Riccardo Piatti: “Senza metodo non si vince”

di - 30 luglio 2014

Riccardo Piatti pratica

di Mirco Jeraci

Il motivo conduttore della storia sportiva di Riccardo Piatti, coach e maestro di tennis di fama internazionale, sembra essere una spropositata ma lucidissima passione per questo sport. Vederlo in campo, nel pomeriggio dell’ultimo dell’anno e ancora fino alle otto di sera, impartire preziosi insegnamenti ad allievi non più che dodicenni è il motivo che mi ha spinto a intervistarlo oltre che, per me che sono un istruttore, un esempio lungimirante: “Non ero solo in campo, c’erano i ragazzi e i loro maestri, per cui condivido questa passione con loro, inoltre trovo molto divertente quello che faccio! ” ribatte prontamente Piatti alla mia prima curiosità che riguardava il suo impegno in un periodo tipicamente di vacanza.

In effetti il contesto di questi allenamenti è uno stage, organizzato dai maestri Stefano Bassetto e Patrick Prader (ex 714 ATP) nella struttura ‘Tennis Sport Center’ di Selva di Val Gardena (BZ), che ha permesso agli allievi della scuola di essere seguiti per una settimana, dal 27 dicembre al 3 gennaio, da un ospite d’eccezione: Riccardo Piatti. Per tutta risposta i giovani allievi, tra i quali spicca Verena Hofer, la campionessa italiana under 16 che a gennaio ha preso parte al tabellone junior degli Australian Open, hanno mostrato una viva partecipazione; divisi in gruppi in base alla loro età, hanno animato il grazioso circolo nel cuore delle Dolomiti in quello che, a detta degli interessati, non rimarrà un evento unico ma l’inizio di una collaborazione che mira alla crescita sportiva dei ragazzi. Mi incontro con Piatti mentre, in attesa dell’inizio degli allenamenti, si rilassa sorseggiando un the nella club house dalle ampie vetrate rivolte sui campi coperti presenti nella struttura.

Qual è stato il suo primo contatto con il tennis?
A nove anni ho iniziato a frequentare il circolo di tennis di Villa d’Este , a Cernobio, da subito questo sport mi ha appassionato. All’epoca, mio padre, un uomo molto sportivo, nel fine settimana portava me e i miei fratelli al tennis, avevamo così la possibilità di giocare con i numerosi soci presenti nel circolo.

Come è nata l’idea di fare il maestro?
Quella del maestro di tennis fu una scelta contrastata. Mio padre aveva una tessitura e in famiglia mi vedevano a lavorare con lui o al massimo a studiare giurisprudenza. Capitò che il maestro di Villa d’Este subì un infortunio e mi venne chiesto di sostituirlo. Avevo circa 20 anni ed ero classificato B1 per cui, tra allenamenti e tornei, vivevo per questo sport. Ritenevo dunque di essere in grado di insegnare il tennis per il semplice fatto di essere un buon giocatore.

E invece?
Eh … non era proprio così! Mi vennero affidati un gruppo di ragazzi senza velleità eppure questa attività mi entusiasmava ma, al tempo stesso, mi rendevo conto che non riuscivo a svolgerla con la giusta competenza. Così iniziai una ricerca, un bisogno, che ha caratterizzato una buona parte della mia vita professionale, mirata a capire a fondo questo gioco. Nel biennio ‘81-‘82 frequentai la Scuola Maestri, al tempo diretta da Antonio Rasicci; imparai molto ma sentivo che più andavo avanti, cercando di imparare, meno capivo. Su suggerimento di Gianni Clerici, comasco come me e amico di famiglia, mi recai a lavorare al campus di Bollettieri negli Stati Uniti dove mi rimasi per circa due mesi e mentre mi stavo trasferendo per un ulteriore tirocinio al’accademia di Newcombe la Fit mi propose una collaborazione in qualità di vicedirettore della Scuola Maestri.

Ecco dunque l’origine di un sodalizio con la Fit che poi l’ha portata al allenare una fortunata generazione di tennisti italiani della quale hanno fatto parte Caratti, Furlan, Mordegan e Brandi…
Reputo che il lavoro svolto con questo gruppo sia stato il più grande risultato della mia carriera; a fine ‘83, al termine della mia esperienza alla Scuola Maestri, ricevetti l’incarico dalla Federazione di seguirli presso il centro tecnico di Riano: erano under 14, non li conoscevo personalmente e li avevo visti giocare poco. Lavorammo per quattro anni e nel 1988, appena questo gruppo concluse il percorso giovanile, proseguimmo la collaborazione alle Pleiadi di Moncalieri. Il mio primo obbiettivo era farne dei professionisti, ovvero raggiungere le prime centro posizioni della classifica ATP; in effetti, Furlan arrivò 19 al mondo, Caratti 26, gli altri due nei primi 50 della classifica ATP di doppio.

Mi racconti qualcosa a proposito di Ivan Lujbicic (ex n°3 al mondo), più di ogni altro il tennista al quale si associa il suo nome e che tuttora colpisce per le qualità extra tennistiche che lo portano, per esempio, ad essere un ottimo opinionista sportivo.
Ivan arrivò alle Pleiadi all’età di 14 anni grazie a Fricky Chioatero, attuale direttore della Stampa Sporting di Torino. Proveniva da un campo di rifugiati della guerra civile jugoslava ; mi rimane impresso che, quando lo impiegavo come sparring partner, aveva sempre le scarpe bucate. Per i tre anni successivi lo seguì “a distanza” in quanto era nel gruppo di Luigi Bertino, si può dire che iniziammo fattivamente la nostra collaborazione quando aveva 17 anni e lo vidi giocare gli Australian Open junior. All’epoca non volevo lavorare con un solo giocatore; nel gruppo che allenavo stava avvenendo un ricambio generazionale con l’arrivo di giovani come Uros Vico e Igor kunitsyn. Allora mi posi come traguardo ulteriore quello di condurre un tennista nei primi dieci al mondo; ci allenavamo in maniera serrata e, cosciente dell’importanza dell’obbiettivo e deciso a raggiungerlo, ero piuttosto duro nei loro confronti.

