Intervista a Corrado Borroni

di - 26 novembre 2010

di Gianfilippo Maiga

La prima domanda che si dovrebbe fare ad un tennista che ha smesso da più di 10 anni riguarda, di norma, il presente. Nel caso di Corrado Borroni è però d’obbligo innanzitutto rivangare il passato.

Molti appassionati di oggi non sanno che a Corrado non è stata data la possibilità di dimostrare fino in fondo quello che valeva: raggiunto un ranking di 147 e con la concreta speranza di salire più in alto, autorizzata quanto meno da un’età ancora molto giovane (23 anni), la sua carriera è stata bruscamente quanto prematuramente interrotta da un problema di artrosi ad entrambe le anche (lo stesso che è costato la fine della carriera a Guga Kuerten, per intenderci).

Ritorniamo quindi al 1996: cosa è successo?
“Nel settembre del 1996 mi è stata riscontrata una artrosi ad entrambe le anche. Era un problema di struttura fisica: pesavo 85/90 kg e le mie anche non riuscivano a sostenermi. Nessuno mi garantiva la piena guarigione anche in caso di intervento, dato che svolgevo un’attività agonistica. Ho trascinato il problema per buona parte del 1997 e poi, visto che soffrivo, ho abbandonato l’attività. Certo che, se lo stesso problema si fosse posto al giorno d’oggi, sono convinto che lo avrei gestito diversamente e non avrei smesso. Da un lato non ho avuto vicino una figura che mi aiutasse e mi consigliasse (mi gestivo molto da solo, e non sempre è la soluzione migliore), d’altro canto, la tecnica medica vent’anni fa non era quella di oggi e, infine, anche la situazione del tennis era diversa. Le qualificazioni di un challenger, per esempio, chiudevano abitualmente a ridosso del 200 atp, mentre oggi, con tornei più numerosi, il livello delle qualificazioni è di norma più abbordabile.”

La tua carriera non è stata solamente la vittoria con Kafelnikov e la sconfitta con Edberg. Quali sono state a tuo giudizio le tappe più significative e dove pensi che saresti potuto arrivare, senza lo stop prematuro?
“Pur non potendo dire di aver bruciato le tappe, i risultati da junior erano già stati incoraggianti. Nel mio primo anno da under 18 (1992) ho vinto Prato, Salsomaggiore e Firenze e ho raggiunto i quarti al Bonfiglio. L’anno dopo, ricevuta una wild card per il tabellone principale del Challenger di Torino (100,000 $), vi avevo battuto Mattar (che aveva a sua volta appena sconfitto Pescosolido nella famigerata trasferta di Coppa Davis a Maceiò) e Berasategui. Avevo anche cominciato a salire nella classifica ATP, raggiungendo la posizione 270 nel 1993. In quel periodo mi allenavo alle Pleiadi di Torino, quando c’erano anche Piatti e Bontempi e il circolo era frequentato tra gli altri da Camporese, Furlan, Brandi, Messori… Nel 1993 ho avuto i primi segnali negativi dal mio fisico, con un infortunio alla schiena che mi ha fatto perdere tra tutto 6 mesi. Dal 1994 mi sono ritrasferito a Milano, mia città d’origine, per riprendere gli studi di ragioneria interrotti a 16 anni (ho conseguito il diploma con grandi sacrifici, allenandomi di giorno e studiando la sera). È stata una scelta improvvisa: sentivo che avrei dovuto fare di più in termini professionali ed ero pronto a partire per gli USA, l’unico posto dove allora un professionista poteva trovare tutto quanto volesse, ma poi prevalsero ragioni familiari. In realtà, la mia carriera non ne ha risentito più di tanto e penso che avrei potuto far bene, essere nel tennis che conta, se non vi fosse stato il problema alle anche.”

Il tuo tennis, salvo errore, era a tutto campo e poggiava su un grandissimo rovescio. In negativo, era forse condizionato da un dritto meno efficace ed era un po’alterno, forse per la giovane età o forse per i numerosi infortuni, che ti impedivano di raggiungere la condizione ottimale o di conservarla (come è accaduto dopo Roma): in ogni modo sia Piatti che Clerici ti avevano pronosticato grande. Tu come ti saresti descritto?
“Tutti di me ricordano il rovescio. Preferisco dire che a me, come tennista, non piaceva aspettare l’errore dell’avversario. Cercavo di giocare aggressivamente. A mio favore forse ha giocato allora l’esplosione del tennis spagnolo basato sulle rotazioni del dritto e il tiro a sventaglio sul rovescio, dato che io avevo effettivamente nel rovescio lungo linea un punto di forza.”

Da quanti anni alleni e come sei arrivato alla decisione di intraprendere questa attività? Cosa fai oggi? Esclusivamente il coach o hai altre attività?
“All’abbandono dell’attività nel 1997 avevo molti rimpianti e un po’ di rabbia per l’opportunità persa. Ho quindi deciso inizialmente di fare altro, aprendo un negozio di articoli sportivi a Saronno. Certo, non potevo distaccarmi completamente dal tennis in così giovane età; dedicavo quindi la mattina alla mia attività commerciale, mentre nel pomeriggio volentieri fungevo da sparring per giocatori agonisti. Questo si può considerare il mio primo apprendistato da allenatore. Ero d’altronde curioso di sapere se mi piaceva allenare qualcuno, specie sapendo che da giocatore ero un allievo difficile, così introverso, chiuso, non solo perché portato a tenere per me i sentimenti che per esempio una sconfitta mi generava, ma soprattutto perché mi costringevo a un’analisi totalmente introspettiva di quanto mi succedeva sul campo (ero capace di non parlare per 2 giorni dopo un match). La mia seconda esperienza, che giudico decisiva, è stata la gestione del settore agonistico di un circolo a Gallarate. È durata solo due anni, ma ho avuto la soddisfazione di vedere quel settore crescere. Si è interrotta un po’ prematuramente perché il mio carattere un po’intransigente non ammetteva interferenze nelle scelte su chi far giocare nei campionati a squadre. A questo punto, per somma di delusioni, volevo veramente chiudere con il tennis. Chiuso anche il negozio a Saronno, avevo aperto un bar vicino ad Arese e mi accontentavo di giocare un paio di orette da “socio” la sera, quando ero stremato da 12 ore di lavoro. Il bar è stato un’iniziativa di successo e in 2 anni lo avevo ripagato: venivano a trovarmi ogni giorno, tra l’altro, gli amici di Arese. È a loro se devo il nuovo e definitivo inizio della mia carriera, nel 2000. Ad Arese si è formato il gruppo di professionisti (Colangelo, Crugnola, Ianni, Cotto) che ha formato lo “zoccolo duro” da cui sono partito e che mi porta oggi al Marconi di Milano.”

