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Un Bolelli Arenato

(Simone Bolelli – Foto Nizegorodcew)
di Alessandro Nizegorodcew
Simone Bolelli è stato e probabilmente rimarrà per anni un infinito argomento di discussione. Talento sopraffino, diritto da top-ten, grandi vittorie e pesanti sconfitte, cambi di allenatori, problemi in risposta e con la federazione. Un tennista che veleggia ormai da due anni intorno al numero 130 Atp e che non riesce a smuoversi da quel pericoloso limbo che recita inesorabilmente: giocatore incompiuto. Facciamo un salto indietro nel tempo, per cercare di capire come si è arrivati a ciò
Anno di Grazia 2004: Sono in Rai come stagista e mi chiedono di fare alcune interviste registrate per il gr della sera. Mi permetto di proporre un giovane molto interessante. Il suo nome è Simone Bolelli, classe 1985 e, dicono gli esperti, “un diritto da primi 50“. Non l’ho mai visto giocare ma decido di chiamarlo e di fare la mia prima intervista radiofonica della carriera (che poi non andrà mai in onda perché considerato un personaggio poco rilevante). Simone è in aeroporto e sta per partire per una serie di futures che si disputeranno in Grecia. E’ molto gentile e realizziamo l’intervista. Alla fine della stagione entrerà fra i top-300.
Maggio 2006: Insieme ad alcuni colleghi e amici mi appresto ad assistere al match di primo turno degli Internazionali d’Italia. Il giovane Simone Bolelli, all’epoca ventenne, si trova di fronte Fernando Verdasco. Simone inizia teso, contratto, ma riesce comunque a comandare la maggior parte degli scambi con il suo diritto al fulmicotone. “Non gioca male” – recitiamo tutti in coro – “è strano che sia sotto 0-4″. Simone inizia a “randellare” con vincenti da tutte le parti uno stordito ed incredulo Nando. Gioca 20 minuti di tennis spettacolare e si porta 4-4. Paga però la fatica e l’esperienza dell’iberico porta Verdasco a vincere 6-4 la prima frazione. Il secondo set è pura poesia. Un Bolelli da urlo ha le redini del gioco saldamente in mano e Fernando corre a destra e a sinistra cercando di limitare i danni. Risultato: 6-2 Simone. Il terzo set vede un calo del nostro e la vittoria netta dello spagnolo, ma tutti in coro, ancora una volta, a ripeterci e a sostenere che: “Uno così non può non arrivare al 30 Atp”.
Sono passati più di 5 anni da quel giorno di maggio, in cui l’esaltazione ci aveva preso tutti alla sprovvista. Tanti (se non tutti) gli addetti ai lavori erano impressionati dal tennis di Simone. Si narra di un Ubaldo Scanagatta entusiasta dopo la vittoria di Simone con Del Potro a Parigi 2008, quando sulla sua panchina siedeva Claudio Pistolesi, il coach che ha portato Bolelli al numero 36 del mondo. “Abbiamo anche noi un top-ten” – pare avesse sussurrato Ubi ai suoi collaboratori. Ma tutti, chi più e chi meno, si sono sbilanciati su quel ragazzo di Budrio, che con il diritto faceva letteralmente sognare ad occhi aperti.
Facciamo ora un salto avanti nel tempo: La polemica con la Fit, la scelta di optare per i tornei in Asia piuttosto che la convocazione in Davis, le frasi di Binaghi, la squalifica “a vita” e tante altre questioni hanno sancito certamente un punto di svolta negativo nella carriera di Simone. Il passaggio da Pistolesi e Piatti, grande coach ma ancora impegnato a tempo pieno con Ljubicic, è stato un vero disastro. Oggi è Renzo Furlan a tentare di risollevare le sorti di un ragazzo che ha perso alcune delle proprie sicurezze. Impossibile dire quale siano, e in che percentuale, le ragioni di questa semi-disdetta, che hanno visto Simone precipitare di 100 posti in classifica (da 36 a 130).

