Wimbledon, Berrettini: “Volevo solo lottare, con Fils sarà dura”

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Matteo Berrettini - Foto FITP

Matteo Berrettini ritrova il sorriso sull’erba di Wimbledon e lo fa al termine di una partita durissima, vissuta punto dopo punto contro Stan Wawrinka. Una vittoria dal grande peso emotivo, arrivata sul Campo n. 1 e costruita soprattutto con la testa, oltre che con il servizio e con la capacità di restare dentro la partita anche nei momenti più complicati.

Queste partite e questi momenti sono il motivo per cui gioco a tennis”, ha raccontato l’azzurro. “Mi dicevo che meritavo di essere lì, dentro quella grande battaglia, e cercavo di restare positivo perché volevo esserci. Ho lavorato duramente per potermi trovare sul Campo n. 1 contro una leggenda del nostro sport. Volevo solo lottare, volevo godermi quella lotta e questo mi rende felice”.

Il ricordo del 2021 e la voglia di crederci

Il paragone con il Berrettini finalista a Wimbledon nel 2021 torna inevitabilmente, ma il romano preferisce restare con i piedi per terra. “Sono passati molti anni e sono successe tante cose, ma mi sono sempre considerato un giocatore molto forte”, ha spiegato. “A Parigi credo di aver dimostrato di poter ancora andare avanti negli Slam. L’erba è una delle mie superfici preferite e qui ho ricordi bellissimi”. Berrettini sa però che il percorso è ancora lungo: “La finale è molto lontana, ma so di poter giocare un buon torneo qui”.

Wawrinka, un avversario durissimo

La sfida con Wawrinka ha confermato la solidità mentale dell’azzurro. Berrettini si aspettava forse un calo dello svizzero, ma così non è stato: “Ha continuato a servire benissimo, anzi più andava avanti la partita e più serviva bene. Secondo me ha giocato una partita pazzesca: percentuale altissima, colpiva bene, era preciso”.

La chiave, per Berrettini, è stata soprattutto l’atteggiamento: “Questa è stata una battaglia di nervi. Alla fine ci sono due punti che possono farti girare completamente la partita. Secondo me la chiave è stata parlarmi bene nei momenti importanti, accettare qualche errore e continuare a credere nel mio tennis”.

Il tie-break infinito e la prova fisica

Tra i momenti simbolo della partita c’è il tie-break chiuso 18-16, un passaggio raro e complicatissimo da gestire. “È una cosa talmente assurda che non la puoi neanche preparare”, ha ammesso Berrettini. “Una volta che sei lì devi solo provare a parlarti bene, continuare a fare le cose giuste e stare nel momento”.

Molto positiva anche la risposta fisica dopo oltre quattro ore di gioco. “Oggi è stata una bella prova di carattere, fisica e di attenzione”, ha sottolineato. “Nei momenti importanti ho servito bene. È un buonissimo segnale”.

L’emozione e il prossimo ostacolo

Non sono mancate le emozioni, anche per il rapporto di rispetto con Wawrinka. Berrettini ha ricordato quando, nel 2014, da spettatore, vide Federer contro Stan a Wimbledon: “Poi mi ritrovo qui a giocare contro di lui e lui che mi dice: ‘Sono contento di aver giocato contro di te, con le lacrime agli occhi. Forse stanotte realizzerò davvero quello che è successo”.

Ora l’attenzione si sposta al prossimo turno contro Arthur Fils. “Sarà una partita molto dura”, ha concluso Berrettini. “Però sono contento: mi alleno per queste partite, quindi sono carico”.

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