Gianluigi Quinzi cambia ancora: già finita con Petrazzuolo

di - 1 Luglio 2015

Gianluigi Quinzi

di Alessandro Mastroluca

Un altro giro di giostra. E a questo punto verrebbe da chiedersi: how many times? Gianluigi Quinzi cambia ancora coach. Dopo solo un mese, Giancarlo Petrazzuolo ha lasciato l’incarico. “Avevo bisogno di capirne il carattere e la predisposizione al lavoro” ha spiegato nell’intervista concessa a Marco Caldara di Tennisbest. “In questo aspetto, purtroppo, ho riscontrato delle incompatibilità fra il suo e il mio modo di ragionare, di vedere certe cose. Ne ho parlato con lui, ci siamo confrontati e mi ha ascoltato, ma siamo troppo diversi. Quindi siamo giunti alla conclusione che per Gianluigi fosse meglio un allenatore in grado di gestire meglio alcune situazioni che a me risultavano troppo complicate”.

E’ una confessione che fa sorgere almeno due domande: quali sono queste situazioni? E, visti i coach già testati, scartati e allontanati, chi rimane ancora? Esiste il coach giusto per Gianluigi Quinzi?

Dalle parole di Petrazzuolo, che non ha voluto fornire ulteriori dettagli sulle “situazioni” di incompatibilità, si può presumere che la divergenza di vedute non fosse di natura tecnica. “La mia idea era quella di far vivere a Gianluigi partite e tornei come un percorso di crescita, lungo e impegnativo, da affrontare con serenità, e non come un esame” ha spiegato. E dal punto di vista del gioco, il percorso disegnato avrebbe dovuto vertere su una maggiore aggressività al servizio e con i colpi di inizio gioco, e su una maggiore libertà di manovrare lo scambio col dritto: i due colpi-base del suo gioco che lo stesso Gianluigi è sempre stato consapevole di dover affinare.

Non sarà che in queste “situazioni” abbia un qualche peso una famiglia molto coinvolta, sempre molto presente, senza sfociare nell’interferenza sul lavoro quotidiano dei coach, nella carriera di GQ? Non può essere del tutto un caso se, nell’anno più difficile, segnato dagli infortuni, dalla fatica di rispettare le aspettative, Quinzi abbia cambiato più allenatori del Palermo di Zamparini. In pochi mesi hanno lasciato lo storico Eduardo Medica, dopo quattro anni di collaborazione, Tomas Tenconi, Marc Gorriz (ex numero 88 del mondo e già coach di Haas, Giraldo e Falla), Federico Torresi e Mariano Monachesi.

E’ una questione antica, è un eterno ritorno per una carriera ancora giovane ma già scandita da troppi passaggi di tempo, da troppe deviazioni, da troppe ripartenze. Già all’inizio del 2011, papà Gianluca spiegava come mai si era interrotto nel 2009 il rapporto con Riccardo Piatti. “Da un po’, Gianluigi ha ricominciato a sorridere” raccontava a Vincenzo Martucci della Gazzetta dello Sport, “non ci stava a perdere per crescere e vincere domani, come voleva, in buona fede, Piatti”. E’ questione di priorità: far prevalere il bene del Gianluigi ragazzo oggi o inseguire il bene del Gianluigi tennista domani? La sensazione è che si sia scelta la prima opzione, nella convinzione che fosse causa e origine della seconda. Ma così, bisogna ammetterlo, non è stato. Non ancora.

L’addio di Petrazzuolo è un altro “break in the all”, un’altra crepa nella costruzione della fiducia di una promessa ancora non mantenuta. Una promessa dal carattere fortemente competitivo, che ha sempre odiato perdere e amato vincere già da piccolo, quando sfidava i ragazzi più grandi sui kart. Un giocatore che oggi avrebbe bisogno di porre il suo bene (e il suo male) al di sopra di se stesso come una legge, ma che sembra aver smarrito la strada per conoscere quale sia il proprio bene. Tanto oggi, quanto domani.

Gli elementi a disposizione consentono analisi. C’è un giovane giocatore dal carattere forte e dal grande potenziale, circondato da attese, circonfuso dalla luce di essere il grande campione che l’Italia ormai aspetta dai tempi di Panatta, e c’è un coach che ragiona su un orizzonte più lungo, sulla costruzione del giocatore, e del campione, che è operazione meno immediata, meno tangibile della vittoria in qualche torneo junior, seppur importante, in più.