(Simone Bolelli – Foto Nizegorodcew)
L’inversione di tendenza. Una delle caratteristiche, forse sottovalutate da alcuni osservatori, che più mi ha colpito, è che Bolelli riesce ancora tranquillamente a giocarsela alla pari con i tennisti che tirano forte e giocano in maniera sempre aggressiva, ma ha ormai una atavica difficoltà nel sovrastare con le sue “bordate” i giocatori più difensivi, al limite del “pallettaro” (termine decisamente poco elegante ma esaustivo). Simone ha sconfitto nel 2011 Wawrinka, Gulbis, Dancevic, Minar, Hajek, tutti giocatori che cercano di fare la partita. Tutti presi a pallate. Anche con Cilic, a Monaco, nonostante la sconfitta i segnali di ripresa sembravano importanti. Ma poi sono arrivate le sconfitte inattese, quelle contro giocatori che tendono più che altro a rimandarla di là (senza offesa, parliamo di fior fior di giocatori) come Veic, Serra, Pashanski, Capdeville, Gil, Monaco, addirittura il croato Marcan nel torneo di Umago. E’ come se Bolelli non riuscisse più ad annientare a suon di “comodini” e “catenate” le difese di quei giocatori che tendono a rimanere ben oltre la linea di fondo attendendo l’errore avversario. Problemi alla risposta, negli spostamenti, nell’approccio mentale? Tutte mezze verità sicuramente, ma Bolelli quando era quello vero, batteva i “colpitori” come Safin, Tursunov, Grosjean ecc e anche i “difensori” come Andujar (63 62), Schuettler (63 62), Chela (62 62), Granollers (75 62), Lapentti (64 63), Nieminen (75 64) e altri. Demolendoli!
Perché vi dico questo? Fatevi e facciamoci una domanda: Il Simone Bolelli di oggi sarebbe in grado di battere nuovamente i grandi giocatori già superati come Tursunov, Karlovic, Kohlschriber, Berdych, Tisparevic? Io penso proprio di si e lo ha dimostrato con Wawrinka e Gulbis. Riuscirebbe invece a battere Andujar, Nieminen, Chela e Granollers? Ho i miei (più che seri) dubbi!
Nonostante questo rimango positivo e speranzoso sulla questione Bolelli. Anche il solo fatto di volerne scrivere mi fa capire che io ci creda ancora. Nelle mani di Renzo Furlan e ancor di più in quelle dello stesso Simone il futuro di quel giocatore a tratti entusiasmante. “Uno così non può non arrivare nei 30″. Continuo a ripetermelo, sperando di avere ragione…
Tutti presero in giro Tommasi quando dichiarò: “Mi dicono che Bolelli possa diventare un gran doppista”.. Che abbia avuto ragione, ancora una volta, il grande Rino..?
66 Commenti to “Un Bolelli Arenato”
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dario bellino says:
bellissimo articolo..bravo alessandro…..traspare dell’amaro in bocca..
Gennaro says:
Secondo me il problema è nelle motivazioni. Forse ha capito di aver perso il treno giusto? l’unico treno?
andrew says:
non essendo più un tennista professionista ma un tennista dipendente, lo vedrei bene nei panni dell’accompagnatore di rappresentative nazionali under.
pulsatilla says:
Grande articolo,
bravo Alessandro. Letto tutto d’un fiato.
L’ho visto giocare due volte quest’anno, e sempre perdere con gente inferiore sulla carta.
Il problema secondo il mio modesto parere, oltre alla limitata rapidità degli appoggi, è mentale.
Siamo sicuri che un coach calmo, riflessivo e comprensivo vada bene per lui?
monet says:
Andrew scusa ma perchè accanirsi con un giocatore in evidente crisi di risultati? non so cosa ti abbia fatto di male,non è la prima volta che lo sbeffeggi. avrà anche fatto la pace con la federazione ma dire che ne è dipendente ce ne passa……..
monet says:
pilsatilla la tua ultima osservazione mi ha colpito,perchè a tale proposito anche io ho avuto dei dubbi,cioè avere un coach calmo e riflessivo invece di uno che ti prenda per il cravattino e ti obblighi a fare tutto quello che ti dice lui……
muziek says:
Alessandro
C’è modo per sapere cosa ne pensa lui(Bolelli)? E anche il suo allenatore? Una bella chiacchierata potrebbe aiutarci (sempre congetture sono, ma almeno avremo degli elementi in più). Io sono sempre perplesso quando si richiama l’aspetto “mentale” e nell’articolo mi pare che implicitamente si ipotizzi un problema “tecnico” (se ci mettiamo a fare a pallate mi trovo bene se invece mi rimandi solo la palla di là ad un certo punto esco fuori di testa e tiro nel corridoio). Con le dovute proporzioni e cautele mi pare che questo ricordi il problema che molti giocatori hanno contro Nadal (soprattutto Federer) che alla quarta accelerazione – dopo che hanno messo tre palle sulla riga e l’altro l’ha rispedita dall’altra parte – vanno fuori di testa. Djokovic quest’anno lo ha frantumato aspettando un po’ prima di tirare la quarta. Però effettivamente il caso Bolelli è decisamente misterioso.
Federico Di Carlo says:
I giocatori sono dentro al campo ciò che sono fuori dal campo. Anche ad occhi esterni è abbastanza ovvio che Bolelli “soffra” di ipo-attivazione. E’ necessario che ci sia qualcuno a dargli una scossa, nuove motivazioni, che gli dia iper-attivazione e che gli faccia scoprire e capire quale è il suo stile di attivazione ideale durante la prestazione con la tecnica del bio-feedback.
