L’erba è sempre più verde… per chi l’ama

di - 7 Giugno 2016

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Di Giulio Gasparin

Distese verdi, abiti bianchi in arrivo, più volée, più servizi vincenti, scambi corti, slice offensivi… non a tutti piace, ma la stagione su erba arriva sempre puntuale dopo quella sul rosso e cambia improvvisamente le carte in tavola. A partire da questa settimana e fino a fine mese, le migliori tenniste del circuito se la dovranno vedere con rimbalzi bassi, palle che schizzano e dropshot che muoiono al contatto con il suolo erboso. Nonostante i cambi nel tipo di erba utilizzata e un taglio leggermente più alto che ha comunque reso l’erba negli anni più “giocabile”, i prati rimescolano i valori in gioco nettamente e questo pezzo vuole essere un piccolo prontuario per consentire di tenere d’occhio chi potrebbe esaltarsi… vedendo verde.

La top 10

Sono le migliori giocatrici del ranking, per cui anche le favorite al titolo. Però anche i numeri e le attitudini sull’erba indicano lo stesso, con forse solamente due eccezioni. Serena Williams è ovviamente la favorita numero 1: sei titoli a Wimbledon, campionessa uscente, un record in carriera di 88 vittorie a fronte di 12 sconfitte. Il suo gioco potente è devastante sui campi veloci, ma è la sua abilità di colpire benissimo in condizioni di poco equilibrio che la rende un fenomeno sull’erba, poiché può mettere a segno vincenti da ogni parte del campo, anche messa alle strette. Per lei però ora c’è la pressione di vincerlo un titolo slam in questo 2016 e le altre ora sanno che possono batterla, anche in una finale.

La fresca regina di Parigi, Garbine Muguruza, è anche la finalista dello scorso anno, ma se escludiamo la bella cavalcata dello scorso anno, il suo record sull’erba è tutt’altro che entusiasmante. La potenza della spagnola può fare male, anzi malissimo, ma il lavoro di piedi può esserle fatale, poiché non le è consentito di muoversi con i soliti grandi passi che le permettono di coprire tutto il campo sulle altre superfici. Per questo saranno i primi turni i più ostici per lei, quando sulla linea di fondo l’erba è ancora bella verde… ed insidiosa per chi non usa bene i piedi!

Poi ci sono due come Agnieszka Radwanska e Angelique Kerber che pur non tirando fortissimo amano l’erba perché permette loro di mettere a segno tanti vincenti di piazzamento: Radwanska è stata finalista a Wimbledon e da anni perde solo da specialiste della superficie, mentre Kerber ha avuto un andamento altalenante ma una semifinale ed un quarto a Wimbledon oltre a due finali ed un titolo Premier ne testimoniano le qualità sul verde. Radwanska fa poi del suo tocco un’arma in più nella sua faretra, mentre Kerber sfrutta al meglio il servizio mancino e i passanti in corsa. Nello stesso gruppo possiamo mettere anche Simona Halep: la rumena ha vinto un titolo a s’Hertogenbosch nell’anno dell’esplosione e due anni fa aveva demolito tutte le avversarie fino alla semifinale prima di cedere ad Eugenie Bouchard, ma soprattutto ad una caviglia dolorante. Anche lei non fa della potenza, ma dell’anticipo la sua arma migliore e come spesso accade per lei dipenderà dalla tranquillità e dalla fiducia con cui scenderà in campo.

Vicino ai nomi di Victoria Azarenka e Belinda Bencic ci sono due punti di domanda piuttosto importanti e riguardano lo stato di salute delle due: problemi al ginocchio per la bielorussa e di schiena per la svizzera. La ex numero uno del mondo, negli ultimi anni, quando non era alle prese con infortuni, ha sempre perso da chi poi il torneo l’ha vinto, dimostrando di digerire l’erba molto meglio che nei primi anni nel circuito. La svizzera invece ha un rapporto speciale con i prati, avendo vinto il primo torneo della sua carriera ad Eastbourne, sfruttando qualità di anticipo, una buona manualità e colpi piatti ben piazzati. Dato lo stato di forma, un’altra svizzera sarà da tenere sott’occhio: Timea Bacsinszky, che dopo i problemi fisici di inizio anno è tornata a macinare vittorie ed esprimere un gran tennis. La potenza del suo rovescio, gli slice e le discese a rete la rendono temibile sull’erba e una possibile outsider, se si può ancora definire così una che sta diventando un habitué delle seconde settimane slam.

Può sembrare strano, ma Roberta Vinci e Venus Williams dividono un discorso simile: entrambe arrivano da un paio di stagioni in cui non si sono espresse al meglio sul verde, anche se con importanti distinguo. La Vinci ha detto che nonostante le buone uscite sulla superficie in passato, a lei non è mai piaciuta e la grande apertura del dritto spesso le rende la vita difficile. La forma poi non è quella di inizio anno e l’azzurra è chiamata ad uno straordinario sforzo per essere un fattore nelle prossime settimane. Per la più anziana delle Williams invece non sono i risultati a mancare, ma le vittorie importanti: è dal 2009, quando giocò la sua ultima finale a Wimbledon, che non mette a segno una vittoria pesante sull’erba, ma certamente non stupirebbe se quest’anno lo facesse.