Di carattere sei pacato e riservato, per non dire taciturno. Che ci “azzeccano” i numerosi teschi tatuati sul braccio destro con la tua natura riflessiva? Tua moglie li ha trovati da subito irresistibili o se ne è fatta una ragione e se ne è servita con i bambini, minacciando di chiamarti se non facevano i bravi?
“I tatuaggi sono il contraltare ad un temperamento troppo riflessivo, per non dire troppo razionale. Alcuni hanno un significato, almeno consciamente, come le ali sul braccio, (tipiche dei bikers della Harley Davidson, di cui faccio parte). Altri come i teschi, sono solo gusto per l’horror: mia moglie se ne è presto fatta una ragione.”

Il tennis degli anni novanta era già un tennis assolutamente moderno. Cosa è cambiato, se qualcosa è cambiato, nel modo di giocare dell’inizio del nuovo secolo?
“In un tempo relativamente breve i materiali hanno conosciuto una profonda evoluzione, prima di tutto. Ma tutto il tennis è diventato uno sport più completo, con la cura sia alla preparazione fisica, sia ai dettagli tecnici. Basta osservare l’evoluzione del tennis spagnolo: da sport tipicamente “terraiolo” e poggiante su un paio di schemi ripetitivi si è trasformato e oggi i tennisti spagnoli sono competitivi su tutte le superfici.”

Una domanda sull’ Italia e sul tennis Italiano è d’obbligo. Si dice che in Italia si fosse indietro allora – e probabilmente lo sia ancora oggi – rispetto all’evoluzione del modo di giocare a tennis nel mondo o comunque nei Paesi più avanzati sotto questo profilo. Cosa ne pensi? Ritieni che questo sia vero e se sì perché?
“Francamente dissento. Non credo che il problema dell’Italia sia tecnico, non almeno oggi, ma forse neanche allora.
È piuttosto un problema di cultura: o meglio, di quella mancanza di cultura sportiva che impedisce spesso ai nostri giovani – e non solo nel tennis – di diventare degli sportivi di successo. Mi riferisco in modo specifico all’atteggiamento di tutte e tre le componenti dell’ambiente: famiglie, allenatori e giocatori. Le prime troppo spesso impediscono ai figli di crescere, continuando ad assisterli come bambini e fuori dal campo non educandoli all’accettazione della sconfitta e al riconoscimento del valore dell’avversario. Gli altri rifuggendo dalle proprie responsabilità: quante volte abbiamo sentito dei giovani prendersela per i propri insuccessi con arbitro, avversari e allenatore e quante volte un allenatore attribuire le sconfitte di un giocatore alla sua “mancanza di testa”, senza mai mettersi in discussione?”

Molti coach in Italia e non solo sono ex-giocatori che, cessata l’attività, iniziano ad allenare. A prescindere dal loro valore o dalla loro attitudine come coach, ritieni questo approccio giusto, o pensi, sulla base della tua esperienza, che si dovrebbe prima seguire un corso specialistico, magari avere un patentino (nulla a che vedere con il brevetto di maestro), un po’ sulla base di quanto avviene per i calciatori a Coverciano? Se sì, cosa esiste oggi nel mondo di valido in questo senso?
“Tutti gli ingredienti concorrono alla formazione di un allenatore, inclusa una iniezione di teoria. L’Atp d’altronde organizza periodicamente corsi e recentemente c’è stato un simposio. Se vi fosse una formula come quella di Coverciano per il tennis mi troverebbe d’accordo: si ricordi però che a Coverciano hanno accesso preferenziale gli ex calciatori di alto livello, mentre da noi, per diventare maestri, l’esperienza sul campo viene posta in subordine rispetto a un candidato con poca conoscenza tennistica, ma con una laurea e su questo non sono d’accordo. Ritengo l’esperienza – al di là della personale attitudine – una componente fondamentale per allenare. Certamente non è affatto detto che un grande giocatore sia poi anche un grande allenatore, ma l’aria che ha respirato gli dà un indubbio vantaggio di partenza. Come tutti i mestieri, ovviamente, anche quello di allenatore non si improvvisa e non si devono bruciare le tappe a tutti i costi.”

Oggi la tua Accademia comincia ad avere una certa struttura, con un preparatore atletico, tre allenatori full time e diversi giocatori. Dimmi cosa ti aspetti per la stagione prossima e se prevedi cambiamenti.
“Non prevedo cambiamenti, ma il consolidamento della struttura. Il successo del nostro lavoro, oltre che nel disporre di una struttura adeguata alle esigenze di chi gioca, risiede molto nella continuità, che vuol dire anche possibilità di lavorare più a fondo. Spero invece nell’ampliamento della base e nel concreto cogliere i frutti del lavoro nelle punte. Dalla base mi aspetto di veder uscire i nuovi giocatori di domani, senza che molti si perdano perché non ben seguiti negli anni formativi.”

Parliamo del tennis attuale. Quale evoluzione vedi?
“Si va verso un estremo sia dal punto di vista fisico che tecnico. Scordiamoci in futuro gli specialisti del veloce e della terra, ma prepariamoci sempre più a vedere giocatori in grado di eccellere su tutte le superfici.”

Anche oggi ci sono tennisti che giocano controcorrente: ho in mente Dolgopolov, in particolare (e un po’ Gulbis). Di lui ho sentito dire che sia l’antitennis, che “tiri a caso” e questa espressione viene spesso usata per alcuni tennisti cui la palla esce molto velocemente dalla racchetta e che sfruttano quest’arma non giocando un tennis percentuale. Qual è la tua opinione in proposito?
“Non ho un parere preconfezionato sul modo in cui si deve giocare a tennis. Se un tennista colpendo la palla con il manico fa sempre punto e vince i match, bravo lui e continui così. Per giocare un tennis totalmente piatto occorre averne le caratteristiche e queste non sono solo un fatto tecnico: come ti esce la palla dalla racchetta. Occorre che tutto un insieme di fattori concorrano a sostenere quel gioco, che deve risultare produttivo per il giocatore.”

