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A Metà del Guado…

(Tennis Genitori & Figli ai tempi di Ubitennis)
premessa di Alessandro Nizegorodcew
Per prima cosa vorrei sottolineare come Spazio Tennis sia un sito totalmente libero, che non è schierato a favore di nessuno e soprattutto contro nessuno. Come siamo felici di pubblicare interviste esclusive a Claudio Pistolesi, Raffalla Reggi o altri cosiddetti (non da noi) nemici della Federazione, abbiamo nel corso dei mesi dato ampio spazio alla FIT con le “Proposte di Tropiano”, oltre ad altre interviste a tecnici federali. In radio, durante la nostra trasmissione abbiamo avuto in linea giornalisti come Roberto Commentucci e Piero Valesio o come Riccardo Bisti e Jacopo Lo Monaco. Abbiamo parlato bene delle proposte che ci convincevano e male di quelle che ritenevamo inopportune. Siamo accusati da alcuni di essere contro la federazione e da altri di essere filo-federali. Quale ulteriore prova può servire per essere considerati un sito totalmente libero?
Detto questo, siamo andati a riprendere il documento che Tennis Genitori & Figli (all’epoca “solo” Genitori & Figli) aveva redatto ai tempi di Ubitennis il 2 dicembre 2008. Era stato scritto un vero e proprio decalogo sugli interventi più importanti da fare per il tennis in Italia. Roberto Commentucci è andato a vedere cosa si è realmente fatto in questi 3 anni e cosa invece sarà opportuno fare nel prossimo (il prima possibile!) futuro.
di Roberto Commentucci
Tre anni. Tante cose cambiano, in tre anni. Anche se non ce ne accorgiamo. Prendiamo la politica della Federazione a supporto dei giovani. Negli ultimi 3 anni, vi sono stati più cambiamenti e innovazioni che nei 10 anni precedenti. Non ci credete? Bene, ora cercherò di dimostrarvelo.
Sono andato a riprendermi il documento che mandai, quasi 3 anni fa, alla redazione di Supertennis, per parlare dei pronblemi del nostro tennis, sulla base dei post che avevamo scritto tutti assieme.
Eravamo sul vecchio blog di Ubaldo, ed era il 2 dicembre 2008, ve lo ricordate? I più vecchi aficionados di Genitori & figli lo ricorderanno sicuramente, i nuovi, impareranno qualcosa.
Questo era il contributo del blog al miglioramento del tennis italiano, in 10 punti:
Ecco il documento che Roberto Commentucci, in rappresentanza della redazione del Blog, ha prodotto e inviato alla redazione di Supertennis, in vista della puntata di martedi prossimo, 2 dicembre, del talk show “Tennis Club” che andrà in onda sul canale monotematico federale alle ore 21, sul canale 224 del buquet Sky.
Alla cortese attenzione del dr. Giancarlo Baccini
Redazione di Supertennis.
ALCUNE CRITICITÀ DEL SISTEMA DI
ADDESTRAMENTO TENNISTICO IN ITALIA
Premessa.
Con il presente documento si intende fornire una serie di spunti alla discussione sui problemi connessi con la crescita di giovani agonisti in Italia, che si terrà nella puntata di martedì 2 dicembre del talk show “Tennis Club”, in onda su Supertennis.
I temi che seguono costituiscono una sintesi delle principali evidenze emerse in quasi due anni di discussioni fra genitori di giovani agonisti, maestri, preparatori atletici, dirigenti di circolo, giornalisti, coach e addetti ai lavori sul blog “Servizi Vincenti”, di Ubaldo Scanagatta.
La finalità del documento è quella di contribuire costruttivamente e in modo trasparente al dibattito sui problemi del nostro movimento, in modo da offrire a coloro che definiscono le politiche federali in materia di settore tecnico un patrimonio (si auspica utile ed interessante) di esperienze, di analisi, di conoscenze e di proposte.
Si precisa che non si intende in alcun modo censurare l’operato della attuale gestione federale, né si vogliono fornire pretestuosi argomenti a possibili speculazioni e strumentalizzazioni da parte di correnti di opposizione all’attuale dirigenza federale.
