitor specifico che estrae dati circa 30 minuti prima dell’inizio della giornata, poi alle 14 e alle 17.
Quando tale valore è pari o superiore a 30,1 gradi, la regola consente un break di 10 minuti (15 per i wheelchair), a fine secondo set (al meglio dei tre set), o a fine terzo set (al meglio dei cinque). Ogni giocatore può richiedere l’attivazione della regola, che resta valida nelle partite in corso anche se le condizioni meteo variano durante il corso della sfida. Ovviamente, non si applica quando si gioca con il tetto chiuso e non verrà abilitata nei match sospesi durante la notte se è già stato completato un set, se al meglio dei tre, oppure due set, se al meglio dei cinque.