“Se fino adesso ho dato il 100%, da adesso darò il 125%, perché non è possibile fare meno di quello che facevo prima. Una volta raggiunto questo livello, non vuoi perderlo”. Flavio Cobolli ha preso consapevolezza delle sue reali possibilità. La finale raggiunta al Roland Garros 2026 e persa contro Alexander Zverev risuona come un monito nella testa dell’italiano: tanta la fatica per entrare in Top 10 del ranking, quanta più ce n’è all’orizzonte per rimanere tra i migliori dieci del mondo.
Il romano si è raccontato nell’intervista concessa ai microfoni del “Corriere dello Sport” partendo dalla finale di Parigi, ormai archiviata. La veloce stagione sul verde è già nel suo pieno e, da lunedì 29 giugno, aprono i cancelli di Wimbledon 2026, dove Flavio entra da testa di serie numero 9: il passo per entrare tra i grandi passa per i Championships.
La consapevolezza dopo Parigi
“Non mi sarei mai aspettato la prima finale in uno Slam così presto. Ho solo 24 anni e nella mia testa mi sento ancora giovane, ancora un junior (ride) — racconta ‘Cobo’ —. Per certi versi non mi sentivo pronto a giocare questo tipo di partite, ma alla fine lo sono stato e sono davvero orgoglioso di me stesso per come ho interpretato le settimane di Parigi”.
Uno swing sul lento che ha messo a dura prova la forza di Flavio, stremato dai ritmi serrati del Tour. Nonostante ciò, le aspettative per lo Slam londinese sono alte: “Non so come andrà, ma sono sicuro di essere pronto. Pronto a lottare di nuovo e a stare tante ore in campo. Sono un po’ stanco, ma è normale: quella finale mi ha portato via tante energie. Ora devo essere disposto a competere non solo con l’avversario, ma anche con me stesso e con il mio team. Devo cercare di essere il più calmo possibile se voglio giocare il mio miglior tennis qui”.
Wimbledon e il sogno del titolo
E la classifica ora parla chiaro. Cobolli è tra i primi 10 del torneo e rientra per merito tra i più attenzionati e favoriti per il titolo. Il romano è il primo a crederci: “Penso non esista un Top 10 che non creda di poter vincere questo torneo. Se sei nei primi dieci, devi crederci. Non è possibile andare in uno Slam e non pensare alla vittoria. Ovviamente devo avere rispetto di tutti, e anche di me stesso. Già dalla prima partita dovrò giocare come se fosse una finale e pensare punto per punto, ma nella mia testa sono pronto a combattere per due settimane”.
L’occasione nata dall’uscita di Sinner
A Parigi, la spinta in più è arrivata anche grazie all’eliminazione di Jannik Sinner al secondo turno. Per Flavio, che stava dalla sua stessa parte del tabellone, si è spalancato un portone dove era necessario entrare: “Soprattutto se eri dal suo lato di tabellone, come me, intanto vuol dire che c’è un’opportunità di arrivare in finale. Io ho pensato partita dopo partita, come ho detto a Parigi nel corso della settimana. Penso che Sacha abbia fatto lo stesso. Questo ci ha aiutati a restare concentrati sul torneo. Se inizi a pensare agli altri giocatori, a Jannik, alla sua sconfitta, magari perdi la testa e perdi ritmo in campo”.
Il ricordo dello Chatrier
Un viaggio, quello al Roland Garros, che rimarrà scolpito nella memoria di Cobolli. Un primo momento unico nella carriera di ogni tennista, che ha cercato di godersi appieno: “Nel discorso in campo, come nei momenti successivi, ho cercato di vivere quel momento, anche perché so che magari potrebbe essere unico nella mia vita. Ero contento di essere lì, anche dopo la sconfitta. E quindi sullo Chatrier, finalista al Roland Garros, devi essere orgoglioso e devi essere felice anche di vivere il momento in cui ti danno il piatto del secondo classificato. Questo penso mi aiuterà anche nei prossimi mesi”.
Il nuovo Cobolli: più lavoro e umiltà
Umiltà, impegno e duro lavoro: gli ingredienti per continuare a progredire nel circuito senza mai fermarsi: “Vivrò il Tour più seriamente, lavorerò un po’ di più rispetto a prima e farò qualcosa di diverso, perché quando raggiungi questo livello per la prima volta non vuoi perderlo. Se prima davo il 100%, ora devo dare il 125%, perché non è possibile fare meno di quello che facevo prima. Certo, puoi goderti un po’ di più la vita fuori dal campo: hai più tempo, i tifosi hanno più considerazione di te, sei più famoso, hai più opportunità. Ma devi restare umile. Per essere umile in questo Tour devi restare te stesso, cosa che penso di aver fatto nelle settimane dopo la finale del Roland Garros”.