Privilegiare il breve rispetto al lungo periodo è una scelta di campo che nel breve ha pagato. Ma come tutte le scelte, nel lungo periodo presenta il conto. E Quinzi, a due anni dal trionfo a Wimbledon junior, ha camminato mentre i coetanei che allora batteva hanno corso. Perché ogni cambio di coach è un rallentamento e un reindirizzamento nel percorso di crescita, e troppe svolte non fanno avanzare, nascondono la strada fino a renderla quasi indistinguibile. Anche la resa al terzo set contro Cipolla al Challenger di Milano, una resa più mentale che fisica, racconta di un giocatore che adesso recita a soggetto.

Di tempo ce n’è, ma comunque non così tanto. Perché l’età anagrafica è sempre dalla sua, ma tra infortuni e cambi di guida tecnica ha perso un anno e mezzo in un momento fondamentale nella crescita di ogni giocatore, nel momento in cui un tennista definisce la sua identità in campo. E il tempo per dare forma alla potenza, per dare sostanza alla forma, non è più così tanto. Non è più così tanto soprattutto perché si avvicini a realizzare le ambizioni che da sempre lo accompagnano. Tutti i discorsi, anche provocatori, interni ed esterni alla famiglia, su Quinzi top-20, Quinzi top-10, hanno plasmato le visioni, prodotto i comportamenti, creato le condizioni perché Gianluigi, giustamente puntando al massimo, tracciasse la sua strada.

Ora, davanti all’ennesimo vicolo cieco, all’ennesimo ritorno indietro, benché ancora solo alla soglia dei vent’anni, è arrivato il momento di chiedersi se quella strada portasse davvero dove avrebbe voluto arrivare. E se, dopo aver cercato stimoli nei nomi nuovi, con l’impazienza di chi ha bisogno di risultati subito per tornare a guardare l’orizzonte con spirito nuovo, non sia meglio tornare indietro, riannodare qualche filo e ripartire.

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54 commenti

  1. Mauro64

    Ha del pazzesco, che io ricordi non ho mai visto e non ho in mente, un altro giocatore che abbia cambiato in maniera cosi frequente coach e provvedimenti dai contrasti strani, questo è un atteggiamento a mio parere che non porterà molti vantaggi al giocatore.

  2. C’è anche un altro aspetto da considerare. Per quanto possa sembrare grande, l’ambiente del tennis è una specie di piccolo villaggio in cui tutti sanno di tutti. Un giocatore che cambia così spesso allenatori soprattutto se rinomati, non gode certo di buona reputazione nel circuito degli addetti ai lavori. Un allenatore serio ci pensa più di due volte prima di accettare di lavorare con un giocatore del genere e lo fa solo a determinate condizioni.

  3. luca di padova

    mah,l’avevo visto al challenger di San Marino 2 estati fa ,reduce da Wimbledon,e mi era piaciuto tantissimo,una grinta da paura .Aveva perso con Volandri al 3 set ma gia’ allora l’angolo di GQ aveva polemizzato durante la partita con quello di Filippo spettacolo triste all’italiana causa un riflettore che si era spento e poi riacceso e per questo Filippo che stava perdendo voleva sospendere il match.Io GQ lo vedrei in una situazione tipo Del Potro-Davin senza parenti e amici attorno ma in 2 a farsi il culo in giro per il mondo ,ripeto senza parenti e amici pronti ad incensarti.

  4. william

    Chissà se qualche genitore di under 12 o 14 che cammina a 3 metri da terra perché il figlio vince con tutti i coetanei magari gasato dal maestro che adotta la politica del vincere tutto e subito trarrà qualche spunto di riflessione da questo articolo.

  5. Paolo Benelli

    A Gianluigi e ai suoi Genitori,

    dalla mia Esperienza di tennis e Vita… ascoltate la mia Silenziosa, Inaspettata e Libera voce..
    Grazie

