Alice Balducci: “Al Foro Italico con la mia amica Agnese”

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di Giulia Rossi
Alice Balducci ha vinto il torneo Open BNL presso il circolo Nice di Jesi, ottenendo così la sua chance per mettersi in luce nel torneo di prequalificazioni degli Internazionali BNL d’Italia, in scena dal 30 aprile al 4 maggio al Foro Italico.
Vent’anni tondi tondi nel mondo del tennis, per lei che quest’anno compie i fatidici trenta, una vita da emigrata della racchetta, da quando poco più che ragazzina lascia le native Marche per realizzare il suo sogno di bambina. La sua carriera parla di vittorie e determinazione:  7 titoli ITF in singolare, cui si aggiungono altre 10 finali disputate e 17 titoli in doppio, in cui spicca un $50.000 vinto in Romania. Il 2014 è stato senza dubbio il suo anno migliore: in quella stagione ha raggiunto il best ranking di numero 361 al mondo e ha vinto la finale di Serie A con la sua squadra, il TC Genova 1893.
Solare, spigliata, detentrice di una contagiosissima risata argentina, non si direbbe che Alice si sta riprendendo dopo un periodo di difficili cambiamenti, in cui ha pensato anche di appendere la racchetta al chiodo. Ma il desiderio di poter respirare nuovamente l’atmosfera magica del Foro Italico l’ha convinta che per lei quel momento non è ancora arrivato.
Complimenti Alice, ti sei guadagnata la qualificazione nel torneo di Jesi, la tua città natale. La scorsa settimana sei arrivata in finale anche a Genova, città in cui vivi e ti alleni. Come hai vissuto questi due tornei?
Sì, ho giocato a Jesi due settimane fa e a Genova la settimana scorsa. Io sono nata a Chiaravalle, i miei genitori abitano a cinque minuti da Jesi, ora non vivo più lì ma a Genova e ci tenevo a fare questi due tornei con l’obiettivo di qualificarmi in uno dei due. A Jesi ho vinto e a Genova sono arrivata in finale, non potevo chiedere di più! Devo dire che a Jesi il livello era un pochino più basso, mentre a Genova già nei quarti ho trovato Bianca Turati, in semifinale Gioia Barbieri, in finale Alberta Brianti. Sono molto contenta di aver raggiunto la qualificazione a Jesi perché ci tenevo proprio tanto, il Nice è il circolo dove io sono cresciuta quindi avevo piacere a fare del mio meglio. È stata una questione più emotiva mentre a Genova le partite sono state più toste: a Jesi non sono partita benissimo nella prima partita ma sapevo che era solo questione di sciogliermi un po’. A Genova invece ero più tranquilla perché ero già qualificata ma dato che mi sono trasferita qui a dicembre ci tenevo a fare bella figura con il mio allenatore e il mio team. Avevo già deciso che se non avessi vinto in uno di questi due tornei non avrei cercato la qualificazione altrove.
Come ti senti a giocare davanti a tante persone che ti conoscono? Ti mette in soggezione o ti carica?
No anzi, mi carica parecchio! L’unico neo è che girando tanto per tornei non sono abituata a tutto questo tifo, l’unica occasione che hanno i miei amici e parenti per vedermi è questa, quindi a Jesi avevo un’ottantina di persone a partita che vivevano gli scambi con molto pathos. Io ero abbastanza tranquilla mentre per loro era tutto o dramma o esultanza! É stato molto bello, a me piacciono molto queste situazioni in cui c’è tanta gente, se potessi giocherei sempre dentro a uno stadio!
Come vedi l’introduzione del montepremi nei tornei Open BNL?
Secondo me è un vantaggio perché non dimentichiamoci che la maggior parte della gente che gioca negli Open lo fa per motivi economici, me compresa. Non ti nascondo che questi due montepremi li investirò subito nella mia attività internazionale. Poi non bisogna tralasciare nemmeno il fatto che si va a giocare un torneo con un livello altissimo che non è nemmeno paragonabile a quello di un Open. Ben venga quindi l’incremento del prize money e della sana competizione tra giocatrici con un ranking Wta che vogliono tutte andare al Foro Italico. Inoltre si vedono partite di ottimo livello, che alla fine è quello che desiderano gli organizzatori.