Un ringraziamento sentito va alla redazione di Supertennis per aver avviato l’iniziativa e per aver sollecitato il parere dei tesserati. Riteniamo che si tratti di una operazione molto proficua e potenzialmente molto efficace per migliorare l’interazione fra i vertici delle Federazione e la base dei praticanti.
Si riportano di seguito le principali problematiche individuate, nonché alcune possibili linee di azione.
1- Promozione: le recenti teorie sull’apprendimento della tecnica tennistica, nonché le storie individuali dei giocatori professionisti, hanno dimostrato che per avere concrete speranze di arrivare al professionismo i bambini vanno avviati al tennis fra i 4 e gli 8 anni. Una promozione mirata ai risultati agonistici dovrebbe pertanto essere svolta prioritariamente nei confronti dei bambini che frequentano la scuola elementare. Al riguardo, per il tramite dei Comitati Regionali potrebbero essere acquistati dei kit di minitennis da destinare ai bambini delle scuole elementari. Detti kit potrebbero essere utilizzati nelle ore pomeridiane, quando le palestre sono per lo più libere, dai bambini che frequentano il tempo pieno, previa dimostrazione di un istruttore federale. L’iniziativa potrebbe essere concordata su base decentrata dai Comitati stessi con i Provveditorati agli Studi o con i singoli istituti scolastici, coinvolgendo i Circoli e i maestri del territorio, che avrebbero così l’opportunità di operare un reclutamento diretto nelle scuole.
2- Reclutamento: oltre alla concorrenza di altri sport più popolari, in primis il calcio, il nostro movimento deve fronteggiare i pregiudizi e i timori, ancora molto diffusi fra la popolazione italiana, circa la presunta pericolosità per la salute dei bimbi della pratica del tennis in età inferiore ai 10 anni. In questo modo molti bambini, potenzialmente promettenti, arrivano alle nostre scuole tennis ad 11-12 anni compiuti, e iniziano quando è già troppo tardi per avere risultati di eccellenza a livello agonistico. Al riguardo potrebbe essere opportuno avviare una campagna di informazione sull’opinione pubblica, sulle famiglie, coinvolgendo allo scopo l’ordine dei medici pediatri, al fine di rassicurare sulla assoluta non nocività dei corsi di mini tennis per bambini sani.
3- Disponibilità e costi dei campi: In molte realtà, soprattutto quelle dei piccoli centri, è molto difficile reperire campi a costi contenuti dove allenare i giovani agonisti. L’azione di sensibilizzazione sui circoli dovrebbe essere più capillare, privilegiando le esigenze dell’agonismo rispetto all’attività sociale e ricreativa. Potrebbe essere emanata agli affiliati una circolare (giuridicamente non vincolante) volta ad invitare le direzioni dei circoli a consentire l’utilizzo gratuito dei campi (quando non occupati dai soci) da parte dei figli dei soci che frequentano la locale SAT o la scuola di agonistica, come già avviene in alcune realtà più “illuminate”. Tale prassi dovrebbe diventare generalizzata. Nel contempo, andrebbe rilanciata l’opera di sensibilizzazione nei confronti delle amministrazioni locali per la realizzazione di campi pubblici in duro.
4- Costi di attrezzature, dei viaggi e dei tornei per gli agonisti: I costi per l’attività agonistica internazionale, già a livello di under 12 – under 14, sono molto al di sopra delle possibilità di una famiglia di medio reddito. Questo scoraggia molti ragazzi promettenti. Oltre ai programmi di sostegno economico per i meritevoli, che la Federazione ha utilmente avviato, sarebbe opportuno che si sfruttasse la capacità di “massa critica” dei tesserati agonisti, stipulando convenzioni con ditte produttrici di materiali tecnici, con agenzie di viaggi, con strutture alberghiere (le spese di trasferta per i tornei all’estero sono le più rilevanti) al fine di ottenere sconti e riduzioni. In tal modo, si incrementerebbe l’utilità dei contributi federali erogati, senza appesantire il bilancio della FIT, e si allargherebbe la platea degli agonisti, includendo quelli provenienti da famiglie appartenenti a fasce di reddito inferiori.
