Intervista ad Andrea Capogrosso


(Arianna Capogrosso – Foto Nizegorodcew)

di Alessandro Nizegorodcew

Arianna Capogrosso è una delle giovanissime ragazze più interessanti del panorama laziale, nazionale e internazionale. Il padre, nonché allenatore, Andrea Capogrosso (Maestro Nazionale del circolo La Ferratella), ha raccontato le proprie impressioni sulla figlia, sul circolo e sulla sua carriera di giocatore e coach.

Andrea, raccontaci per prima cosa come sta Arianna…
“Arianna sta abbastanza bene. Per lei questo è un periodo di transizione, dato che sta passando dai tornei di categoria under 12 a quelli di categoria under 14. Viene da un ottimo 2011, un’annata che ha sorpreso un po’ tutti. In questo periodo sta iniziando con i primi tornei internazionali della nuova stagione.”

Ti aspettavi un 2011 così positivo?
“Assolutamente no. Sapevo che a livello under 12 sarebbe stata molto competitiva, ma una stagione con 6 vittorie e 2 finali ETA è stata una sorpresa per tutti. Un’annata eccezionale.”

Parliamo del circolo de La Ferratella..
“E’ certamente uno dei circoli più attivi per quanto concerne l’attività agonistica, in particolare giovanile. Abbiamo ben 11 squadre iscritte ai vari campionati, dall’under 12 all’under 18. Inoltre possiamo contare su un buon numero di D3, D2 e D1, oltre alle squadre di punta del circolo: la serie C maschile e quella femminile.”

Un periodo di grande lavoro per voi..
“C’è grande entusiasmo, lo devo ammettere. Siamo contentissimi di aver conquistato il primo titolo italiano, dopo 26 anni di storia. L’under 12 femminile è stato campione d’Italia grazie ad Arianna e a Susanna Giovanardi, che tra l’altro è la cuginetta di mia figlia e dunque mia nipote..”

Raccontaci la tua storia personale. Hai mai pensato di intraprendere la carriera da giocatore professionista?
“Ho raggiunto al massimo la classifica di B2 a livello nazionale. Ho disputato alcuni tornei satellite ma, 30 anni fa, non era il momento per me di tentare quella strada a causa di varie ragioni, compresa quella economica. A 19 anni mi sono orientato verso l’insegnamento, proseguendo comunque con i tornei di B, per semplice diletto personale.”

Quando hai deciso di fare il maestro di tennis?
“E’ una storia che si perde ormai nella notte dei tempi. E’ una scelta fatta intorno ai 18 anni, spinto moltissimo da mio padre. Io praticavo il tennis dal punto di vista ludico e agonistico. Mio padre mi disse: “Visto che sono 10 anni che fai tanti sacrifici con questo sport, perché non finalizzare il tutto con una qualifica, che magari in futuro potresti usare tirandola fuori dal cassetto?” Non c’è dubbio, devo ringraziare mio padre per ciò che sono diventato.”

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