Hai molti rapporti con il movimento tennistico, (allenatori, federazioni, giocatori)? Credi in uno scambio di esperienze?
“Per carattere (non particolarmente espansivo) non sono portato a intrattenere rapporti intensi con gli altri. Sono invece assolutamente favorevole allo scambio di esperienze e approfitto per farlo nei tornei cui mi capita di accompagnare un giocatore. Devo anzi constatare che la mala pianta della gelosia è ancora molto diffusa nel nostro ambiente e costituisce a volte un freno alla possibilità di scambiarsi utili informazioni.”

Sei proprietario di una Harley Davidson. Di solito questa scelta non è casuale e significa molte cose: desiderio di libertà totale, trasgressione delle convenzioni borghesi con alcuni simboli tipici: tatuaggi (ci siamo), capelli lunghi (ahi!), ecc. Ti riconosci in questa filosofia? Cosa significa per te? Qual è la prigione da cui ti vuoi liberare?
“Di tutte le cose dette, mi riconosco nel senso di libertà che la moto mi dà. Devo ammettere che vivo la contraddizione di essere un tipo che sta bene da solo, è poco festaiolo e ama la pace del silenzio e di avere una moto che è quanto di più esibizionistico, scenografico e aggressivo si possa immaginare: una Harley completamente militarizzata, con tanto di fondina e pistola d’ordinanza.”

Per concludere, tennisticamente parlando (da allenatore), quale sarebbe il tuo più grande desiderio?
“Che ai ragazzi con cui lavoro riesca quello che non è riuscito a me: essere nel tennis che conta…”

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63 commenti

  1. Stefano Grazia

    Premesso che l’ultima risposta se non e’ prefabbricata e’ molto bella (il tuo più grande desiderio?“Che ai ragazzi con cui lavoro riesca quello che non è riuscito a me: essere nel tennis che conta…”), vorrei far notare che da un po’ di anni a questa parte sta diventando quasi un trend l’attribuire alla mancanza di cultura sportiva ogni problema del tennis italiano… Ma che cosa si intenda poi per cultura sportiva e’ molto vago: sono sicuro che Max sottoscriverebbe questa frase ma poi messo a confronto dialettico con Boroni entrambi potrebbero finire col credere che stan parlando di due cose diverse… Che cosa significa Cultura Sportiva? Aver fatto sport in passato puo’ sicuramente aiutare ma non basta… E’ la Cultura Sportiva una versione raffinata della Volpe e l’uva (e te daje…)? O e’ una panacea ormai per tutti i mali? Secondo me la vera mancanza di cultura sportiva nel tennis italiano sta nel fatto che al posto delle associazioni Sportive c’e’ il Sistema dei Circoli…

  2. Alessandro Nizegorodcew

    Io credo racchiuda varie cose.. tra cui sicuramente la capacità di sapersi sacrificare e quindi diciamo una cultura del lavoro che, obiettivamente, da noi spesso manca..

    Direi che può fare parte di questo argomento anche il discorso dell’alibi.. Da noi, ogni sconfitta è sempre accompagnata da un alibi..

    Questo è un concetto generalizzato, nel senso che il discorso dell’alibi viene poi ribaltato da molti giornalisti, che analizzano una sconfitta solo dando demeriti al nostro senza considerare che ESISTE l’altro che forse ha semplicemente giocato meglio..

    Cultura sportiva è probabilmente anche non accontentarsi e essere ambiziosi..

    Cultura sportiva è saper trasmettere i giusti insegnamenti (genitori e maestri) ad un bambino..

    Cultura sportiva è una un po’ la somma di tutte queste cose ed altre..

  3. Stefano Grazia

    Cultura Sportiva e’ anche non dar la colpa del proprio fallimento alla mancanza di cultura sportiva dell’ambiente circostante … (che sia chiaro, non e’ quello che dice Boroni, parlo in generale…)

    Ma era Boroni che fu allenato anche da Catizone? Potrei aver letto male ma mi sembra di ricordare un accenno di max…

  4. Alessandro Nizegorodcew

    Assolutamente d’accordo..

    Un conto è dire che in Italia manchi la cultura sportiva (cosa che, qualsiasi cosa voglia dire, credo sia vera!) un conto usarla come alibi!

  5. Stefano Grazia

    Comunque io posso essere anche d’accordo ma facevo solo una considerazione…Ormai e’ usato da tutti, anche da chi non ha mai praticato sport e forse qualche volta a sproposito… soprattutto in un ambiente dove di fatto non esistono ASSOCIAZIONI SPORTIVE ma solo Circoli in cui prima pagare, poi giocare …

  6. KB

    Scusate, io non ho cultura sportiva.
    Vorrei colmare la mia ignoranza.
    A chi mi devo rivolgere ?
    Mio figlio non ha cultura sportiva … con un padre come me è normale.
    Dove e da chi lo devo portare affinchè la apprenda ?

  7. nicoxia

    Non ho letto un nome degli allievi promettenti che ha in accademia,per noi che li vediamo nei vari tornei potrebbero essere un metro di valutazione del buon lavoro svolto.

  8. Alessandro Nizegorodcew

    Ianni, Vagnozzi, Maiga (figlio di Gianfilippo), Marcora.. non so se ce ne sono altri…

    Insieme a Borroni, come allenatori, lavorano Uros Vico e Mattia Livraghi

  9. Alessandro Nizegorodcew

    Fino a pochi mesi c’era anche Marco Crugnola che è però passato alla corte di Colangelo (con Riva, Pozzi e Barbara Rossi)

  10. Silvano Papi

    Micidiale! Stefano Grazia hai colpito ancora!
    “Cultura Sportiva e’ anche non dar la colpa del proprio fallimento alla mancanza di cultura sportiva dell’ambiente circostante …”
    Fantastico! Insomma in poche parole non farsi le pippe mentali.
    Allora Stefano ti faccio la proposta:
    vieni al Lemon Bowl e iscrivi la canaglia.
    Il 2 gennaio partecipi alla conferenza sul tennis giovanile.
    Facilitazioni: ti/vi ospito a casa mia (Roma o Genazzano). Per i biglietti propongo una sottoscrizione “pro-Grazia” da tutti i lettori di Spazio Tennis, vedrai che funziona. Passiamo la settimana più divertente dell’anno e soprattutto FACCIAMO CULTURA!!!
    Guarda chwe la proposta è seria. Fammi sapere.

  11. Giorgio

    Anconetani, il mitico sanguigno presidente del Pisa Calcio degli anni ’70, avrebbe detto: “Cultura sportiva? E quanti quintali servono? Andeteli a comprare!”.

    E’ rimasta famosa la risposta che diede ad un giornalista che gli faceva notare come alla squadra mancasse l’amalgama: “… e dove si compra st’amalgama?”

