“L’ambizione non cesserà mai. Anche nei momenti complessi, come a Wimbledon 2023, dove non mi ero allenato, sono arrivato al quarto turno. Nella mia testa c’è sempre il pensiero di poter far bene. So che ogni partita è una lotta furibonda e ogni punto è difficile, ma sono veramente felice di come sto, di come mi sto allenando e del primo turno emozionante che mi aspetta su un campo importante”. È un Matteo Berrettini ricolmo di fiducia ed entusiasmo quello che si presenta in conferenza stampa al media day di Wimbledon 2026. Il tennista romano viene da un Roland Garros straordinario, chiuso con l’amaro in bocca per l’infortunio che l’ha costretto al ritiro ai quarti di finale contro Matteo Arnaldi.
Il feeling con l’erba
Ora per l’azzurro si aprono i cancelli dei Championships. Il verde è da sempre una superficie affine al suo gioco e, nel 2021, proprio sul prato di Londra ha trovato il suo miglior risultato a livello Major con la finale raggiunta nel 2021: “Fortunatamente sull’erba riesco ad adattarmi velocemente. Dopo un paio di giorni sento di capire come giocare e mi attacco ai ricordi positivi del passato. Il mio gioco si incastra bene con questa superficie. È importante giocare punti in allenamento per immergersi nel ritmo partita. Negli Slam le partite sono lunghe, quindi sono tranquillo anche in caso di un eventuale inizio lento: ora sono più esperto e pronto a gestire queste situazioni”.
Le condizioni dopo Parigi
E nonostante l’infortunio di Parigi, Berrettini si sente ora pronto per ripartire, rassicurando di aver cercato di limitare il più possibile il problema all’addome: “Il 100% si capisce solo in competizione; ora sto bene e mi sento pronto a competere, poi vedremo come reagirà il corpo il giorno dopo i match. Per quanto riguarda l’addome, in passato inconsciamente potevo avere timore e non tirare a tutta sul 40-0, ma ho capito che non funzionava. Devo poter servire a 220 all’ora per cinque ore, come a Parigi. Ora mi sento libero di servire come voglio. È stato un lavoro duro perché dopo gli infortuni la testa si lega, ma abbiamo fatto un lavoro importante per tornare a fidarmi del servizio, che è la mia arma principale”.
Il rapporto con gli infortuni
Infortuni, lesioni e problemi fisici hanno sempre fatto parte della carriera del romano fin dagli inizi: “La prima cosa che mi ha aiutato è stata rendermi conto che sono fatto così. Ho iniziato a infortunarmi a 12 anni e questo ha sempre fatto parte della mia carriera e del mio modo di intendere il tennis, ovvero dare tutto e probabilmente di più. Mi è servito anche distinguere tra i vari tipi di infortunio: quello di Parigi mi ha reso triste perché non ho finito il match, ma è arrivato dopo cinque partite giocate al massimo livello per molte ore dopo tanto tempo. Il mio corpo mi stava solo dicendo che avevamo fatto molto, considerando la preparazione. Fortunatamente non era nulla di serio ed è per questo che sono qui. È fondamentale tornare quando si è al 100%, altrimenti si rischiano altri problemi”.
La montagna russa del 2026
I primi sei mesi di questo 2026, tra continui sali e scendi, picchi positivi e negativi, hanno comunque permesso a Matteo di acquisire nuove consapevolezze: “È stata un po’ una montagna russa, ma non sono sorpreso perché il tennis funziona così, con molti alti e bassi. Mentalmente non è stato facile a causa dell’incertezza legata all’addome, al chiedersi se e quando avrei sentito di nuovo dolore. Superare questo aspetto è stato fondamentale e sono orgoglioso del lavoro fatto con il mio team e di come gestiamo l’energia ogni giorno”.
Una nuova maturità
A 30 anni Berrettini si sente ormai in una fase consapevole della sua carriera. Maturo come giocatore, Matteo continua ogni anno a imparare nuove lezioni trasportato dall’amore verso la racchetta: “Sono in una fase in cui, dal punto di vista tennistico, mi sento molto maturo. Riesco a immergermi bene in quello che succede in partita e in allenamento e sono meno sorpreso dai risultati del tour perché ci sono dentro da tanti anni. Allo stesso tempo mi sto divertendo e mi sono appassionato allo sport come mai prima d’ora. Prima era più voglia di arrivare e di essere il migliore. Ora ho capito che fare tennis in un certo modo mi rende pieno e vivo. Mi attacco all’amore per lo sport per uscire dalle difficoltà, non solo al singolo risultato”.