Ma le era chiaro il percorso per costruire un giocatore di vertice?
Beh all’inizio direi proprio di no; la sola cosa che facevo era lavorare moltissimo. Sapevo di avere delle lacune per cui spesso andavo con i miei giocatori all’estero dove mi confrontavo e collaboravo con gli altri maestri. Nel periodo di Riano ho ricevuto molte indicazioni, che si sono rivelate fondamentali, circa la preparazione fisica dal prof. Dal Monte e dal prof. Matteucci della Scuola dell’Acqua Acetosa. Una persona che è stata particolarmente importante nella mia crescita e che desidero ricordare è Vittorio Roiati: era soprannominato “il Professore”per la sua grande competenza ed era molto amico con Mario Belardinelli, storico maestro di alcuni dei “moschettieri” che vinsero la Davis nel ’76. Paradossalmente il nostro primo incontro fu segnato da un’accesa discussione poiché, mentre seguivo dei ragazzi in un torneo, mi avvicinò contestando le scelte della Federazione che in quel momento rappresentavo, in seguito aprì molto la mia visione mostrandomi aspetti del tennis che mi tornarono utili nell’insegnamento. Anni dopo alle Pleiadi, con il supporto del presidente Carlo Bucciero, creammo un ambiente favorevole non solo per allenare al meglio i tennisti ma anche per una crescita e un confronto fra i tecnici con l’intento di uscire dall’ oblio nel quale il tennis italiano era caduto in quel momento storico: abbiamo cooperato con alcune persone che sono ancora punti fermi del tennis italiano quali Pino Carnovale, Giampaolo Coppo e Albero Castellani.

Quanto è cambiato il panorama del tennis italiano da allora ad oggi?
Innanzitutto bisogna riconoscere che oggi c’è una Federazione che ha prodotto risultati importanti: la conquista della Fed Cup, ottime prestazioni in Coppa Davis, risultati prestigiosi in campo individuale, un torneo di Roma che di fatto è il quinto Slam; una situazione viva di cui la Federazione, sebbene si possano discutere alcune scelte, è promotrice. Nel contesto dell’insegnamento, che mi riguarda da vicino, c’è una costante evoluzione frutto anche delle nuove tecnologie e questo è, senza dubbio, un grande vantaggio; noto però che una maggiore accessibilità ai molti argomenti riguardanti il tennis può generare una certa superficialità anche in molti addetti ai lavori…Resta importante per me sapere nel dettaglio del mio ruolo cosa fare e cercare di essere professionale nel farlo.

Ecco in merito all’insegnamento vorrei portare alla sua attenzione un esempio dal mondo del calcio: le caratteristiche tecniche del gioco del Barcellona sono un unicum e costituiscono una filosofia che viene insegnata nella “Cantera”. Non pensa che nel tennis italiano, al contrario di quanto avviene in altri paesi come Spagna e Stati Uniti, manchi una scuola di pensiero e il successo sia troppo spesso lasciato al talento dei singoli?
Non può e non deve essere così…Un momento importante nel mio percorso fu quando ci recammo con Ljubicic a Milanello per fare dei test al MilanLab. Tognaccini e Messerman erano i medici responsabili di questo progetto allora molto innovativo. Quello che mi stupì nel loro modo di lavorare fu l’utilizzo di un metodo ben preciso. Una delle frasi che spesso mi piace ripetere è “Senza metodo, ordine, volontà e fatica non c’è né genio né trionfo” in pratica non c’è miglioramento; e per migliorare è necessario che i bambini, fin dai primi anni di tennis, conoscano le tecniche di questo sport come i giocatori di vertice. Le conoscenze di base sono dunque comuni per tutti, il tipo di gioco e le relative metodologie di allenamento vanno adattate dal maestro all’età, al livello e alle caratteristiche dei singoli allievi.

A fronte della ripresa del tennis e del crescente numero di ragazzi che si iscrivono nelle nostre scuole tennis e che costituiscono una ottima base di partenza, si riscontra un problema nel momento in cui i più bravi si approcciano all’agonismo. La necessità di maggiori allenamenti e la partecipazione a tornei anche solo all’interno della propria regione fanno lievitare i costi dell’attività e costituiscono un ostacolo per le famiglie. Si genera così collo di bottiglia tra la base e l’agonismo, nella quale a rimetterci maggiormente sono i ragazzi leggermente in ritardo rispetto ai primissimi di categoria, che sono in ogni caso foraggiati dalla Federazione. Forse a parecchi giovani, pur meritevoli, è precluso troppo presto un percorso agonistico adeguato: qual è la sua opinione a riguardo?
Il problema che poni è insito nella natura di questo sport; molti giocano ma davvero pochi arrivano ai vertici, cosicché la questione si sposta nella capacità di selezionare chi davvero può ambire a raggiungere certi livelli. Per fare questo occorrono delle conoscenze, un’esperienza ed una capacità di visione che spesso va oltre i risultati che un giovane è capace di conseguire nell’immediato. D’altro canto se c’è un boom del tennis, è pur vero che alcuni nel nostro settore, facendo leva sull’entusiasmo tipico dei giovani e sulla buona fede della famiglie, prospettano obbiettivi difficilmente raggiungibili. Personalmente reputo che i ragazzi debbano girare il mondo e confrontarsi in campo internazionale ma solo se ne hanno le capacità ovvero se hanno dimostrato prima di avere la carte in regola in ambito nazionale; ripeto non tutti possono arrivare al top e il ruolo del maestro resta, in primis, quello di insegnare una disciplina sportiva. Infine il ruolo dei circoli: è chiaro che un limite può essere quello di non investire abbastanza sui giovani meritevoli ma non è ovunque così, qui a Selva di Val Gardena succede proprio il contrario.

Leggendo una tra le sue ultime interviste mi pare di aver letto che lei abbia lasciato la guida tecnica di Richard Gasquet, tra gli altri motivi cito testualmente “per completare la sue esperienza di tecnico”: questa cosa mi ha colpito poiché sembra scontato che allenare un top ten sia un prestigioso traguardo nella carriera di un tecnico e non un ulteriore punto di partenza. Quali sono dunque i suoi progetti futuri?
Voglio innanzitutto dire che Richard è uno dei tennisti ai quali sono maggiormente legato perché , nel corso della nostra collaborazione,ho instaurato con lui uno splendido rapporto; ma in questo momento, nella mia testa vorrei costruire, per usare le tue parole , il “sistema Barcellona”, un metodo uguale per tutti, a iniziare della base e vedere dove riusciamo ad arrivare; collaboro con il Bonacossa a Milano, la Stampa di Torino, la Baldesio Cremona, il Tennis Club Bordighera e altri circoli che rappresentano di fatto la mia base. In questo contesto non voglio allenare i giocatori ma lavorare e formare i maestri, un tipico esempio della direzione in cui sto muovendo i miei passi è il rapporto con Massimo Sartori; sebbene non abbia mai allenato Andreas Seppi lavoro e mi confronto frequentemente con il suo coach.

