Carlos Alcaraz Garfia: “Non voglio essere paragonato a Nadal”

di - 29 Aprile 2019
Carlos Alcaraz Garfia

Carlos Alcaraz Garfia è ormai sulla bocca di tutti. Reduce dalla prima esperienza a livello Atp nelle qualificazioni di Barcellona, battuto in tre set dal portoghese Pedro Sousa, ai microfoni del portale Puntodebreak.com lo spagnolo classe 2003 ha rivelato sensazioni e prospettive di un inizio di stagione sorprendente per un ragazzo non ancora sedicenne. Grazie alle wild card concesse nei tornei Challenger di Alicante e Murcia, ottenendo tra gli altri gli scalpi di giocatori come Sinner e Pedro Martinez, il nativo di El Palmar si è issato alla posizione numero 507 delle classifiche mondiali, ottenendo una visibilità non facile da gestire per un ragazzo della sua età. Di seguito l’intervista completa:

Dicono che hai 15 anni ma non ci credo.

(Risate) Bene, ho lavorato poco alla volta, giorno dopo giorno, con il mio team. La verità è che stanno lavorando bene con me e questo si riflette nel livello che sto acquisendo nei match, ogni volta in campo mi sento più maturo.

Tutti nel mondo del  tennis parlano di te, la cosa ti spaventa?

Non gli do importanza. Quando vado a un torneo e vedo i media che parlano di me, o dicono che attiro l’attenzione del pubblico, cerco di non pensarci, non ci presto attenzione. Questi tornei sono un regalo per me, essere in grado di giocare con questi giocatori di così alto livello è come un premio, semplicemente entro in campo e mi diverto.

Non senti nemmeno un po’ di pressione?

Non è tutto rose e fiori, è chiaro, ogni volta che entro in campo sono nervoso, ma non sento la pressione. E’ normale se è la prima volta che giochi questo tipo di tornei, anche se sto imparando a gestire le mie emozioni. A Villena ero molto teso, a Murcia meno, e a Barcellona, essendo un ATP 500, ho avvertito parecchio nervosismo. Suppongo che scomparirà col tempo.

Per le persone che chiedono di te, come ti definiresti?

Sono un giocatore con carattere, molto aggressivo, cerco sempre di dominare il punto e giocare in campo il più a lungo possibile.

Il classico prototipo spagnolo?

Sì, ma un po’ più aggressivo.

Hai un modello da seguire?

I miei allenatori mi dicono sempre di giocare in modo aggressivo e in campo, ma il mio desiderio è sempre di assomigliare più a Rafa, il prototipo di giocatore che amo. Ho sempre ammirato Nadal, soprattutto il suo personaggio e il suo atteggiamento in campo.

C’è qualcuno che osa confrontarti.

Quando mi confrontano, dico sempre la stessa cosa, non voglio essere paragonato a Nadal ne’ a qualsiasi altro giocatore perché sono ancora un bambino e loro sono già professionisti, alcuni sono top10 o addirittura numeri 1 nel mondo. Non voglio essere paragonato a Nadal, è il mio idolo da quando era bambino.

In questo paese c’erano già giocatori che hanno pagato a caro prezzo quel confronto, hai paura che la stessa cosa potrebbe accadere a te?

Niente affatto, al momento non ci penso o sento la pressione. Al momento non sento il bisogno di arrivare o di soddisfare tutto ciò che viene detto.

Sei un ragazzo di 15 anni lontano da una vita normale, cosa ne pensano i tuoi amici?

I miei amici di Murcia escono più in strada, si riuniscono di più; Posso uscire solo una volta alla settimana, è vero che devo fare molti più sacrifici di loro. Il mio giorno per giorno consiste nel combinare il tennis con gli studi, mi alleno dal lunedì al sabato e ho solo un giorno libero, chesfrutto per vedere i miei amici. Al mattino vado a scuola e cerco di studiare di notte. Se hai l’intenzione giusta c’è sempre tempo per tutto, anche se ci sono delle volte in cui devi lasciare alcune cose.

L’anno in cui sei nato, Juan Carlos Ferrero ha vinto il Roland Garros. Oggi è il tuo allenatore

Averlo accanto mi aiuta molto. Tutto il palcoscenico che sto calcando ora, dai 16 ai 18 anni, lui lo ha già passato, quindi può dirmi come affrontare quei primi momenti. Con Juan Carlos tutto sta andando alla grande, come con il resto della mia squadra prima.

Qual è il miglior consiglio che ti ha dato?

Soprattutto quando sono nervoso prima di iniziare una partita, lui è sempre lì. Mi aiuta sempre nell’ iniziare bene il riscaldamento e mi consiglia le strategie per il primo gioco.

A Villena ti abbiamo visto vincere la tua prima partita nella categoria Challenger. Era il tuo obiettivo?

Entrai in campo pensando che fosse un regalo, che dovevo divertirmi ad esprimere il mio livello e ad avere un atteggiamento impeccabile. Poi ho sentito un po’ di nervosismo, ma ho fatto quello che volevo dall’inizio alla fine e fortunatamente sono riuscito a godermela. Nel Challenger di Murcia ho pensato che potevo affrontare quei giocatori, che avevo la capacità di confrontarmi fisicamente e mentalmente con loro, ma poi in alcuni momenti non ho retto.

Ti sei allentato ma non hai mai gettato la spugna.

Il mio team me lo ripete sempre molte volte: qualunque cosa accada, devi sempre mantenere il giusto atteggiamento, devi lottare dall’inizio alla fine. Se poi l’avversario mi batte, anche se sono sotto 5-0, devo mantenere l’atteggiamento, se mi batte è perché è stato stato meglio di me.

Villena, Murcia, Godó … e adesso?

Ora è tempo di tornare alla realtà, di giocare nei giovani. Ho due tornei in Italia e poi il Roland Garros, devo fare bene nei tornei che devo giocare con i pari età.

A questo livello, non so se ti vedremo a lungo nel circuito junior.

A 15 anni sono ancora molto giovane, al momento devo giocare gli juniores, ma devo cercare comunque di competere nei Challenger.

E gli studi?

Gli studi non stanno andando bene (ride), ma al momento non ho pensato a cosa fare sotto questo aspetto.

Andiamo con il botta e risposta. Un colpo

Il dritto.

Un torneo

Roland Garros o Wimbledon.

Un ricordo nel tennis.

Il mio primo viaggio quando avevo 10 anni, in Croazia. È stata una bella esperienza

Uno sport che non è il tennis.

Futsal.

Hai un soprannome?

Charly o Carlitos.

Vincere un Grande Slam o diventare il numero uno?

Numero uno

Federer o Nadal?

Nadal.

Serena o Sharapova?

Serena.

Il miglior rivale che hai affrontato.

Pedro Martinez Porter.

Una canzone che non smette di ascoltare.

Ascolto molto reggaeton.

C’è tempo per le amiche?

Molto poco

Videogiochi?

Fortnite, quello che va di moda.

Se ti avessero detto un anno fa che avresti vissuto tutte queste esperienze, ci avresti creduto?

Sì.

Che cosa hai più voglia di fare, di compiere 18 anni o di raggiungere la top100?

Arrivare in top100.

Finale di Roland Garros, palla del match. Il tuo avversario tira fuori ma vedi il segno ed è buono. Ammetti o festeggi il titolo?

Dico al giudice che la palla è dentro, prima di tutto devi essere leale.

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