di Alessandro Nizegorodcew
La prima volta che mi capita di vedere dal vivo Mikhail Kukushkin è al future di Frascati, nell’aprile del 2007. Mi reco nella cittadina laziale per assistere ai match di Francesco Piccari e del giovane Matteo Marrai, ma passando tra i campi vengo colpito dal diritto di un ragazzo che non avevo mai visto. Magro, senza un muscolo, ma con un diritto davvero potente e penetrante nell’aria. Il suo avversario è l’argentino Fabbri, il classico tennista con poco talento ma che non regala mai un 15. Mikhail si impone 6-2 6-4, dando l’impressione di avere delle buone potenzialità per salire rapidamente in classifica. Potenzialità che, mese dopo mese, si sono palesate, sino a chiudere l’anno intorno al numero 200 Atp. L’anno successivo è arrivato l’approdo nei 150, mentre il 2009 si è concluso con Mikhail attestatosi al numero 132. Il 2010 è la stagione, poco dopo aver compiuto 23 anni, dell’ingresso nel gotha del tennis. Grazie alla straordinaria vittoria in Russia, Kukushkin entrerà sicuramente tra i primi 70 Atp.
Il Precedente con Congy. La settimana prima di Frascati, in quel lontano 2007, Mikhail aveva giocato (e perso) contro il nostro Fabio Colangelo. Che si vedessero buone prospettive di crescita anche allora? Ascoltiamo le parole di Congy: “E’ stato uno dei match più duri della mia carriera; lo ricordo come fosse ieri. Ho finito per vincere 67 76 75 dopo 4 ore di gioco. Tra l’altro venivo da un periodo molto negativo, durante il quale avevo vinto pochissimi incontri. Eravamo a Monterotondo, facevano 10 gradi e pioveva. Un incontro che ho terminato con i crampi. Lui giocava sostanzialmente a casa. Due palle dentro, tre fuori, poi quattro dentro. Era complicato giocarci contro. Il match è stato molto teso e nervoso, a causa di parecchie contestazioni. Ho lottato come un pazzo e alla fine l’ho portata a casa. Le potenzialità di Kukushkin erano evidenti e nei mesi successivi ho notato che stava “aggiustando” tatticamente sempre di più il suo gioco. Ero sicuro che sarebbe cresciuto molto in classifica, ma sinceramente non così tanto da vincere un torneo Atp.”
La Crescita. Parlavamo della crescita di Kukushkin, sempre costante nella sua scalata al ranking. Ma facendo un passo indietro, possiamo notare come Mikhail abbia iniziato a giocare tornei futures intorno ai 17 anni, raggiungendo per la prima volta una semifinale a ridosso del diciottesimo compleanno. Durante l’anno 2007, di cui abbiamo già parlato, Kukushkin ha viaggiata a corrente alternata, vincendo qualche buon match, ma perdendo anche da giocatori quali Massimo Dell’Acqua e Giulio Di Meo. In molti si staranno chiedendo a questo punto quali siano stati i risultati da junior del tennista di Volgograd (ma di nazionalità kazaka)… Ebbene Mikhail Kukushkin non ha mai giocato un torneo a livello giovanile. Oggi lo troviamo a ridosso dei top-50 della classifica mondiale.
La Scalata. La svolta, dopo risultati futures altalenanti, arriva a sorpresa a livello challenger. Mikhail ne vince due consecutivi a Saransk e a Samarcanda, approfittando di alcuni tabelloni piuttosto agevoli. In Italia si afferma all’inizio dell’anno successivo (2008) a Barletta e stavolta gli avversari battuti cominciano ad essere piuttosto interessanti: Gimeno, Koellerer, Pashanski. E’ anche il momento della prima vittoria a livello Atp (dopo essersi qualificato due volte al torneo di San Pietroburgo… segno del destino?), a Barcellona, dove supera le qualificazioni e raggiunge gli ottavi battendo Nieminen e Cuevas (non proprio gli ultimi arrivati). Arrivano le vittorie su Haas, Cilic, Golubev e una consapevolezza di sè sempre maggiore. Oltre ad un rovescio in continuo miglioramento e ad un servizio più potente e preciso. Il diritto è sempre quello: devastante!