Federico Di Carlo says:
Parte 2
C’è un rapporto inversamente proporzionale tra velocità della palla e velocità dell’atleta. Più la palla e veloce e più il giocatore può contare sulle sue capacità balistiche o talento tennistico. Più la palla e lenta e più il giocatore deve ovviare con la velocità degli spostamenti alla lentezza della palla per potersi preparare all’esecuzione. E’ ovvio che in quest’ultima situazione vengano fuori tutte le lacune degli spostamenti di un giocatore mentalmente e dunque atleticamente “pigro” come Bolelli.
Alessandro Nizegorodcew says:
@Federico
Mi trovi d’accordo sul “giocatore mentalmente e dunque atleticamente “pigro” perché tutti gli addetti ai lavori che si sono rapportati al ragazzo mi hanno detto che fisicamente è sempre preparatissimo, ma è l’attivazione mentale, in alcuni frangenti che manca.. Lo ricordo correre tantissimo in alcuni match ed essere anche molto reattivo in risposta
andrew says:
monet…
fotografo semplicemente la situazione dal MIO punto di vista…non ho niente contro Bolelli né voglio fargli del male, che già se ne è fatto lui stesso…
per me la fine del suo essere professionista (sempre dal MIO punto di vista) coincide da quando si è rimangiato le parole “mai più in coppa Davis con Binaghi presidente” (un retro-front che un dirigente di circolo può permettersi ma un atleta no…), ossia da quando ha accettato la proposta di una carriera da tennista dipendente al posto di una da tennista professionista.
probabilmente è anche la scelta giusta per lui, questo non posso saperlo…
Alessandro Nizegorodcew says:
@muziek
Molto volentieri e lo faremo nelle prossime puntate di Spazio Tennis, quando Simone sarà in Italia per la Serie A.
pulsatilla says:
Monet, (post 6)
ti dico la mia esperienza personale.
Il mio maestro di arti marziali era un duro. Io, forte in allenamento, diventavo una mozzarella nei combattimenti, quasi preferivo farmi menare che menare io stesso. Lui, che nutriva in me delle speranze, mi urlava di tutto. un giorno combattemmo insieme e lui mi diede tante di quelle botte che ancora oggi se ci ripenso ho dolore da tutte le parti.
Da quel momento dentro di me è scattato qualcosa che non saprei dire. la paura di dare o ricevere botte era superata da una paura ancora più grande, ero diventato una macchina da guerra.
Ora, dopo molti anni, abbiamo discusso a lungo perchè secondo me il tennis, anche se in assenza di contatto fisico, è un’arte marziale vera e propria, secondo lui è una bestemmia.
Soderling è il classico caso di uno che ha capito questo, chiedete a Pistolesi se non è vero, lui si fa massacrare in allenamento e vuole solo questo.
Ad un certo punto della carriera secondo me bisogna rischiare.
Io, se fossi il coach di Bolelli, gli darei tante di quelle botte da non lasciarlo in piedi per qualche mese. Sempre per il suo bene s’intende.
monet says:
Pulsa è quello che farei anche io….e non solo con lui,ma anche con uno che conosco ancora meglio……io sono cresciuto per la strada e so le sue leggi,vedere scartare il grasso dal filetto mentre mangi mi fa andare in bestia….penso mi avrai capito……….
pulsatilla says:
L’allenatore buono, riflessivo, comprensivo può amministrare un atleta, ma mai potrà tirare fuori da lui quello che alberga nel suo inconscio, che è l’aggressività, un sentimento “bestiale” che ognuno porta con sè.
E il legame fra l’aggressività e la paura è molto stretto.
pulsatilla says:
Monet,
ti capisco molto molto bene.
Federico Di Carlo says:
Pulsatilla,
il legame tra aggressività e paura è molto stretto perchè l’aggressività è un modo in cui la paura viene soffocata. E la puoi soffocare temporaneamente, la puoi tamponare, ma non la puoi sconfiggere, per il semplice fatto che stai sostituendo un comportamento con un altro comportamento. E così facendo, come l’araba fenice, la paura risorge dalle sue ceneri.
Per sconfiggere la paura bisogna lavorare sui presupposti cognitivi che la generano. E’ questo vuol dire lavorare sodo, andare al di la dell’istinto naturale, perchè non dimentichiamocelo, la paura è una delle 4 emozioni iscritte nel codice del DNA.