  6. Gabriele da Ragusa

    Nn conoscendo nel dettaglio la vicenda e’ difficile dire cn certezza da che parte questa volta sia partita qst “piega”. Resta il fatto che ormai e’ palese il livello di confusione e totale disorganizzazione intorno a GQ e sul quale la famiglia nel bene e nel male ha inciso e incide tuttora. Per la mia modesta conoscenza di qst sport di giocatore agonista amatoriale ho sempre avuto parecchie riserve sul quinzi vincente di due anni e sul suo comportamento. Ho avuto modo di scriverlo spesso anche su altri siti prendendomi insulti e quindi ora cm ora se fossi in mala fede e se fossi uno che tifa contro sarebbe facile fare il galletto.
    Da appasionato il mio cruccio e’ un altro invece. Semplicemente mi chiedo “qui prodest”? Cioe’ perche mai fare un casino del genere?
    Quale diavolo e’ il criterio alla base di tutto cio. Mi chiedo ma qnd ingaggiano un coach o cmq lo tengono in prova per un paio di mesi ma cosa diavolo si aspettano? Che faccia vincere challenger su challenger nel giro di un mese, che sia un mago?
    Io nn conosco petrazzuolo e nn so se sia interamente merito suo, ma per assurdo nonostante la recenti sconfitte di GQ soprattutto a caltanissetta avevo visto dei miglioramenti perche no anche piu che tangibili nella spinta e nel servizio. Cosa si aspettavano???? che vincesse il challenger?

  7. cataflic

    Per me il discorso base sono proprio i tornei.
    Stop and go.
    Così evita figuracce perchè arriva scoordinato sul dritto o perchè non trova il tempo in un servizio work in progress.
    L’alternativa sono nervi d’acciaio….che dimostra di non avere.
    La sensazione di fondo è che non appena un nuovo coach arriva a toccare il nervo scoperto salta tutto.
    Temo putroppo ci sia dietro qualche magagna finanziaria ignota…..

  8. Monet

    cataflic ”Temo putroppo ci sia dietro qualche magagna finanziaria ignota…..”

    addititura? .) 🙂
    io credo solo che ognuno ha il dovere e il potere (se paga di tasca sua) di decidere come meglio crede,il problema è ”centrare” il coach che abbia carisma e capacità di far andare il motore a 1000,e finqui temo che la famiglia,che ha sempre investito ,abbia agito solo nel interesse del prorpio figlio,piaccia o non piaccia……

  9. Gabriele da Ragusa

    @ Bernie

    …..beatus qui prodest quibus potest……. e’ una citazione, nn fare il fenomeno. Ce ne e’ anche un altra cn cui, ma qui nn e’ sbagliato. Rasserenati

  10. Gabriele da Ragusa,

    “Qui” è il nominativo maschile singolare di qui/quae/quod
    La locuzione “cui prodest”, che vuol dire “a chi giova”, richiede il dativo e la declinazione di “qui/quae/quod” (maschile, femminile e neutro) al dativo è “cui/cui/cui”.
    La citazione corretta che vuol dire “a chi giova” pertanto è “cui prodest”. “Qui prodest”, costrutto grammaticale corretto, ha però nella frase da te citata un significato totalmente diverso (“beato colui che aiuta chi ne ha bisogno”) ma soprattutto ha la funzione grammaticale di nominativo maschile singolare. E’ vero che nelle citazioni fatte da coloro che parlano inglese spesso scrivono e pronunciano “qui prodest” per indicare “a chi giova” ma grammaticalmente non è corretto (stessa cosa per cui gli inglesi pronunciano “midia” la parola “media”, che altro non è che il nominativo plurale della parola latina “medium”). La citazione latina corrispondente a “cui prodest” è anche “cui bono”.

  11. bogar67

    william
    Chissà se qualche genitore di under 12 o 14 che cammina a 3 metri da terra perché il figlio vince con tutti i coetanei magari gasato dal maestro che adotta la politica del vincere tutto e subito trarrà qualche spunto di riflessione da questo articolo.

    Se lo scrivo io questo concetto dopo otto anni di blog sono presuntuoso!!
    chiaramente approvo al mille per mille!