Sono state due settimane abbastanza impegnative, ti senti in un buono stato di forma?
Erano sei mesi che non giocavo un torneo, a dicembre ho giocato la gara a squadre col TC Genova ma disputando le partite solo la domenica non posso ritenerlo un test valido. Un torneo in cui giochi partite tutti i giorni non lo facevo da settembre. Ho anche seguito il corso maestri quest’inverno, poi a marzoho giocato due tornei in Tunisia per cercare di riprendere il mio ritmo che ho lasciato l’anno scorso chissà dove…  ci sono stati tanti cambiamenti in questi ultimi mesi… in Tunisia è andata così così ma appena sono tornata in Italia mi sono ripresa subito.
Terza qualificazione per il Foro, la seconda consecutiva. Con che spirito parti per Roma quest’anno?
Ho sempre giocato bene a Roma perché mi piace il clima e il fatto che ci siano tante persone a guardarti. Non mi metto mai tante pressioni addosso a livello di risultato ma cerco di giocare bene il mio tennis e sono convinta che se uno è tranquillo poi arrivano anche i risultati. L’anno scorso ho perso con Nastassja Burnett che era nettamente più forte di me e si è qualificata per il main draw. Nel 2013 invece sono arrivata al primo turno di qualificazioni e ho trovato la Halep! Non vado certo a Roma pensando di qualificarmi ma vado per godermi il momento, anche perché a 29 anni è giusto così. Sono molto contenta di andarci col mio nuovo allenatore Federico Placidilli perché ha investito molto su di me, adesso mi segue lui a Genova insieme a Giorgia Mortello. A 29 anni non è facile trovare qualcuno che creda ancora in te: giustamente le nuove leve hanno un’altra importanza, se io vinco ad esempio contro la Turati non è importante come se la Turati vincesse contro di me anche se la partita è la stessa. Non è facile a questa età perché spesso vieni trascurata come a volerti dire: “Sì, giochi bene ma ti manca qualcosa”.
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(Alice Balducci con l’allenatore Federico Placidilli)
Si dice sempre che le tenniste italiane maturino tardi, in effetti anche tu hai vinto tutti i 5 titoli in singolare negli ultimi tre anni. Cosa scatta dopo i 25 anni, è una questione di maturazione fisica o mentale?
Io credo che 10-15 anni fa si esplodeva prima ma si smetteva anche prima. Ora i tempi si sono allungati, è molto difficile scalare la classifica a 18 anni perché ci sono tante persone con esperienza che giocano ancora, che fisicamente stanno ancora bene, che sono più preparate atleticamente, la cui carriera si è allungata. Di conseguenza una neodiciottenne fa fatica a bruciare le tappe ed entrare subito nel mondo che conta, fa qualche torneo junior in più, aspetta la giusta maturazione mentale. Quando sei davvero convinto delle tue potenzialità allora fai il salto, ovviamente questo non può accadere a 18 anni quando sei ancora un po’ acerbo. Ma io mi dico sempre, meglio due anni a fine carriera da top 100 che nulla no?
A che età hai cominciato? Hai mai avuto dubbi o pensato di smettere?
Ho cominciato a 10 anni, un pochino tardi per una tennista, ma sono partita subito alla carica, ero testardissima e a 12 anni ho detto ai miei genitori che volevo fare agonismo. A 14 anni sono andata via di casa perché nelle Marche non c’erano molte possibilità a livello di strutture e allenatori e da lì non sono più tornata a casa se non per i weekend e le feste! Ho avuto tanti alti e bassi nella mia carriera, momenti  in cui ho pensato di smettere, uno degli ultimi quest’anno a dicembre durante la serie A: avevo problemi personali e ho pensato di mettere da parte il tennis, poi invece grazie a Federico ho trovato i giusti stimoli e la voglia di tornare in campo per migliorarsi che forse alla mia età non si ha sempre. Ogni tanto mi sveglio con mille dolori e mi chiedo: “Ma chi me lo fa fare?” Poi il pensiero di poter giocare in posti come il Foro Italico ti risveglia di colpo e ti fa tornare la voglia di arrivare in tornei del genere.