    Che ne pensate, se cultura sportiva è anche il non pretendere di voler far vedere, a tutti i costi, di possederla quando invece è vero il contrario?

    Ogni riferimento, anche a persone che girano per questo blog, è puramente causale

  12. andrew

    Sono due le cose che mi convincono della bravura di questo coach:

    1. Ha lavorato in un bar per due anni e quindi è in possesso di una maggiore cultura sportiva rispetto ai suoi colleghi.
    2. Non ha detto la fatidica frase “…puntiamo molto sul settore giovanile perché i giovani sono il nostro futuro e noi siamo orientati verso i giovani e quanto ci teniamo ai giovani e forza giovani e noi faremo qualsiasi cosa per i giovani, ecc. ecc.”

    Almeno mi sembra onesto…

  13. Nicola De Paola

    Mi è piaciuta questa intervista come pure l’intervistato. Ed effettivamente è bellissima la sua ultima frase.
    Mi chiedo se Borroni abbia un’accademia adatta a portare un ragazzo nel tennis che conta. Per esempio: i campi sono aperti anche ad eventuali soci? E sono anche in cemento e coperti? La palestra? Credo che se oggi manchino anche solo i dettagli,difficilmente si potrà primeggiare nel tennis di domani. Per quanto Borroni e collaboratori possano essere bravi. O sbaglio? Chiaramente il mio discorso è generale; non si riferisce solo a questa accademia.

  14. Barbara

    In Italia non manca la cultura sportiva.
    Nel tennis in Italia manca la cultura sportiva, che è cosa ben diversa.

  15. Giorgio

    @ Barbara
    Perchè, nel calcio c’è cultura sportiva? Basta vedere che succede in campo e sugli spalti! Certo, mi dirai il calcio non è uno sport, è un business, spettacolo e …..! Hai ragione!
    E allora è cultura sportiva ricordarsi e scrivere su tutti i giornali di sport come Canottaggio, Scherma, Judo, Ginnastica e tanti altri sport, denominati erroneamente minori, solo quando gli atleti che li praticano vincono medaglie, per poi farli il giorno dopo sparire per i prossimi quattro anni? La cultura sportiva non la deve avere solo chi uno sport lo pratica, ma tutti i cittadini!
    E così non è, prechè se non si è educati da piccoli a saper apprezzare alcuni valori, è più difficile, se non impossibile, riuscire a farli propri da grandi! Basta vedere che cosa i vari governi hanno previsto per lo sport nella scuola!
    E, se non si parte da lì è una battaglia persa già dall’inizio.

  16. Barbara

    Giorgio
    hai ragione, però negli sport “minori” la cultura c’è, eppure mancano tutte le cose che hai elencato.
    La verità è che il tennis, a cui normalmente si approda davecchi con il benessere economico, in Italia trasmette valori incompatibili con la cultura sportiva.

  17. Madmax

    Riguardo la cultura sportiva avete detto cose corrette un po’ tutti..

    Io penso però che se aspettiamo sempre che siano gli altri a cominciare (istituzioni etc) non partiremo mai..

    Premesso che per cultura sportiva intendo il perseguire in modo continuo e costante il proprio miglioramento (e quindi di alibi non ce ne possono essere perchè non sarà una vittoria o una sconfitta a determinare se il dritto o la PA siano migliorati o meno), ritengo che avendo il tennis rispetto al canottaggio e a gli sporti figli di un Dio minore un differente impatto mediatico, sarebbe auspicabile che i tennisti ed il suo governo diano dei segnali forti..

    Perchè poi il giorno che in Tv ci andasse il vincitore di tre Wimbledon e due US open e spiegasse che tipo di percorso ha dovuto seguire per arrivare a conseguire un certo tipo di risultati è chiaro che risulterebbe più credibile..

    E purtroppo se non raggiungi quel tipo di risultati in modo costante in tv ci andrai sempre poco e se i risultati non sono costanti quel tipo di percorso significa che non l’hai fatto..

    Stefano..

    Convengo con te che probabilmente io e Borroni non ci troveremmo d’accordo, ma lui è stato un ex giocatore e per cui è normale che il suo punto di vista parte da lì..

    Senza ricorrere alla fatidica frase vedremo che giocatori crescerà, diciamo solo che alla stessa stregua del come diventare un campione, probabilmente anche un buon coach lo si può diventare percorrendo strade differenti… 🙂

  18. Barbara

    Max
    la cultura sportiva non è proporzionale ai risultati ottenuti od all’impatto mediatico ed infatti, rappresentiamo l’eccelenza in sport con impatto mediatico pari a zero.
    Si tratta di dare il giusto valore di un gesto sportivo, che è naturalmente fatto di fenomenalità, eccellenza ed anche mediocrità e che può essere vissuto molto serenamente.
    Nel tennis manca il senso della misura, è lo sport dei fenomeni in cui l’eccellenza è vista come un fallimento, ne consegue una pesantezza che rende ingodibile il percorso.
    Il campione è vincente sempre, non ci sono battute d’arresto, non ci sono cali di forma, non ci sono distrazioni, basta una partita persa per interrogarci se federer è finito, un cerotto per scrivere l’epitaffio a Nadal, due tornei del piffero per far diventare un fenomeno un ragazzino.
    Questa non è la realtà è Matrix.

  19. Madmax

    Barbara..

    Ma che c’entra questo??

    L’impatto mediatico del tennis è e sarà sempre diverso da quello del canottaggio a prescindere dai risultati, che se però venissero farebbero in modo che questo sport torni in tv in pianta stabile come ai tempi di Panatta..

    Negli altri sport infatti raggiungiamo si l’eccellenza, ma non se li fila nessuno due gg dopo aver vinto la medaglia..

    E la cultura sportiva aiuta e come a raggiungere i risultati, tant’è che in altri sport dove non esistono obbiettivi marginali vincono e come.. Cioè da noi un seconda categoria diventa presidente della fit gli Abbagnale dopo tutto quello che hanno fatto se non lavorano non mangiano..

    E poi nel tennis soprattutto italiano non manca per niente il senso della misura perchè l’eccellenza che dici tu non è vista affatto come un fallimento, anzi a mio avviso sta proprio qui il problema e cioè che eccellenza è considerata l’essere un buon seconda categoria, che infatti una volta raggiunta non si ha problemi a campare e trovare un buon posto di maestro nei circoli etc etc..

