Ci sono percorsi che partono fortissimo e altri che hanno bisogno di più tempo per prendere forma. Il tennis, in fondo, è anche questo: crescita, maturazione, fiducia che si costruisce giorno dopo giorno. È il caso di Lorenzo Angelini, tennista classe 2006 cresciuto a Forlì, che proprio nel fine settimana appena trascorso ha conquistato a Heraklion, in Grecia, il primo titolo della sua carriera tra i professionisti in un ITF da 15.000 dollari. Un successo che gli permette anche di fare un importante balzo nel ranking ATP: dall’attuale posizione numero 937 del mondo fino alla numero 792.
- Lorenzo, hai conquistato il tuo primo titolo ITF al termine di una settimana iniziata dalle quali. Che settimana è stata e come si è evoluta nel corso del torneo?
- A chi dedichi questo titolo?
- Cosa è cambiato in te negli ultimi mesi?
- Hai vinto anche il torneo di doppio. Che valore ha questo risultato, e che stimoli ti dà per il futuro?
- Che tipo di giocatore sei? Come ti descriveresti a chi non ti conosce?
Un risultato importante, arrivato al termine di un percorso costruito con pazienza. Angelini è cresciuto tennisticamente al Circolo Villa Carpena di Forlì, dove si allena da anni insieme ai suoi allenatori storici Alberto Casadei e Giovanni Pacchioni, con la preparazione atletica seguita da Francesco Rametta. Non è un giocatore di grande statura e il suo tennis si sviluppa soprattutto dalla linea di fondo: lui stesso si definisce un contrattaccante, anche se negli ultimi mesi sta lavorando molto per rendere il suo gioco più completo e offensivo, qualità sempre più importanti nel tennis moderno.
Dietro questo primo successo ci sono anni di lavoro, sacrifici e dedizione, quelli che spesso restano lontani dai riflettori ma che ogni giovane giocatore conosce bene, insieme al proprio team e alla propria famiglia. Perché non tutti i percorsi sono uguali: c’è chi arriva prestissimo e chi ha bisogno di più tempo per maturare, fisicamente e mentalmente.
In questa breve intervista Angelini racconta, in esclusiva a Spazio Tennis, la sua settimana perfetta a Heraklion, il percorso che lo ha portato al titolo e le sensazioni di un momento che rappresenta un primo, importante passo della sua carriera. Con la consapevolezza che ogni storia ha i suoi tempi, ma anche con la speranza che il tennis italiano possa aver trovato un altro giovane talento da seguire nel suo cammino.
Lorenzo, hai conquistato il tuo primo titolo ITF al termine di una settimana iniziata dalle quali. Che settimana è stata e come si è evoluta nel corso del torneo?
“Ero rimasto fuori dal main draw, quindi la settimana è iniziata dalle qualificazioni e per fortuna ho disputato due incontri abbastanza veloci e sono riuscito a entrare nel tabellone principale. Poi ho avuto un sorteggio non proprio fortunato, perché ho affrontato subito la testa di serie numero 2, Paroulek, (n. 511 ATP ndr). Credo però di aver giocato una partita perfetta, forse la migliore del torneo. Vincere contro un avversario più forte mi ha dato tanta fiducia e la convinzione di poter fare bene.
La sfida più dura è stata quella dei quarti contro Federico Iannaccone, nel derby italiano. Lui è un giocatore più maturo e più grande di me, ma sono riuscito a rimanere attaccato al match anche nei momenti difficili del secondo set e alla fine ho vinto 6-4 6-4.
In finale ho affrontato Tomasz Berkieta, con cui avevo perso tre settimane fa a Monastir. Le condizioni però erano completamente diverse. Sono sceso in campo molto convinto di quello che potevo fare, avevo studiato bene la partita e con le variazioni, i cambi di ritmo e di gioco sono riuscito a metterlo in difficoltà chiudendo 6-2 6-1”.
A chi dedichi questo titolo?
“Questo primo titolo lo dedico soprattutto ai miei genitori, e ai sacrifici che hanno fatto per me in tutti questi anni. Per arrivare al successo ci sono tante piccole cose che da fuori non si vedono, ma che il mio team e la mia famiglia conoscono. Questa vittoria rispecchia tutto l’impegno e la dedizione che ho messo ogni giorno sia in palestra che in campo”.
Cosa è cambiato in te negli ultimi mesi?
“Negli ultimi mesi credo di essere cresciuto parecchio, soprattutto dentro al campo. Avevo già chiuso l’anno scorso con delle buone prestazioni. In questi due mesi di preparazione ho lavorato molto duramente e con grande intensità. A inizio stagione mi sono qualificato al Challenger di Cesenatico e poi è arrivata questa vittoria.
Posso definirla inaspettata, anche se dentro di me ci speravo perché sentivo che il mio livello stava salendo. Penso di aver fatto un piccolo “click” mentale rispetto all’anno scorso: ho acquisito maggiore sicurezza nei miei mezzi, che poi è un po’ la chiave dei risultati.
Sono migliorato anche fuori dal campo: faccio più attenzione alle piccole cose, soprattutto alla parte post allenamento, come stretching e prevenzione. Prima magari le sottovalutavo, ora invece le considero fondamentali”.
Hai vinto anche il torneo di doppio. Che valore ha questo risultato, e che stimoli ti dà per il futuro?
“Sono molto contento di aver vinto anche il torneo di doppio. Non è una specialità che gioco spesso e, quando lo faccio, capita anche di uscire subito. Riuscire a fare ‘doppietta’ è sicuramente una soddisfazione. Il mio compagno durante la settimana non è stato bene, ma nonostante questo ha deciso comunque di scendere in campo e non ritirarsi per rispetto nei miei confronti. È stata una cosa molto bella e sono felice anche per questo.
Queste vittorie mi danno sicuramente una bella iniezione di fiducia per i prossimi tornei. Giocherò un’altra settimana qui, sempre a Heraklion, e poi deciderò cosa fare dopo”.
Che tipo di giocatore sei? Come ti descriveresti a chi non ti conosce?
“Mi considero un contrattaccante da fondo, però sto cercando di diventare sempre più completo e di giocare in tutte le zone del campo. Mi sento forte in difesa, ma ora mi sto concentrando molto sul crescere e diventare un po’ più offensivo, cosa che nel tennis moderno è sempre più importante.
Sto cercando di variare molto il gioco con il back, la palla corta e i cambi di ritmo. Il colpo che mi dà più soddisfazione è il rovescio a una mano, che ormai nel tennis attuale si vede sempre meno. Quando riesco a lasciarlo andare è sicuramente il colpo che mi piace di più”.