Hai mai pensato di fare qualcos’altro eccetto giocare a tennis? Come ti vedi in futuro?
In realtà a me è sempre piaciuto molto studiare, ho provato con l’Università un paio d’anni ma poi non era compatibile con il tennis a livello agonistico. Negli ultimi anni ho pensato che quando smetterò farò la maestra a livello agonistico, non da circolo, perché è molto importante che chi cresce ora possa avere a disposizione qualcuno che ha provato a percorrere la stessa strada prima di lui, che sappia cosa vuol dire. Ho ripensato a questa cosa a dicembre come anche tre anni fa (prima del famoso Foro Italico contro la Halep, eh) quando avevo cominciato ad allenare nei corsi adulti e nella SAT. Non ho mai seguito un’agonista però penso che il futuro vada verso questa direzione.
Cosa prevede la tua programmazione dopo il Foro Italico?
Dopo il Foro sto cercando di basare l’attività concentrandomi più sui tornei da $25.000 e $50.000, classifica permettendo: ora sono scesa oltre il 400, ma è tanto tempo che non gioco, l’importante è sempre il livello che si esprime in campo. La settimana prima del Foro vado a Chiasso, poi giocherò altri $25.000 e $50.000 in Italia, anche Padova è tra i miei programmi. Per carità, qualche partita nei $10.000 ci può stare per prendere il ritmo ma ho 29 anni, o la va o la spacca! Non posso più perdere tempo nei tornei $10.000, anche perché il fisico non può reggere più tanti tornei che ti danno pochi punti, preferisco farne pochi ma buoni con gente di livello.
Due settimane fa ho intervistato Lara Meccico, che lo scorso hanno ti ha affrontato nel primo turno delle prequalificazioni e ti ha definita “ingiocabile”. Tu come definiresti il tuo tipo di gioco?
(Ride fragorosamente) Ahahah devo ringraziare Lara per la fiducia! Io tendo ad avere un gioco abbastanza aggressivo, non faccio serve and volley ma tendo ad andarmi a prendere il punto, mi muovo abbastanza bene, mi piace comandare, magari per questo motivo posso avere qualche calo fisico durante il match. È un gioco rischioso ma se incanalato nella gusta via ti porta a vincere la partita.
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(Alice Balducci in atteggiamento vistosamente aggressivo)
Sei cresciuta nel mito di un qualche tennista in particolare?
A me piacevano tantissimo la Seles e la Hingis, ma si parla di 20 anni fa. Poi vabbè quando smetterà Roger Federer credo che non guarderò più il tennis in tv! Mi piace seguire molto Agnieszka Radwanska perché la vedo molto umana a livello fisico, mi riconosco di più in lei sia come corporatura che come idea di gioco, non una sfondatrice ma sempre attaccata alla riga a cercare di fare punto.
Si riescono a coltivare amicizie tra le tenniste?
Guarda, Agnese Zucchini è la mia migliore amica, sono contentissima di andare al Foro con lei e con Martina Caciotti che si è qualificata per il doppio ed è una mia grande amica. Io speravo tanto che Agnese ci riuscisse, lei si è qualificata la settimana prima di me a Rovereto, quando l’ho chiamata era contentissima e mi ha detto: “Mi raccomando, adesso tocca a te!” Abbiamo anche un motivo in più per andare insieme: il sabato di quella settimana daremo l’esame per il corso istruttori, quindi condivideremo insieme tutta l’esperienza romana… meglio di così non poteva andare!
Allora in bocca al lupo ad Alice e ad Agnese per il doppio impegno romano!
 

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