  12. Salve a tutti è sempre un piacere seguirvi
    Gianluigi ci parla della sua carriera: “A otto anni sono andato da Bollettieri ed ho avuto una borsa di studio, mi alzavo alle quattro del mattino, tre ore di gioco poi andavo a scuola e di nuovo nel pomeriggio sui campi, ora è tutto cambiato inizio alle nove del mattino e mi alleno ogni giorno sei, sette ore fra tennis ed atletica. La testa è il novanta per cento senza testa non si vince, subito dopo viene la tattica. Da junior è ammessa qualche pausa di concentrazione, ora non più, tra i professionisti è proprio dura. Dalle sconfitte imparo molto e lavoro con il mio coach sugli errori, subito, il giorno dopo. Ho un grande affiatamento ed un bel rapporto con lui e voglio continuare”. “Per la sua altezza è abbastanza veloce, è un giocatore aggressivo e si muove benissimo lo vedrete in campo”, dice il coach Edoardo Medica.
    Piatti a 12 anni aveva detto alla famiglia di Gianluca il percorso da fare ; smettere di vincere i tornei , correggere gli errori evidenti FIRMARE UN CONTRATTO SERIO CHE LI LEGAVA ANCHE NEL FUTURO
    Purtroppo il mondo del tennis è fatto di tanti ciarlatali e la familia di Quinzi ha fatto delle scelte sbagliate nel periodo più importante.
    Comunque i gemelli crescono bene , ancora 8 anni , ne vedrete delle belle se avrete la costanza di aspettare

  13. bernie

    scusa anche per te….errorino.
    ciarlatani non ciarlatali (può darsi sia errore di tastiera e allora chiedo venia).

    Vedremo tra otto-dieci-dodici anni se tu avevi fatto le scelte giuste.
    I poveri Quinzi ormai sono alla gogna……. 🙁 Io incoraggio sempre FORZA GQ!

    ciao

  14. stefano grazia

    FdC14: qui ti do ragione, mi hai preceduto ma l’hai spiegato nettamente meglio di quanto avei fatto io 😎…
    E visto che ci siamo, faccio anch’io il Professorino o meglio l’Editor:
    L’addio di Petrazzuolo è un altro “break in the all”,
    Suppongo sia in the wall 😎😇😎

  15. stefano grazia

    E su GQ? no, non dico nulla … certo, sono curioso anch’io, e mi piacerebbe sapere piu’ che da lui, dai Genitori che ho conosciuto e frequentato a Bradenton … Ma la cosa importante da capire e’ che lui o loro non ci devono nulla, non abbiamo mica pagato il biglietto … Faranno anche loro, come tutti, quello che credono sia piu’ giusto fare …

  16. william

    Bogar,,

    vedi, io sono seduto sulla riva del fiume e molti cadaveri li ho già visti passare. Sai dove sta il problema? Che sulla riva del fiume ci sono solo io mentre la maggioranza ci sta dentro!!

  17. pulsatilla

    “…il problema è ”centrare” il coach che abbia carisma e capacità di far andare il motore a 1000,e finqui temo che la famiglia,che ha sempre investito ,abbia agito solo nel interesse del prorpio figlio,piaccia o non piaccia……”

    Monet ha centrato il problema, per far andare a 1000 il motore bisogna farsi il mazzo. Non tutti sono disposti a farselo, soprattutto se viziatelli e iperprotetti. Se aggiungiamo che a questa età c’è anche il richiamo della patata…allora si spiegano molte cose, vero Atti?

  18. nicoxia

    William,si può morire anche di crisi respiratoria,quando quello che aspetti impara a nuotare ti passa davanti ti fa un saluto,e si avvia verso il mare raggiungendolo.

  19. nicoxia

    Per me non esiste il giusto o lo sbagliato a priori,ogni allievo dovrebbe avere un suo percorso personalizzato in base alle proprie caratteristiche.
    Più dati si hanno e più le scelte potranno essere calcolate,se saranno state giuste si aumenterà la percentuale di riuscita,alla fine saranno solo i risultati finali che determineranno la riuscita del percorso,in base alle aspettative che sono sempre personali,di numeri uno c’è ne uno.

  20. nicoxia

    Per assurdo,se nelle aspettative di Quinzi,l’obbiettivo era diventare numero uno al mondo Junior il percorso è stato perfetto,visto che lo è diventato se l’obbiettivo era un’altro forse qualche tassello è mancato,si potrà aggiungerlo,lo scopriremo solo vivendo.

  21. atti

    Da noi le mezze misure non ci sono…o campione o perdente…
    o sei nel percorso giusto, o sei in quello sbagliato .
    O stai nuotando o sei in riva che aspetti passare i cadaveri.

    Su GQ la cosa migliore sarebbe di lasciarlo tranquillo, non scrivere piu’ nessun articolo, togliergli pressione in questo momento, e lasciargli il tempo e il diritto di fare le sue scelte in santa pace.
    In fondo nel tennis che conta non ci è ancora entrato e dunque andrebbe trattato come Gaio, Licciardi eo qualsiasi altro nome di giovani tennisti del suo livello attuale.
    Cronaca e basta.

