Francesco Maestrelli: il canguro mancato

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Francesco Maestrelli - Foto Sophia Lavrov

La notizia vera è che Francesco Maestrelli da Pisa dopo aver passato le quali a Melbourne si è ripetuto anche a Indian Wells, venendo fuori da uno spicchio di tabellone bello tosto (il cileno Jarry al primo turno, il solido argentino Tirante, 74 del mondo, al secondo) grazie a al suo tennis molto fisico ma anche di qualità sempre più elevata, con enormi progressi, rispetto al passato, nel servizio e nel diritto.

La… provocazione delirante (perdonatemi…) è che la cicogna di Maestrelli forse ha sbagliato tempo e luogo.
Invece di capitare a Pisa nel dicembre del 2002, il Maestro, a parere mio, sarebbe dovuto nascere che so, a Melbourne all’inizio degli anni ’60, quando ancora si fabbricavano i giocatori di serve and volley, si insegnava a colpire con la presa Continental e in Australia, sui campi in erba dai rimbalzi orrendi, il maestro prima ti insegnava la volée, poi il servizio, e solo un bel po’ dopo ti spiegava come eseguire il diritto e il rovescio.

Ecco, in un tempo e in un luogo simile, a mio avviso uno come Maestrelli sarebbe potuto diventare un grandissimo campione, un purissimo esemplare di attaccante, un giocatore da rete coi controfiocchi, una specie di Pat Rafter ante litteram.

Non ci credete? Andatevi a vedere le sue partite, e guardate come si muove questo ragazzone pisano nei pressi della rete, come la copre, come è difficile da passare, grazie alla sua apertura alare e all’innato senso del piazzamento, uniti a gesti tecnici spontaneamente corretti e a una mano sensibile.

Considerato quanto è difficile, oggigiorno, andare a fare il punto a rete, (i passanti viaggiano a 160 all’ora!!!) pensate cosa avrebbe potuto fare questo fantastico atleta sull’erba, con le racchette di legno, e le corde di budello.

Secondo me, sarebbe arrivato nei primi 5 del mondo. E il bello, ovviamente, è che non avremo mai la controprova

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