    Sono solo alcnuni di noi (io in testa) che lo considerano un fallimento assoluto, ma non a livello di percorso in generale, bensì rispetto al tipo di obbiettivi che taluni si sono prefissi…

    Cioè a me non sentirai mai dire bene sono contento, se un giorno che mia figlia dovesse fermarsi a 2.2 e/o 500 del mondo…

    Poi certo se questo le dovesse ugualmente permettere l’accesso ad una Università americana renderebbe un pochino meno amara la pillola, dopo però, molto dopo..

    Che non significa che uno si debba strappare i capelli, certo però lì per lì mi girerebbero e non poco i maroni.. 🙂

  20. Barbara

    Max
    la mia “cultura sportiva” mi impedisce di far partire un ragazzo ponendomi come obiettivo il numero 1 al mondo, esattamente come stabilire a priori che è una pippa.
    Credo che gli obiettivi debbano crescere proporzionalmente alle abilità e che la decisione di puntare al professionismo debba farlo il ragazzo quando avrà la necessaria maturità per capire di cosa stiamo parlando e la consapevolezza dei suoi mezzi e dei suoi limiti.
    Ovviamente questo implica che vengano messi tutti in campo in modo futuribile e lavorino tutti nel modo giusto per sviluppare al meglio, che è esattamente quello che vviene negli sport dove esiste la cultura sportiva.
    Mio figlio, come sai, lavora in uno sport minore ed ha buone caratteristiche, al momento ci concentriamo sul fisico e su alcune abilità tecniche senza stressarlo e cercando di farlo divertire, con l’assoluta consapevolezza che a fronte di buone basi atletiche e tecniche si fa sul serio dai 18 anni in poi e solo se ne avrà voglia, l’impegno non è certo minore rispetto al tennis.
    Diamo per scontato che si tratti di spendere e basta, perchè il ritorno economico c’è solo per quelli che vincono le Olimpiadi o i campionati del mondo, ma lo facciamo per lui mica per diventare ricchi.

  21. Barbara

    Dimenticavo mio figlio è seguito dal maestro di un olimpionico e da un’olimpionica, nonchè la supervisione di un altro olimpionico con caratteristiche simili alle sue perchè il maestro ha ritenuto utile consigliarsi con lui sull’impostazione usando un’impugnatura particolare.
    Spendo €300 all’anno, costo che dall’anno prossino lieviterà a €500, ovviamente più le trasferte ed i materiali, il costo del tennis in Francia.
    Per mia figlia in SAT un geometra che aveva iniziato a giocare a tennis a 40 anni, presidente del circolo e vice presidente della FIT regionale, stabiliva chi era futuribile o meno al costo di €300 mensili per tre ore settimanali in gruppo e segnalava al tecnico regionale i ragazzi da convocare 🙂
    Ti lamenti dei II categoria che fanno i maestri, almeno quello quello è un buon giocatore, in realtà i maestri li fanno i 4.3, non i II.

  22. Giorgio

    @ Barbara
    E’ possibile che questo benedetto geometra ha segnato tanto la tua vita da non poterlo dimenticare? Ma lascaialo perdere, e prima di fare certe affermazioni, ti invito, a verificare se è vero quello che stai per scrivere.
    Se ti riferisci alla qualifica di Maestro Nazionale, dovresti andare a vedere i bandi, e ti accorgeresti che per inviare la domanda di partecipazione bisogna essere in possesso della classifica minima di 2.8, che era quella richiesta l’anno scorso, e di 3.1 per il bando di quest’anno. Altrimenti i 3.2 ed i 3.3 dovranno sostenere la prova di gioco. Quelli 3.4 e 3.5 potranno sostenere la prova di gioco solo se hanno svolto attività come IS2 per almeno 4 anni. I quarta categoria non vengono proprio presi in considerazione! E questo requisito serve solo per poter inviare la domanda, perchè per per essere ammessi, poichè si tratta di un bando per titoli, vengono richiesti altri requisti (titolo di studio, attività professionale svolta, …..) a cui vengono dati dei punteggi (punteggi diversi anche in base alla migliore classifica ottenuta) che concorrono a stabilire il punteggio finale di ogni candidato, il quale viene o non viene ammesso in base al posto coperto nella graduatoria. Così avviene l’ammissione al corso Maestro, se hai un certo punteggio entri, altrimenti stai a casa!

  23. Barbara

    Giorgio
    no, non ha segnato la mia vita il geometra, ma è l’emblema di quello che era ed è rimasto un circolo e non vedo grossi cambiamenti, se parliamo di cultura sportiva, è esattamente quello che viene trasmesso a chi si avvicina a questa disciplina.
    L’esempio calzava solo per far capire dove sta il problema, che è assolutamente diffuso ed il geometra non è certo la madre di tutte le battaglie, ovvero l’inadeguatezza della dirigenza che non ha cultura sportiva e di conseguenza non ne trasmette.
    Se si divide l’agonistica dagli interessi del circolo se ne esce, altrimenti no.
    Non mi risulta che siano stati epurati tutti i maestri prima dei bandi recenti ma, soprattutto, mi risulta che nei circoli ne lavorimo moltissimi non in regola che sono pacificamente “spacciati” come maestri.
    Temo che sia tu a non essere abbastanza informato.

  24. Barbara

    Giorgio
    il geometra ora è in pensione ed è stato sostitutito da un rappresentante di bibite 🙂

  25. Giorgio

    @ Barbara
    Che vuoi che ti dica, avrai ragione tu, sui maestri sarò poco informato io!
    Ma secondo te, Madmax si spaccia anche, o lo fa’ solamente, e zitto?

    Per quanto riguarda il geometra ed il rappresentante di bibite, devi sapere, anzi credo che certamente lo saprai, che i dirigenti sono quasi tutti dilettanti. Anzi, prima della legge Melandri, i professionisti non potevano assolutamente ricoprire, a nessun titolo, cariche centrali e/o periferiche! Io stesso che molto tempo fa ero in possesso di una qualifica professionale, per potermi candidare in una lista di opposizione a Galgani (chiaramnete fummo sconfitti!), agli inizi degli anni ’90, ho dovuto prima rinunciare. Anch’io sono adesso un dirigente dilettante, e come professione faccio il docente. Nello stesso tempo ti confesso che, comunque, ho sempre pensato che gli aspetti tecnici devono competenza esclusiva dei tecnici, ed il dirigente non può e non deve mettere lingua. Ma torniamo al solito discorso che purtroppo ci sono genitori e ………, maestri e …………, dirigenti e ……….. Tu sei stata forse un tantino sfortunata nell’incontrare quello sbagliato (il geometra) perchè ti ha dimostrato certe, ma se non hai altri riscontri, non puoi etichettare e credere, a prescindere, che non sia capace di svolgere correttamente il compito di dirigente, una persona solo perchè fa’ il rappresentante di bibite.
    Anzi, potrebbe tornarci utile! Perchè non vedi se ti svela la formula tanto segreta per fare la Coca-Cola?