    D’altronde per chi è convinto che sia tutta una scienza esatta, immagino non riesca a raccapezzarsi…
    Fenomeno annunciato, accolto a braccia aperte da Bollettieri, tutti i migliori coach ai suoi piedi, nr.uno al mondo a livello junior, tutte cose che qualsiasi genitore con tennista in casa nemmeno osa sognare per suo figlio.

    Ci sarà chi da la colpa al poco mental, chi al fatto che ha lavorato male sui colpi, chi ne fa una questione di PA, e chi ovviamente non aspetta altro per scaricare tutto su mamma FIT, che viceversa, semplicemente, esalta qualsiasi risultato ottenuto da giocatori italiani, e siccome Quinzi da junior ne faceva piu’ di tutti, non ci ha certo pensato 2 volte nel prenderselo sotto braccio e farne un icona del settore junior.
    Ma non vedo colpe gravi, anzi leggo che anche in termini di contributi, la FIT ha fatto ampiamente il suo.

    Quello che non si vuole accettare è che dietro a un giocatore ci sono mille risvolti, non è come montare un armadio, e di certo se si fanno errori, si fanno in buona fede.
    Se il ragazzo in questo momento non è sereno eo è distratto da altre cose, basta anche un calo del 10% e sei già nel mare magnum.
    Gli almanacchi sono pieni di di ex junior fortissimi poi andati dispersi, dove sarebbe la colpa grave di GQ ?

    Che poi, ricordiamolo, ha solo 19 anni.

    Ammetto di non essere mai stato un tifoso di GQ, nel senso che tifo per lui come per qualsiasi altro italiano, ma questo codazzo di gufi me lo rende piu’ simpatico, gli auguro di ritrovare la retta via al piu’ presto.
    Non sarà facile viste le premesse.

  22. RF87

    Situazione difficile,sarebbe importante trovare il coach “giusto” per lui,che lo faccia girare a 1000 ecc ecc
    Ma tanto dipende da lui.Bisogna vedere come vive il momento,ha voglia di emergere,si fida di se stesso?
    In campo ci va lui e la fiducia,la voglia e la passione sono tutto.
    Sarò banalissimo,mi rendo conto che sarebbe bello parlare del dritto arrotato,della seconda di servizio,del rovescio naturale che rende meglio sul veloce…ma guardando una decina di partite quest’anno ho notato un calo mentale vistoso,rispetto al passato.Si dimentica che ha 19 anni,io a quell’età ero l’immaturità fatta persona,essere il top in Italia a 17 anni e una delusione per tutti a 19 non è facile.Non si era mai trovato in una posizione del genere,perde e non ce la fa ad accettarlo.Fa parte del processo di crescita,se accetta la cosa,s’inquadra per bene e ricomincia da 0,non ho dubbi che possa diventare un ottimo professionista.
    Per il resto chi gli fa pagare le parole del padre,i titoli degli articoli di giornale ecc ecc non è uno sportivo,ma solo qualcuno che nella vita è parecchio frustrato,pieno di delusioni e che quando vede che anche qualcun’altro che non ce la fa si sente meno solo e più speciale.
    In bocca al lupo Gian!

  23. bernie

    Io penso che Atti abbia detto tutto perfettamente e che vale per tanti tanti tanti post che vengono scritti qui dentro a qualsiasi titolo quando si parla di giovani tennisti e junior.
    Preso atto di quello che scrive, si riparte da un punto di vista diverso.
    Amen

  24. pulsatilla

    Vedo che nessuno prende in considerazione le parole di Monet. Si preferisce galleggiare nelle frasi fatte, nei commenti triti e ritriti.
    Eppure non mi sembra molto difficile. Semplificando al massimo, possiamo dividere i ragazzi in due categorie: quelli che spontaneamente hanno la motivazione di farsi il culo (e sono la minoranza) e quelli che hanno bisogno di un aiutino in tal senso.
    Quelli del secondo gruppo necessitano di un sergente di ferro oppure di un allenatore con un gran carisma.
    Monet – e non è la prima volta che sostiene questo importantissimo concetto – dice che se tu sei il datore di lavoro difficilmente sceglierai un tuo dipendente che ti tratta male tutti i giorni per farti lavorare come un negro.

