Tomas Berdych, il quasi campione

Tomas Berdych Montecarlo
di Fabio Ferro
Essere un campione è un conto, piacere al pubblico è tutt’altra storia e Tomas Berdych ne sa qualcosa.
Tomas sta dimostrando una continuità di risultati che pochi altri colleghi di racchetta hanno saputo mantenere. Il ceco, infatti, è da anni stabilmente in Top 10, intorno alla settima piazza mondiale, ed è il classico giocatore da battere, quello che non perde se non con uno di caratura superiore e sempre vendendo cara la pelle. Gael Monfils ne sa qualcosa e, dopo aver battuto Federer e deriso Dimitrov, si è imbattuto nella sua nemesi tennistica, tanto da dichiarare: “Non c’è un solo aspetto del mio gioco che possa dar fastidio a lui, mentre il suo riesce ad inibire totalmente il mio”. Parole, quelle del francese, che esprimono la complessità dell’affrontare Berdych, anche sulla terra rossa, superficie non esattamente adatta al gioco del ceco. Se qualcuno pensa che la finale di Montecarlo sia un fuoco di paglia, può dare tranquillamente uno sguardo alla Race e notare come Tomas sia secondo nella corsa alle Finals, davanti a Murray e dietro al cyborg Djokovic.
Quanto al gioco, il ragazzone ne ha da vendere e negli anni si è saputo adattare ad un tennis che mostrava sempre più rotazioni e tempi sempre più esigui per la ricerca di palla. Nonostante i suoi 196 cm e i suoi 91 kg, riesce a muoversi benissimo su qualsiasi superficie e a non perdere neanche un cm di campo. È questa la chiave del gioco di Berdych e, se sta sulla palla, nessuno nel circuito riesce a trasferire tanta inerzia quanta ne riesce a dare lui. I suoi avversari giurano che Tomas è capace di colpi pesantissimi e, parafrasando un dialogo del film “Rocky Balboa”, pare abbia i mattoni nella racchetta.
Nella vita privata è uno che usa i social in maniera consistente. Produce selfie in maniera copiosa e posta immagini che lo ritraggono in situazioni più meno simpatiche. È un modaiolo, anzi un modello, con quel fisico da 196 cm e 91 kg a mostrarsi in tutta la sua potenza di atleta vero, vestito di completini dalle trame e dai colori improbabili per qualsiasi altro essere umano. Volendo fare un paragone in termini calcistici, Tomas sarebbe il David Beckam della racchetta, uno che, anche se vestito con un pigiama, è sempre figo. Ha una compagna bellissima e un piede nella moda, con H&M che lo sponsorizza anche nel vestiario tecnico. Tutto farebbe pensare ad una Superstar del tennis, d’altronde, con questi attributi, chi non lo sarebbe?
Eppure Tomas è spesso deriso dal pubblico, schernito per le occasioni perse, anche in situazioni di estremo vantaggio che lo hanno condannato a quel limbo mediatico di campione a metà, non acclamato e spesso appellato “Perdich”, per le partite già vinte e perse senza un motivo apparente. Il pubblico non lo trova simpatico e non lo acclama come gli competerebbe. Forse è colpa dei suoi record negativi con le vere Superstar del tennis, come Nadal, che lo ha battuto 17 volte consecutive prima di cedere agli Australian Open 2015 e di concedergli la vittoria dopo tanti anni di tentativi. Con Roger Federer ha un saldo negativo, vero, ma non così negativo come si potrebbe pensare visto che il computo è di 6 vittorie e 13 sconfitte, decisamente un parziale più umano. La statistica si fa imbarazzante , poi, se si prende in considerazione Novak Djokovic, 2 vinte e 19 perse, probabilmente la peggiore resa negli scontri diretti tra due top ten in assoluto. L’affondo pesante arriva con il computo delle finali vinte-perse in carriera e Tomas non si può dire certo fortunato con il suo 10-17, 1-3 nelle finali in Master 1000. Troppo poco per il suo tennis, troppo poco per un talento cristallino e pulito, talmente pulito da mettere in palla troppo spesso gli avversari. Citofonare Nadal.
Però, c’è sempre un però, insieme all’inossidabile Roger Federer, Tomas Berdych è l’unico che abbia impensierito seriamente Novak Djokovic, molto più del redivivo Andy Murray, che raramente è stato all’altezza della situazione con il serbo, soprattutto dal punto di vista della tenuta mentale. Senza considerare Djokovic, quindi, il tennista più in forma del 2015 è proprio il ceco e non è difficile preventivare un sostanzioso avanzamento di classifica, considerando che difende pochi punti per via di un 2014 chiuso in sordina e che i piazzamenti di inizio anno gli garantiscono una posizione immediatamente a ridosso di Nishikori e Nadal, che sono fuori condizione e che hanno da riconfermare punti molto importanti in chiave Slam.
Ma è dal punto di vista del gioco che Berdych può impensierire Djokovic, che fa della conquista della riga di fondo il suo punto vincente. Il gioco e la tattica del ceco puntano alla presa sul tempo degli avversari, oltre alla forza e alla pesantezza impressa su ogni colpo. Più volte, al di là dell’epilogo, Tomas ha impensierito seriamente Nole, rispedendolo dietro a recuperare, correre e sudare come non gli capita con altri giocatori. Fisicamente lo riesce a tenere bene, anche tatticamente lo imbriglia e lo costringe e rallentare nella spinta, perché porta Djokovic fuori posizione ed è solo per la grande capacità elastica, disumana, del serbo che questi riesce a venirne fuori. Ma non può piovere per sempre.. o forse si!

Leggi anche:

    None Found