Begu e Vesnina, imprese sfiorate

di - 11 Aprile 2011

di Sergio Pastena

Le vincitrici erano scritte: bastava prendere le teste di serie numero uno di entrambi i tabelloni. Per prevedere le loro avversarie in finale, però, non sarebbe bastata la classica sfera di cristallo. A Charleston ha vinto la numero uno del mondo Caroline Wozniacki, a Marbella ha trionfato Viktoria Azarenka (che con questo titolo sale al numero 5 delle classifiche), ma chi avrebbe detto che a contendere loro il titolo ci sarebbero state Elena Vesnina (e fin qui la cosa è possibile, visto che la russa ha un best ranking al numero 22) e Irina-Camelia Begu, numero 138 mondiale alla vigilia del torneo spagnolo.

Partiamo da Charleston, però: il cammino della Wozniacki non è stato facilissimo, visto che la Zahlavova Strycova l’ha costretta ad un doppio tie-break e la Wickmayer, addirittura, le ha preso il primo set costringendola alla rimonta. Più facili, paradossalmente, sono stati gli ultimi due incontri della campionessa danese: prima un 6-4 6-4 alla Jankovic, sempre in ripresa ma mai abbastanza, poi un 6-3 6-2 alla Vesnina. A proposito della russa, le va dato atto di aver fatto fuori prima Sam Stosur, seconda testa di serie del torneo, e poi Shuai Peng, per giunta in rimonta: considerando che la cinese attraversa un ottimo momento di forma non è roba da poco.

A Marbella, invece, molti avranno storto il naso vedendo l’eliminazione di Alberta Brianti al primo turno contro una sconosciuta rumena. Errore. La Begu ha fatto fuori anche Zakopalova e Kuznetsova prima di cedere in finale ad una Azarenka che prolunga il suo momento di forma eccellente. In semifinale spazio anche per Sara Errani, bravissima a far fuori Cirstea, Barrois e Dulgheru prima di cedere alla scatenata bielorussa. Delude Aravane Rezai, che colleziona solo tre games contro la Cabeza-Candela, wild card locale.

Questa settimana i tornei si fermano e va in scena la Federation Cup: le semifinali vedranno di fronte da un lato Belgio e Repubblica Ceca e dall’altro la Russia che ospiterà a Mosca i resti dell’Italia orfana di Schiavone e Pennetta. La speranza è che Errani e Vinci riescano a dare filo da torcere alle avversarie, che ovviamente partono favorite.

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