L’Ivana Fossati del tennis

fossati halep

di Sergio Pastena

Ho sempre provato una comprensione infinita per Ivano Fossati e per il fatto che a un certo punto si sia rotto le balle di eseguire “La mia banda suona il rock” durante i concerti. E detto tra noi, non mi stupisco che abbia tranquillamente autorizzato Dj Piotta a stuprare la canzone in questione incidendo “La mia banda suona hip hop”.

Fossati è un cantautore sopraffino, capace di partorire pezzi di bravura di una profondità inconcepibile ma certo non destinati a diventare tormentoni estivi: provate a mettervi nei suoi panni se dopo trent’anni di onorata carriera ancora vi chiedono una canzonetta fatta da ragazzo e che già dieci anni dopo non sarebbe stata neanche un riempitivo in un vostro album. Certo, gli ha dato popolarità, ma deve essere oltremodo frustrante sentirsi chiamare “Quello de La mia banda suona il rock” se intanto hai scritto C’è tempo, La costruzione di un amore, Carte da decifrare, Pane e coraggio. Solo per citarne alcune.

L’Ivano Fossati del tennis è Simona Halep.

Provate ad andare su Google, scrivere “Simona Halep” e cliccare su “Immagini”. Se non conoscete il suo percorso di vita crederete di essere impazziti: in cinque delle prime sei immagini, infatti, la Halep si porta a spasso sul lato del parabrezza due palle da bowling ai limiti del fotomontaggio, mentre la giocatrice che avete visto in campo poco prima nelle semifinali del Roland Garros certo non eccedeva in quanto a misura di seno.

Poi basta guardare in alto tra le categorie per scoprire che la prima è “Before After” e la terza è “Reduction”, intervallate da panorami di Aleppo (nome antico: Halep). Scavando nel web, ma neanche troppo, troverete che la Halep nel 2009, a 17 anni, si è sottoposta ad un intervento di mastoplastica riduttiva perché il suo seno era troppo ingombrante e la ostacolava nei movimenti.

Halep

Gli appassionati hanno quasi dimenticato la cosa e per loro, nella maggior parte dei casi, la Halep è solo una bravissima tennista che domani si giocherà il titolo degli Open di Francia contro Maria Sharapova. Le priorità, tuttavia, su Google le stabilisce la massa, che per la maggior parte non è fatta di appassionati ed è abbastanza morbosa e gossippara, così in testa ci sono ancora e resteranno chissà per quanto le foto di cinque anni fa.

La scelta fece clamore, suscitando valanghe di ironia discutibile nella quale mi includo (lanciai l’idea di un ricorso a L’Aia). Ci fu anche qualche critica da parte di chi crede di poter disporre del corpo altrui secondo l’etica propria, ma senza dubbio la decisione si è rivelata efficace e ha evidenziato una dedizione totale allo sport. Una dedizione che ha aiutato la tennista rumena a tenere duro anche quando, tra il 2010 e il 2012, sembrava essersi impantanata a cavallo delle Top 50 e i più ottimisti pronosticavano per lei qualche torneo minore con annessa puntata nelle Top 30.

Perché a fare i pronostici battiamo solo i Maya, diciamocelo.

Come Fossati, la Halep glissa e nelle interviste non parla dell’argomento. Come Fossati, ogni volta si vede comunque chiedere la stessa cosa immancabilmente. Come Fossati, nel frattempo ha fatto capolavori e tutti si ricordano solo dei suoi esordi. L’unico vantaggio che ha è che Er Piotta non potrà mai proporle un remix della sua sesta.

Poco da direal riguardo, solo tanti complimenti e un augurio: spero (anche se non ci credo) che dopo questo torneo la gente cominci a dimenticare le “care estinte”, perché non posso fare a meno di provare simpatia per lei.

Deve essere una gran rottura di bocce…

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