5- Qualità dell’addestramento di base. Molti coach professionisti lamentano che quando iniziano a lavorare con i nostri migliori ragazzi di 15-16 anni li trovano ancora alle prese con difetti di natura tecnica nei fondamentali o con un fisico mal costruito, a causa della qualità non sempre elevata dell’addestramento (tecnico e atletico) di base che hanno ricevuto negli anni precedenti. Occorre intensificare gli sforzi già intrapresi, molto meritori, per migliorare la qualità dei maestri di base diffusi sul territorio. Inoltre, appare necessario diffondere programmi di preparazione atletica più moderni destinati ai giovani agonisti e vigilare con più attenzione sulla qualità dell’addestramento di base nelle realtà periferiche.
6- Informazione alle famiglie. I genitori di agonisti promettenti lamentano spesso la grande difficoltà ad orientarsi nella jungla di circoli, coach privati, accademie, programmi di allenamento, eccetera. Ciò dipende anche dalla scarsa cultura sportiva dei genitori, che deve essere accresciuta. Ne risultano scelte a volte contraddittorie, a volte sbagliate, che portano l’atleta a perdere tempo prezioso prima di trovare una sistemazione tecnica adeguata. Occorrerebbe, in prospettiva, definire con maggiore chiarezza, informandone i genitori, quali sono le strutture adatte per supportare un percorso agonistico ad alti livelli e quali invece sono adatte all’attività amatoriale e all’addestramento di base. Su questo occorre una maggiore trasparenza ed informazione. L’esperienza fatta in questi anni insegna che, seppure con il progetto PIA siano stati fatti notevoli passi avanti, non è sufficiente, per un circolo, avere i requisiti per partecipare ai PIA per poter garantire la capacità di crescere correttamente agonisti di alto livello.
7- Copertura del territorio. Stante la qualità disomogenea delle diverse strutture sparse sul territorio nazionale, è cruciale che i giovani talenti con elevato potenziale siano tempestivamente riconosciuti, avviati e concentrati verso centri tecnici di buon livello. A tal fine, vista l’impraticabilità, per i costi eccessivi, di una soluzione basata sul modello francese (un centro tecnico nazionale più 10 centri tecnici federali regionali) è necessario migliorare le sinergie tra il settore tecnico federale e le strutture private di alto livello (accademie e team privati dei nostri giocatori e coach professionistici) sparse sul territorio, con le quali andrebbero stipulate apposite convenzioni. Ciò consentirebbe di offrire a tutti i giovani promettenti, indipendentemente dalle disponibilità economiche delle rispettive famiglie e dalla provenienza geografica, di accedere ad una sede di allenamento di alto livello, non troppo lontano da casa e nella quale possono trovare altri agonisti promettenti, facendo “massa critica” negli allenamenti e nella programmazione dell’attività agonistica.
8- Regolamenti di tesseramento. Alla luce dell’entrata in vigore delle norme relative all’albo nazionale dei procuratori degli agonisti, con il quale si è inteso giustamente contrastare il mercimonio, spesso dannoso quanto immorale, di giovani atleti promettenti da parte di figure senza scrupoli, si potrebbe valutare la possibilità di abolire le norme vigenti in tema di vincolo al circolo di primo tesseramento per gli agonisti under 14. Tali norme, infatti, paiono avere l’effetto di limitare la possibilità, per i bambini davvero promettenti, di potersi trasferire presso strutture più adatte ad assecondarne il percorso di crescita agonistica.