Dalle ultime righe dell’intervista si può dunque meglio comprendere, anche se non abbiamo toccato l’argomento, i ruoli interni all’angolo del campione canadese Milos Raonic, nel quale oltre al suo allenatore Ivan Lujbicic sovente, in molti tornei, vediamo la presenza di Riccardo Piatti. Chissà se questo signore dai modi pacati e dello sguardo penetrante, che si appresta a tirare le fila alla terza generazione di top player da quando ha iniziato negli anni ’80, riuscirà nel suo ambizioso progetto; quello di affermare, al pari di Sanchez in Spagna o Bollettieri in America, una “scuola italiana”; noi,nel ringraziarlo per il tempo che ha dedicato a questa intervista, glielo auguriamo di cuore.

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61 commenti

  1. lib

    ….un metodo uguale per tutti, a iniziare della base e vedere dove riusciamo ad arrivare; collaboro con il Bonacossa a Milano, la Stampa di Torino, la Baldesio Cremona, il Tennis Club Bordighera e altri circoli che rappresentano di fatto la mia base……

    Tutti circoli del nord o c’e’ qualcuno della zona di Roma che e’ partecipe di questo Progetto-Piatti…??

  2. Alessandro Nizegorodcew

    @lib
    Non penso proprio che ci siano circoli di Roma coinvolti purtroppo

  3. Margherita Alpina

    Pur rispettando Piatti per la grande esperienza, competenza, e risultati

    ritengo questo genere di collaborazioni (coach di grido e scuola tennis) più commerciali che di sostanza.
    State certi che quello che fa quotidianamente la Samsonova difficilmente viene replicato pari pari.
    Poi per carita’, meglio avere di tanto in tanto un occhiatina anche da Piatti o altri coach di quel livello.

    Ma parliamo cmq di programmazioni su due livelli dove da una parte il monitoraggio è costante e direttamente interessato, dall altra si danno consigli sul momento e non sempre pianificati, seppur potenzialmente utili, ma a volte deleteri se l’obbiettivo è, come sovente accade, primo non perdere l’agonista di turno.

  4. bogar67

    Margherita Alpina
    Piatti non ha certo il piano dell’ubiquitá. Nell’intervista mi sembra che si evince che solo con i quattro italiani tra cui Caratti ha fatto un lavoro dai 14 ai 18 anni. Con lo stesso Lujbicic ha avuto una collaborazione a distanza fino ai 17anni per poi seguirlo costantemente. Con la Samsonova che mi risulti sta facendo un lavoro simile solo che avendo nello staff come pa il padre della ragazza la distanza è molto più breve. 🙂 Scordatevi che un coach affermato in generale possa prendersi un ragazzino o una ragazzina a 14 anni per farla diventare una Pro. Non conviene economicamente. Io penso invece che a distanza e con pit stop frequenti anche di soli fine settimana se avete un ragazzo che ha voglia di imparare il mestiere puntando su vostro figlio possa funzionare.

  5. bogar67

    Il problema che i pit stop Piatti se li fa pagare bene 🙂 per cui unica cosa è condividerli con più persone o una scuola tennis.

  6. Margherita Alpina

    Libera scelta Bogar.
    Se la setimana con Piatti la offre il circolo è evidente che sarà suddivisa fra più allievi.
    Ma anche pagando wend qua e là per conto proprio è cmq un costo alto che a parità puoi utilizzare magari per fare una settimana vera e tosta in qualche accademia spagnola.
    Ma ripeto lungi dal criticare i coach che giustamente monetizzano la loro professionalità.
    Dicevo che per il 99% dei ragazzini è solo ulteriore fumo negli occhi se dietro al ragazzino non c è un progetto per cui il Piatti di turno è un tassello e non il toccasana miracoso

  7. bogar67

    Margherita Alpina
    Dove stavo prina io portavano i ragazzi a seicento euro cadauno all’accademia Napoli da Aldo Russo che non è cmq Piatti. I Ragazzi lavoravano un fine settimana e dal lunedì successivo si tornava a fare scuola avviamento Tennis al circolo. Chiaro che in quella maniera non serviva a nulla.
    Penso invece che una collaborazione a distanza possa funzionare se l anello di congiunzione tra il coach e l’allievo sia una persona giovane, umile e che abbia voglia di imparare istaurando un bel rapporto con l’allievo e per farlo bisogna personalizzare.

  8. Nicoxia

    Margherita se i week end sono fini a se stessi hai ragione ma teoricamente sono finalizzati al recepire input da mettere in pratica bogar il problema e che nella maggior parte dei casi non ci sono persone all altezza di recepirli e metterli in pratica ci vogliono persone con la famosa mente aperta in piu con una base per poterli comprendere disposti a personalizzarli su un allievo fedicandoci la maggior parte del tempo se troverai questa figura il percorso potrebbe avere inizio ma comunque se non sei tu la dovrai pagare stando attento perche crescendo anche questa figura avra piu opportunita e potrebbe andarsene o chiedere molto di piu solo il genitore o una persona di uno spessore morale alto non lo farebbe

  9. bogar67

    Nicoxia
    è quello che sto facendo e la scelta per adesso si sta rivelando vincente perfino da un punto di vista econonico e di comoditá per lo studio. Tuttavia sottolineo che un genitore può dare al figlio il meglio ma se a 14 ann da parte del ragazzo non scatta la molla davanti a una serie di difficoltá di cui abbiamo sempre discusso non ci sta nulla da fare ma almeno possiamo dire di aver dato quello che serviva per provarci.

  10. Bogar,
    l’input più importante che puoi dare come genitore fino ai 14 anni non è tanto nella componente specifica del gioco ma su quella del carattere e della mentalità. Per un ragazzino/a cresciuto in un ambiente favorevole, a 14 anni, il tennis è entrato nel suo sitema. E’ uno sport ed un ambiente che gli piace, lo motiva personalmente, pertanto ambisce a lavorare su se stesso e a migliorare a prescindere dalla mole di lavoro, dalle sconfitte e dall’incertezza nella sua carriera presente e futura. Per duro e oneroso che voglia sembrare il lavoro fino ai 14 anni, è tutto ancora zuppa e pan bagnato!!!! Se vedi i filmati di molti giocatori famosi a 14 anni, ti rendiconto che tennisticamente parlando non si discostano granche dalla media. La parte più dura e difficile viene dopo. La cosa importante a 14 anni è che i ragazzi abbiano acquisito la predisposizione caratteriale ad affrontare il percorso e tu, come genitore, in tal senso, giochi un ruolo fondamentale perchè tuo figlio, in quanto tale, ti riconosce un’autorità educativa e comportamentale.

  11. Pier

    Margherita,
    la penso come te.Anche a me avevano proposto di mandare la ragazzina a fare un week end simile con i relativi costi ma poi ho pensato alle volte che,fatta la videoanalisi come si deve,tutto cadeva nel dimenticatoio.Se il maestro crede nell’idea che Piatti possa dare dei buoni consigli che sia lui stesso ad aggiornarsi così da fare un percorso annuo e non finesettimanale.E’ troppo spesso pure buisness: sono i tecnici che paghiamo che dovrebbero assentarsi a turno durante l’anno x seguire dei corsi di aggiornamento e ben venga che vadano dai migliori.Se pensiamo che tra i tecnici del medesimo territorio spesso si fatica a discutere di un atleta nel timore che poi se lo porti via ci capiamo no?Con malizia mi vien da pensare che se il tecnico di livello è lontano il pericolo non vi sia….