  26. Barbara

    Giorgio
    non voglio essere polemica nei tuoi confronti perchè anche se spesso non concordo con te ti riconosco passione ed equilibrio.
    Ovviamente la mia esperienza non si limita ad un circolo, ne ho girati parecchi, come praticante da bimba e da adulta, come fidanzata, come GA e da utlimo come mamma, può anche essere che io sia particolarmente sfortunata 🙂
    Ho anche praticato altri sport dove ho avuto a che fare con dirigenti più o meno illuminati e tutti facevano altro nella vita, la differenza sta nelle priorità.
    Per rimanere in carica in una qualsiasi società sportiva devo produrre risultati agonistici, per rimanere in carica in un circolo di tennis devo aumentare gli iscritti e certamente sono molto più redditizi i soci dei ragazzini che possono impegnarti i campi anche 4 ore senza schiattare e pagano anche meno, sono due fatti incociliabili.
    In più tutti sono esperti di tennis e calcio.
    L’unico modo di creare una cultura sportiva è quella di dividere nettamente gli amatori, che hanno il sacrosanto diritto di praticare, dagli agonisti, che hanno ben altre esigenze e percorsi.

  27. Stefano Grazia

    Pero’ e’ curiosa una cosa: una volta che uno diventa Federale, cosa fa , un Giuramento d’ Ipocrita come in Medicina? Voglio dire: qui i più’ equilibrati di noi, e spesso anche Mad Max, non hanno esitato da dar ragione alla Fit ogni qual volta sembrava che facesse la cosa giusta e magari a turno, a volte dissentendo fra noi, ma almeno mostrando un po’ di capacita’ critiche autonome… L’unico direi che e’ nichilista e’ andrei che definirei dunque l’Antifederale…Ma voi, Federales, …Giorgio Giorgio, nikolik e ora sempre piu’ spesso ahimè’ anche Roberto ( anche se cerca di mantenere l’obiettività ma ormai solo sulle cose marginali) sembra che facciate fronte comune: ma e’ mai possibile, mi chiedo, che noi si abbia sempre e comunque torto? Eppure siamo una Massa umana variegata: giovani, vecchi, donne, uomini, avvocati, exgiocatori, karateka, medici, poliziotti, ragionieri, bancari,più’ o meno informati e i informatici, perfino coaches, maestri, gentleman del trotto, ippici, ristoratori, tassisti,gommisti,rappresentanti,belli brutti magri grassi, leghisti, aristocratici di sinistra, architetti … Oh, ma dico io, ma possibile?

  28. Stefano Grazia

    Volevo, devo!, anche rispondere a Silvano Papi ringraziandolo e assicurandolo che il suo invito mi onora e mi commuove: purtroppo questo non e’ il momento ideale per portare Nicholas al Lemon Bowl, come si puo’ leggere in CDG… E indipendentemente da questo avevamo già’ deciso anche prima di concedergli un Break sulla neve … Credo tra l’altro che portarlo ad un torneo in Italia ora non sarebbe certo fargli un favore anche se capisco che e’ proprio il fare questi ragionamenti che rovina lo sport, uno dovrebbe prendere su e giocare e fregarsene del resto…si, se pero’ sei tranquillo, ne hai voglia o se semplicemente non sei ‘brut out’ in quel particolare momento … Onestamente guardando la data del lemon bowl campeggiare nell’home page ci avevo fatto un pensierino ma già’ in tempi non sospetti mi ero detto, e l’avevo scritto, che Nicholas avrebbe tratto beneficio da un Break sugli sci…tra l’altro l’anno scorso erano venuti sia a Natale che a Pasqua in Africa e aveva saltato e la cosa mi era dispiaciuta visto che scia bene ma non ancora perfettamente ( come i genitori e la zia!) … Comunque ti scriverò’ anche personalmente…Capisco infatti che ormai sono davvero un quaquaraqua che dice promette e poi non si fa mai vedere…lo so, mi do fastidio anche a me stesso ma anche quest’anno e’ andata così’…

  29. Stefano Grazia

    Burnt out!, geez! Non brut out, come ho già’ detto Nicky potrà’ anche essere ‘ bruciato’ ma mai brutto!

  30. Giorgio

    @ Grazia
    E’ meglio che non ti rispondo, perchè userei una frase “sconcia” e poi non ne vale proprio la pena, tanto alla fine, comunque sia ti convinci di avere sempre ragione tu! Invece bisogna lasciarti cuocere nel tuo stesso brodo sperando che non affoghi! Buonanotte

  31. Stefano Grazia

    Cos’hai, la coda di paglia? Francamente non m’era sembrato di essere offensivo e il fatto che tu usi per rispondermi simile espressione, riferendoti a me perfino solo col cognome… Mah, veramente mi fa pensare d’aver colto nel segno… Perché se una cosa di me si puo’ dire, e’ certamente quella di aver sempre cercato di essere obiettivo, equilibrato, e mi e’ sempre stato riconosciuto…e quindi magari di essere piu’ credibile di certi Fanatici dell’uno e dell’altra parte… Quando uno reagisce piccato comevfai tu, offeso come se gli avessero toccato la mamma, la famiglia, la patria, la religione…poveretti quelli che fanno di una federazione o di una fede politica una di queste cose…

  32. Stefano Grazia

    Semmai, potevo capire una reazione di Roberto con cui ‘affettuosamente’ ogni tanto ci bisticciamo su questo suo essere Uomo di Squadra o di Stato ( ma l’ho spesso difeso anche recentemente a spada tratta) … Invece a parte il tuo professare continuamente un tifo nei confronti dei nostri figli in cui francamente non credo molto ( e che mi sembra invece un tentativo di pararsi il culo), sembra quasi chevtu sia stato incaricato da parte dell’Agency di controllare il nostro blog ( occupato da facinorosi) e di controbattere punto per punto ogni affermazione che possa anche lontanamente mettere in dubbio l’onorabilità della Famiglia…voglio dire, Barbara magari quando parla di Clitennestra potrà’ sembrare protettiva ma quando riporta osservazioni sul numero di bambini presenti sul campo in base alla sua esperienza… O sei onnipresente oppure le dai della bugiarda…non si scappa… A noi lascia la possibilità’ di pensare che magari quello in malafede o , voglio essere buono, semplicemente naia e accecato dal troppo amore per la propria squadra ,sia invece tu…voglio dire, quando io giocavo a rugby, non avevo dubbi che non sempre eravamo noi i buoni… E questo mi creo’ anche qualche problema con dirigenti e allenatori…

