Fabio Fognini: uno, nessuno, centomila…

di - 20 Gennaio 2015

fabio fognini

di Giorgio Giosuè Perri

Qualche giorno fa si era parlato della possibilità che Fabio Fognini perdesse posizioni a causa delle pesanti cambiali da difendere nel corso dei prossimi mesi. La prima tappa importante della sua stagione, purtroppo, ha finito per coincidere con uno dei punti più bassi mai raggiunti in carriera, dando preoccupanti segnali per il proseguio dell’anno. Più delle sconfitte di fine 2014, più delle racchette per terra, più delle imprecazioni, più di qualsiasi atteggiamento poco consono in campo, più della sconfitta odierna, c’è qualcosa che non va più. Fabio Fognini si è perso. Non siamo più di fronte al giocatore che non mollava una palla, non siamo più di fronte al giocatore che, malgrado tutto, riusciva un modo per far girare la partita. Non siamo più di fronte al giocatore che ha portato l’Italia in semifinale di Davis qualche mese fa.

Com’è possibile? Per quanto altalenanti, 2013 e 2014 hanno regalato gioie non indifferenti a Fabio e all’Italtennis in generale. Vincere 3 tornei, fare semi in un Masters, regalarsi tanti successi in Davis, non è proprio roba da tutti. Se ci aggiungiamo che ha più volte sfiorato la Top 10 e che fino ad oggi è stato in Top 20 sarebbe da stupidi non ammettere che niente è stato frutto del caso. Il talento di Fabio, poi, è indiscutibile e questo è ampiamente confermato, che piaccia o meno.

Inutile ricominciare a parlare di Montecarlo, inutile ricordare le sfuriate. E’ utile, paradossalmente, ricordare l’involuzione tecnica che Fabio si è trovato a fronteggiare da un giorno all’altro, proprio nel momento in cui tutti avevamo pensato “Forse è cambiato”. Anche questo è un altro tasto dolente del personaggio di Fabio: puoi cambiare a 16/17 anni, quando da Junior diventi Pro, e se non sei Federer è inutile che ci provi a 25. E’ triste da dire, ma non ci potrai mai riuscire. Chi lo segue lo sa. Che siano addetti ai lavori, che siano familiari, che siano semplici appassionati. Non si può giustificare il Fognini tennistia dicendo “E’ così, o lo ami o lo odi”. Il tennis è uno sport che nel corso degli anni ha raggiunto una visibilità incredibile, l’Australian Open coprendo con le telecamere praticamente tutti i campi, ha voluto dare un fortissimo segnale, e in questo senso il ligure non si è proprio dimostrato rispettoso del proprio lavoro. Non parliamo del Fognini persona, un ragazzo splendido, timido e simpatico; parliamo del Fognini tennista, che da un po’ di tempo a questa parte non sta facendo proprio nulla per non rendersi antipatico agli occhi del mondo. Dispiace dirlo, dispiace dirlo perchè a prescindere dal fatto che sia italiano o meno, a prescindere dalla simpatia, è un peccato vedere certi atteggiamenti su un campo da tennis. E’ frustrante seguire un tennista svogliato che si trascina per il campo sbuffando e gettando racchette per terra. E’ frustrante per chi segue il tennis, ma lo è soprattutto per lui.

Nelle dichiarazioni rilasciate dopo la sconfitta con Alejandro Gonzalez, Fabio ha detto: Ho giocato male. Dispiace perché è un torneo dello Slam e tutti vogliamo far bene, ma per fortuna di tratta solo del secondo torneo della stagione e avrò tante occasioni per riscattarmi. Ho anche iniziato tardi la preparazione per un piccolo problema al polso, ora va meglio”.

Il problema vero della faccenda, è che da agosto ad oggi Fabio ha vinto la bellezza di due partite a fronte di quindici sconfitte. E’ naturale che le occasioni per rifarsi sono tante, soprattutto perchè prima dell’anno scorsoil ligure non si era mai comportato troppo bene in Australia, ma a quale prezzo? Le sconfitte sono troppe, i punti da difendere sono tanti e soprattutto dopo il passo falso con Del Potro a Sidney e lo scivolone odierno, Fabio ha confermato i problemi a livello tennistico, causati soprattutto da una compomente prettamente mentale, come accennavamo prima. Il servizio sembra aver perso di compattezza, i colpi non riescono ad essere incisivi, e il fisico sembra aver risentito della scarsa preparazione invernale.

Ma non è solo tennis, purtroppo non è solo tennis. Fabio ha sentito in maniera incredibile la pressione addosso dopo aver sconfitto Murray a Napoli, pressione che non è mai più stato in grado di gestire. Il body-language è riuscito perfino a peggiorare, la presenza in campo a tratti è diventata inconsistente. Riesce a resistere senza passaggi a vuoto per non più di un parziale, poi si spegne. Fa male vederlo così, fa male sapere che un giocatore del suo calibro non riesce più a fare quello che meglio gli riesce

Una cosa che accomuna il pensiero degli appassionati è certa. Più che un pensiero, è un appello: Fabio, fermati. Fermati perchè hai bisogno di riflettere, fermati perché se c’è qualcosa che non va nella tua vita è giusto che abbia la priorità rispetto al tennis, fermati perché così non fai altro che peggiorare le cose, fermati perché sta diventando pesante per tutti, fermati perché fare 77 errori non forzati in una partita di quattro set, dovrebbe farti capire che qualcosa non va.

Caro Fabio, ci sarà sempre qualcuno a credere in te. Come c’erano dieci anni fa quando non sapevi cosa scegliere tra calcio e tennis, ci saranno tra dieci anni quando giocherai la tua ultima partita ufficiale prima del ritiro dalle competizioni. Dimostra al mondo che in quel “NMM” ci credi davvero. Rialzati ancora, Fogna.

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