Speciale 2011 – Non è tutto rose e fiori…

di - 29 Novembre 2011

di Sergio Pastena

E dove sta scritto che debba essere tutto rose e fiori? Fino ad ora abbiamo parlato di tennisti che hanno fatto bene, ma c’è anche chi nel 2011 è crollato. A scanso di equivoci, non parliamo di cali dovuti a “raggiunti limiti d’età”, nè di infortunati cronici, ma proprio di tennisti che hanno avuto un anno pessimo e ancora devono riprendersi.

Il primo nome della lista è senza ombra di dubbio quello di Thiemo De Bakker. Ventitreenne olandese sbocciato nel periodo di maggior crisi del tennis orange degli ultimi vent’anni, aveva concluso un ottimo 2009 entrando nei Top 100 e, nel 2010, aveva raccolto i primi frutti con le semifinali di Barcellona e New Haven e il terzo turno in tutti gli Slam eccetto Melbourne. Saldamente nei primi 50 ad inizio 2011, l’ex numero uno del ranking juniores (nel 2006) non ne ha azzeccata più una, vincendo solo due partite a livello maggiore in un anno: una contro Petzschner e l’altra a Madrid contro un Ferrero fresco di rientro. Non ha avuto grossi infortuni, se si eccettua un acciacco a giugno, ma è crollato: umiliato da Volandri a Roma, tramortito da Roger-Vasselin a Orbetello, spazzato via da Jaziri a New York, tra quelli che sono passati sul suo manichino troviamo Carreno-Busta, Gojowczyk, Sijsling. Dal numero 46 al 223, da primo a quinto d’Olanda. Un disastro.

Su Sam Querrey, invece, va fatto un ragionamento differente: è pur vero che il ragazzo è stato infortunato al gomito proprio quando doveva difendere punti pesanti (vittoria a Los Angeles e ottavi agli Us Open) ma va detto che, a febbraio di quest’anno, era reduce da sei mesi nel corso dei quali il suo bilancio era stato un eloquente 1-8, con le sanguinose sconfitte da Kubot al primo turno degli Australian Open e da Lacko all’esordio a San Josè. Non che i mesi dopo sia andata meglio, visto che ha perso due volte da Sweeting e a Dusseldorf è riuscito nell’impresa di farsi battere dall’ombra di Kukushkin. Dopo la batosta da Ward al Queen’s è arrivato l’infortunio e, comprensibilmente, il buon Sam ha dovuto carburare, per cui non fanno testo più di tanto le sconfitte contro McClune e Hajek. Ha dato segnali di vita a Valencia (battuti Gulbis e Tsonga), ma Seppi a Parigi lo ha fatto fuori agevolmente. Dal numero 18 al 97 di fine anno, passando per il 125: potrà solo andar meglio nel 2012.

Altro giro altra corsa, Andrey Golubev. Parafrasando De Andrè potremmo dire che “Andrey s’è perso e non sa tornare”. Il 4-25 di quest’anno (al netto della Davis, dove è incredibilmente resuscitato battendo Hajek e Berdych) è eloquente, se poi aggiungiamo che ha beneficiato di un ritiro di Baghdatis e che ha battuto Maximo Gonzalez sul veloce in tre set, soffrendo, il quadro della situazione è desolante. Il russo-kazako-italiano, adottato da Bra, ha perso con chiunque: Knittel, Riba, Ramirez-Hidalgo, Bubka, Paire, Belyaev. Si è fatto uccellare persino da Zverev, un altro che troverà posto in questa puntata. Nelle qualificazioni di Stoccolma ha sofferto contro Borg: trent’anni fa sarebbe stato normale, ma se l’anno è il 2011 e lui di nome fa Stefan la cosa è diversa. Servirà un bell’esorcismo, a lui e al Kazakistan reduce da un anno allucinante: in caso contrario l’unica speranza sono i Maya. Posizione iniziale al 38, finisce al 148.

Su Jeremy Chardy sono state fatte ipotesi “sentimentali”, visto che la stabilità amorosa non fa bene a tutti. I tennisti dovrebbero esserci abituati: ci è passato Bolelli, persino Federer e la sua Mirka non ne sono stati immuni. Maldicenze? Sarà, ma da quando la sua fidanzata ha cominciato a seguirlo per i tornei, Chardy non ne ha beccata più una. Ergo, se non lo destabilizza resta da chiedersi se non gli porti un pelino di sfiga. Ad ogni modo, esulando dai fatti privati, ecco la lista: Kavcic, Fischer, Schoorel, Gicquel, Schukin e tale Steve Johnson, uno che in 21 anni si era fatto notare solo per l’inquietante somiglianza con Fabio Cannavaro. Chardy, precipitato al numero 133 delle classifiche dal 45 di inizio anno, si è ridestato a Mosca facendo semifinale. Poi è tornato a dormire, beccandole da Lajovic a San Pietroburgo. Chiusura d’anno al numero 97, bilancio di 8 vinte e 18 perse Davis esclusa. Peccato, perché si parla di un bel giocatore.

Peccato anche per Mischa Zverev, pivot volleatore made in Deutschland. Ad inizio anno era negli 80, ma anche nel suo caso la lista della beneficenza è impietosa: Millot, Gicquel, Renavand, Rodrigues, persino Chardy. I francesi sentitamente ringraziano. Il catastrofico 2-18 del 2011 include anche Lajovic, Knittel, Leonardo Mayer, Vagnozzi, Cervenak e Zeballos. Vittorie? Una in apertura contro Ebden e un’altra a Belgrado contro Sela. Ha chiuso l’anno al numero 213, perdendo due volte da Nieminen ad Helsinki: 7-6 6-1 nelle qualificazioni e 7-6 6-0 al primo turno da lucky loser. Per inciso: si parla di Timo Nieminen, non di Jarkko. Tra una cosa e l’altra l’unica prestazione buona è stata quella di Ginevra, con la sconfitta in finale contro Jaziri: l’impressione di quella partita è che il tedeschino avesse perso un po’ di verve offensiva ma, trattandosi dell’unico match suo che lo scrivente è riuscito a vedere quest’anno, resta solo un’impressione.

E veniamo all’Italia e a Simone Bolelli. Ora… sto benedetto ragazzo fa incazzare. Per il secondo anno di fila apre la stagione un pelino dentro i Top 100 e la chiude fuori, stavolta al numero 134. Il problema è che a far incazzare non sono i beneficiari delle sue sconfitte, anche se va detto che Kindlmann, Millot, Marcan, Munoz-De La Nava, Pashanski e Dustov sono un curriculum di tutto rispetto. Bolelli fa incazzare quando scende in campo a Wimbledon, da ripescato, e ti fa fuori Wawrinka. Fa incazzare quando fa partita pari con Murray al Roland Garros, sempre dopo essere entrato da lucky loser. Fa incazzare quando, tornando al 2010, batte Robredo e fulmina De Bakker in Davis, con i cronisti olandesi che sono ancora lì a chiedersi cosa ci faccia uno così fuori dai primi cento. E diciamola tutta, è stato anche fortunato: se non fosse stato ripescato nei due Slam ora sarebbe 50 posizioni più indietro. Sono state cercate tante motivazioni: tecniche, tattiche, fisiche, psicologiche, esoteriche. Sapete cosa? Mi son stancato, il Bole lo prendo così com’è e non ci perdo il fegato. Se nella vita ha deciso di diventare un buon doppista i due titoli di quest’anno sono la via giusta.

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