9- Organizzazione dei tornei. In molte realtà estere i tornei giovanili fino alla categoria under 14 vengono organizzati in forma compressa, dal venerdì alla domenica, facendo svolgere ai bambini più partite al giorno. I vantaggi di questo sistema sono molteplici. Giocare tornei nel week-end consente di meglio conciliare gli impegni scolastici e i programmi di allenamento, permettendo un training meno frammentario, più continuo ed efficace. Inoltre, si limitano le spese per le trasferte, che diventano più brevi. Al riguardo, si potrebbe sensibilizzare il Ministero per la Salute per la rimozione dei regolamenti vigenti, che sembrano essere di ostacolo alla disputa, da parte dei bambini, di più di due match al giorno, impegno peraltro che in quelle fasce di età (fino ad under 14) è ampiamente sopportabile.
10- Superfici di gioco. Nel nostro paese la grande maggioranza delle competizioni giovanili si svolge sulla terra rossa, superficie predominante. Ciò, assieme ovviamente ad altri fattori, porta una serie di inconvenienti nella costruzione di agonisti adatti al tennis professionistico odierno, nel quale sono fondamentali la qualità dei colpi di inizio gioco e un atteggiamento tattico propositivo. Competere solo su terra può portare ad adottare stili di gioco troppo difensivi, o a non far emergere tempestivamente lacune tecniche poi difficilmente colmabili (il servizio, la capacità di rispondere aggressivi, quella di giocare vicino alla linea di fondo). E’ necessario incentivare l’organizzazione di tornei su campi veloci, sulla scia di quanto fatto all’estero (in Spagna, ad esempio, i tornei sul veloce, sia professionistici che giovanili, sono ora oltre il 40%).
Roberto Commentucci
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Questo era quel che chiedevamo. Bene. Sono passati 3 anni. Cerchiamo di capire cosa è successo nel frattempo.
Per quanto riguarda il punto 2 (reclutamento e pregiudizi sulla nocività del tennis) ho organizzato – ero agli inizi della mia collaborazione con la FIT, una conferenza al Foro Italico, durante gli Internazionali con i medici dell’Istituto di medicina e scienza dello sport del coni, da cui è venuta fuori tutta una serie di trasmissioni su supertennis e altri articoli su siti e riviste sul minitennis e sulla assoluta sicurezza della sua pratica.
per il punto 4 (costi di viaggi e trasferte): avrete visto tutti che è aumentata l’entità dei rimborsi per alcune competizioni. Non è molto, ma aiuta.
per il punto 5 (qualità dell’addestramento di base) si è dato maggiore impulso ai PIA, dallo scorso anno affidando i controlli di qualità al Settore Tecnico, anziché ai comitati regionali, che non avevano il coraggio di sanzionare i circoli inadempienti per paura di non essere rieletti;
per il punto 6 (informazione alle famiglie) si è iniziato a costruire il sistema di certificazione di qualità di cui abbiamo parlato. Adesso si discute se sia giusto farlo o no. Ma lo avevamo chiesto noi, la chiamavamo “guida Michelin”, ricordate, ragazzi?
per il punto 7 (copertura del territorio) la Federazione ha lanciato i centri di allenamento periferico, (un grande successo) che si stanno intensificando e potenziando;
per il punto 8 (regolamenti di tesseramento, il famigerato vincolo) le norme sono state modificate e adesso la tassa di svincolo si paga solo per i ragazzini da una certa classifica in avanti. E forse si eliminerà del tutto.
per il punto 10 (superfici dei tornei)… beh, lì lo sapete bene cosa ho fatto, amici. Ho lanciato, per la Federazione, il progetto campi veloci, che sta andando avanti nonostante la stridula opposizione dei vecchiacci maledetti, soci e terraioli. La scorsa settimana, a Castellazzo, si sono giocati i campionati italiani under 14 sulla moquette, anziché sulla sempiterna terra rossa – un evento epocale per le prassi federali – e stiamo dando ai nostri giovani esperienze agonistiche differenziate..
Insomma, facendo un bilancio della mia esperienza personale: io mi sono fatto un mazzo così, e ho cercato delle soluzioni concrete ai problemi che tutti abbiamo esposto sul blog e fuori. Devo dire che ho trovanto in FIT, in mezzo a qualche trombone, anche tante orecchie attente e gente preparata.