Ricorda poi che l’aggressività (con l’adrenalina ed il testtosterone che produce)non può essere mantenuta costante per un periodo di tempo lungo e che d’altra parte non produce il livello di attivazione ottimale ad uno sport di coordinazione fine come il tennis. Il tuo maestro di arti marziali parla con cognizione di causa.
pulsatilla says:
FDC,
Perchè dici che l’aggressività è un modo per soffocare la paura?
nessuno dice di soffocare la paura, anzi, io dicevo esattamente il contrario, proprio perchè la paura è connaturata in noi.
la paura non ha presupposti cognitivi che la generano, te l’avevo già detto quando il tuo nome era Maria Prosperi. La paura è irrazionale e non si può nè controllare nè lavorare con mezzi razionali. E’ la grande illusione dei mental coach e degli psicologi.
ecco perchè i mental coach fallliscono, come ha fallito miseramente il tuo amico Sgarbi.
la paura va amplificata, biosgna tuffarsi nella paura, ed è per questo motivo che dicevo che nella vita ad un certo punto bisogna prendere qualche rischio, altrimenti si resta al livello in cui ci si è adagiati.
bob says:
I fatti parlano chiaro: ha reso bene solo con un coach caxxuto come Pistolesi…quindi credo che avrebbe grande beneficio dal tornare con Pistolesi (capisco cosa impossibile, e qui ci si ricollega alle osservazioni di Andrew) o con uno con caratterstiche simili (se esiste)…
Alessandro Nizegorodcew says:
@Pulsatilla
Pistolesi ha finito il contratto e dunque il rapporto lavorativo con il tedesco Beck. Beck ha fatto decisamente bene con Claudio alla sua guida. Se non erro lo ha seguito da Wimbledon, ma potrei sbagliare con i seguenti risultati:
Qualificazione a Wimbledon
Finale Challenger Oberstaufen
Quarti Sopot
Finale a Como
Quarti a Brasov
Semifinale a Napoli
Quindi direi che i risultati sono arrivati..
monet says:
la paura fa l’uomo forte ed è alla base dei grandi successi
Federico Di Carlo says:
Pulsatilla,
l’aggressività è il comportamento esattamente contrario della paura. La paura tende a far ripiegare l’essere umano in difesa. L’aggressività invece lo spinge all’attacco.
Vedi Pulsatilla, una volta che la paura ed il centro limbico o emotivo si sono messi in movimento c’è poco che si possa fare. Su questo siamo perfettamente d’accordo. Non lo puoi soffocare ed è anche molto difficile da gestire. E questo purtroppo incide negativamente sulla prestazione.
Ma si può agire prima che ciò accada, intervenendo più a monte.
Portiamo la paura nel nostro DNA perchè l’uomo preistorico doveva combattere per la propria sopravvivenza contro animali feroci. Prova ad immaginare avere un leone di fronte: una paura da morire!!!! I domatori questa paura primordiale hanno imparato a gestirla perchè hanno un’altra immagine e concezione del leone.
Gli stimoli sono sempre neutri. Siamo noi a dargli una valenza positiva o negativa con il nostro sistema concettuale. Non a caso la paura non è uguale per tutti. Ci sono cose che fanno paura a me e non a te e viceversa.
La paura non la puoi usare nella gestione mentale di uno sportivo perchè come ben sai gli stati fisiologici che attiva non sono costanti ed espongono l’atleta a dei continui ups and downs di rendimento.
Agatone says:
C’è il fatto che una partita di tennis dura molto. All’interno ci stanno molte sensazioni e anche disattenzioni. E’ difficile incanalare le emozioni come in qualcosa che dura qualche minuto come immagino un incontro di arti marziali
cataflic says:
Personalmente in un periodo della mia vita, al mio gioco (tristo!)forzato, accompagnavo una “prassi” grintosa in stile Nadal(forse Connors, visto che Rafa mangiava ancora merendine…) e questo mi aiutava a tenere uno stato di massima attivazione decisamente redditizia per il mio modo di giocare.
Grande dispendio di energie nervose e fisiche, ogni punto giocato come fosse l’ultimo, ma finchè ne avevo…era il meglio che riuscivo a mettere in campo.
Poi mi è successo di avere un infortunio alla spalla e di essere costretto ad un gioco di quasi pura rimessa, scoprendo che nella più completa rilassatezza del gesto e della mente ed in un gioco diametralmente opposto a quello solito potevo essere molto più efficace di prima.
Rimane certo quale siano l’atteggiamento ed il gioco che mi gratifica di più, ma probabilmente la maggiore “consanguineità” del secondo atteggiamento con il mio normale modus operandi alla fine sul campo si rivela più efficace.
O è il contrario? boh?ahahah
Giorgio il mitico says:
x per tutti
al nostro Bolelli si fa svolgere una PREPARAZIONE ATLETICA adeguata per un professionista che ha già la tecnica tennistica per essere tra i primi 20 al mondo ?