  12. bogar67

    Federico Di Carlo ho recepito
    Mi spieghi perchè Piatti non lavora quasi mai con gli italiani? Forse perchè non hanno voglia di farsi il mazzo? Anno scorso al quinto anno di sat, dopo aver cambiato prepatatore fisico ogni anno, (tutti ragazzini appena usciti da scienze motorie) ho chiesto a mia figlia cosa hai fatto in atletica? La risposta spesso era ho raccolto i fiori.
    E tu pensi che arrivando a 14 anni raccogliendo fiori poi sarebbe stata pronta se avesse scelto?
    Due settimane fa sono stato alla Vdm, mi hanno detto che la Samsonova si alzava alle sette e mentre gli altri dormivano da sola scendeva nel cortile e si faceva trenta minuti di corsa. Adesso che gli è scattata la molla non è pronta è prontissima 🙂

  13. Margherita Alpina

    Bogar credo che alla fine NON sia nulla ne fondamenale ne irrimediabile.
    Gli stage servono se il maestro per primo li utizza e sa trarne indicazioni per lavorare poi, ma mi è capitato di vedere dopo uno stage ancor più superficialità e dunque danno al danno.

    Ognuno sa e segue il proprio istinto e decide se e quanti soldi è disposto a buttare.
    L’unica cosa dannosa è quando ti accorgi che dietro le belle parole c’è fumo e poca esperienza.
    Il resto dipende da tuo figlio e magari si, potersi permettere uno staff di prim ordine è chiaramente meglio del fai da te o del dover raffazzonare ogni volta alla meno peggio.

    Ma a mio avviso raramente gli stage risolvono problematiche che solo il lavoro e il focus costante possono migliorare.
    Se no oramai tutti avrebbero l’ABC per diventare Pro.

  14. cataflic

    FDC
    a 14 anni il discorso l’è bello che chiuso…se non hai fatto tutto giusto, fin nei minimi dettagli sia dal punto di vista mentale, che tecnico, che atletico non hai la minima speranza di arrivare.
    Poi da lì inizia il vero percorso agonistico denso di mille incognite, ma se la base non c’è ….sei fuori!

  15. Margherita Alpina

    Cataflic
    A 14 se segui la scia di Bencic eo Vekic and co… sono d’accordo MA se segui le scie delle varie Pennetta Vinci Schiavone Garbin la stessa Errani, NO c’è tutto il tempo in teoria.
    Il problema è che se sei indietro molto probabilmente ci resterai ancor di più e cambiare passo dopo che fino ai 14-15 anni te la sei presa comoda è quasi impossibile.
    Ma se ci sono qualità voglia e trovi qualcuno che ti fa lavorare bene si può provare. È difficlissimo ma possibile.
    Lo sport è pieno di queste eccezioni.
    Luca Vanni ad esempil è uno che se fosse stato aiutato la metà di altri sarebbe nei 100 da un pezzo…
    Diciamo che nel tennis è facile far credere che è diverso poi dal far sul serio veramente 🙂

  16. lib

    io la penso come Nikolik , bisogna vincere sempre ,della tua annata essere tra le prime 3 in Italia e ovviamente guarnire il tutto con tecnica e atletismo appropriato…non credo alla ‘remuntada’

  17. Nicoxia

    Ancora una valutate come se il percorso e progetto fosse uno per me tutti voi avete ragione nel vostro ragionamento Bogar io lo faccio da quattro anni ho risparmiato come stai facendo tu e dovrai risparmiare molto per dopo pero sono daccordo con federico se hai risolto le problematiche di rapporto con tua figli continua pure il tuo percorso se no secondo me dovrebbero essere una priorita senza consapevolezza di dover fare un percorso insieme e difficile

  18. cataflic

    Margherita Alpina
    nella vita tutto è possibile, anche che io diventi n.1 del mondo, ma le probabilità sono dello 0,00000001%
    Se a 14 anni non sei già nel gruppo di testa e se non ci sei arrivata/o facendo tutte le cose giuste, le probabilità di arrivare sono infinitesimali…
    Parlare di Luca Vanni è proprio un esempio lampante del contrario: ha da sempre un servizio di livello assoluto, ma il resto non è mai stato neanche paragonabile.
    Questo lo ha relegato per tutta la carriera ai margini del tennis vero, proprio perchè non sono state fatte delle scelte tecniche adeguate quando era ancora in via di formazione o perchè non aveva altre doti per supportare dei fondamentali più solidi. Se fosse rimasto alto 1,75 probabilmente sarebbe un 2.3.
    Entrare nei 200 a 29 anni non mi sembra voglia dire aver fatto boom….pur con tutto il rispetto per Luca di cui vorrei avere un centesimo del talento e che mi batterebbe giocando bendato con la mano sinistra.

  19. bogar67

    Lib
    Anche a considetare il discorso dei primi tre. Ti faccio una domanda primi tre si nasce o si diventa?

  20. Cataflic hai secondo me ragione perche la maggior parte segue il percorso formativo in base all eta ma se uno conosce le fasi del percorso e non si fa prendere dall ansia continua senza tralasciare nulla arrivando semplicemente nel tempo che occorre per completare il percorso ma questo non avviene quasi mai per mancanza di consapevolezza e conoscenza quindi il tuo ragionamento in senso assoluto ha fondamento ma non nel merito che quasi mai c e

  21. Margherita Alpina

    A 16 anni Luca V. era un semplice signor nessuno e fosse capitato nel circolo giusto molto verosibilmente sarebbe nei 100 ne più ne meno dei vari Islner Karlovic and co che mi pare nessuno di.loro abbia chissà quale tecnica.
    Ora non e colpa della Fit che giustamente guarda ai risultati junior e si faceva x dire non essendoci mai la controprova.

    Però si tocca con mano fin dall’U10-12 questa tendenza a tirare facili conclusioni.
    Tendenza che porta poi molti addetti ai lavori a impegnarsi in modo utilitaristico mentre magari in altri paesi Spagna x esempio, si lavora e basta senza fare troppi calcoli probatori.

