L’ITF cambia nome e prova a cambiare ruolo. Nasce World Tennis, un marchio che vuole rappresentare al meglio tifosi e partner e che arriva accompagnato da obiettivi chiari: portare il numero stimato di praticanti da circa 106 milioni a 140 milioni entro il 2035, con l’impegno a reinvestire almeno l’85% delle entrate nelle 214 federazioni nazionali.
Ross Hutchins, CEO di World Tennis, ha spiegato così la scelta: “Ci sono tanti acronimi: ATP, WTA, USTA, LTA. Avere la parola tennis nel nome è molto importante, ci differenzia e ci distingue”. L’idea è togliere l’ITF dal cono d’ombra delle sigle e posizionarla come World Tennis, organismo globale che parla allo stesso tempo al circuito professionistico e a “chi prende la racchetta in mano per la prima volta”.
Obiettivi numerici e politici
Il rebranding arriva con numeri e target precisi. Oggi si stima che i giocatori di tennis nel mondo siano circa 106 milioni; World Tennis ha fissato l’obiettivo di portare la pratica a 140 milioni entro il 2035. “È un obiettivo ambizioso e un aumento di oltre il 30%, ma crediamo che sia raggiungibile e che gli sport di racchetta, e il tennis in particolare, stiano crescendo a un ritmo forte”, ha detto Hutchins. Il piano passa da campagne di partecipazione, progetti con le federazioni e un lavoro di “allineamento” dei 214 Paesi affiliati, con la promessa che “reinvertiremo almeno l’85% delle nostre entrate nello sviluppo del futuro dello sport”.
Sul piano politico, Hutchins ha insistito su due punti. Il primo è il ruolo centrale delle competizioni per nazioni: “Coppa Davis e BJK Cup? Giocatori, tifosi e sponsor sono contenti. Ma continueremo a parlare con i tennisti per migliorare”. Il secondo è il posizionamento di World Tennis dentro il sistema a sette teste del tennis: “Crediamo di portare valore all’ecosistema: creiamo future stelle, abbiamo le competizioni per nazioni più forti, siamo molto focalizzati sulle federazioni nazionali e reinvestiamo gran parte del nostro denaro nello sviluppo del futuro dello sport”.
Il rapporto con ATP, WTA e Slam
Qui si innesta il rapporto con ATP, WTA e Slam. Hutchins rivendica un dialogo costante: “Parlo con l’ATP probabilmente ogni settimana, se non ogni due, e passo molto tempo con gli Slam. C’è dialogo regolare ai massimi livelli su dove possiamo collaborare”. E, rispondendo alle parole di Andrea Gaudenzi sui “miliardi” che il tennis starebbe lasciando sul tavolo per mancanza di unità, aggiunge: “Non so Gaudenzi dove ha preso i numeri esatti, ma se collaboriamo tutti insieme il cielo è il limite”.
Rebranding totale
C’è anche un capitolo sul prodotto. Hutchins ammette che il contesto è complicato: “Non è facile tenere il passo con il cambio di abitudini dei fan, ma penso che il tennis abbia fatto un buon lavoro nel catturare e distribuire i contenuti”. La federazione punta a usare Davis e Billie Jean King Cup come laboratorio: “Vedrete un approccio diverso da parte nostra a settembre, sia per la Billie Jean King Cup sia per la Coppa Davis, pensando di più ai fan del futuro senza perdere quelli tradizionali”.
Nel complesso, il rebranding non è solo un cambio di logo. World Tennis si presenta con un obiettivo di pratica dichiarato, una percentuale di reinvestimento vincolata e la volontà esplicita di ridefinire i rapporti con tour e Slam. Quanto sarà effettivamente “world” e quanto resterà ITF nella sostanza lo diranno la capacità di portare nuovi giocatori in campo e il modo in cui saprà governare, insieme agli altri, il tennis che conta.