Se ha problemi con i cosiddetti “pallettari” ho degli enormi dubbi in proposito, per come la penso io, se contro i “pallettari” hai la tecnica e PURE LE GAMBE per il “pallettaro” non c’è scampo !
Alessandro Nizegorodcew says:
@giorgio
parti dal presupposto che è una mia teoria.. non una verità assoluta!
tilden says:
Non per fare pettegolezzi, ma la crisi vera e propria é cominciata subito dopo il matrimonio
pulsatilla says:
FDC,
purtroppo le tue parole riflettono i limiti della PNL, che non sono pochi, anzi, sono enormi.
Dici che l’aggressività è il comportamento esattamente contrario della paura.
Questo è molto grave da parte tua, ti prego di riflettere.
Il più delle volte si aggredisce per paura. la paura può provocare due reazioni: la paralisi o una risposta aggressiva.
ti sarà capitato di conoscere soggetti molto aggressivi, anche ragazzini. Tutti questi soggetti, invariabilmente, hanno a livello più o meno inconscio una paura incontrollabile e questo fa di loro soggetti violenti. Le cause quasi sempre risiedono nell’infanzia.
“La paura non la puoi usare nella gestione mentale di uno sportivo…”, usi sempre una terminologia errata. Non si gestisce mai la mente nè di uno sportivo nè di qualcun’altro. E io non ho mai parlato di gestione e sono convinto che non si può gestire la paura, esattamente come non si può gestire l’inconscio. A questo punto avrai capito che non credo alle bufale della PNL.
Alessandro Nizegorodcew says:
@tilden
E’ vero e sicuramente avrà influito e continua ad influire.. ma sono passati anni ormai!
darione says:
Bravo Alessandro ottimo pezzo: voto 9,5 e non 10,,,,ti chiederai perchè……molti tifosi e addetti ai lavori si sono sempre chiesti se la crisi di bolelli sia nata con il suo matrimonio con la splendida fotomodella paraguaiana Ximena……bellissima ragazza…..forse questo aspetto lo hai volutamente sorvolato….per carità ti posso anche capire, ma se si vuole sviscerare il fenomeno Bolelli lo si deve fare a 360 gradi.
Alessandro Nizegorodcew says:
@darione
Si si hai ragione darione, il problema è stato sicuramente anche quello. Io ho cercato di leggere più la parte tennistica ma è evidente che ciò che accade fuori dal campo è fondamentale!
Maurizio says:
Sulla paura concordo con Pulsatilla, l’aggressività è una reazione alla paura, gli animali quando hanno paura scappano o si mimetizzano o aggrediscono, l’uomo non fa eccezione, quando un tennista “scioglie” sta scappando o si sta mimetizzando. Provate a vedere cosa fa un gatto quando è minacciato, se può scappa, ma se chiuso in un angolo aggredisce di sicuro.
Non credo invece la paura sia necessaria nello sport, è vero, a volte aiuta, ma il famoso stato di flow o comunque uno stato ottimale si ottiene quando mente corpo e spirito sono in equilibrio, la paura a mio avviso altera questo equilibrio.
Alessandro Nizegorodcew says:
Una definizione di stato di flow.. di oggi?
FLORIAN MAYER
pulsatilla says:
attenzione: non ho detto che la paura è necessaria o che aiuta.
Barbara says:
E se invece fosse un eccesso di aggressivita’? Troppa voglia di rivalsa, la necessita’ di polverizzare quello che ritiene inferiore per affermare il proprio valore e l’ansia blocca le gambe, con quelli meglio non patisce.
Lo so, sono una donna e sono cervellotica, ma noi siamo abituate ad avvitarci su noi stesse
Vincenzo Gerbino says:
Bolelli a fine 2015 sara’ nei primi 50 al mondo in singolare
Alessandro Nizegorodcew says:
@Vincenzo Gerbino
2015 non è un po’ lontano? Comunque me la segno…
Io speravo potesse arrivarci nel 2012…
tilden says:
Bolelli nel 2015 avrà 30 anni Gerbina hai cambiato fornitore di fumo?
Invece se Bolelli riuscisse ad inanellare una serie di vittorie consecutive per esempio qualif + uno o dur turni in Australia e fare bene nei tornei succerssivi sul veloce, potrebbe rientrare nei 100 ed evitare le qualifiche di tutti i ptossimi slam. Purtroppo é dell’85 e quindi é più vicino ai 30 che ai 20 e quindi dal punto di vista fisico molti miglioramenti sono difficili (ovviamente si parla di fisico per giocare nei top 100)
Vincenzo Gerbino says:
Tilden e’ il vino che tu vendi che mi fa’ dire queste cose
Federico Di Carlo says:
Pulsatilla, Maurizio,
avete ragione nel dire che mi sono espresso male. Infatti l’aggressività non è l’emozione contraria alla paura ma è uno dei suoi risvolti. La paura infatti può farti diventare remissivo o aggressivo. Mi sono espresso male.