  22. Robertoo

    Provo a dire quello che ci vuole, secondo me, anche se non capisco di tennis.
    Primo il talento. Senza di quello non si va da nessuna parte, si vede a distanza senza essere Un esperto e non si acquisisce con il tempo. Talento inteso come quel mix di istintività di colpi, mentalità vincente e atletismo sopra la media.
    Due una famiglia. Moglie, marito, fratello e sorella meglio ancora con nonni e zii pronti a dare una mano e coesi e convinti di fare questo percorso per il giovane. Tre un Maestro, che tracci la via, creda talmente tanto nel percorso da farlo suo senza se e senza ma. Quattro avere tanti soldi. Ti aiutano a non accettare compromessi, a credere nel progetto senza assilli di tempo e di risultati.
    Il problema nel tennis e’ ovviamente il punto 4 e il punto 3 quando si parla di bambini che rappresentano progetti troppo aleatori. Un’alternativa è il genitore che si fa il mazzo delegando la parte tecnica ma vigilando attentamente sul percorso, pur rispettando i ruoli, fini ai 12 – 13 anni e poi costruzione di un mini team di 3-4 tra i migliori.

  23. cataflic

    Margherita Alpina
    quello che dici è vero, però bisognerebbe dotare chiunque inizi il percorso di una bella 150milaeuri da spendersi nei primi 6/7 anni di attività con coach, preparatori, campi, palle,viaggi,…se iniziano in 1000 sul territorio italiano fanno 150.000.000€ e la fit spende attualmente 35mln.
    Quindi bisogna assolutamente premiare la qualità concentrando le risorse sui più probabili e futuribili…dura lex sed lex!

    Il fatto è che partendo tardi se anche hai qualità, non riesci ad emergere subito e sarai destinato ad anni e anni tra futures e challenger perchè dovrai intraprendere un lentissimo processo di costruzione, mentre giochi, viaggi, ti infortuni , con il cervello di un 22enne…mentre un 10enne ha tutto dalla sua parte per fare le cose bene e con calma e assimilarle.
    Rischi così di giocare 7/8 ani da professionista galleggiando finanziariamente a malapena e rischiando di non poterti neanche pagare un team che sappia il fatto suo e ti faccia fare il salto di qualità di cui necessiti.
    A questo punto basta un qualsiasi intoppo e/o un po’ di sfortuna negli accoppiamenti quando ti si presentano le chances che ci rimani a vita.

  24. Cataflic
    ……Se fosse rimasto alto 1,75 probabilmente sarebbe un 2.3. ……..
    A 14 anni non lo sai quanto potra diventare alto un giocatore per cui iniziarlo a specializzare presto potrebbe essere controproducente sia in un senso che nell’altro.
    Quel “fare tutto bene” può vuol dire tutto ma anche niente. Fare bene vuol dire rispettare le fasi senssibili. Ma la strada per farlo può essere completamente diversa. A me, per esempio, l’iperspecializzazione tennistica precoce, strada da molti auspicata, non convince quasi per niente!!! Ci sono giocatori che fino agli 11-12-anni hanno fatto molti sport insieme e solo dopo si sono specializzati nel tennis. Per spiegarmi ancora meglio, dal mio punto di vista fare le cose bene fisicamente entro i 12 non vuol dire farli diventare degli specialisti negli spostamenti del tennis anzi tempo, ma dargli una buona educazione motoria di base. Dopo quella età li fai specializzare sempre più come tennisti. Mia opinione personale.

  25. Pier

    Giorgio il mitico
    grazie.Adoro questo sport e mi faccio in quattro per le figlie e se posso porto in giro anche i compagni di squadra ma alle volte la voglia di mollare è tanta.L’anno scorso ai camp.under 11 nessun(!) atleta veneto era accompagnato dal proprio tecnico.e quello era un appuntamento utile per confrontarsi,per vedere come lavorano gli altri,quanta pa si fa fare ai ragazzi o se l’aspetto tattico fa già parte dell’allenamento.Niente,nulla.E poi il mio maestro mi consiglia di fare alcune ore col coach di grido? Vacci tu maestro,sei tu che sei rimasto indietro,tu sei il professionista ed io ti pago non per poi riferirti quanto mi ha detto un altro ma perchè tu devi essere preparato!
    Ovviamente ho cambiato circolo,i ragazzi sono seguiti nei tornei maggiori( possibilmente senza genitori tra i piedi) e nessuno dei tecnici attuali mi ha chiesto come nel passato: é bravina la ragazzina…le altre non sono meglio vero? (giuro,frase del mio maestro nazionale….imbarazzante….).

  26. cataflic

    FDC
    non entro nella iperspecializzazione, che lascio ai tecnici, ma il relativismo troppo marcato porta alle distorsioni tipiche del sistema per cui se partono in 1000, già alla metà di questi andrebbe detto di non provarci neanche ed invece li si accompagna al ritiro o ai tornei open solo dopo avere utilizzato le loro risorse per alimentare le possibilità reali di una 50na.
    Fa parte del gioco e lo si può anche accettare, così come si deve accettare il socio che ti frega il campo di allenamento per fare il doppietto del sabato, ma contribuisce a tenere in piedi il circolo, però da “esterno” posso anche permettermi di essere un pelino più tranchant.
    Le strade per arrivare sono personalizzate, ma sono fatte di programmi e step successivi e test nei quali per ambire al top mondiale non basta passare con la sufficienza, ma ci vuole 10 in tutte le materie.

  27. stefano grazia

    Due annotazioni veloci perche’ francamente dopo 10 anni comincio ad accusare la stanchezza …
    @”Su suggerimento di Gianni Clerici, comasco come me e amico di famiglia, mi recai a lavorare al campus di Bollettieri negli Stati Uniti dove mi rimasi per circa due mesi …”
    Ma guarda … ma non erano tutti dei cioccolatai ? Ah, ok, quando ci vai tu o lui, no, se ci vanno gli altri si …

    @“Senza metodo, ordine, volontà e fatica non c’è né genio né trionfo”
    Senza geni da purosangue puoi metterci tutto il metodo, ordine,volonta’ e fatica che vuoi ma non ci sara’ mai trionfo nel Gran Prix.
    Pero’, come dici Fuor De Cabeza, mica puoi cominciare nquando sei gia’ alto ne’ se gia’ sai, a 15 anni, se hai il QUID e quindi … ti tocca provarci prima e solo 1 su 500/1000 alla fine avra’ qualche chance

  28. Cataflic,
    Mi parli di eccellenza e poi mi porti l’esempio dei circoli? Il circolo, anche per statuto, non è tenuto a fare eccellenza, o almeno non esclusivamente eccellenza. Ti laurei e ti specializzi all’università, non alla scuola dell’obbligo. La qualità, la specializzazione, ovunque essa sia, si paga. Ed è giusto che sia cosi. Un prodotto di qualità ha un elevato costo di produzione ed il prezzo di vendita no può essere che superiore ad un prodotto di qualità più basso. Poi ovviamente sta all’inteligenza del consumatore verificare che ci sia effettivamente qualità dietro ad un prodotto.