Un discorso a sé va fatto invece per Petra Kvitova, le cui capacità sui prati sono note a tutti ed è fuori discussione, ma per la ceca è una questione mentale prima di tutto. L’anno scorso disse che era stata schiacciata dalla pressione di dover difendere il titolo, quest’anno sta ancora facendo i conti con la separazione dal promesso sposo. Se la due volte vincitrice di Wimbledon saprà trovare tranquillità e motivazione, in poche possono impedirle di tornare a vincere, ma se così non dovesse essere, chiunque può portare a casa una vittoria di prestigio su di lei.

Le altre teste di serie

Dalla numero 12 in poi è un gran caos. E ci siamo tenuti su un termine educato: da Svetlana Kuznetsova a Caroline Wozniacki, al momento le teste di serie dalla 12 in su si dividono sostanzialmente tra allergiche all’erba e completamente fuori forma. Ci sono ovviamente dei casi individuali da considerare, perché se Sam Stosur, Elina Svitolina, Sara Errani ed Andrea Petkovic con l’erba proprio non ci vanno d’accordo, alcune grandi colpitrici hanno le armi per fare male, ma non arrivano con il miglior anno alle spalle. Si parla di Lucie Safarova, Karolina Pliskova e soprattutto la sempre molto erratica Madison Keys. In questo gruppo folto di difficile interpretazione, la britannica Johanna Konta potrebbe sorprendere, purché non senta troppo la pressione di giocare in casa da testa di serie per la prima volta. Osservate speciale sono sicuramente anche Sloane Stephens e Barbora Strycova, capaci già di raggiungere i quarti di finale a Wimbledon, e Daria Kasatkina, alla prima apparizione sull’erba, ma che ha il gioco per poter far bene.

Outsider

Forse su nessun’altra superficie quanto sull’erba le outsider sono così tante, ma una combinazione di ranking difficile per alcune ottime erbaiole e il fatto che alcune di queste fatichino al di fuori dei campi erbosi ha fatto sì che quest’anno siano numerose. A meno che nelle prossime due settimane qualcuna di queste ragazze indicate riesca ad ottenere un posto tra le prime 34 del ranking (ricordiamo che Flavia Pennetta e Maria Sharapova saranno assenti), questi sono i nomi che più potrebbero impensierire le teste di serie già a partire dal primo turno: Sabine Lisicki, Coco Vandeweghe, Timea Babos, Ekaterina Makarova, Monica Niculescu e Alison Riske. Sul pedigree della tedesca sull’erba c’è poco da dire che non si sappia già e anche se la stagione è stata tutt’altro che positiva per lei, sull’erba rappresenta sempre una mina vagante. Stesso discorso per Vandeweghe, che l’anno scorso raggiunse i quarti di finale ed impensierì non poco la Sharapova: i suoi colpi puliti, dalle aperture brevi, un servizio devastante e buone capacità di tocco a rete la rendono uno spettacolo sull’erba quando non perde lucidità.

Il servizio mancino, l’esperienza su grandi palcoscenici e un’ottima attitudine all’erba rendono la Makarova una delle più pericolose outsider e sicuramente il nome che nessuna testa di serie vorrà pescare al primo turno, nonostante un anno fin qui sottotono. Discorso opposto per l’ungherese Babos, che da inizio anno è stabilmente nelle prime 20 della Race e che da sempre dice di amare l’erba più di ogni altra superficie: un tocco non da sottovalutare, ottime propensioni per il gioco a rete e un servizio potente sono il suo biglietto da visita.

Varietà e imprevedibilità sono invece le caratteristiche della Niculescu e della Riske, che le portano ad essere annoverate in questa lista. La rumena l’anno scorso è arrivata agli ottavi a Wimbledon e in finale a Nottingham, la Riske è ormai una certezza sull’erba di Birmingham e il suo serve&volley ben si sposa con questa superficie.

Molti dubbi

La condizione di salute di Camila Giorgi è un punto interrogativo importante per l’azzurra, che in queste settimane dovrebbe invece mettere a segno i colpi più importanti per il suo ranking. Dopo la sconfitta in apertura di stagione su erba per Eugenie Bouchard, anche la finalista di due anni fa non appare molto in condizione. C’è anche da dire che la canadese, esclusa la cavalcata londinese del 2014, non ha mai collezionato altri risultati su questa superficie e in molti ricordano le congiunture favorevoli che trovò due anni fa. In numeri, la canadese ha giocato 18 match WTA sull’erba e ne ha vinti 9, 6 dei quali in quella circostanza. Tsvetana Pironkova comparirà come outsider in molte predizioni da qui a Wimbledon, ma la bulgara, che in passato ha raggiunto una semifinale ed un quarto nel sobborgo a sud ovest di Londra, non mette a segno vittorie di prestigio sull’erba da diverse stagioni e la sua imprevedibilità la rende difficile da definire un outsider per certo.

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