Però, Pulsatilla, non ci può essere emozione se non c’è uno stato cognitivo che la genera. E se si interviene sugli stati cognitivi che sono a monte delle emozioni possiamo anche fare in modo di avere le emozioni corrispondenti ed i comportamenti che ne sono conseguenza.
Non siamo anche d’accordo sul fatto che la mente di un atleta non può essere gestita. E’ sempre il cervello che comanda il corpo di agire e se, come dice giustamente Maurizio non c’è equilibrio, non si può raggiungere lo stato di flow. Dal momomento che gli stati cognitivi di veglia determinano una funzionalità lateralizzata del cervello, se l’atleta non gestisce e non controlla il suo stato mentale riuscirà ad accedere a questi stati soltanto in modo occasionale e casuale.
Oramai siamo quasi prossimi alla pubblicazione del libro, e tutte queste cose saranno spiegate assai dettagliatamente.
Francesco Rossi says:
Dopo il matrimonio, in pochi come me ebbero il coraggio di descrivere un Bolelli sul viale del tramonto. Molti addetti ai lavori, compresi quelli che intervenivano nella trasmissione radiofonica di Alessandro, continuavano a parlare della famosa storia della fiducia, mascherando (io dico volutamente) tutti i limiti tecnici e tutte le involuzioni di Bolelli.
Oggi Bolelli è un eccellente doppista, a mio parere uno dei doppisti più forti del Mondo, ma nulla di più.
muziek says:
Non so neanche se sia possibile una domanda del genere (immagino siano cose molto private), la faccio ma se non arrivano repliche capisco. Perché dite che c’entra il matrimonio?
andrew says:
risposta:
per non dire che c’entra qualcos’altro…
muziek says:
Andrew permettimi una domanda: tu pensi che la Federazione Italiana Tennis stia lavorando bene oppure ritieni che ci siano delle cose da correggere? Perché sai il tuo pensiero non si capisce molto bene. Ah, se non risponderai mi riterrò offeso e ti querelerò alla prima occasione.
Firmato: Michelangelo Leopardi
Via Albergo dei Monaci, 70
106004569867 Bra
monet says:
@ francesco rossi
come fai a dire che ora è un eccellente doppista e niente di più….
che sia in crisi di risultati è evvidente,ma io che l’ho visto da non troppo tempo posso solo affermarti che la causa di questo è…se stesso!! la fiducia che non ha,le pressioni che ha ricevuto e riceve qouotidianamente fanno si che al minimo ostacolo si infranga nel nulla.quando è libero da queste gioca e talvolta vince,vince cioè quando sa che non ha nulla da perdere (gulbis-wawrinka) mentre contro gente molto meno forte HA L’OBBLIGO DI VINCERE e va in tilt al minimo problema….
testa questione di testa ormai il tennis si gioca con l(=% di testa il 10% de fisico e il 1=% di colpi e tecnica…….meditate gente …meditate
monet says:
80% di testa volevo scrivere
muziek says:
Monet
Scientificamente parlando immagino….
andrew says:
muziek:
ti posso rispondere che non considero la federazione una federazione di associazioni sportive bensì un franchising di circoli per la vendita del tennis…. un po’ come Intimissimi e Calzedonia…
a livello di franchising, ottimo lavoro della federazione!!!
monet says:
muziek non capisco,ma essendo tu di bra puoi vedere che la cosa che sta succedendo a lui è successa quastanno anche a golubev o sbaglio? (parlo della moria di risultati sia ben chiaro,nel personale non mi addentrerei mai,infine tutto quello che succede fuori dal campo sono solo caxxi loro)
bogar67 says:
@Federico, Pulsatilla e Maurizio
potete spiegarmi meglio l’aggressività in campo, è positiva o negativa? aggessivo equivale a gioco d’attacco? gli esercizi in campo servono a valorizzare l’aggressività se positiva? sono due mesi che rompo il mio maestro che voglio bimba con gioco più di attacco e meno di rimessa e quando chiedo dico più aggressiva! sbaglio?
Pugnetto dopo scambio vinto che dimostra? non mi dite che ci si è liberato da una paura!!
Bolelli visto poche volte giocare ma a me sembra che tira!!
muziek says:
Monet
Non sono di Bra, scherzavo con Andrew. E mi ero permesso di scherzare anche con te, per via della tua affermazione un po’ apocadittica (il problema è se stesso! con tanto di punto esclamativo…) e un po’, se mi permetti, “ingenua” (nell’indicare addirittura delle percentuali). Ma davvero stavo solo scherzando, come avevo già detto il caso Bolelli secondo me è un mistero che mi piacerebbe (come mille altre cose) esplorare meglio, tant’è che ho chiesto ad Alessandro di provare a chiedergli cosa ne pensano lui e il suo allenatore.