  29. Nikolik

    A parte che se io fossi un maestro con ambizioni di successo da Bollettieri andrei di corsa, se mi pigliasse, ma, a parte questo, non pertinente è il riferimento a Pennetta Vinci Schiavone Garbin ed Errani, che son sempre state tra le primissime non d’Italia, ma d’Europa, nelle rispettive categorie di età.

  30. bogar67

    Stefano Grazia
    Quando fai riferimento ai geni da purosangue devi sempre fare la distinzione tra uomini e donne. Nel secondo caso carattere e costruzione sopperiscono alla mancanza di talento naturale.

    Tornando a Piatti ho letto qui sul blog che voleva fermare Quinzi per aggiustare la tecnica. Mi sa che il tempo gli sta dando ragione.

    Nikolik
    la Pennetta non mi pare, perdeva dalla Vinci di un anno più piccola. Quando succede oggi in under 10 o 12 per i genitori una tragedia 🙂 🙂

  31. Alessandro Nizegorodcew

    @Nikolik
    Anche se prima dei 20 anni a livello professionistico avevano fatto tutte molto poco…

  32. Margherita Alpina

    Nikolik non mi pare che fossero nei cento a 17 anni come Bencic Vekic e tante altre prima di loro.
    Sicuramente invece, a 17 anni tutte erano ben messe a vario titolo a livello junior europeo su questo non si discute.
    Intendevo quello.

  33. Nikolik

    Sì, sì, per carità, non parlavo di livello professionistico, parlavo di under, in cui sono sempre state tra le primissime non d’Italia, ma d’Europa.

  34. Nikolik

    Ad esempio, vedo che c’è chi non gli pare della Pennetta.
    La Pennetta ha finito l’anno 1996 al n. 37 della classifica ETA under 14 e, addirittura, al n. 7 quella under 16 del 1997, con un anno di anticipo.

    Vedi, Alessandro, ci sono questi falsi miti, che se perdi da under poi vinci dopo…

  35. atti

    Nikolik
    la statistica in quanto tale ha bisogno di numeri non singoli.
    Dunque perlomeno iindicare le ultime 10 top 100 italiane e italiani che tipo di classifica U14 16 18 avevano avuto come best rank.

    Questo anche per tranquillizzare Bogar 🙂

    Ma ad ogno modo anch’io sono dell’idea che gli italiani arrivano mediamente più tardi fra i Pro.
    Non per cercare sempre alibi ma culturalmente noi facciamo le cose con più calma.
    Se non ricordo male è dai tempi della Bentivoglio che un italiana U18 non entra nelle 100 e non è un caso che poi smise quasi subito.

    Ciò detto concordo che se a 18 anni non sei a un certo livello itf inutile sperare…e nomalmente chi lo e’ a 18 lo era anche a 16 e molto probabilmente anche a 14

  36. Cataflic

    Inanzitutto mi congratulo con Nikolik per gli orari mattutini dovuti all’erede …. Ci sono passato anche io da poco….bel divertimento! Ahahah
    Atti
    Non c’è bisogno di fare statistiche ché tutti gli italiani hanno sempre avuto classifiche u18 di eccellenza…è dopo che sono lenti!
    Oppure stanno a fare le coppe Valerio mentre i coetanei provano negli slam.

  37. stefano grazia

    ma come, non siete tutti svegli perche’ vi state guardando la finale di SuperRugby Warathas vs Crusaders?

  38. stefano grazia

    E comunque non e’ che chi perde da under vince dopo, e’ che non e’ garantito nemmeno il contrario, ma certo che se uno deve proprio scegliere, meglio vincere che non si sa mai

  39. stefano grazia

    Infine, per chiarire su Bolletta posto qui quanto recentemente postato su un altro famoso sito dove qualche saputello criticava giusto per criticare:
    ” mah…quando Bollettieri comicio’ la sua Academy, il suo concetto cardine era piu’ che Copiare il gioco di Lendl, il pistulato di Highlander: e alla fine ne rimarra’ uno solo.
    cioe’: mettiamo i migliori ragazzotti di 12-14 anni insieme, li alleniamo a ritmi di caserma da marines per 7-8 ore al giorno ( ai tempi in cui johnny mac e panatta si allenavano solo giocando e connors faceva i suoi 45′ di qualita’) e chi sopravvive magari diventa un campione. Poi aggiunse il ‘corri e tira’, il dritto vincente anche dalla parte del rovescio, l’attacco da fondo e il top spin aggressivo da contrapporre al top spin difensivo di borg vilas che aveva portato alla generazione di coccodrilli tipo dibbs e solomon. Prima di agassi e courier e seles ebbe jimmy arias e krickstein che entrarono fugacemente da teen agers nei top 10 e quindi si sparse la notizia di questo campo militare applicato al tennis dove sacrificio, fango, sangue, sudore e lacrime erano la valle da attraversare per raggiungere il successo in contrapposizione al precedente concetto di tennis come sport per fighetti, il famoso tennis dei gesti bianchi … A questo punto Bollettieri passa all’incasso: il suo merito maggiore e’ stata la commercializzazione dell’allenamento e del concetto di Academy come ALL IN ONE: scuola, tennis, preparazione atletica. I migliori ragazzotti under 10-14 arrivavano da tutte le parti del mondo ( malisse, haas, sharapova) e venivano forgiati e poi etichettati come Prodotti della Bollettieri, anche quelli che ci erano passati per un mese o due e poi erano scappati, tipo Williams o Martina Hingis vengono all’interno dell’academy, nei banners appesi ad ogni angolo, tuttora indicati fra coloro che sono diventati numero uno sono stati allenati da Nick. Quindi, certo, anche un Grande Venditore, spesso senza vergogna. Ma non per questo senza meriti. Ha guadagnato molto e ha speso anche di piu’, viste le sue otto mogli, ma ha anche aiutato moltissime persone, creato posti di lavori, offerto possibilita’ a ragazzi che altrimenti non sarebbero mai emersi: in pratica 2-300 ragazzi pagano rette salate per permettere a quei 10-20 che davvero hanno delle chances di allenarsi gratis. Poi e’ vero, il confine fra Venditore di Sogni e Grande Motivatore e’ sottile e certo Nick lo avra’ detto migliaia di volte al ragazzino: tu andrai lontano e ai genitori: ha il pitenziale da top 50, e alla fine e’ chiaro che wualche volta ci prende. Bisognerebbe andare a contare tutte le volte che le sue previsioni non si sono verificate. Eppure, il suo grande Sogno, lo ha realizzato e anche se non si chiama piu’ con il suo nome, anche se non sforna piu’ campioni come negli anni 90, il Centro di Bradenton e’ per chi c’e’ stato, qualcosa di unico e per chi ama lo sport anche di commovente. Per questo nessuno piu’ di lui si metita l’ingresso nella Hall of Fame.”
    Qui aggiungo che certo, il Coach Personale e il Team Personale e blah blah blah, ma il concetto di un Academy e’ anche quello di A egregie cose l’animo accendon l’urne dei forti, o Pindemonte’: certo, ti puo’ distruggere ma se non ti distrugge, ti fortifica. E quello che Lupo de Lupis e quelli come lui non capiscono ancora, e’ che i loro discorsi, clonati da Piatti Diogene che cerca l’Uomo prima che il Giocatore, vanno bene, benissimo a livello Educativo e di Sport
    nel vero e originario concetto della parola ( cioe’ amatoriale, e di mens sana in corpore sano) concetto nel quale tra l’altro io sono cresviuto ( e infatti i miei principali sports sono stati rugby ,sci e windsurf e calcio fra scocomerati tristonazzi), ma quando si parla di Sport PRO, allora si parla di un’altra cosa e tutte le regole, purtroppo, vengono ribaltate e quello che conta e’ solo recuperare e poi far fruttare l’investimento iniziale. O meglio: fare un investimento sperando di farlo fruttare. Il che succede solo una volta su 500-1000.
    Triste finche’ volete ma se non capite questo, “continuiamo pure a farci del male”