  33. Giorgio

    @ Barbara
    Non penso proprio di averti dato della bugiarda, come dice l’onnipotente Stefano Grazia! Se pensi che io lo abbia fatto scusami!
    Se mai volendo questa tua frase poteva sembrare offensiva: ” Temo che sia tu a non essere abbastanza informato.”, ma non ho battuto ciglio.
    Io avevo portato solo dati su come si accede ai corsi per Maestro in riferimento alla classifica, e null’altro!
    Per quanto riguarda gli insegnanti che si spacciano o li spacciano per maestri è giusto che, come dici tu insegnino in base alla qualifica e/o non insegnino proprio se non ne sono in possesso, e di questo all’interno del circolo è responsabile il Presidente, e ti posso assicurare che sono già state fatte parecchie segnalazioni alla Giustizia Federale che prenderà i dovuti provvedimenti!
    Se mi vuoi credere bene, altrimenti non so’ che fare!

  34. Stefano Grazia

    E , proprio vero che quando un presunto gentleman e’ a corto d’argomenti, passa subito al francese…

  35. Giorgio

    @ Stefano Grazia
    E che cosa pretendevi di sentirti rispondere dopo che mi hai scritto questa frase?

    “Invece a parte il tuo professare continuamente un tifo nei confronti dei nostri figli in cui francamente non credo molto ( e che mi sembra invece un tentativo di pararsi il culo),”

    Sui ragazzi non ho mai scherzato e ne’ scherzerò mai, anche se tu riesci spesso, e ti viene molto bene, a far pagare a Nicholas colpe non sue. E poi da chi mi dovrei pararmi il culo, da uno come te che non ho mai coperto e per quale motivo, poi dovrei farlo? Ma torna con i piedi per terra, megalomane che non sei altro!

    D’altronde che mi potevo aspettare da uno che si fa’ continuamente delle pippe mentali? Molto probabilmente siccome attualmente ti brucia, pensi che tutti si sarebbero comportati come ti saresti comportato tu a ruoli invertiti! Non posso pensare diversamente, ne’ tantomeno mi interessa più di tanto! Pensa alle cose serie e non solo a scrivere puttanate di questo genere!!!

  36. Stefano Grazia

    Ma come, non mi inviti piu’ a Roma così’ mi presenti anche Bigon? Mi sembri un innamorato respinto… Stai anche diventando un po’ volgaruccio nel linguaggio e perdendo quello stile da docente così’ lezioso con cui ci hai spesso sdolcinato… Quindi, questo invece e’ il tuo vero carattere? Questo e’ davvero quello che pensi di me? Allora mentivi davvero prima, ma guarda, e io che pensavo che tu mi preferissi a mad max… Vabbe’, ho preso un’altra cantonata … Megalomane che non sono altro??? Questa non me l’aveva ancora detta nessuno…

  37. Giorgio

    @ Stefanuccio
    Al limite a Roma ti potevo presentare Rivera! Ma nò, nò, nò, nemmeno Rivera, perchè sei stato cattivo, cattivo, cattivo!

  38. Barbara

    Giorgio
    io non ho motivo di non crederti, ma dal momento che sono una donna pratica all’apertura di un procedimento, il cui impulso non è d’ufficio ma su segnalazione, preferisco attendere la conclusione dello stesso e la sua pubblicazione.
    Devo credere a te, Commentucci e Nikolik e non faccio fatica a farlo, ma mi spiegate quale federazione che opera con tanta rettitudine piuttosto che dare trasparenza ai suoi atti, che placherebbe e stroncherebbe sul nascere ogni polemica ,che trasmetterebbe ai posteri la sua grandezza,si accredita utilizzando la credibilità di soggetti di cui, ad eccezione di Roberto, non conosciamo nemmeno le generalità.
    Non sono e non voglio essere polemica, ma non c’è logica nel discorso.
    Vivo mettendo in discussione tutto, non ho certezze, ho spesso messo in discussione la mia fede e dovrei compiere un atto di fede per la FIT?
    Siamo seri, io al limite posso sospendere il giudizio, ma non amo vivere nell’ignoranza e voglio poter formarmi un’opinione da sola su dati di fatto conoscibili a tutti e non certo agli addetti di palazzo e ti prego di non prenderla a male e non metterla sul personale, perchè così non è.

  39. Stefano Grazia

    Comunque ho riletto il post 34 e non l’ho trovato per nulla offensivo e meritevole della frase sconcia (che quindi era precedente alla ragione spiegata poi da Giorgio come causa per il suo epiteto in francese…che a dire il vero a Bologna a volte intercaliamo anche affettuosamente ma non credo fosse qui il caso, mi e’ sembrato anzi insolitamente astioso: per esempio io e max non siamo mai giunti a tanto ma signori si nasce e noi modestamente…)ma fedele ai miei proponimenti ogni qual volta faccio girare le palle a qualcuno costringendolo a mostrare il suo vero io (in vino e in tennis veritas), mi ritiro in Pausa di Riflessione fino al prossimo capitolo anche perche’ altrimenti non trovo mai il tempo di scriverlo. E poi e’ anche ora di andare a letto. E Barbara senza entrare in polemica mi sembra abbia almeno in parte giustificato le mie considerazioni.

  40. Giorgio

    @ Barbara
    Non è su una generica segnalazione che si procede, ma già dall’anno scorso girano per tutte le regioni i Fiduciari della ex Scuola Maestri, oggi Istituto Superiore di Formazione “Roberto Lombardi”, per controllare tra l’altro il corretto funzionamento delle Scuole tennis e chi fa’ e che cosa, a livello d’insegnamento, all’interno dei circoli.
    Inoltre ci sono delle persone che hanno un solo specifico compito: quello di fare visita a sorpresa, e lo fanno già dall’inizio dell’anno, a tutti i circoli e relazionare la Procura Federale in caso di inadempienze riscontrate riguardo a quanto riportato sulle Carte Federali.
    Quindi le segnalazioni non arrivano casualmente, ma ci sono organi federali o persone singole che sono preposte a svolgere tale compito.

