Challenger Brescia, Licciardi studia da Furlan

di - 12 Novembre 2014

Pietro Licciardi3

Non sappiamo se Renzo Furlan creda al destino. Tuttavia, è stato lui a segnalarci che Pietro Licciardi è nato il suo stesso giorno, il 17 maggio. Quei 24 anni di differenza stabiliscono il rapporto tra coach e giocatore.“In effetti abbiamo qualcosa in comune – ha detto Furlan dopo il 7-5 7-6 con cui il suo allievo si è arreso a Yann Marti – gli piace ascoltare, ha una dedizione e un’applicazione particolari, unite allo spirito di sacrificio”. Il ravennate saluta il Trofeo Città di Brescia, ma c’è più di un motivo per essere ottimisti. In sostanza, Licciardi ha giocato alla pari contro un giocatore che gli sta davanti di oltre 400 posizioni ATP (225 contro 631). “Più soddisfatto per la prestazione o deluso per la sconfitta? Metà e metà – dice Licciardi – nel primo set ho sbagliato qualcosa di troppo sul 5-5, nel complesso la partita è girata su 2-3 punti. Ma è normale: qui il più ‘scarso’ è 200 ATP, il livello è altissimo e spesso le partite girano a loro favore. Non penso alla sfortuna, lui è stato più bravo di me. Naturalmente dispiace perchè poteva girare meglio, ma complimenti a lui”. Licciardi si è trovato a due punti dal set sul 6-5 nel secondo e 0-30 sul servizio di Marti, talentuoso ma incostante. Lo svizzero era molto incisivo con il rovescio: forse Licciardi ha un po’ esagerato nello stimolarlo da quella parte, ma per un mancino è normale. “Nei challenger non puoi permetterti di servire male. Appena concedi qualcosa ti saltano addosso e non ti danno la minima chance di recupero. Sono tutti cinici. Non puoi permetterti cali. Quest’anno ho giocato 6-7 challenger, tre nel main draw, e ho sempre giocato alla pari. Ma è sempre girata male, e credo che non sia un caso”.

IL MIO ESEMPIO? IL GIANNESSI DEL 2011”

Il progetto-Licciardi è affascinante perchè alle sue spalle c’è Renzo Furlan, grande campione degli anni 90. Quando Renzo era al top, Licciardi era un bambino. Ma lo conosce abbastanza per avere una certa deferenza nei suoi confronti. “Lavoriamo insieme da tre anni e non smetterò mai di ringraziarlo, è il miglior allenatore che abbia mai avuto. Da piccolo non lo conoscevo, l’ho visto le prime volte quando era il direttore del Centro di Tirrenia e fu emozionante vederlo dal vivo. Mi dà consigli fondamentali, parla poco ma quello che dice non è mai lasciato al caso, è sempre mirato a costruire. Io poi sono abbastanza propenso a ricevere consigli, mi piace ascoltarlo e seguirlo. Ci sono tante difficoltà, ma sono sicuro che la strada intrapresa sia corretta”. Licciardi pecca un pizzico di potenza. La sua palla è più leggera rispetto alla media degli altri professionisti. “Vero. Purtroppo madre natura non mi ha reso simile ai ragazzoni di 1 metro e 95 e che servono a 220 km/h”. E allora che si può fare per crescere? “Il servizio. Devo metterlo a punto, è il colpo che ti tiene a galla quando non stai giocando bene. Oggi, per esempio, ho servito bene ma potevo fare meglio. Poi penso troppo, soprattutto quando devo attaccare. Dovrei essere più ‘menefreghista’. Forse a volte è meglio lasciarsi andare all’istinto”. L’argomento è interessante, allora gli chiediamo se c’è un giocatore non troppo potente a cui aspirarsi per sfondare tra i migliori. La risposta è sorprendente. “Preferisco avere esempi realistici, allora dico il Giannessi del 2011. In un anno era arrivato al numero 120 ATP, per me era il migliore di tutti. Certo, aveva un dritto molto più pesante del mio ma un rovescio peggiore. Mi piaceva l’intensità con cui giocava, la carica con cui entrava in campo…prendo esempio da lui”.