  40. francesco

    1000 persone che spendono in Italia 150.000 euro per il tennis…mi sembra eagerato al massimo 50 e comunque quei soldi farebbero bene a spenderli per un percorso scolastico serio

  41. Stwfano quello che non hai ancora capito eche lupo de lupis prende quelli che c e di buono in chiunque perfino in quello che dici tu

  42. Giorgio il mitico

    Pier,

    quando sostengo sempre più convinto che dalla terza categoria in su dovrebbe scattare l’obbligo di essere tesserati per 2 circoli diversi è perchè ritengo che un po’ di sana concorrenza farebbe molto bene all’ambiente tennistico nostrano. Tutti vogliono il libero mercato e la libera concorrenza che è alla base del libero mercato ma…..nessuno la vuole praticare su se stesso ed i propri interessi economici personali.

    Un provvedimento di questo tipo sarebbe un primo passo per sfruttare le competenze specifiche di circoli diversi tra loro e chiusi perennemente in se stessi, i tecnici sarebbero obbligati a lavorare di più e meglio altrimenti aumenterebbe il rischio di perdere i propri allievi , di sicuro il livello medio della BASE del tennis agonistico italiano salirebbe e conseguentemente il numero di giovani promesse tennistiche, conseguentemente aumenterebbe di molto la probabilità di avere qualche professinista in pù e forse pure un nuovo campione.

    So altrettanto bene che un provvedimento del genere scatenerebbe un putiferio, perchè , lo ripeto la concorrenza ed il confronto diretto lo devono applicare prima gli altri …”perchè tutti vogliono stare al sicuro nel proprio orticello tanto rassicurante (specie sul piano finanziario), e godere della tranquilla rendita garantita da genitori tanto appassionati quanto inesperti che sperano che il loro pargoletto diventi un fenomeno.”

    Questi genitori-pagatori dopo qualche anno si accorgono (forse) che qualcosa non va , allora si agitano, si arrabbiano, ma è quasi sempre troppo tardi.

    Pensa a come viene trascurata la PA, secondo te perchè succede ?

    Per me succede perchè con la PA gli incassi diminuiscono, elementare !

  43. Giorgio il mitico

    Pier,

    secondo te quanti ragazzini-e vogliono fare la PA bene ?

    In base alla mia modestissima esperienza 1 forse 2 su 10 !

    Cosa succede se li si obbliga tutti a fare bene la PA ? Molti smettono e addio entrate, allora o non si fa nulla o si fa qualcosina , tanto per salvare un pochino la faccia ed il portafoglio.

  44. Nikolik

    Atti, è stato molto difficile!

    Vedi, come senz’altro saprai, le classifiche europee ETA, ora TE, ci sono dal 1990, under 14 e 16, ma solo in tempi recentissimi la statistica prevede il best ranking di ogni giocatore, fino a un paio d’anni fa si può sapere solo la classifica di fine anno, purtroppo.
    Quella solo posso indicarti, quindi.
    Tieni quindi a mente che la classifica under 14 e 16 è quella di fine anno, non il best ranking, che senz’altro sarà migliore.
    Ancor peggio per la classifica ITF under 18!
    Come saprai, tale classifica c’è solo dal 2004!
    Quindi, niente classifica under 18 per Schiavone, Vinci, Pennetta e compagnia, purtroppo.
    Con queste precisazioni, ecco le classifiche richieste:

    Adriana Serra Zanetti n. 9 under 14, n. 59 under 16
    Francesca Bentivoglio, n. 12 under 14, n. 55 under 16
    Gloria Pizzichini, n. 11 under 14, non ho trovato quella under 16
    Antonella Serra Zanetti, n. 13 under 14, n. 6 under 16
    Tatiana Garbin, non ho trovato quella under 14, n. 42 under 16
    Alberta Brianti n. 20 under 14, n. 30 under 16
    Francesca Schiavone n. 103 under 14, n. 76 under 16
    Mara Santangelo

  45. Nikolik

    Dicevo:

    Mara Santangelo n. 90 under 14, n. 124 under 16
    Flavia Pennetta n. 37 under 14, n. 7 under 16
    Roberta Vinci n. 5 under 14, n. 19 under 16
    Maria Elena Camerin n. 267 under 14, n. 3 under 16
    Sara Errani n. 40 under 14, n. 82 under 16, 32 under 18
    Karin Knapp, non ho trovato quella under 14, n. 52 under 16, n. 27 under 18.

    Quindi, Atti, eh, scusami, non me ne volere, ma, come vedi, le nostre top 100, come volevasi dimostrare, hanno avuto tutta una vita di successi continui ed ininterrotti, senza eccezioni, essendo tutte tra le primissime, non d’Italia (figuriamoci!) ma d’Europa e del Mondo, da sempre.

    Poi, certo, Atti, c’è la faccenda, come la chiamate voi Genitori…ah, la futuribilità! Sai, quella faccenda per la quale se mia figlia perde contro la tua, la mia è futuribile e la tua che ha vinto no, perché la mia gioca meglio…certo, c’è anche quella faccenda lì.

    C’è quella faccenda, poi ci sono le classifiche e i risultati, per fortuna.

    A Stefano voglio dire: certo che c’è stato chi ha avuto classifica migliore di quelle citate sopra e che poi si è ritirata,certo, chi ha mai detto il contrario.
    Ma tu devi vedere il percorso di chi ha vinto, non di chi ha perso, per confrontarti.
    E chi ha vinto ha fatto il percorso sopra citato.

