Max Puci Clinic a Milano

di - 8 Aprile 2011


(Max Puci e Andrea Villa)

di Andrea Villa

È con grande curiosità che ho deciso di partecipare alla clinic di Massimo Puci; speravo venisse di nuovo a Milano, dopo averlo mancato in Novembre durante il simposio organizzato a Milano 3. Sentire un altro coach internazionale era l’occasione per aggiungere ancora qualcosa, conoscere una maestro di successo, magari portando a casa qualche prezioso consiglio. Appena arrivato al Cus Milano sono stato accolto da Massimo con grande cortesia, dandomi subito l’impressione di essere una persona gentile ed educata, così cordiale da offrirmi il primo caffè della giornata, gesto che ha poi rivolto a tutti gli insegnanti presenti. È raro trovare tanta affabilità tra “lavoranti della racchetta” spesso divisi tra loro e diffidenti, gelosi delle individuali convinzioni, quasi fossero segreti da celare con astuzia. Il Prof. Carlo Rossi ha fatto gli onori di casa, dato che insieme a Luca Bottazzi si occupa della scuola tennis del centro, una struttura a ridosso dell’Idroscalo, il piccolo lago artificiale vicino all’aeroporto di Linate. Puci ha preso la parola usandola con semplicità, senza troppi preamboli, non magnificando il proprio lavoro con il suo giocatore più famoso, Andrey Golubev, ma mostrando quali siano gli esercizi che gli hanno dato nel tempo maggiori riscontri.

Per fortuna quattro maestri hanno portato altrettanti piccoli tennisti, rendendo ogni dimostrazione reale, efficace quanto i correttivi proposti. Partendo dall’uso di alcune tavolette speciali, ha illustrato come si possa anche durante il riscaldamento migliorare l’aspetto puramente tecnico dei colpi: pochi minuti già di notevole interesse. La mattina è scivolata via tra diritti e rovesci eseguiti nei pressi della rete, alla ricerca di ottima differenziazione, esplosività, e precisione, con gli allievi ben felici di ascoltare i suggerimenti di Puci. È difficile sulla carta descrivere ogni situazione analizzata, raccontando con esattezza le tante sfumature tirate fuori. Dopo la pausa pranzo volèè, smash, servizio e qualche fondamentale schema tattico strategico, alcuni un po’ penalizzati dal campo simile ad una lastra di ghiaccio! Senza dubbio assistere di persona rende meglio l’idea di quanto sia personalizzato il metodo di un coach di livello mondiale; tuttavia mi sono restate nella mente considerazioni sul lavoro del maestro, da confrontare con quelle di altri insegnanti più o meno conosciuti. Puci ha insistito molto sul dovere di tornare ad essere insegnanti, e non semplici sparring, di non avere verità pronte all’uso in tasca, ma una visione frutto di esperienze diverse, maturate all’estero e in Italia, non solo allenando Andrey Golubev. Sorrideva mentre raccontava di quante persone ora gli portano ragazzi per essere visionati, come se all’improvviso fosse diventato il messia! Curioso anche sentire che nella struttura dove allena non ha voluto piscina, bar e ristorante, ma solo “freddi” distributori, per non cedere alla tentazione di confondere ricreazione con agonismo. Ho fatto bene! Spendere la domenica per aggiornarsi, per imparare qualcosa di nuovo non è atteggiamento diffuso tra i maestri, soprattutto tra quelli che si vantano di esercitare nei circoli più importanti. Spero presto di avere la possibilità di raccogliere l’invito di Massimo, recandomi a Bra per approfondire, per capire meglio, respirando l’aria che uno dei migliori coach italiani sta tentando di cambiare nel tennis di casa nostra!

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4 commenti

  1. Stefano Grazia

    Del vivere ai Confini dell’Impero questa e’ la cosa che piu’ mi manca: il non poter andare a questi incontri (ma sono riservati solo ai Maestri o pagando s’intende anche ai Genitori Illuminati? Io del resto ci andrei NON per tentare poi di riprodurre quanto visto -o almeno non solo- ma per mia curiosita’, informazione, aggiornamento nel senso di essere poi in grado di fare comparazioni, e per esclusivo diletto). Una cosa pero’ non capisco: va bene non avere la piscina, ma il bar-ristorantino in un Centro Sportivo credo debba essere un MUST per la teoria LOGISTICA dell’ALL IN ONE: mica un ristorantino fighetto, aperto agli esterni, ma un ristorantino che permetta agli allievi di allewnarsi, mangiare, allenarsi senza dover tornare a casa… Per esempio uno dei pezzi forti della BTA di Zavoli a Bologna e’ il ristorantino che ora credo sia autogestito dallo stesso Zavoli con l’aiuto della moglie…Pero’ e’ vero che da casa mia al Circolo Siro ci possono volere dai 30′ all’ora e si fa quasi prima da Ferrara ma capisco che magari a Bra e’ tutto a 5′ o forse il ristorantino e’ di la’ dalla strada…