TRAVAGLIA UN PO’ FRETTOLOSO

Finisce al primo turno l’avventura di Stefano Travaglia. Il marchigiano ha giocato una brutta partita, lasciando strada allo spagnolo Andres Artunedo Martinavarro, proveniente dalle qualificazioni. Un 6-4 6-2 che lascia l’amaro in bocca. Travaglia è parso frettoloso, come se non avesse voglia di soffrire in una partita che invece richiedeva, appunto, sofferenza e dedizione. Si è fatto sentire il logorio di una stagione lunga e faticosa, la migliore della sua carriera. Ha vinto cinque tornei futures e ha raggiunto la prima semifinale challenger sul duro, qualche settimana fa a Indore. Anche a Brescia ha mostrato di avere buone qualità sui campi veloci (servizio e dritto in particolare), ma era una serie di colpi senza un particolare disegno tattico. Perso il primo set, è uscito mentalmente dalla partita e si è arreso in 70 minuti, raccogliendo davvero poco in risposta: appena 4 punti ottenuti in tutto il match. Una statistica che dice tutto. In precedenza si era registrata l’uscita della terza testa di serie, lo sloveno Blaz Kavcic, sconfitto al termine di una lunga battaglia dall’uzbeko d’Italia Farrukh Dustov. Il risultato non sorprende più di tanto perchè Kavcic era al rientro dopo uno stop di oltre due mesi per un infortunio patito dopo lo Us Open. Da parte sua, Dustov è in forma eccezionale e punta a migliorare il proprio best ranking con i punti ottenuti a Brescia.

Termina al secondo turno la favola di Salvatore Caruso al Trofeo Città di Brescia. Termina in una serata intensa, in cui il siciliano ha trascinato il pubblico per la seconda volta. Difficile non tifare per un ragazzo dall’atteggiamento sempre positivo, simpatico e generoso. Quando “Salvo” è salito 3-1 nel terzo set, in tanti hanno pensato che avrebbe potuto battere Jan Hernych, 35enne ceco che continua a girare per il mondo con ammirevole professionalità nonostante sia professionista dal 1998. Invece è finita 6-3 3-6 6-3 per il ceco. Caruso ha giocato una buona partita, mostrando le stesse qualità che gli avevano permesso di battere Jimmy Wang: un dritto molto pesante, la corsa e un atteggiamento sempre positivo. Ma contro un tennista che gioca piatto, in anticipo, e sa nascondere molto bene la direzione dei colpi, il siciliano ha avuto bisogno di un set per prendere le misure. Perso il primo, ha vinto con agio il secondo (poteva prendere due break di vantaggio, anche se ha rischiato qualcosa sul 5-3) e nel terzo è partito con lo spirito giusto. Purtroppo per lui, la percentuale di prime palle di è abbassata e allo stesso tempo Hernych ha iniziato a rispondere con continuità. A sorpresa, il break lo firmava Caruso che volava 3-1 al termine di un game eterno, con ben cinque palle break annullate (alcune in modo rocambolesco). Sembrava il lasciapassare per il successo, invece era il capolinea delle energie nervose. Pur senza esaltare, Hernych si è aggiudicato cinque giochi di fila e ha conquistato i quarti, dove affronterà il vincente di Berrer-Baldi, in programma giovedì alle 19. Per il (quasi) 22enne di Avola resta comunque una bella esperienza, che ne rilancia la carriera dopo un 2014 difficile. E gli ha dato la certezza di poter ottenere buoni risultati anche lontano dalla terra battuta. Il verdetto più importante, forse, è proprio questo.

TROFEO CITTA’ DI BRESCIA (42.500€, Play-It)
Primo Turno
Yann Marti (SUI) b. Pietro Licciardi (ITA) 7-5 7-6(4)
Farrukh Dustov (UZB) b. Blaz Kavcic (SLO) 6-4 3-6 7-6(5)
Andres Artunedo Martinavarro (SPA) b. Stefano Travaglia (ITA) 6-4 6-2
Illya Marchenko (UCR) b. Filip Krajinovic (SRB) 4-6 6-3 6-4

Secondo Turno
Austin Krajicek (USA) b. Mate Delic (CRO) 7-6(3) 7-6(2)

Viktor Troicki (SRB) b. Marius Copil (ROM) 6-3 6-4
Jan Hernych (CZE) b. Salvatore Caruso (ITA) 6-3 3-6 6-3

Primo Turno Doppio
Dustin Brown / Wesley Koolhof (GER-NED) b. Tomislav Brkic / Mate Delic (BIH-CRO) 6-7(5) 6-3 10-4
Frank Moser / Alexander Satschko (GER-GER) b. Andrea Arnaboldi / Claudio Grassi (ITA-ITA) 6-7(4) 6-4 10-7
Sergei Bubka / Konstantin Kravchuk (UCR-RUS) b. Austin Krajicek / Nicolas Monroe (USA-USA) 7-6(4) 7-6(6)

Quarti di finale Doppio
Roman Jebavy / Blazej Koniusz (CZE-POL) b. James Cluskey / Goran Tosic (IRL-SRB) 6-2 7-6(3)

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