    Ah, un’ultima cosa, Atti!
    Non ho fatto la stessa statistica per il tennis maschile, ma sai com’è, mi piace vincere, non stravincere…
    E poi i miei nuovi doveri di padre mi chiamano!
    Sono le quattro ed è l’ora, fondamentale, della banana grattugiata.

    Però, sul maschile, una cosa ho il tempo di aggiungere.
    Fognini ha vinto i campionati europei under 16.
    Ecco, avevo detto di voler vincere e non stravincere, e poi…

  46. atti

    Ottimo lavoro Nik.
    Mi piace questa statistica.
    Conferma quel che dicevo .
    Conferma cbe fino ad ora nessuna ragazzina e ragazzino made in italy…è ucito all’ultimo istante utile e che tutti gli ultimi top100 hanno il loro background U18 a suon di ottimi piazzamenti.

    Bravo Nik…finalmente ti sei reso utile nel blog 🙂
    Si vede che ti fa bene la paternità 🙂

    Ora non ci resta che piangere….eo essere l’eccezione che conferma le regole!
    Ma la vedo dura…molto dura eheheheh
    Non a caso la scuola continua a essere al primo posto
    Checchenedica peste e corna del latino abbinato al tennis….un vecchio aficiomados del blog di cui non posso fare il nome per ovvie ragioni…:-)
    Ma cmq Nik ciò non toglie che si possa fare sport a buon livello e senza guru di torno.
    Lasciaci almeno quello e tu continua pure a tifare viceversa SOLO x i campioni con C maiuscola 🙂

  47. bogar67

    Nikolik e Atti
    Io cmq ancora ho una under 10. Mia figlia è indietro rispetto a una dozzina di coetanee pur iniziando precocemente ma le statistiche sopra sono riferite a under 14/16. Tempo al tempo 🙂

    Nikolik la Samsonova secondo le tue statistiche ha speranze?

  48. Pier

    Giorgio il mitico,
    La pa non è certamente amata dalla maggior parte dei ragazzi ma non conta:va fatta e va imposta.Il lavoro se fatto in gruppo diventa più tollerabile (la figlia calciatrice fa 40minuti di riscaldamento prepartita è non si è mai lamentata, l’altra, tennista, una lamentela continua).Temo che molti maestri siano ancorati a dei principi del passato, che la tecnica sia tutto e l’atletismo un escamotage per sopperire ad eventuali carenze.In certi periodi dell’anno poi la pa dev’essere predominante. Se il circolo ha un under di livello dovrebbe aiutare il movimento, attrarre altri ragazzi. Invece niente, si continua a vivacchiare con le lezioni ai “vecioti”, l’agonismo non rende.

  49. Nikolik

    Bogar67!
    Le statistiche non danno speranze, le speranze le avete solo voi Genitori!
    Le statistiche non servono a dare speranze, servono solo per svolgere riflessioni su dati reali e non inventati.

    Caro Bogar, non credere che io non capisca la vostra ansia Genitoriale di Vittoria, di Successo, di Gloria e Ricchezza.
    Ma nessuna statistica, nessun Piatti, nessun preparatore atletico migliore del mondo, nessuna federazione migliore del mondo, potrà mai darvi, poveri Genitori mei, alcuna minima certezza, né alcuna speranza che non abbiate già, seppur, nella stragrande maggioranza dei casi, del tutto vana, poveri Genitori miei.

  50. Robertoo

    Caro Nikolic, ma che bordate tiri a noi poveri genitori?
    Intanto grazie per la ricerca e volendo cercare di dare dei dati oggettivi, se ho ben capito, per avere una speranza di riuscita primi 8 in Italia e primi 50 in classifica TE under 14 e 16.

  51. mirco jeraci

    fa sorridere un pò, ma d’altronde è una prerogativa nostrana (siamo tutti più realisti del re) che i dilettanti allo sbaraglio abbiano a fare voli pindalici e si spendano in giudizi sull’operato di Piatti se non di Bollettieri, magari avendoli conosciuti attraverso Wikipedia, il Tennis Italiano o blog vari .D’altronde le fortune in questi casi sono due:
    1) che i risultati di gente come Bollettieri e Piatti siano indiscutibilli e li collocano nell’olimpo del panorama tennistico;
    2) che, a Dio piacendo,dovremmo essere in democrazia, tutti possono esprimere la loro opinione ed è inoltre un amabile e rispettabilissimo passatempo addentrarsi in certe diatribe che, a volerla semplificare,somigliano alle contese tra ‘tottiani’ e ‘delpieristi’ che miliardi e miliardi di parole hanno fatto spendere.
    A ben vedere resta il fatto che, a fronte del crescere della base del tennis in Italia, c’è carenza non, in particolare, di risultati dei singoli o punte di diamante, ma di una ampia schiera di italianini e italianine che si facciano notare negli importanti contesti internazionali. Piatti, preso atto di questa realtà, propone una soluzione nel metodo; ovvero tutti gli allenatori lavorano allo stesso modo perchè sono da lui formati, e di tanto in tanto Piatti, che non ha il dono dell’obiquità ma, data l’esperienza,ha comunque un occhio diverso , fa un check-up. E’ e resta una proposta che molti circoli importanti hanno accettato. Il punto è quali altre possibili soluzioni? Far rimanere i ragazzi chiusi nell’ambiente dei circoli: chi di noi,anche tra i maestri che forma la Federazione, sinceramente, saprebbe gestire la vita e il tennis di un ragazzino che a 15/16 anni è 2.4 e vorrebbe diventare professionista; perchè è bene sottolinearlo in questi casi “Tieni la passa dentro, piega le gambe, fai mezz’ora di corsa continua o non so, pensa positivo” in questi casi sembrerebbe non funzionare!

  52. Robertoo

    @lib
    Secondo te volendo dare dei riferimenti oggettivi? Hai detto primi tre in Italia del tuo anno e a livello di TE? Secondo me l’under 16 e’ molto più indicativa dell’under 14.

  53. Robertoo

    @mircoi ieraci
    L’iniziativa è importante e degna di nota. Per la modesta esperienza da genitore l’aspetto da valutare e’ che si rimane sempre con i maestri di circolo e nel circolo spendendo però di più. Allora mi pongo la domanda se il circolo e’ il posto giusto per far crescere degli agonisti di alto livello, anche in presenza di maestri formati e motivati sul percorso? Poi ovviamente come dici tu non mi sognerei mai neanche lontanamente di discutere Piatti.

  54. bogar67

    Mirco Jeraci
    Dal tuo post sembra che tu abbia scritto un pezzo per spaziotennis senza conoscere spaziotennis 🙂

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