Parlando un po’ più seriamente io ho qualche perplessità sulle questioni mentali. Federer perché perde da Nadal? Nadal perché perde da Djokovic? Ora, non sto dicendo che la testa non conti, dico che a volte è un po’ sopravvalutata. E parlando sempre più seriamente è ai miei occhi “scientifici” (mi sto prendendo in giro) molto sospetta l’affermazione giocatore forte mentalmente=giocatore vincente perché è impossibile da dimostrare. Da dove si capisce che un giocatore è forte mentalmente? Dal fatto che vince. Cosa devi fare per vincere? Devi essere forte mentalmente. Capisci che c’è qualcosa che non torna in questo ragionamento. Da qualche parte ho letto che Federer avrebbe perso la partita con Djokovic per via di un calo mentale. Se la risposta di Djoko andava come vanno tutte le risposte di Djoko (e di chiunque) giocata ad occhi chiusi che ce ne facevamo del calo mentale? Insomma, io sospetto e quindi ero un po’ canzonatorio.
monet says:
ingenua nel ‘indicare le percentuali? caro muziek ti piaccia o no è la SACCROSANTA VERITA’ io non sono un tecnico anche se a volte mi vanto di capirne se non alla stessa stragua….anche di più…ma se chiedi a un addetto ai lavori che abbia esperienza di giocatori atp di buona fascia ti sentirai rispondere che la testa ora come ora assieme a l fisico sono il 100% nel tennis
muziek says:
Monet
va bene dai, la prossima volta – con un po’ più di tempo magari – provo a fare un discorso un po’ più articolato. Per adesso rifletti solo su due cose (se vuoi, naturalmente), la prima è quella riportata sopra: se per vincere devi essere “forte mentalmente” e la prova che sei forte mentalmente è data dal fatto che vinci ti deve venire qualche dubbio perché il ragionamento è circolare e non ti porta da nessuna parte.
La seconda è più “polemica” e si riallaccia al discorso sulle modalità di allenamento fatto altrove: c’è verso di dimostrare in qualche modo (oltre al parere – qualificatissimo per carità – degli “addetti ai lavori”) che la componente mentale è così rilevante?
Ne approfitto per dire una cosa ad Agatone: la conclusione del ragionamento fatto sulle modalità di allenamento non è (sempre secondo me) che “rimane solo l’esperienza”. Intanto puoi cominciare a capire da chi diffidare e da chi no (questo mi pare lo dicesse pulsatilla); poi puoi effettivamente provare a capire in che modo riesci ad ottenere un certo tipo di risultati. Questo è quasi impossibile a livello di top 40, forse 100 ma esiste tutto il sottobosco tennistico (challenger, futures e tutto il resto) che ha numeri ben maggiori e sui quali si potrebbero imbastire ragionamenti interessanti. Che non credo faccia nessuno, ma il tennis (e lo sport in generale. E non hai idea di quanto lo sia la politica…) mi pare ancora molto molto lontano da questi, tutto sommato semplici, ragionamenti. Ha raggiunto livelli di grande sofisticatezza su moltissime cose, su questa direi di no. Ci ritorneremo se ci sarà modo.
Federico Di Carlo says:
Bogar67,
con Maurizio e Pulsatilla stiamo disquisendo di aggressività mentale. Quella di cui parli tu con il maestro è aggressività tattica. Certamente l’aggressività tattica può essere una logica conseguenza, un comportamento, di quella mentale, ma nella maggior parte dei casi, per i giocatori agonisti, è una lucida scelta compiuta a prescindere dall’aggressività scatenata dalla paura secondo il classico schema di combatti (sei aggressivo) o fuggi (sei remissivo) in inglese “fight or flight”.
Federico Di Carlo says:
Muziek,
Federer vince contro Djokovic ma perde con Nadal
Nadal vince contro Federer ma perde da Djokovic
Djokovic vince con Nadal ma perde da Federer.
Ammetterai che c’è qualcosa che in termini di valori tecnici non torna. Così come non si siega tecnicamente la sudditanza psicologica di alcuni giocatori spagnoli verso Nadal e come non si spiega tecnicamente il rendimento rispettoso del “fattore campo” nel calcio, nella palla a canestro e via discorrendo.