  41. Dick Diver

    E negli anni precedenti quel che e’ stato e’ stato, scurdammoce o passato, simme la fit, paisà ‘ …

  42. Barbara

    Giorgio
    ribadisco, senza polemica, che questi dati debbono essere pubblicati, perchè l’utente deve essere messo nelle condizioni di sapere quali sono i circoli virtuosi e quali no e noi siamo anche in grado di stabilire quanto sono efficaci questi controlli.
    Oltretutto non vedo perchè non debba essere evidenziato quello che viene fatto, l’informazione e la trasparenza di una gestione sono una garanzia di qualità.

  43. diego

    Anche a me il post di Stefano n.34 non mi sembra offensivo, non capisco sinceramente le reazione di Giorgio che ancora in questi ultimi post sta dando il peggio di se’.

  44. prince

    Barbara @”che questi dati debbono essere pubblicati”

    Su alcuni siti regionali dei PIA ad esempio quello piemonte e valle d’aosta è presente l’elenco aggiornato dei circoli PIA (2010 -2011), il problema è che se sei dentro al sistema tennis alcune cose le sai e sai dove reperirle, se capiti nel tennis per caso devi fare l’esperienza da solo e magari dopo un anno o due sai come muoverti, il problema è che magari perdi tempo.

  45. Barbara

    Prince
    l’elenco c’è anche sul sito nazionale, così come il regolamento, si parlava dell’elenco dei circoli PIA estromessi perchè non in regola per numero di ore giocate dai ragazzi, numero di atelti in campo etc.etc. e di quelli che invece hanno superato i controlli, nonchè della quantità di circoli controllati.
    Poi sai se uno ha preso i contributi dichiarando di aver fatto xyz e si è accertato che non era così, potrebbe esserci anche qualche altro problemuccio 🙂

  46. Giorgio

    @ Diego

    Ho risposto male a Grazia perchè aveva scritto questa frase e così gli ho ripsto nel post n. 43:

    @ Stefano Grazia
    E che cosa pretendevi di sentirti rispondere dopo che mi hai scritto questa frase?

    “Invece a parte il tuo professare continuamente un tifo nei confronti dei nostri figli in cui francamente non credo molto ( e che mi sembra invece un tentativo di pararsi il culo),”

    Vedi Diego, mi si può dire di tutto, ma da padre quale io stesso sono, non posso permettere che si metta in dubbio che io possa gioire di un insuccesso di un ragazzo!
    Io la penso così, non so’ tu!

  47. Dick Diver

    Vede Giorgio lei e’ un fenomeno: ha risposto male al Dr Grazia ANCORA PRIMA che dicesse quella frase…infatti:
    Post 34 del dr Grazia
    Post 37 suo: “alle 21:13 Giorgio says:
    @ Grazia
    E’ meglio che non ti rispondo, perchè userei una frase “sconcia” e poi non ne vale proprio la pena, tanto alla fine, comunque sia ti convinci di avere sempre ragione tu! Invece bisogna lasciarti cuocere nel tuo stesso brodo sperando che non affoghi! Buonanotte”

    Solo nel Post 39 il Dr Grazia dice quella frase sul pararsi il culo a cui lei replica mandandolo a cagare ma in realta’ lo voleva gia’ mandare a cagare prima per quel che aveva scritto nel post 34… Lei gia’ sapeva ancora prima dove si sarebbe andati a parare…Ma per lavorare in Federazione bisogna avere doti paranormali oppure si puo’ fare domanda anche se senza?

  48. Giorgio

    @ Dick Diver
    Non sa’ da quanto tempo lo volevo fare, ma mi sono sempre trattenuto perchè, giustamente come dice lei (ricambio il lei), sono un fenomeno ed i fenommeni hanno un autocontrollo superiore alla norma!
    E non sa’, anche, che sollievo ho trovato dopo aver scritto quella frase (la dico raramente, ma quando cè vo’ cè vo’) e, le confesso, che da diverso tempo non mi capitava di dormire così bene come stanotte.
    E’ vero tante volte basta un nulla per stare bene!

  49. Giorgio

    @ Dick Diver
    Non c’è bisogno della domanda per entrare in Federazione, e nè tantomeno avere poteri paranormali, ma bisogna essere fenomeni come lo sono io. Dalle poche righe che ha scritto, posso assicurarle che se continuerà a studiare ed a impegnarsi, visto che ha delle indubbie capacità, lo potrà diventare presto anche lei!
    Se lo lasci dire da un che ha tanto fiuto! Altrimenti che fenomeno sarei?
    Un garnde in bocca al lupo!

  50. nicoxia

    Questo è il bello della diretta,sarà ma l’espressione di Giorgio me lo fa sentire più vicino di solito è più duro con altre espressioni, non so chi siano le sue fonti ,ma devo ammettere che non sono male su qualsiasi campo si cimenti,con lui si può avere uno scontro duro ma costruttivo sempre per chi è in grado di sfruttare questa occasione.

  51. Claudio

    Grande Corrado, Ti aspetto a Roma nella speranza che questa volta ci facciamo una partitella, Un caro saluto. ClaudioP

  52. walter bertini

    Leggo questo articolo un po’ in ritardo!, poco coerente e grato il sig. Borroni, l’ho accolto (GRATIS) nella mia accademia nel periodo suo più buio (spaesato,senza riferimenti, e con le motivazioni sotto la suola delle scarpe..) iniziamo un programma serio con preparatori atletici (Catizone), psicologi, medici sportivi,ecc. inoltre gli consigliamo di ritornare a studiare, dopo circa 15 mesi di lavoro iniziano i VERI successi sportivi (Roma e classifica ATP mai avuta), dopodiché invece di continuare la strada avviata interrompe gli studi (forse pensando che non servissero!!!), e dopo circa 12/14 mesi con la stessa classifica (circa 150 ATP) inizia una regressione psicologica di fiducia su se stesso, da li la decisione che un normale dolore fisico fosse la fine di una carriera sportiva, forse poteva continuare a giocare e a crederci, forse no, questo non si può dire, ma senz’altro si può dire che non era SOLO in quel momento…. Walter Bertini

  53. cataflic

    Che senso ha commentare un articolo di 8 anni fa e per di più su sfumature lessicali?boh? E poi su roba di ventanni prima.. Clickbaiter?

  54. Walter Bertini

    Cataflic, se lo avessi letto prima gli avrei risposto prima, ripeto; la gratitudine è una merce rara.

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