Dal 15enne ad Alcaraz, come lavorare sul fisico dei teenager

di Stefano Baraldo (preparatore fisico e coach)

Tutte le esperienze fatte nella mia carriera mi hanno portato a sintetizzare dei diktat quando si parla di sviluppo fisico dei ragazzi nella fascia d’età tra 15 e 21 anni. Si presuppone che dopo un primo lavoro generale a 360°, si debba passare ad un lavoro specifico. In linea indicativa si fanno naturalmente percorsi personalizzati, perché ognuno è diverso, ma è a quest’età giunge il momento del primo salto di qualità. Il volume di lavoro deve essere modulato, perché l’atleta in questa fase comunque spende tante energie a livello metabolico, essendo in fase di crescita. Per come mi approccio io ho scoperto quanto sia importante la periodizzazione, il mio compito è quello di essere bravo a lavorare con specificità su punti mirati. L’obiettivo è quello di creare un equilibrio dal punto di vista coordinativo e muscolare, riuscendo a seguire l’evoluzione muscolare e scheletrica del ragazzo.

Quando si fa una periodizzazione bisogna avere degli obiettivi chiari e va tenuto a mente il ruolo che gioca la fase di recupero. Si può usare qualche sovraccarico ed il giorno di allenamento può stressare l’atleta come se fosse un professionista fatto e finito, ma all’indomani se con un adulto faresti un certo tipo di lavoro, con un teenager devi andarci piano ed insegnargli a prendere cura di sé; comunque a livello metabolico un adolescente brucia parecchie energie essendo in fase di crescita. Ciò che si fa è dunque volto alla prevenzione di caviglie, ginocchia, spalle, oltre che ad uno sviluppo sul piano mentale. A differenza del top player maturo, il sistema glicolitico del ragazzo non è completo e l’energia che serve dal punto di vista chimica va in una direzione di crescita naturale. In questi termini nel maschio viene fuori il testosterone e la natura favorisce un lavoro di sviluppo della forza, non dico di ipertrofia perché non vogliamo giocatori troppo muscolari. Quindi davvero si tratta di cose semplici, fatte però al 100% e più che l’esercizio in sé, fa la differenza come si sta accanto al ragazzo in una fase sensibile dove la fiducia ed i progressi si costruiscono anche con la comunicazione. Questo processo deve essere monitorato in maniera metodica in concerto con lo staff medico. L’atleta deve sottoporsi regolarmente ai trattamenti e alla valutazione dell’osteopata, io personalmente non posso fare a meno di sviluppare l’allenamento in funzione ai feedback dello staff medico. 

Parlando del caso specifico di Carlos Alcaraz, che abbiamo visto svilupparsi esponenzialmente nel giro di un anno, devo dire che guardandolo si grida al nuovo Nadal perché è un giocatore completo e fisico;  nonostante poi in campo le differenze siano tante. Le cose in comune al connazionale venti volte campione slam le ritrovo in questa grande condotta di gioco, di disciplina e di atteggiamento molto serio che non è facile trovare negli atleti di questa età. La mia speranza è tutto ciò perduri, perché se continua in questa direzione diventerà un fenomeno, anche se già lo ritengo tale. Non ho avuto confronti diretti con chi ci lavora, ma chi lo conosce mi parla di un ragazzo che lavora tantissimo, come una bestia. Con questi presupposti la crescita dell’ultimo anno è più che comprensibile.

 

 

 

Stefano Baraldo laureato in Scienze dello Sport e Massaggiatore Fisioterapista. Dal 2005 ad oggi si occupa di preparazione atletica e coaching a livello internazionale nel circuito ATP e WTA.

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