  2. Stefano Grazia

    Cioe’, del vivere ai Confini dell’Impero questa e’ la cosa che piu’ mi affligge (il senso insomma era questo…col fatto di vivere all’estero, mi mancano piccole grandi cose… oltre a non poter camminare a piedi o in bicicletta, girare liberamente, andare a teatro o ai musei …da solo magari non ci andrei ma con la scua-dovere di portarci tuo figlio magari…ma questa e’ un’altra storia… Comunque qui c’era stato imposto il coprifuoco per 4 weekends per via delle elezioni…eravamo tutti confinati a casa sabato scorso quando arriva la notizia dalla nostra Security: elezioni posticipate per mancanza di materiale elettorale…!!!! E lo scoprono il pomeriggio del giorno stesso??? Vabbe’, tutti fuori a giocare a tennis e a golf!!! Vediamo cosa succede domani…

  3. Nikolik

    Bravo, Stefano, ben detto, ma vedi che cominci a pensarla sempre come me…

    Ti voglio rappresentare che, quando umilmente ho detto che un circolo o un’accademia deve dare anche dei servizi ed essere minimamente accogliente, mi siete saltati addosso tutti.

    Ripeto che il tennis non è uno sport che si può permettere un luogo tutto suo.
    Non ce la fa, povero tennis, non ce la fa proprio.

  4. Stefano Grazia

    Comunque, per rimanere sul discorso clinic,e premetto che non ho ancora potuto vedere il video su youtube, non voglio fare come il Prof Buzzelli con Archipedro che dice che e’ gia’ stato tutto detto e scritto 20-30 anni fa ma che nessuno ha mai ascoltato ma… Anche qui vorrei far notare che noi di TGF gia’ 3-4 anni fa parlavamo di tavolette, di colpi in equilibrio precario, di bende sugli occhi, etc etc Il Maestro Paleni , seguace di Castellani e da noi citato, ha impostato il suo lavoro (e il suo libro) soprattutto su questo tipo di allenamento.Anche Bertino dimostro’ l’utilizzazione di tutta una serie di ammenicoli durante una lezione a Marlengo ad aspiranti Maestri a cui io potei assistere perche’ mio figlio stava facendo le due settimane alla VanDerMere (aveva allora 10 anni) e venne quindi reclutato come dimostratore. Nel mio piccolo io stesso in un video avevo infilato tavolette propriocettive e jumper su cui effettuare i colpi. Da Bollettieri invece non lo vedo fare molto, non nei Gruppi, magari lo fanno per singoli giocatori o nelle ore di IPI ma sembrano meno orientati verso queste cose. Anche quando ho fatto vedere loro il SensoTouch del Prof tutti hanno detto FANTASTIC! Lo usavamo anche noi, quualcosa di simile, vent’anni fa… Ok, ma perche’ avete smesso? Boh … (qui devo dire che tutto il mondo e’ paese: i piu’ entusiasti erano i Tennis Coaches, pda parte dei Preparatori -che sono Prepartatori atletici non specifici- invece sospetto e diffidenza …
    E allora? E allora concordo con quanto dice Puci “sul dovere di tornare ad essere insegnanti, e non semplici sparring, di non avere verità pronte all’uso in tasca, ma una visione frutto di esperienze diverse, maturate all’estero e in Italia, non solo allenando Andrey Golubev” A questo proposito la vecchia proposta di Commentucci di creare Borse di Studio per Coaches, per persone disposte a viaggiare: sei mesi di corsi e poi via, sei mesi a fare esperienza alla Bollettieri, alla Sanchez,a Valencia, da Bob Brett, da Mouratoglou,alla Evert, da Rick Macci, da Robert Langsdorp, alla Weil Academy in California, …15 gg un mese qui e la’ per aggiornarsi, accumulare esperienza, vedere cose che noi umani possiamo solo immaginare …(e poi magari scartarle come ciofeche, perche’ no? Ma almeno prima verificarle di persona e compararle con altre)

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