San Pietroburgo nel destino. Come detto, il torneo di San Pietroburgo è nel destino di Mikhail Kukushkin. Qualificazioni superate nel 2006 e 2007. Nel 2008 supera anche il primo turno battendo Marin Cilic, sino ad arrivare all’edizione vincente di quest’anno. Un torneo che è ha accompagnato la carriera di Mikhail sin dall’inizio e che lo ha consacrato, oggi, consegnandolo al gotha del tennis.
Altro filotto e primo Slam. Il filotto decisivo per l’ingresso nei top-100 arriva tra luglio e agosto, quando grazie a due vittorie (Braunschweig e Penza) e una finale (Instanbul) Kukushkin da una bella spallata alla classifica. E quindi la volta del primo Slam della carriera, a New York, dove perde con Wawrinka. Ma con lo svizzero si toglierà forse la più grande soddisfazione della stagione, superandolo in Coppa Davis 6-3 al quinto set. E quindi il momento di San Pietroburgo… E sappiamo tutti come è andata. Complimenti Mikhail, ne è passato di tempo da quel pomeriggio a Frascati…
11 Commenti to “Da Frascati a San Pietroburgo”
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Mario Polidori says:
…..mi piace questo elemento
anto says:
Aggiungo che il kazako è stato scoperto da talent scout italiani com’è successo a Goulobev…peccato che questi talent scout non scoprano mai un italiano……
Mario Polidori says:
Nemo profeta in patria….
Alessandro Nizegorodcew says:
@anto
Sei così convinto che il problema sia che non li scoprono?.. o forse il problema nasce dopo?…
monet says:
@anto e vastic: non hanno certo scoperto l’acqua calda…….anche i fichi fanno le nespole una volta nella vita……
Nicola De Paola says:
Un coach italiano invece ha scoperto e guidato per 14 anni Ivan Ljubicic che a Montepplier ha raggiunto la sua 23esima finale. Che carriera: 10 titoli (tra cui un 1000),13 finali perse (tra cui 3 1000),una semi ed un quarto Slam,2 partecipazioni al Masters,84 settimane tra i top 10,best ranking n°3,una Davis,un bronzo olimpico in doppio.. Quel coach ha anche lanciato Djokovic.. Teniamoci stretto Piatti,anche perchè se Ljubo tra 2 anni smette potrebbe finalmente seguire uno dei nostri stabilmente. Teniamoci stretto anche Pistolesi. Da Berrer,che sembrava un pugile con la racchetta,sta ricavando l’irricavabile.
anto says:
@Nicola…ti do ragione a metà …..effettivamente Pistolesi ha fatto un incredibile lavoro, sul tedesco non avrei scommesso nemmeno duemila rupie false,,,,qui c’è la mano del tecnico romano…..mentre per quanto concerne Piatti sono sinceramente rimasto deluso dal tecnico piemontese, ha mollato Fognini per tenersi Bolelli, che probabilmente considerava più talentuoso, ma dopo più di un anno ci ritroviamo Fognini 62 del mondo, mentre Bolelli fuori dai 100 con conseguente ben servito….
Nicola De Paola says:
@ anto. Bhè,non so se è andata proprio così,bisognerebbe chiederlo ai diretti interessati. Fatto sta che Piatti segue a tempo pieno solo Ljubo mentre gli altri devono adattarsi. Djokovic,per ciò che ricordo,avrebbe provato a chiedergli di restare con lui ma Piatti continuò con Ljubo. Fu una scelta di cuore. Io spero che possa seguire un italiano come ha fatto con Ljubicic e non con Fognini e Bolelli. Abbiamo bisogno di coach preparati e non possiamo laciarli agli stranieri. E’ come se nel biliardo il giocatore più scarso concedesse l’handicap al più forte e non viceversa..
Nicola De Paola says:
@ anto. E comunque al di là del fatto che tu sia rimasto male per le sue scelte non puoi negare che è bravissimo. Quanti sono i coaches del suo livello in Italia?
monet says:
ps @ Anto….Piatti non ha mollato Fognini……….
Nicola De Paola says:
@ monet. E come è andata? Se non sono indiscreto.