Federico Cinà: crescere in pace, non in silenzio

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Federico Cinà - Foto MSLTA Tennis

Federico Cinà ha conquistato a Pune, sul cemento indiano, il primo titolo Challenger della sua carriera. La vittoria su Felix Gill, annullando 5 match point, ha sbloccato il giovane siciliano che nella passata stagione aveva perso tre finali su tre. Si parla già da anni di Federico, figlio di quel Francesco Cinà storico coach di Roberta Vinci. Se ne discute come di un futuro potenziale campione e, vedendolo in campo, non si può che confermare. È importante però la crescita di ‘Palli’, come viene chiamato nel circuito, da due punti di vista. Apparentemente opposti, in realtà molto simili; perché è giusto lasciarlo crescere in pace, ma allo stesso tempo è corretto parlarne e discuterne.

CRESCERE IN PACE

Ogni tennista, o forse sarebbe meglio dire ogni ragazzo, ha i propri tempi di maturazione. Sportiva e umana. Alcaraz e Sinner non devono (mai) essere presi come punto di riferimento. Da qualsiasi aspetto li si analizzi, Carlos e Jannik rappresentano l’eccezione che conferma la regola. La crescita di un tennista ‘normale’ arriva per step, sempre: Futures (per il meno tempo possibile), Challenger (per il tempo necessario) e quindi ATP con l’agognato raggiungimento della Top 100 mondiale.

Un campione (e pluri-finalista) Slam come Daniil Medvedev, ad esempio, è entrato nei 100 a 21 anni riuscendo poi a raggiungere la vetta del ranking; un grandissimo tennista come Richard Gasquet ha varcato la fatidica soglia a 16 anni ma non è mai andato oltre il 7 del mondo. Si potrebbero fare tantissimi altri esempi, ma la sostanza non cambia: il percorso perfetto non esiste; esiste invece una diversa strada per ogni atleta. E allora la sconfitta non deve mai far paura, seppur sia necessario analizzarla, così come i momenti negativi e di scarsa fiducia.

Il team di Federico (papà Francesco, ‘Ciccio’ Cardinale e il preparatore fisico Eric Hernandez, al seguito di Medvedev negli anni passati) ha esperienza ed è molto valido umanamente e tecnicamente. La gestione dei momenti per Federico potrà non essere banale, ma con le persone giuste accanto non sarà mai realmente un problema.

PARLARE DI CINÀ

Se è sacrosanto dare a Federico il tempo di crescere, migliorare, sbagliare e solo in seguito vincere, d’altra parte è corretto dare attenzione mediatica al ragazzo. È tra i teenager più forti al mondo, il classe 2007 più in alto in classifica (numero 183 ATP), a tennis gioca benissimo. “Non parliamone” non è quindi una frase da prendere in considerazione. La pressione, come normale che sia, se la metterà addosso soprattutto da solo, perché il primo a conoscere le proprie qualità e potenzialità è proprio Federico.

L’importante è parlarne nel modo giusto, senza trionfalismi eccessivi né con aspre ed inutili critiche non costruttive. Ma non si chieda di non parlarne per proteggerlo, perché vorrebbe dire, paradossalmente, non fare il bene del ragazzo. Chi vuole diventare un tennista forte deve saper affrontare la pressione sin da giovane. Riassunto: lasciare il tempo di crescere alle giovani promesse, parlandone nella maniera giusta e corretta mentre crescono.

L’OMBRA POSITIVA

La pressione c’è, ci sarà, perché le qualità di Cinà sono indiscutibili (e anche belle da vedere, il che non guasta), ma i giovani azzurri oggi hanno un grande vantaggio rispetto ai colleghi del passato: esiste Jannik Sinner, ci sono Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli, Luciano Darderi e tutti gli altri. L’Italia ha vinto tre Davis di fila, ogni settimana qualcuno va in fondo a un torneo.

L’attenzione verso Cinà, Vasamì, Basile e De Marchi, i 4 ragazzi del 2007 più interessanti, è lontana anni luce da quella che, qualche stagione fa, fu soggiogante per il quartetto dei 95-96 composto da Gianluigi Quinzi, Filippo Baldi, Matteo Donati e Stefano Napolitano. Un quarto di finale Challenger era già una notizia, per un tennis italiano che cercava disperatamente un nuovo ‘messia’. L’ombra creata a Sinner & Co è quanto di più bello potesse accadere.

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