  25. rikys

    Io mi trovo molto d’accordo con il post di Atti, in più non mi stancherò mai di ripetere che nello sport il proprio limite si può raggiungere anche in giovane età, se smetti di migliorare non c’è verso quello sei e quello rimani. Se un motore è progettato per girare al massimo a 8000 giri a 9000 fonde o sbiella e fare la gara con quelli che arrivano a 15000 è molto dura. In ogni caso stiamo parlando di un ragazzo di 19 anni e i conti nello sport si fanno alla fine della carriera.

  26. RF87

    pulsatilla

    La verità è che sono vere entrambe le cose,la scelta dell’allenatore giusto che lo faccia rendere al meglio e la questione mentale del ragazzo.Perchè si prefiguri la prima cosa è necessaria una seria presa di coscienza sua e della famiglia.Non è che detto che tra i vecchi allenatori non ce ne sia uno che sarebbe stato capace di fargli fare quel passo in più,ma Quinzi non è come gli altri.Mi viene da ridere quando si fanno paragoni con Donati-Puci.Che motivo avrebbe avuto Donati per non fidarsi del tutto del suo tecnico e cambiare?Eppure i suoi momenti difficili li ha avuti anche lui.E’ sempre la solita storia della pressione e delle aspettative,quando sei nell’occhio del ciclone non è facile essere lucidi.Per questo credo che l’evoluzione della carriera del ragazzo passi prima dal “reset” mentale.

  27. biglebowski

    voglio dire la mia pur concordando con chi sostanzialmente dice che “saranno ben cazzi loro” e che hanno il diritto di fare le scelte che vogliono.

    ho visto il ragazzo diverse volte dal vivo, bonfiglio (kozlov, coreano che è nei 100, semi e finale vinte passeggiando), poi volandri a san marino, bergamo contro uno specialista del veloce, sijsling a vercelli e cipolla recentemente.

    da volandri a cipolla quelli che dicono che non è progredito sbagliano, perchè è proprio peggiorato sensibilmente sotto vari aspetti.

    ed io credo che, al di là della tecnica sulla quale mi astengo perchè troppi ne capiscono più di me, c’è stato un episodio che è stato sottovalutato da cui è partita la parabola involutiva ed è stata la decisione di non accettare la wild card nelle quali di wimbledon a cui avrebbe avuto diritto in qualità di winner.

    come se da quell’episodio, subito dopo c’è stato anche l’infortunio al polso e la cosa potrebbe essere collegata, abbia percepito che il tennis non fosse la priorità assoluta e che c’era la possibilità che potesse fallire che fino a quel momento non aveva preso in considerazione.

    argomenti da psicologo, che non sono

    il tennis è “nazista” come tutto lo sport d’elite: non si fanno prigionieri. il successo porta sì soldi, fama
    e gioie immense, ma vuole, anzi, esige totale dedizione, sacrificio e rinunce di cui la gente normale non
    ha idea. (cit, fabio della vida)

    .

  28. Gabriele da Ragusa

    Federico Di Carlo

    Grazie per la precisazione. Ho fatto il liceo classico e conosco entrambe le citazioni…Ribadisco che intendevo riferirmi alla citazione, la prima che tu hai spiegato, intendendo infatti chi potra’ mai essere che aiuta il bisognoso (GQ). Detto qst la prossima volta la scrivo per intero perche rinosco che detta cosi sembra un errore perche la cui prodest cosi a se stante e’ molto piu conosciuta.

    Bernie

    A te che invece fai i simpaticone, io vivo all’estero ed ho un pc pertanto cn una tastiera in cui l’ordine delle lettere/simboli e’ un po diverso. Ogni tanto quindi salto completamente degli apostrofi perche li dimentico

  29. bernie

    Dai Gabriele qui al nord si dice “non sta tortela!”
    Non prendertela….
    Si scherza ma l’apostrofo va messo nelle elisioni, come tu mi insegni del resto.