E’ sempre il cervello che impartisce gli stimoli al corpo e non viceversa, per cui l’aspetto mentale è fondamentale alla prestazione sportiva.
muziek says:
FDC
Vedi come sono curiose le discussioni? Proprio l’esempio del calcio secondo me mostra quanto sia sopravvalutata l’importanza del “fattore mentale”, nel senso che tu puoi giocare in casa quanto vuoi contro il Barcellona ma mi sa che 8 volte su dieci perdi. Però, hai sicuramente ragione qui, se ci giochi fuori casa ci perdi 10 volte su dieci. Ergo, bisogna spiegare quel +2. Su questo +2 ci si accapiglia, giusto? Io non ho mai detto che la testa non c’entra nulla. Dico che la testa c’entra ma non esageriamo. Quanto c’entra? Su questo ho i miei bravi dubbi. Perché in quel +2 (che intanto è già una buona riduzione) entrano molti fattori (conosco meglio il campo, mi oriento con le distanze, l’arbitro magari mi è maggiormente favorevole ecc. ecc.). Questo spiega il “risultato” non spiega la “prestazione”. Messi gioca meglio al Camp Nou o al Bernabeu? Perché gicoare in casa per Ibrahimovic è indifferente mentre pare che non lo sia giocare in Champions o in campionato?
Sulla triangolazione che ricordi anche tu, sei proprio sicuro che gli aspetti mentali siano più rilevanti di quelli tecnici mille volte discussi (il drittone di Nadal che finisce sul rovescio di Federer ma che fa il solletico al rovescio a due mani di Djokovic ecc. ecc.).
Però hai ragione, il discorso è appassionante e devo approfondire; per adesso mi limito a sospettare che non lo facciano tanto neanche i fautori dell’aspetto psicologico…
pulsatilla says:
“…se per vincere devi essere “forte mentalmente” e la prova che sei forte mentalmente è data dal fatto che vinci ti deve venire qualche dubbio perché il ragionamento è circolare e non ti porta da nessuna parte.”
Non sono d’accordo.
Tra i criteri che indicano forza mentale ci sono la capacità di lottare sempre, anche quando la partita è apparentemente persa e la capacità di giocare bene i punti importanti. Giannessi quest’anno, anche quando ha perso, ha dimostrato forza mentale.
Non è un ragionamento circolare.
roger says:
Per me l’unica possibilità per ritornare ai suoi vecchi livelli è quello di ritornare da Pistolesi e ricreare con lui quel clima di fiducia reciproca che avevano
Federico Di Carlo says:
Muziek,
non dimenticare di prendere in considerazione nel fattore campo “l’effetto undicesimo uomo” esercitato dal pubblico, e quello che, secondo alcuni psicologi dello sport, ritengono essere il fattore psicologico più importante: “sconfiggere il nemico che vuol conquistare il suolo amico.”
Stai addentrandoti in un mondo affascinante, Muziek, quello della psicologia dello sport, tanti cari auguri!!!!
Federico Di Carlo says:
Pulsatilla,
vorrei analizzare con te la frase che hai scritto sopra e metterla in confronto con quello che è l’atteggiamento mentale di un tennista. La frase è la seguente: ” Tra i criteri che indicano forza mentale ci sono la capacità di lottare sempre, anche quando la partita è apparentemente persa e la capacità di giocare bene i punti importanti”.
Capacità di lottare sempre e capacità di giocare bene i punti importanti: benissimo!!
Ma un giocatore forte mentalmente non ha mai il pensiero che una partita può essere “apparentemente persa” o “apparentemente vinta”. Se in un giocatore ci sono questi pensieri vuol dire che la sua concentrazione non è più nella partita, non è più nel tennis, sul processo, ma è sul risultato. E questo non produce la prestazione ottimale.
pulsatilla says:
FDC,
secondo te Nadal mentre gioca li conta i punti?
francescocoachgemelli says:
Per questo il mio scopo principale è quello di far amare il tennis senza questo presupposto è meglio non partire la motivazione e tutto nella prestazione sportiva
Le tecniche per raggiungere lo scopo sono subdole ma esistono
Federico Di Carlo says:
Pulsatilla,
sarebbe troppo facile risponderti perchè la risposta la da Nadal stesso nella sua autobiografia. Ed in verità la mia “annotazione” al tuo commento era in parte influenzata proprio dalle parole di Nadal
Federico Di Carlo says:
Francesco,
la cosa fondamentale è conoscere i “tuoi polli”. Se hai questa conoscenza puoi costruire intorno a loro il metodo ed il percorso affinchè diano il loro meglio.
Non esiste LA Strada con la S maiuscola, esistono le strade ed i percorsi realizzati ed applicati su misura con gli strumenti e le risorse disponibili.
Vincenzo Gerbino says:
Pulsatilla ,Nadal come chiunque altro certo che contano i punti perche spesso si cambia tattica in base anche al punteggio in cui trovi
pulsatilla says:
Gerbino,
appunto.