Diario da San Benedetto (2)

di - 10 Luglio 2013

di Matteo Maria Milanese

Arrivo al circolo intorno alle 18.30 giusto in tempo per seguire il match fra il padrone di casa Daniele Giorgini e il qualificato slovacco Norbert Gombos, classe ’90. Match sulla carta molto duro, ma che vede Giorgini, seguito all’angolo da coach Fanucci, partire alla grande e, senza dare grandi punti di riferimento al suo avversario grazie alle sue millimetriche e continue palle corte di dritto, aggiudicarsi il primo set 6-0 su un Gombos che non è riuscito ad entrare subito in partita commettendo una quantità industriali di errori con il dritto. Come sappiamo, però, nel tennis le partite hanno più facce: lo slovacco non demorde e dal secondo set in poi si mette a comandare le operazioni da fondo con entrambi i fondamentali molto efficaci e potenti, soprattutto col dritto con il quale sposta a piacimento Giorgini da una parte e all’altra del campo. Il marchigiano non riesce più ad entrare nel campo e a variare il gioco come lui sa fare e, nonostante aver recuperato il break iniziale, cede nettamente il secondo parziale 6-2. Il terzo set resta sempre nelle mani del giovane slovacco che continua a spingere e ad auto-incitarsi, mentre Daniele, aiutato dal proprio pubblico, riesce a tenere duro annullando un match point con una delle sue solite palle corte ed issandosi al tie break nonostante un evidente calo fisico. Il tie break suo malgrado non ha storia e vede protagonista assoluto Gombos che riempie di vincenti l’ormai stanchissimo Giorgini che si deve arrendere col punteggio di 7-1.

Nel frattempo in attesa dell’inizio del match fra l’ascolano Stefano Travaglia e il serbo Boris Pashanski, guardo il riscaldamento pre-match fra Fabrizio Fanucci e Potito Starace e con l’occasione incontro Alessandro Giannessi, gentilissimo, con il quale scambio due chiacchiere e mi faccio una foto.

Ritornato sul centrale, gremito di gente e senza davvero più un posto libero, seguo il match di “Steto” che parte subito bene ottenendo il break al primo gioco e conservandolo fino alla fine della frazione aggiudicandosela con il punteggio di 6-4. Match con scambi davvero brevi sia grazie ai numerosi aces (saranno 8 alla fine) dell’ italiano sia a causa dei numerosi errori da fondo da ambo le parti; in particolare Stefano ha commesso una quantità di errori da fondo col rovescio, colpo davvero piatto giocato d’anticipo e prettamente da superfici veloci, con il quale in fase di manovra va spesso fuori giri. Nonostante questo Stefano al servizio è quasi inattaccabile e comanda spesso le operazioni con il dritto e con alcune variazioni tipo rispondendo con palle corte al servizio del serbo, che è sembrato sempre nervoso per tutto l’arco del match, esibendosi anche in vari lanci di racchetta, subendo qualche fischio inevitabile del pubblico presente. Il secondo set si conclude anch’esso col punteggio di 6-4 per la grande gioia del pubblico e di Stefano che ha lanciato fuori un urlo liberatorio, dopo aver passato l’anno passato in purgatorio per l’infortunio all’ avambraccio destro. Un grande in bocca al lupo a Stefano.

Sono quasi le 23.00 e, nonostante un po’ di sonno che mi ha assalito, assisto all’ ultimo match sul centrale, il più atteso, fra Potito Starace e lo slovacco Andrej Martin, che ha battuto il campano due volte nell’ultimo mese. E non sembra andare meglio neanche meglio dato che lo slovacco, con il break decisivo ottenuto appena al terzo gioco, si aggiudica il primo set per 6-4, dimostrando di poter comandare da fondo tranquillamente Starace quando è lui al servizio e non soffrendo più di tanto il servizio in kick di Starace essendo dotato di un ottimo rovescio bimane piatto ed incisivo. D’altro canto Starace è sembrato fin dai primi scambi poco convinto e in scarsa fiducia guardando spesso il suo angolo e dimostrando di essere in difficoltà e di non riuscire a cambiare l’inerzia degli scambi, nonostante Fanucci fin da subito gli avesse consigliato di stare vicino alla riga di fondo in risposta,senza essere ascoltato. Nel secondo set Starace riesce a tenere sempre i turni di battuta ma palesando notevoli problemi quando si tratta di difendere e di girare lo scambio a suo favore e quando si tratta di spingere dato che da fondo campo è poco incisivo col il suo dritto. Anche grazie a dei bei numeri a rete, Potito si regala il secondo set breakkando proprio nel decimo gioco Martin con una fulminante risposta di dritto lungo linea sul 30-40. Sembra che Starace sia finalmente riuscito a prendere in mano le operazioni, ma non è così dato che nel primo gioco del terzo set parte molto male spingendo poco e subendo il gioco da fondocampo di Martin, oggi solidissimo, che ottiene con relativa facilità il break a 0, complicando l’esito finale del match al campano. L’unica occasione che si ripresenta a Potito per impattare lo slovacco e sul 2-3* dove dal 15-40 ha a disposizione ben 3 palle break ma, complice un Martin molto solido, le spreca e da lì perde totalmente fiducia uscendo pian piano dal match e perdendo l’ultimo parziale per 6-3 ed uscendo prematuramente dal torneo e sentendo tra l’altro fra il pubblico commenti non proprio generosi nei confronti dell’ ex numero 1 d’Italia.

Uno Starace che, rispetto ai tempi migliori, ha perso molta pesantezza di palla soprattutto dalla parte del dritto che non è più incisivo e carico e dà poco fastidio agli avversari che non perdono campo e riescono facilmente a spostarlo dalla parte del rovescio, anello debole di Potito e con cui oggi ha commesso molti errori in fase di contenimento. Inoltre il suo kick ha perso notevole incisività e non rimbalza più alto come qualche anno fa, complice anche la diminuita esplosività nelle gambe. Insomma per “vecchio coach” Fanucci ci sarà un bel lavoro da fare per far ritornare dove Potito è sempre stato, nei top100: l’età non è dalla parte del campano, ma sono convinto che con molta umiltà, lavoro e recuperando fiducia che manca assolutamente a Potito, il quale ultimamente ha perso non poche partite combattute, riuscirà a risalire ben presto le classifiche per ritornare in una posizione dignitosa e più consona alle sue qualità tennistiche.

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