    Ciao

  30. pulsatilla

    RF87
    io volevo solo sollecitare una riflessione che il più titolato fra di noi, cioè Monet, ha fatto più volte.
    Prendiamo un esempio che non esiste nella realtà.
    Un ragazzo molto benestante fin da piccolo gioca a tennis, ha uno sviluppo fisico più precoce degli altri, tecnicamente non è il massimo, ma vince perchè ha anche una gran grinta. Passano gli anni, continua a vincere tanto, finchè qualcosa si interrompe.
    E’ un bel ragazzo, è corteggiato e, fortunatamente per lui visto i tempi che corrono, anche a lui piacciono le donne.
    Il ragazzo scopre che non esiste solo il tennis.
    A questo punto Monet dice che scegliere un allenatore che costa anche tanto, perchè quelli bravi costano tanto, significa assumere una persona che ti fa fare un mazzo così tutti i giorni.
    ma se tu il mazzo non te lo vuoi fare perchè hai scoperto che esiste altro oltre al tennis, non è un controsenso investire anche somme consistenti su una persona che in fondo ti rema contro?

  31. Monet

    io dico cose che a volte possono essere irrisorie,ma di una sono sicuro: quinzi arriva di sicuro,state tranquilli………

  32. RF87

    pulsatilla

    Ho capito benissimo cosa intendi e questi mesi passati in Italia sono la conferma.Però non lo so,riguarda solo lui?Credo sia così per tutti…no?
    Comunque speriamo abbia ragione Monet 😀

  33. Giorgio il mitico

    x Cataflic post 10

    …..”magagna finanziaria ignota”…. cosa vuol dire ?

  34. cataflic

    Biglebowsky
    condivido in pieno il tuo ultimo post!
    …un brivido lungo la schiena in quel preciso momento ….
    una specie di freno a mano tirato mentre faceva i 180 kmh in autostrada.

    Io però non credo che GQ non abbia voglia di lavorare,tutt’altro….credo ne abbia troppa, ma stia girando a vuoto come un criceto sullla sua ruota….ci vuole qualcuno che lo faccia scendere e gli faccia fare dei metri!

  35. cataflic

    Giorgio il mitico
    è che non vorrei che ci fosse un qualche contratto o altra forma vincolante e/o a premio che propenda a far ricercare risultati a breve piuttosto che lunghe costruzioni,ma la mia è solo un’illazione e non ho la benchè minima notizia di niente neanche lontanamente.

  36. Giorgio il mitico

    x Cataflic

    Bohhh, chissà ……..però una cosa per me è sicurissima : GQ ha una voglia matta di lavorare tanto e qualitativamente bene, ma anche a me da questa sensazione di un motore potente che purtroppo fa dei giri a vuoto, comunque speriamo bene e siamo sempre ottimisti.

  37. guillermo88

    A questo punto mi piacerebbe leggere una valutazione di Stefano Grazia su Quinzi, visto che ha potuto vederlo giocare già in Florida e ha conosciuto i genitori. Ricordo in particolare che una volta scrisse: “se neanche lui arriva tra i primi 100, allora noi che ci stiamo a fare qui?”. e poi ancora ricordo apprezzamenti riguardo la gestione del giocatore da parte della famiglia. Valutazioni a questo punto?

  38. cataflic

    guillermo88
    a posteriori potevano gestire meglio la transizione u18-pro .
    Ci vuol poco a dirlo…basta guardare i fatti…
    …magari altri avrebbero fatto crescere GQ un po’ più in sordina, senza tutte le mirabolanti sequele di vittorie da 16enne ….lui sarebbe stato uno dei tanti….e magari si sarebbe stufato e oggi starebbe dietro alle gonnelle.
    Oggi di sicuro se vuole fare un salto di qualità importante non deve solo limare, ma fare qualcosa di nuovo.

  39. bernie

    “http://te.tournamentsoftware.com/ranking/category.aspx?id=1242&category=515&C515FOG=&p=1&ps=25”

    Qui c’è la classifica under 14 al 1° gennaio 2011.
    Qualcuno c’è, qualche bel nome, tanti ne mancano all’appello…..
    Tennis.
    Certo che GQ era là in cima dopo il primo anno under 14.
    Adesso mi studio i risultati…..

  40. bernie

    Purtroppo mancano i match e i tornei del 2009 non ci sono nel sistema.
    Nel 2010 GQ era già ultimo anno U14.

  41. cataflic

    bernie…le classifiche del passato è meglio non guardarle neanche che sennò viene la tristezza!!!!!!
    senza andare tanto in là mi ricordo di tale “Ciorcila” che penso 2 anni fa era citato correntemente su internet come paragone …”cavolo lui sì che sta esplodendo davvero”…. oggi è eclissato

  42. bernie

    Ce ne sono parecchi eclissati di quelle classifiche…..ma qualcuno al sole o comunque in crescita c’è!

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