Certo, molto resta ancora da fare, i costi sono alti, la gestione dei circoli (pieni come sono di arzilli ottuagenari) continua ad essere quanto di più lontano si possa immaginare dal modello ideale di associazione sportiva che vorremmo, ovvero una struttura atta a supportare l’agonismo giovanile.
Ma non c’è dubbio, che pur in questo contesto ambientale così difficile, negli ultimi tre anni sono stati fatti molti passi avanti.
Dateci fiducia.
11 Commenti to “A Metà del Guado…”
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andrew says:
domani vado in chiesa, rubo le offerte, sgambetto una vecchia e fuggo dicendo di essere kommentucci…
muziek says:
Se voi guardate un bilancio di medio periodo di qualsiasi istituzione politica (comune, provincia, regione, governo) trovate più o meno l’impostazione che avete letto sopra: tante cose abbiamo fatto, tante cose rimangono da fare. Si chiamano “luoghi comuni”. Il risultato – ovviamente – è che non si capisce nulla. Hanno lavorato bene? Boh. Hanno speso soldi che potevano non spendere? Boh. Hanno raggiunto degli obiettivi? Boh. Anzi, in realtà no. Perché tutto questo aveva senso solo se creavano i famosi agonisti forti (diciamo 5 giocatori nei primi 100)? Io credo alla buona fede di tutti e quindi anche della federazione e dell’estensore del pezzo, ma è davvero sconfortante il dilettantismo mostrato. Però è illuminante, chiedo il permesso di riprodurlo per fini didattici, posso? (Dico sul serio. La federazione è un organo pubblico e come tale avrebbe il dovere di compiere delle valutazioni sulle proprie attività. Se lo fa così siamo a posto…). Ah, tanto per spiegare in due parole come si valutano le proprie attività (ne avevo accennato in un altro thread, vediamo se riesco ad essere più preciso)
1. Ricostruzione della logica dell’intervento. A cosa serve tutto questo? Sembrerebbe a costruire agonisti (Obiezione che non si può accogliere: serve “anche” ad altro. Tutto serve “anche” ad altro.
2. Fissare l’obiettivo. Quanti agonisti deve produrre tutto questo nel tempo x? 10? cento? Nei primi 10? Nei primi 100? (obiezione che non si può accogliere: serve per orientare i genitori. Al di là del già visto “anche” si spieghi cosa si intende e come si intende procedere per verificare che i genitori si orientano meglio. L’idea che basti “migliorare” (?) i maestri o aumentarli di numero è come pretendere di fare politiche per l’occupazione aumentando i centri per l’impiego e facendo formazione agli operatori. Naturalmente non ha senso.
3. Posto che l’obiettivo fissato sia congruo (perché X e non Y? come abbiamo trovato X?) andare finalmente a verificarlo. Per il tipo di intervento credo che prima di 5-8 anni non ha senso quasi niente.
4. Cercare e trovare i nessi causali tra l’intervento e i risultati. Se migliorano i maestri e si trova l’agonista (e che cavolo: fino a quando fate il blog va bene essere vaghi ma poi andate a lavorare con soldi pubblici avreste il dovere di essere più precisi) non è per nulla detto che ci sia una relazione di causa ed effetto.
In federazione non l’avete una biblioteca? Andate in una qualsiasi di scienze sociali e prendete dei manuali. Uno è bellissimo e si chiama “Valutare il successo delle politiche pubbliche”. E’ edito dal Mulino e gli autori sono due torinesi. E dulcis in fundo non è pensato per ricercatori ma per funzionari delle organizzazioni pubbliche…
Alessandro Nizegorodcew says:
@andrew
A me comunque mi devi spiegare perché te la prendi in maniera così “personale”.. Roberto sta provando a fare qualcosa, lo si può criticare anche aspramente, ma sempre motivando e argomentando. A volte, e te lo dico senza polemica e senza volerla creare la polemica, mi chiedo perché tu stia a leggere Spazio Tennis se qualsiasi cosa venga scritta diviene oggetto della tua aspra critica senza via di fuga (e senza nemmeno 1% di positività). Ripeto: te lo chiedo senza nessuna polemica e, come vedi, senza alcuna censura..
