Good Luck, Brian…

di - 17 Gennaio 2013

di Mattia Capone

Secondo turno degli Australian open 2013, un ragazzo americano di 27 anni dal passato travagliato gioca, lotta, vince il primo set in una partita che sembra alla sua portata contro un connazionale che conosce molto bene, di nome Sam Querrey. Sembra una partita come tante finché Brian Baker, è questo il nome del giocatore, non si accascia a terra dolorante, toccandosi il ginocchio. Arriva il medico in campo che comunica a Brian che non potrà continuare il match, ma Brian purtroppo questo già lo sa, è cosciente del fatto che il crac sentito non è una semplice contrattura ma qualcosa di molto più grave. Mentre abbandona il campo sulla sedie a rotelle, si scorge negli occhi di Baker dolore, rabbia ma soprattutto frustrazione, sensazione comprensibile se si conosce la sua storia. Classe 1985 Brian ha un passato da numero 2 del mondo juniores, lo scalpello di molti nomi importanti del tennis moderno e una laurea. Tutti elementi che portano a pensare che il destino in fondo non lo ha trattato poi cosi male, ma come spesso accade non è tutto oro ciò che luccica, perché  gli elementi devono essere  contestualizzati e il giovane yankee ha un gran credito con il fato. Una sfilza di infortuni  lo portano lontano dai campi per un periodo di 5 anni, un abbandono che sembra definitivo e che lo conducono a cambiare obbiettivi e a lavorare come allenatore. Questo fino al 2012, quando l’opportunità si ripresenta vicino casa in un future americano,  Brian non se lo fa ripetere 2 volte prende coraggio e partito dalle qualificazioni vince il torneo a mani basse e torna a sperare. Nel giro di alcuni mesi entra nei primi cento giocatori della classifica mondiale e raggiunge il suo best ranking, il passato ormai sembra alle spalle e quel che si prospetta è un classico lieto fine di matrice hollywoodiana. Ma ahimè la vita non è un film e quel secondo turno del torneo Australiano gli sarà fatale, dalle notizie che arrivano lo stop si prospetta essere di 4 mesi, causa una lacerazione al menisco o addirittura un problema ai legamenti.  Quel che mi rimane da fare, è augurare a Brian solo una pronta guarigione e ricordargli che prima dei titoli di coda c’è ancora un po’ di tempo per riscrivere un finale che altrimenti sarebbe fin troppo amaro.

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