Alessandro Nizegorodcew says:
@Muziek
Facciamo però un momento chiarezza. Qui non stiamo parlando dei programmi della Federazione stilati 10 anni fa..
Stiamo parlando di un documento venuto fuori da un forum di genitori di piccoli agonisti che, grazie anche al rapporto privilegiato di Roberto Commentucci con la FIT, è stato esaminato dalla federazione stessa. Il testo è di 3 anni fa e sai benissimo quanto siano lenti certi “motori” burocratici. Non puoi pensare che in 3 anni un progetto incentrato soprattutto sui giovani agonisti (parliamo di under 8, 10, 12, 14) possa portare un numero X di top-100..
Semmai ci sarebbe da fare una domanda: ci voleva un forum di genitori per smuovere certe problematiche? Ci voleva una persona al tempo senza alcun rapporto con la FIT (Roberto Commentucci) per iniziare un percorso su temi così importanti. L’importante è che ora la federazione ha capito che qualcosa va assolutamente fatto in tutti campi suddetti e non solo…
Roberto Commentucci says:
muziek, perdonami, ma sei del tutto fuori strada. Qua si stava semplicemente facedno il punto su un pacchetto di proposte presentate alla Federazione 3 anni fa. Non vi era alcun crisma di scientificità, ne tantomeno di ufficialità, in quel che io ho scritto. Il pezzo tra l’altro è scritto a titolo personale e non impegna minimamente la federazione.
In ogni caso mi vado a comperare il libro che citi.
muziek says:
Alessandro
Questo è uno dei (tanti, non il più grosso) motivi per cui le organizzazioni “non funzionano”. L’idea “almeno ha capito che” è solo autoassolutoria. Troverai sempre qualcuno che ti prende un pezzo della sua attività (“almeno” abbiamo riparato la strada; “almeno” siamo onesti; “almeno” abbiamo evitato di licenziare 1000 persone; almeno, almeno almeno… Di “almeno” sono piene le fosse delle pubbliche amministrazioni. Se io mi prendo un incarico pubblico e dopo tre anni dico “almeno” io quell’incarico lo lascio. Non dico che bisogna fare tutti così ma non si capisce perché mai il mio “almeno” debba essere migliore di un altro “almeno” (“almeno eravamo in serie A; “almeno avevamo Camporese e Canè;) e tutto si avvita sul “io mi sono impegnato e tu che hai fatto”? Perché, che dovevo fare? si è fortunati che non si applica lo stesso criterio che si applica per lo sport, perché non ho mai sentito Federer, Nadal, il Milan, Bolt o chi diavolo vuoi tu dire che si, siamo arrivati ventitreesimi ma “almeno”… Qualunque giocatore dei primi mille non dice “visto che abbiamo lavorato un po’”? ma si mette lì e cerca di capire dove sbaglia. Alla fine si rassegna e dice che fa quel che può e naviga.
Il documento (che leggo per la prima volta) era persino irritante. Noi siamo buoni e non vogliamo mettere in discussione il vostro operato. Ah no? Se entri in un’organizzazione per fare una cosa magari ti informi su com’è strutturata. Ho il sospetto che lo si sapeva benissimo (magari sbaglio) e che i toni usati siano proprio perché si conosceva il “tipo” di persone che gestiscono la federazione. Che, tanto per essere chiari, ricalca il feudalesimo. andrew è maleducato ma la federazione dovrebbe portarselo in giro perché sono proprio le critiche che vuole sentire: livore e insulti. Così è facile e si può tranquillamente dire “tu che fai?”. Cosa si vuole, un premio alla buona volontà? Ci mancherebbe, ho già detto che non è in questione la buona fede di Commentucci, ma è sconfortante vedere come ci si adegui volentieri al dilettantismo che si ha attorno: sono tutti che non fanno nulla e rompete me che almeno mi impegno? Ok, impegnati, ma che facciamo? scommettiamo che tutto questo non produce nulla? Se ho ragione sono il disfattista di turno, giusto? E poi scusa Alessandro, ma tra le obiezioni che non hanno molto senso c’è quella di dire “non ti puoi aspettare in 3 anni ecc. ecc.” E chi se lo aspetta? Ma a Commentucci e alla federazione bisogna assegnare il dovere di dire cosa si aspettano loro? Perché se ci si aspetta un vago “la federazione ha capito” magari bastava qualche lettera e delle chiacchierate. Ah, ho letto qualcosa sui PIA (che, tanto per dirne una, adottano una sigla che denominava uno strumento che faceva parte delle politiche di sviluppo locale che ha avuto il quarto d’ora di celebrità fino nei primi anni dello scorso decennio): bla, bla, bla… ah, mi raccomando (non dico a te Alessandro): diciamo tranquillamente “vorrei vedere te”. Tanto non costa nulla e magari fa dormire tranquilli… Dici che bisogna cercare le cose positive? Ma davvero ti pare un risultato degno di tre anni del tuo impegno aver spostato dei tornei al fine settimana o costruito dei campi duri??? Andavi in un qualsiasi assessorato allo sport regionale e facevi prima e ti costava meno. Cavolo non deve essere complicato lavorare in federazione se basta questo. Ah, i genitori volevano un sistema di certificazione. Viene da sbattersi la testa al muro (esagerato, ma scrivo di getto…)
muziek says:
Commentucci su… Cosa c’entra l’ufficialità?
Chiude con “dateci fiducia”… Ha esposto delle considerazioni e quelle ho commentato. Mi pare che dalle cose che dice ci sia poco da stare allegri e non le sarà sfuggito che non ho “argomentato scientificamente” (?). Non le prenda come accuse personali, non la conosco e ho detto seimila volte ormai che non ho motivo di dubitare della sua buona fede. Ma, ovviamente, questo non significa che state lavorando bene…
Roberto Commentucci says:
Vabbè, muziek, i blog a questo servono.
A parlare, parlare, parlare.
E ad accusare tutti di dilettantismo, pur non avendo – come evidentemente nel suo caso – alcuna cognizione della realtà.
Lei sta avidentemente strumentalizzando un mio pezzo che aveva obiettivi totalmente diversi da quelli della “valutazione delle politiche pubbliche” facendolo passare per un modus operandi generalizzato e soprattutto, temo, per sfoggiare ed esibire le sue conoscenze.
Io sono di Roma, la mia mail è superbob65@tiscali.it.
Se le va, ci incontriamo di persona e magari ci parliamo a voce.
muziek says:
Scusi Commentucci ma che senso ha? Fra l’altro, mi creda, sarebbe un ben misera erudizione (è persino una citazione questa…) se si fermasse alle due sciocchezze che le ho scritto, mi sembra offensivo. Ma non importa, come ho già detto prima le sue obiezioni sono straordinariamente tipiche dei funzionari delle organizzazioni: non sa, non conosce, non ha cognizione della realtà ecc. ecc. Faccia una prova, vada in un qualsiasi assessorato e provi a parlare con qualcuno che trova lì dentro. Il suo pezzo aveva degli obiettivi? Io ne ho visto uno, quello di mostrare che si stava lavorando e bene. Io le ho detto che non è così che si fa e ho provato a spiegarle perché. Non è d’accordo? Va bene, la discussione è pubblica chi ha la pazienza di leggere si farà un’idea. Immagino non le sfugga la diversa posizione che occupiamo. Lei continuerà a fare quello che sta facendo fino a quando godrà della fiducia dei suoi superiori io a criticare quello che c’è da criticare e apprezzare quello che c’è da apprezzare. Io vivo all’estero se mi capita di passare da Roma le faccio sapere. Così potrò sfoggiare un altro paio di frasi azzeccate…
andrew says:
…e se il titolo fosse stato “A metà del guano…”?
bogar67 says:
@Stefano Grazia
Stasera mi hanno proposto il “Little Mo” alla Bollettieri,
mai sentito, me ne parli per favore cercando anche stavolta di essere lungo. Ho 110 miglia Alitalia quasi in scadenza!
Grazie